An interview by the Secretary General of the Italy-USA Foundation Corrado Maria Daclon to the Italian magazine Opiniojuris. Below the article.
• Quali sono gli obiettivi principali della Fondazione Italia USA e come si colloca nel panorama delle relazioni bilaterali tra i due Paesi?
La Fondazione Italia USA nasce per testimoniare l’amicizia tra gli italiani e il popolo americano. E’ un’istituzione indipendente e apartitica al di qua e al di là dell’Atlantico, che ha come finalità statutaria unicamente la promozione dell’amicizia tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America. Ha lo scopo di approfondire in Italia la cultura americana nelle sue mille sfaccettature, molto spesso deformata dai media e dagli stereotipi.
• Può raccontarci brevemente la genesi della Fondazione e cosa l’ha ispirata a fondarla?
Discutendo con alcuni amici ci siamo resi conto che non esisteva in Italia una istituzione che avesse come unico scopo l’amicizia tra i due Paesi. Vi erano tante associazioni e fondazioni per l’amicizia tra altre nazioni, dalla Cina a Cuba al Nicaragua e così via. A dire il vero la maggior parte di queste organizzazioni avevano come scopo l’amicizia con dittature, ma non esisteva una fondazione di amicizia con la più grande democrazia del mondo. Ne parlai anche con l’allora ambasciatore americano in Italia, Mel Sembler, che ci incoraggiò a andare avanti. Oggi fanno parte della Fondazione oltre 120 personalità tra i più importanti protagonisti del mondo della cultura, della diplomazia, del giornalismo, dell’arte, dell’imprenditoria, della moda, della scienza, diversi premi Nobel ed oltre 25 parlamentari di varie posizioni politiche. Secondo una ricerca Openpolis, la Fondazione Italia USA è tra i 5 più importanti think tank italiani.
• Come definirebbe oggi le relazioni tra Italia e Stati Uniti in termini geopolitici ed economici?
L’alleanza tra Italia e Stati Uniti è scritta nella storia, dal dopoguerra ad oggi. Questo sia dal profilo geopolitico visti i legami atlantici, sia dal profilo economico in particolare in questa fase così competitiva e dinamica per la geoeconomia mondiale.
• Ritiene che l’Italia possa trarre vantaggio da specifiche politiche economiche dell’amministrazione Trump?
Le nuove politiche dell’amministrazione americana vedranno come principali avversari economici anzitutto la Cina, oltre al Messico e altri Stati. Lo abbiamo visto seguendo le audizioni al Congresso per le conferme delle nomine delle posizioni più importanti tra cui il Segretario di Stato. La competizione con la Cina è in questo momento la prima emergenza americana, e l’Europa può aprire un proprio spazio in questo senso verso relazioni economiche specifiche. Ciò vale soprattutto per alcuni Paesi maggiormente legati agli USA come l’Italia.
• Quali sono i settori principali in cui i due Paesi possono rafforzare la cooperazione?
Più che rafforzare la collaborazione, direi che sarà necessario negoziare tariffe per gli scambi tra i due Paesi. Non esiste un atteggiamento univoco verso l’Europa, esistono rapporti bilaterali con gli USA e i singoli Stati. E il presidente Trump sin dal primo mandato ha utilizzato le tariffe e i dazi per negoziare con i vari Paesi europei.
• In che modo le politiche protezionistiche di Trump potrebbero influenzare i rapporti commerciali con l’Italia e l’Europa?
Come dicevo, dipende da quali sono le realtà contrapposte. Per alcuni Paesi europei che da tempo ma anche di recente si sono fatti interpreti di posizioni molto avverse al presidente Trump anche con attacchi personali da parte di esponenti di governo, penso alla Germania ad esempio, ritengo difficile che vi sia una corsia preferenziale di rapporti. Viceversa Paesi come l’Italia hanno sempre ribadito che al di là del presidente americano in carica, al di là del nostro Presidente del Consiglio in carica, la collaborazione è sempre stata improntata a lealtà e affinità.
• Le dichiarazioni di Trump su Groenlandia, Canada e Panama possono essere considerate delle provocazioni o no?
Dipende. Vedo non realistica nell’immediato l’annessione del Canada come 51° Stato, così come non credo sia semplice acquistare la Groenlandia che è animata da forti spiriti di indipendenza come indicano anche i sondaggi del referendum sull’autonomia dalla Danimarca. Diverso è il discorso di Panama, perché i cinesi gestiscono e controllano i porti di ingresso su entrambi i lati del canale, una circostanza che i trattati del 1977 non consentirebbero. Il primo trattato obbligava Panama a gestire il canale in modo neutrale, con prezzi non discriminatori, e consentiva agli Stati Uniti di difenderlo da qualsiasi minaccia che potesse interferire con la sua neutralità. Il secondo trattato trasferì il pieno controllo a Panama a partire dal 31 dicembre 1999, senza sostituire l’ampia disposizione del primo trattato che consentiva agli Stati Uniti di difendere questa risorsa militare ed economica cruciale. Dal punto di vista giuridico secondo molti esperti vi sono le basi per prendere atto di una violazione dei trattati e valutare quali iniziative intraprendere.
• Lo scrittore Simon Heffer in un articolo pubblicato su Telegraph ha paragonato Elon Musk a Rasputin. In che modo la politica di Trump può essere influenzata dal magnate sudafricano?
Personalmente ritengo che una forte personalità come Donald Trump, per quella che è la sua storia, difficilmente venga influenzata da altri, siano i suoi consiglieri o imprenditori o membri del suo gabinetto.
• A proposito di Musk, ci sono state molte polemiche a seguito dell’indiscrezione di Bloomberg sul presunto accordo tra il governo italiano e Starlink. Che idea si è fatto?
Dal profilo formale, se una controparte propone al governo un servizio esclusivo che nessun’altro è in grado di offrire, o una concessione di cui ha l’esclusività, viene a cadere l’esigenza di un bando di gara. La gara si realizza se vi sono diversi soggetti che offrono lo stesso prodotto o servizio, sa abbiamo una sola offerta possibile la gara non ha logica di essere. Sono stati molto più preoccupanti i tentativi attuati con gli accordi della cosiddetta “via della seta” volti ad affidare banche dati nazionali e gestione dei flussi di informazioni a Huawei, quindi al governo cinese. In tutta sincerità sarei molto più preoccupato di affidare i dati italiani alla Cina piuttosto che a una società americana, visto che l’Italia non dispone comunque di queste tecnologie e deve affidarsi comunque a un partner.
• In conclusione quali saranno le principali sfide geopolitiche che la presidenza Trump è chiamato ad affrontare?
La presidenza Trump come sappiamo si ispira a una dottrina che è completamente l’opposto di quella dei neocon, come ad esempio l’amministrazione Bush con gli interventi in Iraq, o anche amministrazioni democratiche come quella di Obama con le primavere arabe. “America First” non è solo uno slogan elettorale, è una dottrina che indica una forte concentrazione del focus geopolitico verso l’interno piuttosto che una espansione per esportare democrazia. Le azioni geopolitiche sono volte quindi verso quei Paesi che possono avere un impatto sulla società e sull’economia americana, come Messico, Canada, e primariamente Cina. Se nello Yemen o in Algeria o in Uzbekistan vi è un regime non democratico, salvo che non presenti conseguenze o rischi immediati per la sicurezza americana, di sicuro non verranno organizzate campagne militari per insediare un governo eletto dal popolo. I soldi dei contribuenti americani non verranno spesi per campagne militari fini a se stesse come nel passato. L’amministrazione Trump sarà emblematica del passaggio da una geopolitica degli spazi, quindi conquiste militari, a una geopolitica dei flussi, quelli economici e finanziari.