Fondazione Italia Usa
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a LinkedIn
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a TikTok
  • Staff
  • Eventi e news
  • Premio America
  • Elezioni USA
  • Amici della Fondazione
  • Come sostenerci
  • Master
  • Newsletter
  • Stati Uniti d’America
    • L’inno USA
    • Dichiarazione d’indipendenza
    • La costituzione USA
    • I presidenti USA
    • La geografia
    • La mappa degli USA
    • La storia
    • La cultura
    • Le istituzioni
    • L’economia
    • Bandiere
    • Dicono degli USA
  • Italiano
  • Menu Menu

Problemi e implicazioni della morte di Anthony Scalia

Febbraio 27, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Come diceva Indro Montanelli, se proprio si deve, occorre saper morire al momento giusto.

Ebbene, Antonin Gregory Scalia, il giudice della Corte Suprema nominato da Ronald Reagan che in quell’alto e determinante consesso incarnava il conservatorismo in chiave hamiltoniana, ha scelto il momento peggiore per andarsene.

E non solo perché consegna nelle mani del presidente Obama la possibilità di mutare radicalmente gli indirizzi della Corte spostandola su posizioni indicativamente liberal.

Per altre due problematiche, a dir poco, implicazioni.

Per cominciare, dovesse Obama procedere alla nomina di un radicale si troverebbe in fiero contrasto con il senato a maggioranza repubblicana che potrebbe bocciare le sue scelte, la quale specifica contrapposizione non è mai auspicabile.

In secondo luogo, la situazione creatasi determina una feroce polemica tra i candidati a White House, una polemica che può influire sul risultato elettorale.

I repubblicani, a gran voce, chiedono al presidente di soprassedere essendo – questa la motivazione trovata – vicino alla scadenza: che lasci al suo successore (GOP, sperano) l’incombenza.

Hillary Clinton, dall’altra sponda, li accusa di non volere rispettare la Costituzione.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-02-27 00:00:002016-02-27 00:00:00Problemi e implicazioni della morte di Anthony Scalia

Hillary demolita nel New Hampshire

Febbraio 27, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

10 febbraio, ore quattro del mattino, da noi.

In corso lo spoglio nel New Hampshire.

Scrutinate poco più del cinquanta per cento delle schede, Bernie Sanders è in vantaggio su Hillary Clinton di circa venti punti percentuali!

Un risultato che solo qualche settimana fa era semplicemente inimmaginabile.

Certo, il deflagrare dello scandalo ‘emailgate’ e la comunicazione da parte dell’FBI del fatto che l’inchiesta sul comportamento dell’ex segretario di Stato va avanti è un duro colpo che, peraltro, da solo, non spiega tutto quanto va accadendo.

Invero, la signora si rivela un candidato pieno di problemi e di per sé debole anche se si affanna a dare la colpa del difficile andamento al proprio staff.

E’ stato infatti detto al riguardo che se le cose, pur cambiando collaboratori, non vanno bene la colpa non è appunto dei collaboratori ma del candidato!

Aspettiamo l’esito finale del Granite State ma fin d’ora sappiamo che nella prossima tornata, in Sud Carolina, la Clinton deve tornare prima, e nettamente, se non vuole che il partito dubiti seriamente di lei e che qualcuno pensi davvero di entrare nell’agone per portarla senza maggioranza ad una convention a quel punto incerta, come tra i democratici non succede dal tempo dei tempi!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-02-27 00:00:002016-02-27 00:00:00Hillary demolita nel New Hampshire

E a livello nazionale, come stanno le cose?

Febbraio 27, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

I sondaggi, si sa, anche in tema di presidenziali (e di più quanto a primarie e caucus), sono fatti per essere smentiti.

Infiniti gli esempi.

Il più famoso, quello relativo alle elezioni del 1948.

Tutti si aspettavano – l’avevano previsto senza tema di smentita appunto i sondaggi – l’uscita di scena del presidente Truman e l’elezione del repubblicano Dewey.

I primi risultati davano ragione ai rilevatori e non pochi giornali uscirono con un titolo che strillava ‘Dewey batte Truman’.

Al contrario, vincendo soprattutto verso e all’Ovest, il successore di Franklin Delano Roosevelt restò benissimo in sella.

Ecco, quindi, che occorre prendere con le pinze il recentissimo sondaggio a livello nazionale della Quinnipiac University il cui esito, comunque, va reso noto.

Ebbene, incredibilmente se si pensa solo a poche settimane fa, Hillary Rodham Clinton è stata quasi raggiunta nelle intenzioni di voto dem dal rivale Bernie Sanders.

La situazione?

L’ex segretario di Stato al quarantaquattro per cento contro il quarantadue del senatore socialista.

Più grave ancore per Hillary il confronto a livello di general election.

Qui, la Clinton batterebbe Trump di cinque punti, sarebbe alla pari con Cruz e perderebbe addirittura di sette punti percentuali con Marco Rubio.

Sanders, invece, sconfiggerebbe Trump di dieci e i due candidati latini di quattro.

Per i democratici, così stando le cose, meglio affidarsi al senatore del Vermont, dunque.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-02-27 00:00:002016-02-27 00:00:00E a livello nazionale, come stanno le cose?

I Democratici? candidati vecchi

Febbraio 27, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Hillary (Rodham) Clinton è nata il 26 ottobre 1947.

Dovesse entrare alla Casa Bianca il 20 gennaio 2017, a quel momento avrebbe la bellezza di sessantanove anni e quasi tre mesi!

Bernie Sanders, dal canto suo, è nato l’8 settembre 1941.

Dovesse prevalere e giurare il 20 gennaio 2017, a quella data avrebbe settantacinque anni e quattro mesi abbondanti!

Molte, le domande conseguenti concernenti il partito dell’asinello.

In prima battuta e soprattutto: ma i giovani democratici che fine hanno fatto, ammesso che ci siano?

Che diamine di partito è quello nel quale ci si affida ai vecchi, quello nel quale neppure i cinquantenni o i sessantenni hanno peso e statura all’altezza (e si guardi alla triste fine del cinquantatreenne Martin O’Malley, spazzato via già nell’Iowa)?

Ben differente, la situazione nel Grand Old Party e chissà che alla fine anche la, sia pur relativa in qualche caso, giovinezza del candidato che otterrà la nomination non possa incidere, e non poco, nella scelta finale in sede di general election.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-02-27 00:00:002016-02-27 00:00:00I Democratici? candidati vecchi

Le vittime del caucus dell’Iowa

Febbraio 27, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Nell’uno e nell’altro campo.

Martin O’Malley tra i democratici, Mike Huckabee, Rand Paul e Rick Santorum tra i repubblicani (e v’è da notare come sia il primo che il terzo nelle precedenti tornate elettorali abbiano invece avuto risultati molto migliori, ma i tempi cambiano rapidamente).

Queste al momento le vittime del caucus dell’Iowa.

E, d’altra parte, quando mai, se non nel caso di Paul proprio agli inizi, i tre avevano davvero avuto in mano carte valide per ottenere la nomination?

Restano pertanto in lizza nel campo dell’asinello la favorita (e al momento in difficoltà) Hillary Clinton e ancora una buona decina di GOP.

Si va nel New Hampshire, dove altri nodi verranno al pettine.

Ovviamente, non in casa dem visto che la corsa è ridotta a due soli concorrenti.

Tra i repubblicani, invece.

Si va, dicevo, nel New Hampshire, laddove i ‘centristi’ del partito che fu di Reagan devono cercare una chiara rivincita dopo che nell’Iowa le hanno tutti buscate, e sode.

Kasich, Christie, Jeb non possono perdere ancora.

Devono tornare a galla.

Vedremo se ci riusciranno.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-02-27 00:00:002016-02-27 00:00:00Le vittime del caucus dell’Iowa

Cinquanta semidei

Febbraio 26, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Dal 1789 – anno nel quale fu per la prima volta eletto George Washington – al 1820 incluso, la contesa per la conquista della Casa Bianca ebbe luogo nell’ambito di un ristretto gruppo di gentiluomini tutti bene o male appartenenti alla vecchia aristocrazia americana.

Persone che avevano compiuto pressappoco il medesimo percorso, prima di tutto culturale, le quali si contrapponevano su basi ideali nell’intento di costituire e in seguito consolidare le fondamenta del nuovo Stato.

Erano i ‘cinquanta semidei’ – definizione azzeccatissima di Thomas Jefferson – ai quali si devono dapprima la Dichiarazione di Indipendenza, poi la seconda Costituzione (quella in vigore), i dieci Emendamenti dedicati ai diritti individuali (‘Bill of Rights’) e infine la messa a punto, nelle leggi, nelle interpretazioni delle stesse e nei fatti, della complessa articolazione che vede ancor oggi, a distanza di centinaia d’anni, ottimamente bilanciarsi i poteri del Presidente, quelli del Congresso e della Corte Suprema.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-02-26 10:23:392016-02-26 10:23:39Cinquanta semidei

I presidenti, che facevano prima?

Febbraio 26, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Al fine di valutare se e quali tra i diversi contendenti la nomination nei due partiti abbia possibilità reali alla luce dei precedenti storici, pare opportuno dare un’occhiata alle cariche che ricoprivano prima dell’elezione i vari presidenti.

Si può affermare che da sempre gli elettori americani dubitino delle effettive capacità dei loro senatori (per non parlare dei rappresentanti) se collocati in posizioni politiche di ben maggiore responsabilità?

La risposta a questa domanda, guardando alla storia, non può essere che un sì.

In effetti, Barack Obama è ‘solo’ il quinto senatore ad approdare alla Casa Bianca se si guarda all’incarico politico ultimo che i predecessori avevano (o, avevano avuto se tornati nel frattempo all’attività privata) al momento della nomina o, se vice, del subentro.

Nell’ordine, in questa particolare ‘categoria’, troviamo Franklin Pierce – eletto nel 1852 e in carica un solo mandato;

Benjamin Harrison – vincente nel 1888 e in sella anche lui per un unico quadriennio;

Warren Harding – eletto nel 1920 e morto nel 1923;

John Kennedy – in carica a seguito della vittoria nel 1960 e assassinato nel 1963.

Non v’è chi non veda che si tratti di personalità di non alto profilo (con l’eccezione, discutibilissima, di Kennedy) e per di più o incapaci di riproporsi o sfortunatissime.

Guardando ai rappresentanti, tre quelli arrivati alla presidenza appunto partendo dalla Camera Bassa: James Polk, Abraham Lincoln (era stato per due anni deputato nazionale dal 1847 al 1849), James Garfield.

Polk è il primo ‘dark horse’ (la sorpresa) capace di vincere e il secondo e il terzo dei citati signori, come tutti sanno, vengono assassinati.

Quanto ai restanti, sempre nell’ordine:

George Washington, Andrew Jackson, William Harrison, Zachary Taylor, Ulisse Grant e Dwight Eisenhower erano militari;

John Adams, Thomas Jefferson, Martin Van Buren, John Tyler, Millard Fillmore, Andrew Johnson, Chester Arthur, Teodoro Roosevelt, Calvin Coolidge, Harry Truman, Lyndon Johnson, Gerald Ford e George Herbert Bush vicepresidenti;

James Madison, James Monroe, John Quincy Adams, James Buchanan, William Taft e Herbert Hoover ministri;

Rutherford Hayes, Grover Cleveland, William McKinley, Woodrow Wilson, Franklin Delano Roosevelt, Jimmy Carter, Ronald Reagan, Bill Clinton e George Walker Bush governatori.

A parte, Richard Nixon, vice di Eisenhower otto anni prima della vittoriosa campagna del 1968.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-02-26 10:22:012016-02-26 10:22:01I presidenti, che facevano prima?

Perché si truccano i sondaggi e gli exit polls

Febbraio 26, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

In America per poter votare è necessario iscriversi alle liste elettorali.

Nel farlo, la maggior parte (non è un obbligo) delle persone dichiara la propria vicinanza all’uno o all’altro partito, la qual cosa consentirà poi agli elettori ufficialmente schierati di partecipare alle primarie ‘chiuse’ (quelle, appunto, alle quali gli indipendenti e i simpatizzanti di altri movimenti non sono ammessi) che sono maggiormente in uso nella fase che conduce alla scelta del candidato a White House.

Ora, un istituto di rilevazioni sulle intenzioni di voto che intenda per qualsiasi ragione (vicinanza ideale o politica, quattrini…) condizionare i risultati dichiarando un non esistente vantaggio dell’uno o dell’altro candidato riesce a farlo tranquillamente utilizzando appunto le predette liste elettorali.

Facciamo un’ipotesi che, ahimè, si rifà a molti casi specifici.

Il sondaggio ‘deve’ dimostrare che il signor XY, un democratico, è nettamente in vantaggio nelle intenzioni di voto, che so?, in Pennsylvania?

Facilissimo: si includono nell’elenco delle persone da intervistare via telefono un numero maggiore di democratici e, di contro ovviamente, un numero minore di repubblicani e l’esito è sicuro.

La domanda a questo punto è, perché lo si fa?

Semplice: per scoraggiare non tanto il partito avverso (che ha i suoi dati e sa come vanno le cose) quanto gli elettori della controparte.

Se arrivassero questi alla conclusione che la battaglia sia persa potrebbero restarsene a casa e non votare a tutto vantaggio dei rivali.

Non parliamo, poi, dell’uso scorretto che si fa nel giorno elettorale degli exit polls.

A seconda della loro collocazione geografica, gli Stati hanno differenti fusi orari e pertanto quelli sulla costa atlantica aprono e chiudono i seggi prima degli altri e di ore ed ore (si pensi alle lontanissime Hawaii) man mano che si va ad ovest.

Se – è successo e succederà – se un istituto, dopo la chiusura delle urne degli Stati atlantici dichiarasse che dai suoi exit polls il candidato XY ha già vinto tale affermazione potrebbe indurre gli elettori dell’altro candidato a non recarsi ai seggi. per esempio negli Stati sul Pacifico, ritenendo a quel punto inutile il loro voto.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-02-26 00:00:002016-02-26 00:00:00Perché si truccano i sondaggi e gli exit polls

La maledizione dell’anno zero

Febbraio 26, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Come più volte ricordato, i presidenti americani entrati in carica sono finora quarantatre (Obama è in elenco quale quarantaquattresimo capo dello Stato solo perché Grover Cleveland, vittorioso due volte non consecutivamente – 1884 e 1892 – è conteggiato sia quale ventiduesimo che quale ventiquattresimo inquilino di White House).

Peraltro, ove si escludano dal novero John Tyler, Millard Fillmore, Andrew Johnson, Chester Arthur – i quattro vice che nell’ordine per primi subentrarono al titolare e che, giunto il termine del mandato, non si ripresentarono – e in più Gerald Ford (l’unico ad arrivare alla Casa Bianca senza essere passato attraverso il vaglio del voto visto che prima di sostituire Nixon era succeduto quale vice al dimissionario Spiro Agnew), le persone effettivamente elette con lo specifico incarico di ricoprire quel ruolo sono trentotto.

Di queste, ben otto sono decedute in carica e una si è dimessa!!!

Una percentuale davvero preoccupante, guardando alla quale ci si può chiedere se la presidenza USA porti bene o no.

Nell’ordine, i defunti sono William Harrison (1841), Zachary Taylor (1849), Abraham Lincoln (1865), James Garfield (1881), William McKinley (1901), Warren Harding (1923), Franklin Delano Roosevelt (1945) e John Kennedy (1963), mentre il dimissionario è il citato Richard Nixon (1974).

Fra l’altro, considerato il fatto che, con l’eccezione di Taylor, tutti i presidenti morti in carica erano stati eletti o confermati in votazioni svoltesi in anni che avevano per finale uno zero, proprio di ‘maledizione dell’anno zero’ al riguardo, lungamente e fino a Ronald Reagan (eletto la prima volta nel 1980 e per parte sua sopravvissuto a un attentato), si parlò.

Visto che di decessi di presidenti andiamo trattando, da segnalare una particolarità.

Sia il secondo capo dello Stato americano John Adams che il terzo Thomas Jefferson vennero a morte il 4 luglio del 1926: non solo lo stesso giorno ma in coincidenza con il cinquantesimo anniversario della Dichiarazione di Indipendenza (alla cui stesura Jefferson aveva dato un contributo decisivo)!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-02-26 00:00:002016-02-26 00:00:00La maledizione dell’anno zero

Caucus e primarie

Febbraio 26, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Negli Stati Uniti, la scelta dei candidati alla presidenza ad opera dei partiti non è in alcun modo regolata dalla Costituzione, che, invece, dedica naturalmente ampio spazio alla vera e propria elezione del presidente.

Al fine, quindi, di ottenere la ‘nomination’ in sede di Convenzione nazionale, le norme in vigore sono quelle dettate dagli statuti interni dei diversi movimenti politici che assegnano, in base ad indici quali la popolazione residente, i voti raccolti durante le ultime consultazioni elettorali, l’incremento o il decremento di suffragi verificatosi tra la penultima e l’ultima elezione e così via, a ciascuno Stato un determinato numero di delegati alla ‘Convention’.

Considerato, poi, che i partiti sono prevalentemente organizzati su base statale, i criteri possono altresì variare da Stato a Stato.

In sintesi, però, i due metodi maggiormente seguiti sono la designazione dei delegati nel corso di assemblee di partito (i cosiddetti ‘caucus’) e l’elezione vera e propria degli stessi attraverso il meccanismo delle primarie.

Queste ultime hanno compiuto cento anni nel 2003 essendo state utilizzate la prima volta a livello statale nel Wisconsin all’epoca governato dal riformatore Robert La Follette appunto nel 1903.

(Per il vero, la Florida rivendica in materia la primogenitura avendo emanato disposizioni in merito, applicate però solo più tardi, già nel 1901.)

Le primarie consentono all’elettore di manifestare direttamente la sua volontà nella nomina dei delegati da inviare alla Convenzione ed, essendo i delegati stessi collegati ad uno degli aspiranti alla ‘nomination’, nella scelta del candidato alla Casa Bianca.

Il sistema fu accolto subito assai positivamente ed ebbe grande successo perché considerato strumento idoneo a combattere il potere delle cosiddette ‘macchine’ dei partiti che, in precedenza, governavano a proprio piacere la scena.

Ogni singolo Stato che abbia accettato le primarie le regola con leggi apposite cosicché se ne possono contare molti diversi tipi.

Peraltro, le due maggiormente adottate sono le primarie ‘chiuse’ e quelle ‘aperte’.

Alle prime possono partecipare solo i simpatizzanti del partito che le ha indette che tali si sono dichiarati in precedenza all’atto dell’iscrizione alle ‘liste elettorali’.

(Per inciso, al compimento del diciottesimo anno di età i cittadini USA hanno diritto al voto che però possono esprimere in concreto solo quanti si iscrivono alle liste elettorali: il diritto c’è ma si deve dichiarare in tal modo di volerlo esercitare).

Alle seconde – le più diffuse – possono prendere parte come votanti tutti i cittadini aventi diritto al voto indifferentemente.

La primaria più celebre ed anche quella che fornisce molto spesso indicazioni definitive sulle preferenze dell’elettorato è quella del New Hampshire che, tradizionalmente, si svolgeva nel febbraio dell’anno elettorale ma che, a partire dal 2000, ha luogo a gennaio.

Per quanto riguarda i caucus, invece, sempre secondo tradizione, il primo e maggiormente significativo è quello dell’Iowa.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-02-26 00:00:002016-02-26 00:00:00Caucus e primarie
Pagina 61 di 62«‹59606162›
Search Search

CHI SIAMO

La Fondazione Italia USA è un’istituzione indipendente, non-profit e non-partisan, nata per testimoniare l’amicizia tra gli italiani e il popolo americano.

CONTATTI

Via V. Veneto 108
00187 Roma, Italia

C.F. 97495210581

info @ italiausa.org

LINK UTILI

Contattaci

© Copyright -Fondazione Italia USA 2026, tutti i diritti riservati.Fondazione Italia USA è un marchio registrato. - powered by Enfold WordPress Theme
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a LinkedIn
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a TikTok
  • Privacy Policy
  • Cookie Policy
  • Art. 1 legge 3/2019
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto