A chi e a cosa davvero servono i sondaggi elettorali
Il sito 270toWin, riprendendo un sondaggio di Bloomberg News/Morning Consult, pubblica le seguenti righe: “Kamala Harris ha spazzato via il vantaggio di Donald Trump in sette Stati chiave. Il vicepresidente cavalca l’onda dell’entusiasmo tra i giovani elettori neri e ispanici”.
Ora, ripetuto in premessa che i sondaggi elettorali se e quando non ‘taroccati’ dicono quanto accadrebbe oggi se si votasse e non certamente cosa succederà già domani e figurarsi il 5 novembre, per carità, considerando il fatto che il margine d’errore in rilevazioni di questo tipo è pari al più/meno tre per cento (realtà che qui non viene evidenziata), che i riferimenti forniti (“sette Stati chiave”, “giovani elettori neri e ispanici”…) sono assolutamente generici (a chi ci si riferisce parlando di “giovani”, e di “ispanici” termine decisamente equivoco?), che Bloomberg è noto per le particolari simpatie politiche non certamente trumpiane, che praticamente ogni sondaggio è condizionato dalla committenza, dalle finalità e dalla formulazione delle domande, quale senso dare a queste parole?
La verità è che i sondaggi elettorali servono davvero solo a quanti effettuandoli lavorano e guadagnano nonché ai media che successivamente, in modo superficiale e per bocca di saltimbanchi ne discutono.
31 luglio 2024

