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Gli elettori: Baby boomers, Generation X, Millennials

Novembre 5, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Un davvero interessante articolo a firma Luca Passoni pubblicato da ilsussidiario.net fornisce dati di particolare interesse a proposito dell’elettorato USA chiamato oggi alle urne.

Gli aventi diritto al voto sono duecentoventiquattro milioni circa.

Tra questi, novantotto milioni sono i cosiddetti ‘baby boomers’, nati tra il 1945 e il 1964, o più anziani.

Risultano essere centoventisei milioni i nati nei due ventenni successivi (Generation X e Millennials) quasi il cinquantasette per cento degli aventi diritto.

Ancora: nelle elezioni tra il 2004 e il 2012 la partecipazione al voto dei ‘baby boomers’ e dei più anziani è stata attorno al settanta per cento.

Quella delle due seguenti generazioni all’incirca del cinquantaquattro.

Sarà questa, il 2016, l’ultima volta nella quale gli anziani e i ‘vecchi’ risulteranno più numerosi tra i votanti dato che pare possibile concludere che la presenza alle urne aumenti con l’avanzare delle età?

E’ a questo punto, comunque, da sottolineare che proprio alla classe dei più volte citati ‘baby boomers’ appartengono sia Hillary Clinton che Donald Trump.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-11-05 00:00:002016-11-05 00:00:00Gli elettori: Baby boomers, Generation X, Millennials

La stampa USA ‘leggermente’ (!?) a favore di Hillary Clinton

Novembre 4, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Gli endorsement?

Basta dare un’occhiata ai siti ufficiali dei candidati per conoscere le personalità di ogni genere e tipo che si sono dichiarate a favore dell’uno o dell’altro.

Le personalità, certamente, ma anche gli organi di stampa.

Confrontando i due campi – limitatamente agli USA – a quest’ultimo riguardo, troviamo i seguenti dati (peraltro, in continuo aggiornamento)

Hillary Clinton: a favore duecentoventisei quotidiani, centoventuno settimanali e settantasei altre pubblicazioni per un totale di quattrocentoventitre testate.

Donald Trump: sei quotidiani (quanti il libertari ano Gary Johnson, per dare un’idea), un settimanale e undici altre pubblicazioni per un totale di diciotto testate.

Essendo i due praticamente alla pari oggi nei sondaggi, cosa dire, quali considerazioni fare a proposito del peso della stampa in questo frangente?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-11-04 00:00:002016-11-04 00:00:00La stampa USA ‘leggermente’ (!?) a favore di Hillary Clinton

297 Clinton, 241 Trump. Decisiva la Florida

Novembre 4, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

La mappa di Real Clear Politics che attribuisce i grandi elettori dice che se si votasse vincerebbe Hillary Clinton per duecentonovasette delegati a duecentoquarantuno.

(Ricordamo che la maggioranza assoluta richiesta è di duecentosettanta).

Una vittoria tranquilla, parrebbe.

Ma, in effetti, così non è.

La Florida vale ventinove grandi elettori e nella finzione suddetta viene assegnata a Clinton.

In realtà, il vantaggio colà dell’ex first lady è al momento in media inferiore al due per cento.

Ora, se il tycoon dovesse rimontare in quelle bande gli basterebbe per prevalere.

Duecentonovasette meno ventinove infatti fa duecentosessantotto mentre duecentoquarantuno più ventinove fa proprio duecentosettanta!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-11-04 00:00:002016-11-04 00:00:00297 Clinton, 241 Trump. Decisiva la Florida

Ohio con Trump

Novembre 3, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Allora, lo sappiamo, nessun repubblicano ha mai conquistato White House senza vincere in Ohio.

E cosa sta succedendo in questi giorni in quello che resta lo ‘Swing State’ per definizione?

Il tycoon nuovaiorchese in corsa per il GOP è colà in vantaggio del quattro per cento secondo i sondaggi.

I giochi sono lontani dall’essere fatti e Clinton resta favorita, ma The Donald pare in grado di mettere a segno il colpo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-11-03 00:00:002016-11-03 00:00:00Ohio con Trump

Obama per Hillary

Novembre 3, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Certo, sono entrambi democratici.

Certo, Barack Obama sa che se a succedergli fosse Donald Trump larga parte delle sue iniziative – Obamacare in prima linea – verrebbero messe in seria discussione.

Certo, non fa piacere a un democratico (né a un repubblicano, ovviamente) vedere un avversario ideologico vincere quasi che gli elettori fossero altrove indirizzati per colpa sua.

Tutto vero.

Ma altrettanto certamente Obama nella circostanza di agita davvero particolarmente a favore dell’ex first lady.

E pensare che in altri momenti i contrasti tra i due sono stati forti e apparentemente insanabili.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-11-03 00:00:002016-11-03 00:00:00Obama per Hillary

Nessuno dei due!

Novembre 2, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Un interessante e significativo servizio della TV svizzera.

Una bottega di barbiere, un classico ‘barbershop’, di Los Angeles.

I titolari, i clienti, le elezioni.

Differenti le idee politiche.

Diverse le posizioni.

Diffusa la convinzione che i giochi siano in qualche modo dall’inizio fatti e che in verità Trump non abbia mai avuto o abbia ora chance.

Unanime, comunque, la pessima considerazione nei confronti di entrambi i candidati.

“Quanto sarebbe meglio se fosse possibile votare per qualcun altro”, dicono tutti all’unisono!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-11-02 00:00:002016-11-02 00:00:00Nessuno dei due!

Cosa succede se il Libertarian Party conquista il 5 per cento?

Novembre 2, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Gary Johnson e Bill Weld?

Ok, quanto alla presidenza sono ovviamente e largamente fuori gioco.

Lo erano dall’inizio.

Ma la loro avventura può portare notevoli positive conseguenze al da loro rappresentato Libertarian Party.

Occorre, necessita che conquistino a livello nazionale il cinque per cento del voto popolare (percentuale decisamente alta per un terzo partito).

Ove riuscissero, il Libertarian Party, nel 2020, avendo conseguentemente all’esito elettorale ufficialmente acquisito il titolo di ‘partito minore’ (la Federal Election Commission in cotal modo lo classificherebbe), verrebbe incluso nelle schede elettorali di tutti gli Stati evitando quindi di doversi fortemente impegnare per portare a termine le lunghe e difficili procedure per ottenere i placet a questo punto invece necessari.

Di più, avrebbe diritto a un contributo federale di all’incirca dieci milioni di dollari.

Un risultato importantissimo, pertanto, quello a cui tendono i due componenti il ticket libertariano.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-11-02 00:00:002016-11-02 00:00:00Cosa succede se il Libertarian Party conquista il 5 per cento?

Il vento soffia nelle vele di Trump, ma forse è tardi

Novembre 2, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Sedici gli Stati sotto osservazione.

Quelli che, considerati fin dall’inizio non decisamente schierati, possono decidere l’8 novembre.

Ora, prima, peraltro, degli ultimi scandali che hanno coinvolto Hillary (nuove accuse per altre mail sospette) e il marito Bill (rivelazioni sulla grazia da lui concessa a un ricco evasore proprio l’ultimo giorno di permanenza a White House il 20 gennaio 2001), non pochi sondaggi colà condotti mostravano una veloce erosione del vantaggio dell’ex first lady nelle intenzioni di voto e un avanzamento del tycoon nuovaiorchese.

Oggi, guardando ai dati forniti da Real Clear Politics, gli ultimissimi dati dicono qualcosa di più.

Trump è in vantaggio e in qualche caso abbastanza nettamente in

Florida: più quattro per cento

Ohio: più cinque

North Carolina: più sette

Arizona: più due

Georgia: più sette

Missouri: più quattordici

Nevada: più quattro

Ove si tenga conto del fatto che, per esempio in Pennsylvania, Stato con Florida e Ohio determinante, il margine di Clinton tende a calare, non pochi i grattacapi in casa democratica.

Resta pur vero che il vento che soffia nelle vele di Trump può non bastare per vincere anche perché ha cominciato a soffiare un po’ tardi.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-11-02 00:00:002016-11-02 00:00:00Il vento soffia nelle vele di Trump, ma forse è tardi

Presidenziali USA, la sequenza elettorale

Novembre 1, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Premessa

L’elezione del Presidente USA non è diretta ma di secondo grado.

Per quanto tutti ritengano che così sia, in America nel giorno elettorale non viene eletto il Capo dello Stato.

Sono invece scelti i delegati – nell’occasione definiti ‘Grandi Elettori’ – che più avanti lo eleggeranno.

Di seguito, le diverse e successive fasi che portano dal voto all’insediamento.

1  Electoral Day:

è il giorno nel quale nei cinquanta Stati e nel Distretto di Columbia si eleggono i ‘Grandi Elettori’ cui è demandata la successiva elezione del Presidente.

Nelle schede è scritto il nome dei candidati ma votando per l’uno o per l’altro in effetti si scelgono i ‘Grandi Elettori’ legati appunto all’uno o all’altro e compresi in un apposito elenco. 

L’Electoral Day è fissato al primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno bisestile

2  Collegio Elettorale:

è il corpo costituzionale formato dai ‘Grandi Elettori’ che elegge il Presidente il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del successivo dicembre

3  Proclamazione:

avviene nella sede del Congresso ed è fissata al 6 gennaio dell’anno seguente a quello elettorale

4  Giuramento e insediamento:

sono programmati dalle ore 12 del 20 gennaio dell’anno successivo a quello elettorale

Note

Nelle schede elettorali – Stato per Stato e seguendo le prescritte procedure –  possono essere inclusi, oltre ai nomi dei due candidati per così dire ovvi (il democratico e il repubblicano) anche quelli di terzi o ulteriori candidati di partiti minori.

Inoltre, è possibile in determinate circostanze e sempre Stato per Stato, che gli elettori aggiungano di loro pugno il nominativo di altri pretendenti a White House (sistema ‘write in’).

Le prime elezioni presidenziali si svolsero tra il 15 dicembre 1788 e il 10 gennaio 1789 e il Presidente entrò in carica il 30 aprile 1789.

Le seconde ebbero svolgimento nel 1792.

Essendo tale anno bisestile e quadriennale il mandato, da allora l’elezione coincide appunto con la bisestilità.

Fino alla tornata elettorale del 1844 compresa si votava nell’arco del mese di novembre (a volte anche nei primi giorni di dicembre) per dare ampio agio agli elettori di accedere ai seggi di sovente lontani dai luoghi abitativi.

Fu una legge del 1845 a stabilire che dal 1848 (elezione successiva all’approvazione della norma in questione), essendo migliorati i trasporti ed essendo conseguentemente più veloce il trasferimento dalle residenze ai seggi elettorali, si sarebbe andati alle urne in tutto il Paese in un solo giorno il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre.

Per inciso, tale indicazione consente di sapere quando avranno svolgimento tutti i futuri Electoral Day: basta guardare al calendario e constatare quando cade il primo martedì dopo il primo lunedì del novembre del 2020, del 2024, del 2028 e così via.

Il mese di novembre, dal predetto 1792, era stato scelto perché ritenuto il primo di relativa calma dal punto di vista lavorativo per gli agricoltori e gli allevatori, classi allora dominanti.

Una società profondamente religiosa – tale indubbiamente era quella statunitense nel citato 1845 – non poteva ritenere né deliberare di votare di domenica, giorno dedicato al Signore.

Di lunedì, allora?

No, dovendosi comunque lasciare agli elettori il tempo per recarsi ai seggi.

Quindi, di martedì.

Peraltro, non semplicemente il primo martedì di novembre in quanto ricorrentemente coincidente con Ognissanti.

Per conseguenza e necessità, come detto e ripetuto, il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre dell’anno bisestile e pertanto tra il 2 e l’8 del penultimo mese dell’anno.

Il Collegio Elettorale, come accennato, è composto dai ‘Grandi Elettori’ i quali, secondo quanto disposto nel 1804 dal Dodicesimo Emendamento costituzionale, si riuniscono in un giorno determinato e successivo a quello delle votazioni nelle capitali degli Stati di appartenenza e votano eleggendo quindi il Presidente.

Nessuna legge federale obbliga i ‘Grandi Elettori’ a mantenere l’impegno preso di esprimersi a favore di uno o dell’altro candidato.

Peraltro, non pochi Stati hanno emanato disposizioni al riguardo.

Oggi, teoricamente  (assai raramente e difficilmente operano in tal modo nella realtà), i ‘Grandi Elettori’ di ventiquattro Stati sono ancora esenti da obblighi in proposito.

I verbali delle sedute statali vengono inviati al Congresso in busta chiusa.

Oggi, la descritta riunione del Collegio Elettorale si svolge il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del mese di dicembre successivo all’Election Day.

L’apertura delle indicate buste avviene il 6 gennaio dell’anno successivo a quello elettorale.

Al termine della procedura, se uno dei candidati alla Presidenza ha conseguito la maggioranza assoluta dei voti dei ‘grandi elettori’ costui viene proclamato Presidente (così, per quanto attiene alla Vice Presidenza).

Nel caso in cui nessuno avesse raggiunto il prescritto quorum, la decisione finale spetta per la Presidenza alla Camera dei rappresentanti e per la Vice Presidenza al Senato.

La Camera, allora, vota per Stati.

Non hanno pertanto diritto di voto i singoli rappresentanti.

La data fissata per la bisogna è quella del 6 gennaio per consentire che in precedenza i due rami del Congresso, insediati per disposizione del Ventesimo Emendamento il 3 gennaio, portino a compimento le procedure necessarie per il loro funzionamento.

E’ solo dal 1937 – anno successivo alla elezioni del 1936 – che il giuramento e la cerimonia dell’insediamento sono fissati al 20 gennaio, dalle ore 12.00, dell’anno successivo a quello nel quale si è votato.

In precedenza – fatta eccezione per la prima volta di George Washington (assunse l’incarico il 30 aprile 1789) – il giuramento e l’insediamento erano in programma il 4 di marzo sempre dell’anno seguente quello elettorale.

Per incidens, nel caso di successione del Vice Presidente per morte o dimissioni del titolare, le date relative sono dettate dalle contingenze (ovviamente, il Vice entra in carica al momento del suo giuramento).

PS

La data concernente l’Election Day e quella relativa alla riunione del Collegio Elettorale variano di volta in volta essendo necessario identificarle seguendo le disposizioni di legge (il primo martedì dopo….; il primo lunedì dopo…).

Le date della proclamazione e del giuramento/insediamento sono determinate: il 6 e il 20 gennaio dell’anno successivo a quello elettorale.

Conclusione:

tenendo conto di quanto sopra riportato, nel corrente anno il Presidente non sarà eletto l’8 novembre ma il 19 dicembre (il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del mese successivo a quello elettorale).

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-11-01 00:00:002016-11-01 00:00:00Presidenziali USA, la sequenza elettorale

Perché McMullin non gradisce Nathan Johnson come vice

Novembre 1, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ha un bell’affannarsi il candidato indipendente a White House Evan McMullin.

Per quanto affermi che il suo running mate nella bisogna sia Mindy Lisa Finn, in alcuni degli Stati che lo hanno incluso nella scheda elettorale il vice indicato è invece un certo Nathan Johnson.

Complicato capire il perché.

Fatto è, però, che McMullin non ci sta e cerca di chiarire e correggere l’inghippo.

Lo comprendiamo benissimo.

Dovesse mai arrivare alla presidenza, sarebbe il terzo capo dello Stato USA ad avere come vice un Johnson.

Il primo a trovarsi in questa situazione fu Abraham Lincoln (vice Andrew Johnson).

Il secondo fu John Kennedy (vice Lyndon Johnson).

Ora, che fine hanno fatto Lincoln e Kennedy?

Meglio evitare ogni lontana possibilità di dare conferma all’antico modo di dire: “non c’è due senza tre”!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-11-01 00:00:002016-11-01 00:00:00Perché McMullin non gradisce Nathan Johnson come vice
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