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Il brand Trump in grande spolvero

Maggio 20, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

All’inizio, allorquando Donald Trump scese in campo, pensai e scrissi che la sua fosse una operazione squisitamente commerciale.

Esiste, forse, un altro veicolo pubblicitario più forte e invasivo della campagna elettorale per la Casa Bianca?

“Farà un sacco di soldi”, mi dissi e vergai.

Come tutti – e, arriverei a dire, come lo stesso tycoon nuovaiorchese – non pensavo avesse la minima chance di prevalere.

Opinavo che si sarebbe ritirato abbastanza presto, una volta verificati i conti economici certamente positivi.

Oggi, mentre si profila non solo la sua nomination ma la vittoria, guardando ai bilanci delle infinite sue attività, si vede quanto bene la mossa gli abbia fatto: guadagni mostruosi per ogni dove.

Il ragazzo è in gamba, senza dubbio.

Da questo punto di vista.

Quanto a fare il presidente…

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“Sanders non molla”

Maggio 20, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

“Sanders non molla”, questo il sintetico titolo con il quale non pochi media, contemporaneamente, criticano il senatore del Vermont per la da loro supposta e inutile cocciutaggine e rivelano la loro preferenza per Hillary Clinton.

“Ma perché dovrebbe mollare?” è la replica.

Per quanto, difatti, l’ex segretario di Stato – in specie, ovviamente, contando sul ‘fattore donna’ – sia per tutti (o quasi) ‘il candidato ineluttabile’, buona parte dell’elettorato democratico che finora è andato alle urne ha detto, votando Sanders, di non volerla, così come larghissima parte di quanti – in particolare in Stati che hanno ‘chiuso’ il voto agli indipendenti – non hanno potuto invece, per regolamento, esprimersi.

E che dire, poi, del fatto che, ove alla signora si togliessero i voti dei superdelegati sarebbe in effetti parecchio lontana dalla maggioranza assoluta degli stessi?

Sanders conduce una battaglia persa (con ogni probabilità), ma porta avanti istanze e idee che il partito democratico trascura e ritiene che in tal modo operando potrà almeno ottenere che in sede di convention, nel mentre si compone la platform, tali istanze e idee trovino qualche rappresentazione.

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“I Bush e Romney sono irrilevanti!”

Maggio 19, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Chris Collins, rappresentante GOP di New York, tra i primi ad esprimere – si era in febbraio – il proprio endorsement per Donald Trump, nei trascorsi giorni, ha messo il dito nella piaga.

Parlando dei Bush – tutti e tre (i due ex presidenti e lo sconfitto Jeb) hanno dichiarato che non appoggeranno Trump e non parteciperanno alla convention di Cleveland – e di Mitt Romney, Collins ha detto che “sono irrilevanti”.

Ha poi aggiunto che il partito repubblicano deve compattarsi intorno al tycoon nuovaiorchese non tenendo nella minima considerazione quanti contro di lui, magari alla ricerca di un improbabilissimo terzo candidato, operano.

L’obiettivo, ha concluso, è battere Hillary Clinton l’8 novembre.

Ecco, in poche battute, il quadro.

Il GOP comincia a credere davvero in Trump.

Confida di prevalere.

Serra le fila per cercare altresì di mantenere la maggioranza nei due rami del congresso.

Confina nel retrobottega come vecchie cianfrusaglie gli oppositori interni.

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Hillary in verità non vince. Anzi!

Maggio 18, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Il Kentucky?

Per un pelo, tanto che un “too close to call” avrebbe rispettato meglio l’esito elettorale.

L’Oregon?

Perso.

Ok, la signora Clinton continua a condurre in casa democratica ma soprattutto per via dell’appoggio dei superdelegati e dell’establishment.

Quanto agli Stati, oltre venti si sono schierati con Sanders.

La convention dem le darà la nomination ma già si annunciano proteste e contestazioni.

Vedremo, ma occorre qui ricordare che l’ultima volta che una convention dell’asinello si svolse tra serie contestazioni, nel 1968 a Chicago, a novembre vinsero i repubblicani!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-18 00:00:002016-05-18 00:00:00Hillary in verità non vince. Anzi!

L’America e i musulmani. Angelina Jolie e l’asiento

Maggio 18, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Senti parlare Angelina Jolie, la quintessenza del politically correct e del liberal democratico USA, e pensi a suo padre.

A John Voight, repubblicano duro e puro, il quale non molte settimane fa ha detto che il suo candidato preferito che intende appoggiare è Donald Trump, lo stesso che ieri la figlioletta ha attaccato a proposito delle sue posizioni sull’Islàm e dell’idea avanzata di impedire l’accesso negli Stati Uniti ai seguaci di Maometto.

Certo, un notevole contrasto familiare.

“Per me”, ha dichiarato la Jolie, “l’America è costruita su persone provenienti da tutto il mondo che si uniscono per la libertà, in particolare per la libertà religiosa”.

Belle parole davvero.

Belle parole che non si fa fatica a pronunciare in un Paese nel quale i maomettani sono un numero bassissimo e non hanno nessuna influenza.

Belle parole, impronunciabili in mille altri territori di questo vasto mondo, territori nei quali proprio i musulmani negano a tutti la libertà religiosa.

Ma, forse, sarebbe opportuno cercare di capire come mai l’America – l’intero continente, anzi i due continenti, nord e sud – conti tra i propri abitanti un numero praticamente insignificante di maomettani.

Certo, non erano appartenenti all’Islàm i colonizzatori europei, né quelli dei Paesi del nord del vecchio continente né quelli iberici, e va bene.

Ma perché tra gli africani giunti con il commercio degli schiavi nessuno era maomettano?

Perché, conseguentemente, non si è formata una comunità islamica neppure nell’America Latina?

Semplicemente per il fatto che nel contratto (denominato ‘asiento’) di concessione da parte della Corte Madrilena della patente che consentiva ai negrieri di operare era chiaramente detto che gli schiavi potevano avere qualsiasi religione tranne quella predicata dal Profeta.

E ci sarà pur stata, all’epoca, una ragione per includere tale esplicito divieto nei contratti che autorizzavano il turpe commercio. 

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Trump: mai nessun GOP ha preso tanti voti nelle primarie!

Maggio 18, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ci dobbiamo fidare del presidente del partito repubblicano Reince Priebus quando dice che in tutta la storia, da quando il sistema è stato adottato, mai nessun candidato GOP ha conquistato nel corso delle primarie tanti voti popolari quanti oggi Donald Trump.

E la corsa non è finita: manca ancora ed anche la popolosa California!

Ecco, il tycoon riesce a spostare, o quasi, le masse.

Gente che non ci fosse lui se ne starebbe a casa.

L’abbiamo verificato.

Lo ripeto, se l’8 novembre prossimo l’affluenza alle urne aumenterà, sarà superiore alle precedenti occasioni, Hillary sarà davvero nelle grane.

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17 maggio, si vota

Maggio 17, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Sembra non importi a nessuno.

I giochi sono fatti e se oggi 17 maggio l’Oregon viene chiamato al voto da entrambi i partiti, se il Kentucky va alle urne in campo democratico, non interessa nulla o quasi ai media che praticamente non ne parlano.

Certo, Donald Trump, sia pure in uno dei rarissimi Stati che per il Grand Old Party non applicano il winner take all o il winner take most, dovrebbe fare man bassa dei ventotto delegati in palio nell’Oregon.

Certo, i sondaggi dicono che in quello stesso Stato, tra i dem, in una primaria chiusa, Hillary Clinton dovrebbe prevalere abbastanza bene sul vecchio Sanders.

Non altrettanto – ma in fondo che importa? – nel Kentucky laddove il senatore del Vermont pare più in palla.

Qualunque cosa accada, Oregon e Kentucky hanno scelto male la collocazione in calendario.

E questo li condanna all’indifferenza.

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“Non sono fatti vostri!”

Maggio 17, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Allora, Donald Trump non vuole rendere noti i propri redditi.

“Non sono fatti vostri”, ha sostanzialmente replicato a quanti gli hanno chiesto come realmente sta a quattrini.

Ed è vero, guardando alla legge.

Non è sostenibile, invece, quanto alla prassi.

Nessuna norma obbliga i candidati a White House a dichiarare pubblicamente le proprie sostanze e i propri guadagni.

E d’altra parte, praticamente tutti lo fanno.

Scavando nella storia, pare che il primo sia stato Richard Nixon nel lontano 1968.

Ma perché Trump dice no?

I maligni non parlano di chissà quali magagne o nascondimenti.

No, affermano che si comporta così per non far scoprire che in realtà sarebbe molto meno ricco di quanto millanta!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-17 00:00:002016-05-17 00:00:00“Non sono fatti vostri!”

Terzo uomo: Kasich dice no

Maggio 17, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Mitt Romney, dicono, si agita.

Non vuole Donald Trump che vede come il fumo negli occhi.

Cerca, dicono, un terzo uomo.

Non che l’idea sia il massimo per i destini del GOP in questo già difficile 2016.

Un terzo candidato – è praticamente sicuro – favorirebbe oltremisura l’odiata, aborrita (dal popolo repubblicano) Hillary Clinton.

Peraltro, se da oramai qualche mese si era parlato di questa ipotesi lo si era fatto mettendo in prima fila, tra i possibili se non probabili candidati, il governatore dell’Ohio John Kasich.

Il quale, ieri, ha però tagliato la testa al toro affermando ufficialmente di non poter accettare una eventuale candidatura contrastante il volere degli elettori GOP che si sono espressi nelle primarie.

“Sarebbe un po’ folle”, ha dichiarato.

“Non credo che sarebbe appropriato”, ha concluso.

Occorrerà, quindi, continuando una ricerca che l’elettorato ha già bocciato, guardare e cercare altrove.

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A chi interessano le proposte ‘socialiste’ di Bernie Sanders?

Maggio 17, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

C’è chi, giustamente, se lo chiede.

Come mai – stando alle ricerche post voto condotte oramai per ogni dove – come mai le proposte ‘socialiste’ del senatore del Vermont Bernie Sanders sembra non interessino agli strati più poveri e deboli della popolazione, alle minoranze etniche, agli emarginati, ed essere invece apprezzate dai giovani bianchi della middle class, oltre che, ovviamente da una parte dei soliti liberal e radical chic?

Una bella domanda, vero?

Beh, una risposta può concernere l’informazione e la comunicazione.

I media trascurano abbondantemente Sanders, schierati come sono con la rivale Hillary, seguita ovunque da giornalisti e telecamere, cosa mai accaduta al rivale.

Per di più, da buon outsider quale era, il senatore – poco conosciuto ed entrato in scena in ritardo, da dilettante circondato da volenterosi dilettanti – non ha mai avuto uno staff totalmente all’altezza e quanto a capacità di comunicazione ad ampio raggio non è riuscito a penetrare come necessario per ogni dove.

Quanto ai giovani bianchi, se c’è una fascia di cittadini e quindi di elettori che si va distaccando dal vecchio ‘sogno americano’ è proprio la loro.

I sondaggi rivelano che ben oltre il sessanta per cento di questi discendenti dei vecchi wasp (white, anglo-saxon, protestant) vedrebbe bene un socialista alla Casa Bianca, ammesso che sappiano cosa il vocabolo ‘socialismo’ vuol dire.

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