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Gran Old Party, il piano di sopravvivenza

Marzo 17, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Dove e  come è ancora possibile battere Donald Trump?

I vertici del partito repubblicano, vista la situazione, ritirato il prediletto Marco Rubio, si aggrappano non tanto a Ted Cruz – secondo in graduatoria ma inviso al punti di non avere ricevuto finora nessun endorsement di un qualche peso – quanto al sopravvissuto, finora, John Kasich, centrista, moderato e considerato (anche nei sondaggi) in grado di battere Hillary Clinton nella general election.

Il governatore dell’Ohio, vincitore nel suo Stato, ha peraltro serie possibilità quanto alla nomination, fra l’altro staccato come è in fatto di delegati?

Ecco, l’idea che serpeggia non è tanto quella di proiettare non si sa come Kasich in testa alla corsa, quanto di fare in modo che, vincendo in un certo numero di Stati ancora in calendario, con l’obiettivo aiuto di un Cruz che corre per se stesso, riesca ad impedire a Trump di arrivare alla convention con la maggioranza assoluta dei delegati già in tasca.

Nel caso, un una ‘brokered convention’, tutto sarebbe possibile: la candidatura dello stesso Kasich, quella di un terzo, il condizionamento (onde evitarne l’ira e l’eventuale fuoriuscita di Trump) del magnate nuovayorchese con l’imposizione di un vice gradito e di una ‘platform’ (il programma) adeguato alle ‘normali’ istanze GOP.

Guardando ai prossimi appuntamenti elettorali, dove Kasich può dire seriamente la sua catturando i consensi necessari all’operazione?

Il 22 marzo, Arizona e Utah?

Almeno nello Stato mormone, molte le speranze visto l’appoggio di Mitt Romney.

Il 5 aprile in Wisconsin?

Pare di sì.

Lasciando da parte – peccato, per lui – il New York del 19 aprile, e passando al 26 dello stesso mese, il Connecticut, il Delaware, il Maryland, la Pennsylvania, il Rhode Island, potrebbero andare bene o almeno benino.

Se sopravvive al successivo maggio, il governatore sarà chiamato al redde rationem il 7 giugno in California.

Un bel mucchio di delegati da conquistare, laggiù.

Un percorso complessivamente accidentato a dir poco.

Una battaglia che va combattuta, comunque, anche se gli spiragli non sono molti, anche se gli ostacoli sono millanta.

Anche, infine, se, pur vinta, non portasse lo stesso Kasich a nulla, favorendo magari un terzo o un quarto.

Fossi in Donald Trump, fra non molto, comincerei a domandarmi se, per tagliare la testa al toro, non sia opportuno chiedere all’uomo dell’Ohio di accompagnarmi come vice nel ticket novembrino.

Vedremo.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-03-17 00:00:002016-03-17 00:00:00Gran Old Party, il piano di sopravvivenza

Dopo il ‘minisupermartedì’

Marzo 16, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

A parte il Missouri – a quest’ora ancora ‘too close to call’ sia nel campo democratico che in quello repubblicano (Trump e Cruz i contendenti) – i risultati dei confronti elettorali del ‘minisupermartedì’ 15 marzo sono chiari.

Tra gli aderenti al partito dell’asinello, Hillary Clinton consolida il proprio vantaggio sull’unico rivale rimasto, il senatore del Vermont Bernie Sanders.

Quest’ultimo si è difeso bene nel citato Missouri dove potrebbe prevalere, ha perso di stretta misura in Illinois, ma non è stato in grado di impegnare la contendente nei tre Stati rimanenti e in specie in Florida dove è andato al tappeto (sessantaquattro per cento l’ex first lady, trentatre per cento lui).

Sanders è per ora (ma con poche possibilità) in salvo perché l’attribuzione dei delegati tra i democratici è secondo il metodo proporzionale.

Nel campo opposto – laddove spesso e nel caso specifico si vota col ‘winner takes all’, tranchant, che porta più velocemente alla nomination ma che scontenta non poco i perdenti (parlo degli elettori) – Donald Trump è una valanga.

Sempre ricordando il ‘too close to call’ (al momento in cui scrivo) del Missouri, ha catturato tutti i delegati in palio in Illinois, North Carolina e Florida (il bottino più consistente: novantanove).

Ha ‘steso’ per il conto totale Marco Rubio, che dopo la debacle nel suo Stato si è ritirato.

Ha dato una lezione a Ted Cruz che, forse, lo contiene solo nel pluri citato Missouri.

Sulla sua strada, oltre al senatore del Texas, solo il governatore dell’Ohio John Kasich che ha prevalso abbastanza bene nello Stato con capitale Cleveland.

Hillary avrebbe (condizionale) oggi millecinquecentosessantuno delegati dalla sua contro gli ottocento di Sanders, quando per la nomination dem ne occorrono duemilatrecentoottantadue.

Trump avrebbe (condizionale) oggi seicentoventuno delegati quando la nomination GOP è fissata a milleduecentotrentasette.

Fra poco – il 23 marzo – cadrà l’anniversario della discesa in campo di Ted Cruz, il primo candidato a dichiararsi tale.

Un anno di contrapposizioni, lotte ideali e ideologiche, strategie vincenti o no, soprattutto un anno di confronti, di vittorie, di sconfitte.

Nessuno il 23 marzo 2015 avrebbe fatto il nome di Donald Trump, e questa è la sorpresa, la grande sorpresa.

Tutti facevano il nome di Hillary Clinton, e questa è la conferma.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-03-16 00:00:002016-03-16 00:00:00Dopo il ‘minisupermartedì’

Il ‘peso’ dell’Ohio

Marzo 15, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

15 marzo 2016.

Certo, oggi si vota in Florida, che assegna un numero incredibile di delegati.

Certo, si vota in Stati significativi come l’Illinois.

Si va alle urne in Arizona e in Missouri.

Ma è all’Ohio che occorre guardare.

In prospettiva.

Dal 1948 al 2012, infatti e con la sola eccezione del 1960 (gli elettori locali preferirono Nixon mentre a livello nazionale, come tutti sanno, prevalse Kennedy), il candidato che nella general election vince in quello Stato conquista la Casa Bianca.

Certo, oggi non si vota per atterrare a Washington ma solo in prospettiva.

Ma se per caso il governatore John Kasich – rimasto invero in corsa per la nomination GOP solo per riuscire a conquistare il suo Ohio – uscisse vincitore dalle urne si potrebbe a cuor leggero dipoi escluderlo dal ticket ?

E se per caso Bernie Sanders riuscisse a sconfiggere colà la rivale Hillary i giochi in casa democratica potrebbero riaprirsi?

Occorrerà, ovviamente, guardare al ‘combinato disposto’ e cioè a tutti i risultati di questo ‘mini supermartedì’, ma, come detto, con un occhio particolare, all’Ohio.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-03-15 00:00:002016-03-15 00:00:00Il ‘peso’ dell’Ohio

Florida, Illinois, Ohio: previsioni di voto

Marzo 14, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ancora ventiquattro ore e, a quel che dicono i sondaggi, Donald Trump avrà guadagnato un bel numero di delegati nel campo repubblicano staccando pertanto viepiù i suoi avversari nella corsa alla nomination.

Ecco – tra le mille proposte da un numero infinito di istituti ora in azione – le intenzioni di voto più attendibili espresse (ricordiamoci che pochi giorni fa Sanders in Michigan era dato indietro di venticinque punti e ha invece battuto la Clinton) nei tre Stati.

Florida, Trump quarantatre per cento, Rubio ventidue, Cruz ventuno (e si pensi che Rubio, che rischia di arrivare terzo, è senatore dello Stato in questione);

Illinois, Trump trentaquattro per cento, Cruz venticinque e Kasich ventuno;

Ohio, Kasich (governatore dello Stato) trentanove per cento, Trump trentatre e Cruz diciannove.

Se tali previsioni fossero confermate, la stella di Marco Rubio tramonterebbe definitivamente ma resterebbe invece in corsa John Kasich in specie ricordando l’importanza che il suo Stato ha in sede di general election.

Più articolato il fronte democratico.

Hillary è nettamente in testa in Florida dove dovrebbe vincere facilmente.

E’ in leggero vantaggio in Ohio.

E’ leggermente indietro in Illinois.

Ora, dopo aver visto Bernie Sanders oramai molte volte all’opera, sappiamo quanto siano incisive le sue ultime mosse.

Si può pertanto ritenere che alla fine la Clinton mantenga la Florida ma perda in Ohio e Illinois.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-03-14 00:00:002016-03-14 00:00:00Florida, Illinois, Ohio: previsioni di voto

‘Maverick’, a proposito di Donald Trump

Marzo 13, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Donald Trump, giustamente – le sue posizioni ideologiche (!?) e politiche sui differenti temi non fanno riferimento al partito repubblicano nel quale e per il quale aspira alla nomination e conduce le danze – da quanti conoscono l’America e ben comprendono come le sue evoluzioni siano trasversali e non riconducibili affatto semplicemente, rozzamente, alla destra (come in Europa e in Italia, appunto rozzamente, si dice e scrive), viene definito ‘maverick’.

Ma cosa significa questa parola?

‘To maverick: vagare, vagabondare’

Così il Ragazzini a proposito del verbo ora citato di uso ‘familiare’ negli USA.

Lo stesso Dizionario, parlando del nome ‘maverick’, fornisce due traduzioni relative ai diversi significati che il vocabolo ha assunto nel tempo.

In origine, sempre nel gergo familiare, indicava “vitello (o torello) senza marchio”.

Poi, figurativamente per derivazione, applicato anche ma non solo alla politica, “individualista, indipendente, chi non appartiene a partiti (o a fazioni)”.

Per completezza, aggiungo:

‘Maverick’: serie televisiva di notevole successo – in programmazione tra il 1957 e il 1962.

Interpretata da James Garner (tra il 57 e il 60) e da Jock Kelly – narrava delle avventure di due fratelli giocatori di poker nel West alle prese con carte e donne.

‘Maverick’: film hollywoodiano datato 1994, per la regia di Richard Donner, interpretato da Mel Gibson, Jodie Foster e James Garner.

Stessa ambientazione con qualche licenza, grande cast, pessimo risultato al botteghino.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-03-13 00:00:002016-03-13 00:00:00‘Maverick’, a proposito di Donald Trump

Rubio: “In Ohio votate Kasich”

Marzo 12, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Dobbiamo pensare che le parole pronunciate ieri da Alex Conant, ‘spokesman’ del senatore della Florida Marco Rubio rappresentino l’opinione del candidato e non siano ‘voce dal sen fuggita’ anche perché non smentite successivamente.

Ebbene, il citato Conant – impegnato appunto in Florida a contenere il rampante Trump che, ove vincesse come dicono i sondaggi, cancellerebbe Rubio dalla corsa – ha detto:

“If you are a republican voter in Ohio, and you don’t want Donald Trump to be the nominee, John Kasich is your best bet!”

L’idea è evidentemente quella di uno scambio di voti.

Gli elettori di Rubio in Ohio – laddove il locale governatore è la sola ipotetica alternativa al nuovayorchese – votino appunto Kasich e (non detto ma ovviamente richiesto in cambio) quelli di Kasich si esprimano per Rubio in Florida.

Una idea non male, brillante forse, con ogni probabilità tardiva, e, in specie, che, guardando alle intenzioni di voto e visti i distacchi, soprattutto nello Stato del senatore di origini cubane, non dovrebbe funzionare.

Chi vivrà, vedrà!

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Buzzurro, razzista e maschilista, oltre che bianco, l’elettore di Donald Trump?

Marzo 11, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Il Wall Street Journal – foglio, come si dice, autorevole – parla dell’elettore medio di Donald Trump e ne traccia un quadro devastante.

Si tratta, scrive, di un bianco (e va bene: votano, possono votare i bianchi, no?), buzzurro, razzista e maschilista!

Evviva.

Un modello di superficialità indigeribile, questa frettolosa analisi (se tale si può definire).

In primo luogo, perché qualifica in questi simpatici termini una larga fetta di elettori, una bella fetta di americani.

(Se si aggiungono ai tifosi ‘buzzurri’ di Trump quelli ‘bigotti’ di Ted Cruz dove arriviamo quanto a percentuali di improponibili, per un WSJ con la puzza sotto il naso, cittadini?)

Poi, perché non considera la realtà, il fatto – che va emergendo sempre di più – che un notevole numero di laureati e di esponenti della classe ‘colta’ si dichiarano disponibili a votare il magnate nuovayorchese.

Il quale, inoltre, va acquisendo simpatie anche tra le donne (evidentemente, stando al WSJ, tra quelle bianche, razziste e maschiliste).

Fatto è che Trump non si presenta in modo univoco e facilmente qualificabile.

Fatto è che non poche sono le sue sfaccettature (e anche le contraddizioni).

Si tratta ovviamente di un oggetto estraneo – un UFO? – trasversale, per alcuni aspetti perfino ‘sinistrorso’…

Quello che in gergo, in politichese, gli americani definiscono un ‘maverick’ che nessuno in America chiama ‘fascista’, come di contro capita a Cruz sentirsi chiamare.

Per dare un’idea per qualche verso più precisa (possibile farlo? possibile senza essere rozzamente tranchant?) dell’elettore ‘trumpiano’ si guardi alle caratteristiche che lo distinguono dall’elettore ‘cruziano’.

La prima?

E’ una persona che di religione e temi etici si occupa poco (Cruz, invece, è il puro rappresentante degli evangelici e della ‘religious right’).

E’ un elettore sui generis, che spesso in precedenza non è andato a votare per differenti ragioni solitamente non ideali o ideologiche (i ‘cruziani’, ideologicamente più agguerriti, se non vanno a votare è perché rifiutano il candidato per loro non ortodosso emerso vincente da primarie e convention).

E’ un deluso che spera in una ‘rivoluzione’ (il ‘cruziano’, ancora una volta semplificando brutalmente, è un nostalgico) e ‘odia’ politicanti e partiti.

E’ un cittadino che non si pensa ‘di destra’ tout court, anzi.

E si potrebbe nel confronto continuare con ‘sottodistinzioni’)…

E’, guardando ai democratici – significativo oltremodo che i dati emersi da primarie e caucus abbiano dimostrato che i repubblicani ai seggi in questa circostanza sono molti di più rispetto al 2012 mentre i dem di meno! – ancora i ‘trumpiani’ appartengono, in maggioranza, a quella larga fascia di cittadini (molti ispanici oramai integrati compresi) che temono fortemente l’immigrazione.

Al limite, non si riconoscono – non si riconoscono più? – nel ‘politically correct’ imperante a sinistra.

In ipotesi – qualcuno l’ha avanzata da subito – un ticket GOP Trump/Cruz, una unione tra ‘buzzurri’ e ‘bigotti’, avrebbe serie chance?

Come si dice, tutto è possibile, ma v’è da dubitarne.

(Scrivo quest’ultima riga e subito penso che sia un vero azzardo pronunciarsi oggi in merito.

Le cose cambiano, gli avvenimenti storici intervengono a spazzare via i quadri e i pronostici.

Se Bernie Sanders si proponesse come indipendente…

Se una brokered convention GOP bocciasse Donald e lo costringesse ad uscire…

Se…

Se…

Se..

Vale comunque e sempre la vecchia massima attribuibile a Rino Tommasi: “Solo chi ha il coraggio di fare previsioni può sbagliarle”.

Ma, nelle righe precedenti, ne ho fatte?)

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-03-11 00:00:002016-03-11 00:00:00Buzzurro, razzista e maschilista, oltre che bianco, l’elettore di Donald Trump?

Endorsement più o meno significativi

Marzo 10, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ok, lo sappiamo: larghissima parte dello star system è o si dichiara democratico.

Nel campo, qualcuno sta col senatore del Vermont Bernie Sanders – il vecchio rivoluzionario (e non è davvero una novità che la rivoluzione la predichino i vecchi e non i giovani che al massimo si accodano più o meno entusiasti e comunque pronti a scomparire come neve al sole se il gioco dura troppo) – mentre il gruppone, alla fine indistinto, si schiera docilmente, gregge bene inquadrato, con Hillary.

I pochi divi repubblicani, proprio in quanto pochi, fanno più notizia.

Sappiamo già di Chuck Norris (Walker Texas Ranger) e del suo dichiararsi per il senatore Ted Cruz.

Abbiamo appreso di Arnold Schwarzenegger e del suo strano appoggio al governatore John Kasich.

Ora, mentre aspettiamo di conoscere la posizione di Robert Duvall e soprattutto di Clint Eastwood, due conservatori a tutto tondo e due veri ‘grandi’, ecco uscire allo scoperto un altro tra i premi Oscar GOP, John Voight (ai tempi, un numero uno e oggi noto purtroppo come ‘il padre di Angiolina Jolie’).

E dove si va a collocare?

Con Donald Trump, che nel suo endorsement definisce persona in grado di rispondere alle necessità attuali e future perché sincera e senza infingimenti, naturale, vera.

Uscendo dal seminato star system, ecco riapparire Carly Fiorina.

L’ex candidata – unica donna in corsa nel partito dell’elefante – ha partecipato a una manifestazione pro Ted Cruz, dichiarando di avere votato per lui nel suo Stato.

Ma tutte queste esternazioni, tutte queste simpatie, tutti questi abbracci, portano voti?

Spostano qualcosa?

O la gente li accetta distrattamente come cose in qualche modo dovute ma ininfluenti?

Solo folklore, alla fine?

Come altra volta ricordato, nel 1964, John Wayne, la cui fama e il cui prestigio erano enormi e al cui cospetto tutti i divi d’oggi, su questo piano e non solo, spariscono, sostenne a spada tratta Barry Goldwater.

Risultato?

Una delle peggiori sconfitte repubblicane di tutti i tempi.

Evviva!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-03-10 00:00:002016-03-10 00:00:00Endorsement più o meno significativi

Michigan: Hillary in crisi nera

Marzo 9, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Contro tutte le previsioni, smentendo ogni analisi, nel campo democratico, il senatore del Vermont Bernie Sanders ha vinto nel Michigan.

Di converso – e questa è la notiziona considerando i sondaggi e le mille opinioni a lei favorevoli nell’attesa espresse – Hillary Clinton ha perso.

Di poco, ma ha perso laddove non avrebbe mai pensato di perdere.

Una grossa crepa nella sua armatura.

Una spinta fortissima per il competitore.

Certo, tra poco fioriranno le analisi, si esamineranno non appena sarà possibile i flussi elettorali, si cercheranno le ragioni, ma quel che è certo e inconfutabile è, lo ripeto, che l’ex first lady ha perso contro ogni pronostico e aspettativa.

Guardando ai delegati, la sua posizione appare solida ma se, non conteggiando i superdelegati, si fa riferimento al voto popolare il suo vantaggio è minimo.

Chi se lo sarebbe immaginato solo un paio di mesi fa o anche più di recente?

Chi si sarebbe aspettato che, sempre con riferimento al volere espresso nelle urne, fosse più incerta la contesa democratica rispetto a quella repubblicana?

Si avvicinano Florida e Ohio: minacciosamente per lei?

Vedremo: come si cade così ci si può rialzare.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-03-09 00:00:002016-03-09 00:00:00Michigan: Hillary in crisi nera

Il voto dell’8 marzo in casa GOP

Marzo 9, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

E adesso guardiamo con maggiore attenzione ai repubblicani.

Donald Trump ha vinto in Mississippi col quarantotto per cento dei voti.

Buona la difesa di Ted Cruz, arrivato al trentasei.

John Kasich è terzo con il nove per cento.

Marco Rubio è disastroso – guardando alle attese e agli appoggi – al quarto gradino con un miserrimo cinque.

Nel Michigan – il più importante e significativo Stato nel quale si era chiamati alle urne – il magnate ha prevalso con il trentasette per cento.

Cruz e il redivivo Kasich se la sono giocata in volata per la seconda piazza tra il venticinque e il ventiquattro, mentre Rubio è caduto sotto il dieci.

Restano l’Idaho e le lontane Hawaii.

Al momento, nello Stato che ha per capitale Boise, prevale, e abbastanza nettamente, Ted Cruz.

Il nuovayorchese è comunque secondo, terzo Rubio qui non demolito.

Cruz, come si vede, tiene.

Il 15 si va in Florida e molte cose saranno infine chiare.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-03-09 00:00:002016-03-09 00:00:00Il voto dell’8 marzo in casa GOP
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