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Hillary conduce otto a zero nelle primarie ‘chiuse’

Maggio 17, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Allora, oggi, in Oregon, i democratici votano.

La scelta, si sa, è tra l’ex first lady Hillary Clinton e il senatore del Vermont Bernie Sanders.

Vincerà Hillary?

Direi di sì, dato che nello Stato in questione la primaria è ‘chiusa’, riservata cioè ai soli elettori democratici.

E nelle precedenti otto votazioni ugualmente riservate tenutesi in giro per il Paese la signora ha sempre vinto.

Come mai?

Semplice: i democratici registrati come tali sono maggiormente legati all’establishment del partito che (si guardi ai superdelegati per averne conferma) appoggia senza se e senza ma Hillary.

Quando e dove ha invece vinto Sanders?

Nelle primarie ‘aperte’, nella maggioranza dei casi, quando alle urne si sono presentati anche gli indipendenti.

Ora, è vero che con le primarie ‘chiuse’ si arriva più facilmente ad imporre un candidato, ma di certo non si da ascolto alle diverse, differenti idee ed istanze.

Può essere che alla fine, in termini di general election, questo non paghi.

Attenzione!

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Hillary, un candidato debole

Maggio 16, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Nel mentre Wall Street sembra guardare a Trump come a un possibile vincitore (una novità, per quanto non assoluta).

Nel mentre il medesimo Trump nomina Steven Mnuchin – un noto e affermato uomo d’affari di ottima ed inserita famiglia – suo nuovo ‘fundraiser’.

In questo mentre, il Washington Post si chiede se in effetti Hillary Rodham Clinton non sia un “candidato debole”.

(Qualcuno tra i repubblicani è arrivato a dire che la signora sia “il più debole candidato dem dai tempi di George McGovern”!)

Certo, il lungo, logorante confronto con un periferico e semisconosciuto politico, per di più sedicente ‘socialista’, quale è Bernie Sanders non le giova: non doveva, in effetti, da ‘candidato inevitabile’, secondo tutte le aspettative vincere ogni resistenza per ko?

Certo, è oramai documentato in tutto il Paese che il suo vero elettorato è costituito dalla minoranze etniche e che i giovani bianchi non la sopportano né supportano e questo è grave in vista della general election.

Certo, i sondaggi in prospettiva 8 novembre sono meno favorevoli, se non preoccupanti, in Stati che i democratici ritengono assolutamente loro come la Pennsylvania e addirittura il New York.

E va a tale proposito ricordato che la forza dei candidati alla Casa Bianca democratici sta in primo luogo nel fatto che gli Stati blu – quelli che usualmente votano per l’asinello – sommano un numero di delegati superiore rispetto ai più numerosi ma meno popolosi Stati rossi – quelli che votano abitualmente repubblicano.

E se questa forte base scricchiola come pare…

Ora, da qui a dire che l’ex first lady sia in crisi ne corre.

Ma Trump, tra accuse e difese, tra veri e presunti scandali, tra prese di posizione che i media ritengono negative e additano al pubblico ludibrio e che gli elettori – un certo tipo di elettori – invece apprezzano, è costantemente in breccia rubando alla rivale la scena.

E, non dimentichiamolo, come ha di recente ribadito Gian Antonio Stella in un intenso e documentato articolo sul Corriere, gli Stati Uniti restano un Paese fortemente maschilista!

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Ben Sasse: il terzo uomo è lui?

Maggio 16, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

John Kasich?

Difficilmente proponibile dato che ha indubbiamente fallito.

Scartato il governatore dell’Ohio, Romney e gli altri che si danno da fare nell’ambito del partito repubblicano per fermare comunque Donald Trump arrivando perfino a pensare che sia utile fondare un altro partito, guardandosi in giro, pare abbiano preso in considerazione il nome di Ben Sasse.

Giovane – è del 1972 – Benjamin Eric ‘Ben’ Sasse è del Nebraska, Stato che appena dal 3 gennaio 2015 rappresenta al senato.

Per inciso, nel novembre 2014 ha vinto contro il democratico David Domina con il sessantaquattro per cento abbondante dei voti.

Il Nostro vanta, per cominciare, un curriculum scolastico spaventoso: Harvard, Oxford, Yale, St Jojn’s College, lauree e dottorati a pioggia, riconoscimenti al massimo livello…

Prima di approdare alla camera alta federale è stato tra l’altro docente universitario e presidente di una importante istituto superiore privato.

Ha avuto anche esperienze all’interno delle istituzioni nazionali.

Quanto alla religione, è luterano.

Un uomo di successo che si è schierato apertamente contro Trump e per questo è appunto guardato con interesse dai settori più critici del tycoon all’interno del GOP..

Ma, pur avendo un pedigree di tal fatta, può davvero il conterraneo di Gerald Ford essere il terzo uomo in questo 2016?

Può, fra l’altro, accettare un ruolo che lo indicherebbe con ogni probabilità come un traditore la cui candidatura favorisce nei fatti la odiata democratica Hillary Clinton?

E già ora, al solo sentir ipotizzare una sua discesa in campo, un notevole numero di repubblicani di peso lo critica esprimendo nei suoi confronti, in particolare, accuse di protagonismo, di scarsa o nulla esperienza politica, perfino di infantilismo.

Così come è nata, ovviamente, l’ipotesi Sasse può tramontare.

Vedremo.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-16 00:00:002016-05-16 00:00:00Ben Sasse: il terzo uomo è lui?

Hillary/Donald, colpi sotto la cintura

Maggio 15, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Gli attacchi, per ora, non sono diretti (salvo la tirata di Trump a proposito del metodo con il quale Bill Clinton trattava le donne e l’accusa, non da poco, all’ex first lady di non avere reagito adeguatamente e di avere in fondo trattato altrettanto male le ‘poverette’, ammesso che tali si dovessero considerare).

No, un giornale, evidentemente filo Clinton tira fuori lo sterminato elenco di avances non richieste e non accettate, di frasi a dir poco scorrette, di atti maschilisti opera del tycoon e un altro, pro Trump, informa che sta per uscire un documentario di un’ora dedicato alle connessioni certamente discutibili dei Clinton (Bill e Hillary) con banche, finanziatori e Paesi arabi.

E’ solo l’inizio.

Come altra volta ho rilevato, alla fine. Dei due non rimarrà pietra su pietra!

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Vice Trump? L’ipotesi Jesse Ventura

Maggio 15, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

1987, il regista John McTiernan mette in cantiere la sua opera seconda: un film che si chiamerà ‘Predator’.

Una trama strana: un gruppo di uomini duri impegnati in una missione già di per sé difficile in un Paese latino americano, nella boscaglia più fitta, si trova addirittura a dover affrontare una creatura aliena.

Solo il capo ne uscirà vivo.

Buona pellicola, bel diretta, bene interpretata.

Nel cast, tra i ‘forzuti’ guidati da un Arnold Schwarzenegger in forma e capace di prendersi in giro, un tipo grande e grosso di nome Jesse Ventura.

E’ un wrestler molto noto, campione in una delle tante sigle di quello strano sport (ammesso che lo si possa così definire).

Passano gli anni e Ventura (è il suo nome da battaglia, in verità si chiama James George Janos) passa dal ring ai microfoni: commenta le gesta delle quali fino a poco tempo prima era protagonista.

Ma non trascura la politica.

E’ sindaco di Brooklyn Park, nel suo Minnesota.

Non trascura neppure il complottismo tanto che, dopo avere sostenuto tesi contrarie (non è una novità) alle conclusioni ufficiali riguardo all’assassinio di Kennedy, più tardi nutrirà forti e dichiarati dubbi sull’attentato delle Twin Towers e in genere sull’11 settembre 2001.

Ricorderete che nel 1998 il miliardario texano Ross Perot – già in corsa come indipendente quattro anni prima – si ripropose per la Casa Bianca questa volta alla testa di un nuovo movimento politico battezzato Reform Party.

Ebbene, avendo aderito da subito al neonato partito, è sotto le sue bandiere che in quello stesso anno Jesse Ventura si candida a governatore del Minnesota e vince.

Un mandato e via.

Non male la sua amministrazione, dopo tutto.

A parte le difficoltà incontrate all’interno del movimento riformista per definizione (esce ed entra un paio di volte), continua ad interessarsi di politica nel suo Stato.

Ecco, in sintesi, chi è e cosa ha fatto il Nostro, uno dei ventidue possibili vice di Donald Trump secondo il Miami Herald.

Un compagno eventuale alquanto particolare ma non del tutto improponibile in una America che guarda all’apparenza assai più che alla sostanza.

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Una professionista o un neofita?

Maggio 14, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

In fondo – per quanto in proposito si possa articolare all’infinito – Hillary Rodham Clinton e Donald Trump propongono agli elettori non solo, come in qualche modo ovvio vista la loro appartenenza politica (benché Trump sia stato partiticamente assai ondivago), una differenza di fondo ideologica.

Non solo, una differenza caratteriale evidente.

Soprattutto – e la considerazione può essere decisiva – un confronto praticamente inedito in questi tanto evidenti termini, tra un professionista della politica e un neofita se non un dilettante.

E, considerati i tempi e il sempre maggiore disagio nei confronti della politica tout court, il crescere in modo esponenziale degli anti sistema, di quanti vogliono metaforicamente (solo?) radere al suolo i centri del potere, è proprio l’essere un neofita, un dilettante, un brutale oppositore dell’establishment (o l’apparire tale) che mette il magnate nuovaiorchese in prima linea.

Se l’8 novembre prevarranno gli anti sistema, se andranno a votare almeno in parte gli elettori che abitualmente disertano le urne perché convinti che esprimersi in un modo piuttosto che nell’altro non cambi niente, il candidato GOP vincerà.

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Bobby Jindal con Trump a denti stretti

Maggio 14, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Bobby Jindal?

Per quanto l’ex governatore della Louisiana – dopo il suo ritiro dalla corsa GOP verso la nomination e considerato il suo allora scarsissimo seguito popolare – sia fuori dai giochi, il suo recente endorsement nei confronti di Donald Trump va raccontato in particolare per le ragioni addotte.

“Ho sempre avversato Trump”, ha detto in buona sostanza Jindal, “Lo trovo pessimo da molti punti di vista.

Non condivido molte delle sue idee né il modo nel quale le esprime.

Ma gli elettori ‘conservatori’ lo hanno scelto e occorre tenere conto del loro volere.

Non solo, sappiamo bene che una presidenza di Hillary Clinton sarebbe avversa al nostro sentire.

A denti stretti, sono, devo essere, con lui”.

Chapeau!

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Trump e Israele

Maggio 13, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Una vera inversione di rotta.

L’amministrazione Obama è stata senza dubbio la meno favorevole di sempre nei riguardi di Israele.

Posizioni ideologiche, certamente, ma anche una notevole antipatia personale tra il presidente e il primo ministro Netanyahu.

Appare, pertanto, davvero una notevole inversione di rotta l’apertura senza se e senza ma dichiarata pubblicamente da Donald Trump nei confronti del Paese ebraico che, ha detto, intende visitare.

Certo, il peso non indifferente in particolare dal punto di vista economico della comunità degli ebrei americani conta senz’altro, ma già in altre precedenti occasioni, prima ancora di scendere nell’agone politico, il tycoon nuovaiorchese aveva dimostrato una notevole vicinanza a Netanyahu di cui apprezza l’azione politica.

Non, quindi, solo una operazione elettorale questa.

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George Clooney esorcizza una presidenza Trump

Maggio 13, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

“Non ci sarà un presidente Trump.

La paura non guiderà il nostro paese.

Non abbiamo paura dei musulmani, dei migranti o delle donne.

Non abbiamo paura di niente.

Il modo in cui ci informiamo è disastroso.

Trump è in molti sensi la conseguenza dei nostri programmi d’informazione, nei quali non si fanno le domande più toste.

Gli ascolti aumentano solo perché si mostra un podio vuoto e si mette in sovrimpressione la scritta ‘Donald Trump sta per tenere un discorso’ ”.

Così, George Clooney, al Festival di Cannes, presentando il suo ultimo film.

Ricordo che il divo hollywoodiano, a parte Obama, ha sempre tifato per i perdenti.

Era per Al Gore nel 2000 e per John Kerry quattro anni dopo in America.

Era a suo tempo per Walter Veltroni in Italia.

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Trump/GOP, non uno ma tre incontri

Maggio 13, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Cominciano a guardarsi negli occhi.

Insomma, va bene tutto, ma questo benedetto partito deve in qualche modo ricompattarsi dietro Donald Trump.

(Non pochi la pensano differentemente e vedremo presto se questo diverso sentire avrà conseguenze serie).

E’ in questa direzione, verso una distensione degli animi che si sono mossi ora in molti.

E così ‘il probabile nominato’ ha incontrato dapprima lo speaker Paul Ryan e il presidente del partito Reince Priebus.

Poi, lo stesso Ryan e la leadership dei rappresentanti repubblicani.

Infine, i notabili GOP del senato.

Comunicati ufficiali equilibrati alla fine.

Poche forzature.

Dichiarazioni positive.

Le prime mosse, sperano i ‘pontieri’.

Vedremo.

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