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Sanders contro i superdelegati

Maggio 9, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

E alla fine Bernie Sanders si lamentò.

E’ vero, lo sapeva, ne era informato fin dall’inizio: il partito democratico – quello alla cui nomination aspirava (e aspira) – ha uno strano modo di considerare primarie e caucus. 

Certo, dice l’asinello, e’ attraverso queste chiamate al voto popolare che si scelgono i delegati alla convention ma per evitare che in cotal modo possa vincere un outsider aggiungiamo ben settecentododici superdelegati opportunamente orientati e buona notte.

Ora, in prossimità degli ultimi confronti, dopo aver battuto Hillary addirittura in venti Stati, come detto all’inizio, Sanders si lamenta.

Sarebbe staccato di poco e ancora in grado di strappare la nomina all’ex first lady se i superdelegati non ci fossero.

E chiede, senza nessuna possibilità di essere preso sul serio, di rivedere il regolamento.

Che illuso!

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Trump o Clinton? Nessuno dei due!

Maggio 9, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Il padre e il fratello hanno dichiarato che non saranno presenti alla convention di Cleveland e che non faranno campagna a favore di Donald Trump.

Jeb – è dei Bush che si parla – invece ha maggiormente articolato la propria posizione asserendo che tutti e due i candidati, Hillary Clinton compresa quindi, non sono adatti a ricoprire l’alta carica istituzionale.

Differenti le motivazioni, identica la negativa conclusione.

Certo, non è che le proposte in campo siano eccitanti.

Un maverick inesperto e senza un vero programma, aggressivo oltre modo, non educato, un antisistema, Donald Trump.

Una politica di lungo e a dir poco travagliato corso, più volte fallita, che si impone per l’appoggio del partito assai più che per quello popolare, poco gradita ai giovani, Hillary Clinton.

Evviva.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-09 00:00:002016-05-09 00:00:00Trump o Clinton? Nessuno dei due!

Maggio, non pausa ma quasi

Maggio 9, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Un mese di maggio – quanto a primarie in calendario – decisamente scarso.

Tra i democratici, digerito l’Indiana (e Guam), Clinton e Sanders si ritrovano il 10 in West Virginia e il 17 in Kentucky e Oregon.

Nulla di straordinario, quanto al numero di delegati in palio.

E, dovesse anche prevalere Sanders, nessuno (???) sconvolgimento in vista.

Nel campo repubblicano, Donald Trump, senza rivali, dovrebbe mietere il 10 nel West Virginia e nel Nebraska (nello Stato con capitale Lincoln il sistema di attribuzione dei voti elettorali è il winner take all), il successivo 17 in Oregon e infine il 24 nel Washington (winner take most).

Gli occhi – per quanto i giochi siano già fatti – sono rivolti alla grande California, chiamata alle urne il prossimo 7 giugno.

La pausa arriva al momento giusto.

Dovrebbe servire a calmare gli animi.

Tra i repubblicani, già al dunque con un Trump trionfante e dividente, per quanto difficile sia.

Tra i democratici, laddove, peraltro, nuove affermazioni di Sanders creerebbero ulteriori rimostranze (guardando ai superdelegati tutti o quasi clintoniani) e introdurrebbero altri dubbi sulla reale consistenza di Hillary.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-09 00:00:002016-05-09 00:00:00Maggio, non pausa ma quasi

Come il presidente Bush reagì agli attacchi dell’11 settembre

Maggio 8, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ci si interroga, molto preoccupati.

Se Donald Trump arrivasse alla Casa Bianca cosa succederebbe?

Due in merito, in specie e fondamentalmente, le cose da dire.

In prima battuta, sarà bene ricordare che il presidente degli Stati Uniti d’America è certamente l’uomo di maggior potere al mondo ma che, comunque, secondo quanto affermò Gerald Ford, “l’unica cosa che può decidere da solo è quando andare al gabinetto” tanti e tali sono i bilanciamenti previsti dalle leggi a proposito proprio dell’esercizio del predetto potere.

In seconda battuta – e il titolo di questo breve intervento vorrebbe illuminare al riguardo – che gli accadimenti successivi alla entrata in carica del capo dello Stato possono incidere, incidono, profondamente indirizzandone l’azione in modo del tutto imprevedibile.

Anno elettorale 2000.

In corsa – guardando alla politica estera – il sostanzialmente neoisolazionista George Walker Bush per i repubblicani e il vice di Bill Clinton Al Gore, un interventista, per i democratici.

Il primo, alla fine di una serie di travagliati eventi che è inutile in questa sede riepilogare, prevale.

Gli USA, stando alle promesse dal secondo Bush fatte in sede di campagna, devono concentrarsi sui problemi interni, sul rapporto con l’emergente Asia, sui vicini Messico e Canada, cercando di porre un qualche distacco rispetto ai sia pure pressanti problemi del restante mondo.

Una politica neoisolazionista, semplicemente.

G.W. si insedia il 20 gennaio 2011 e meno di otto mesi dopo, l’11 settembre, l’America viene attaccata e gravemente ferita.

Sappiamo quanto in seguito e per conseguenza non solo la politica USA ma l’intero mondo siano radicalmente mutati.

Ebbene, tornando alla iniziale domanda, e tenendo ancora conto del fatto che molte affermazioni ‘sparate’ nel corso di una campagna elettorale hanno il preciso intento di catturare consensi e voti ma non saranno dipoi veramente alla base del concreto operare dell’eletto, nessuno oggi può seriamente affermare che un presidente Trump agirà in un modo o nell’altro.

Il ruolo, gli indicati bilanciamenti, gli imprevedibili accadimenti influiranno in modo decisivo in uno o più versi al momento non determinabili.

Neppure con una palla di vetro!

(Aggiungo che ottimi candidati, una volta eletti, si sono dimostrati pessimi presidenti e che, di contro, omuncoli di pochissimo peso sono stati capi dello Stato di assai alto profilo).

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I ‘pontieri’

Maggio 7, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Sull’orlo del baratro?

Non pochi tra gli osservatori ritengono che la situazione in casa repubblicana sia praticamente irrimediabile.

Donald Trump certamente prescelto.

Due ex presidenti, i Bush, che non interverranno alla convention che lo incoronerà e non intendono fare campagna per lui.

Due ex candidati, John McCain e Mitt Romney, che si comporteranno allo stesso modo.

Lo speaker della Camera Paul Ryan che dichiara di non poterlo appoggiare…

E via dicendo.

E l’ipotesi concreta, non solo di perdere la corsa verso la Casa Bianca ma anche la maggioranza al senato la qual cosa comporterebbe conseguenze assai dolorose, per esempio in vista della scelta del giudice della Corte Suprema che dovrà sostituire Antonin Scalia.

Si può ben comprendere come, in siffatti frangenti, qualcuno, anche spaventato all’idea che si possa costituire un terzo partito o che uno del maggiorenti esca per proporsi da indipendente, operi per ricucire.

Il governatore del New Jersey Chris Christie, l’ex sindaco della Grande Mela Rudolph Giuliani, il presidente del partito Reince Priebus, l’ex speaker Newt Gingrich, questi i primi ‘pontieri’ al lavoro.

Riusciranno nella loro intrapresa?

Certo, la botta – per quanto si andasse annunciando e si stesse concretizzando mano mano da tempo – è recente e le ferite devono essere ancora leccate.

Certo, può essere che qualcuno torni a proporre la vecchia idea del ‘buttiamo tutto all’aria e vediamo cosa succede’ guardando non tanto al prossimo novembre quanto agli anni GOP a venire.

Nessuna certezza oggi.

Occorre aspettare. 

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Trump e i timori repubblicani

Maggio 7, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Molti i perché.

Molte le ragioni della esistente e montante opposizione interna al partito repubblicano.

Donald Trump è un maverick, un ‘senza padrone’, uno che dei sacri principi GOP se ne impipa, uno che sa cavalcare lo scontento e attira gli anti sistema, uno che – ritengono i Bush, ritengono McCain e Romney, ritiene Paul Ryan – i veri repubblicani non andranno a votare.

Ma quale il timore più grande di questi signori e dell’establishment?

Quello di perdere con la Casa Bianca anche la maggioranza al senato.

E non è forse il senato che nella prossima legislatura dovrà occuparsi di ratificare o meno la nomina da parte del futuro presidente del giudice della Corte Suprema che andrà a sostituire il defunto Antonin Scalia?

Perdere quindi il controllo dell’alto consesso potrebbe voler dire avere nei prossimi anni una Corte Suprema a maggioranza liberal in tutto e per tutto avversa alle posizioni etiche e sociali del partito.

Un vero e sentito problema.

Un possibile – dal punto di vista GOP – un possibile dramma!

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Perché Sanders resta in corsa

Maggio 7, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

“Le idee per cui stiamo combattendo sono le idee per il futuro dell’America e il futuro del partito democratico”.

Così, dopo l’Indiana, il senatore del Vermont Bernie Sanders.

Sa benissimo, il buon Bernie, che per quanto vinca e rivinca, per quanti Stati conquisti, non gli riuscirà di strappare le nomination democratica a una Hillary Clinton fra l’altro ‘protetta’ da un vero schieramento di superdelegati a dir poco amici.

Ma, come si conviene, non cede e non può cedere visto che – le sue parole lo esplicitano bene – si batte per un’idea e per il futuro.

La ‘sua’ idea, il futuro che ‘lui’ auspica, certamente.

Ma, pur non essendo d’accordo, pur non condividendo idee e ideali, pur non augurandosi lo stesso futuro non è forse giusto inchinarsi di fronte a tanta tenacia, di fronte a una persona che si batte senza interessi personali ben sapendo di perdere?

Non è forse giusto incitarlo a continuare fino in fondo?

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Contro Trump, meglio non usare la questione razziale

Maggio 7, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Nuove e vecchie (addirittura, si tirano fuori le antipatie razziali di John Wayne!) storie.

Certo, Donald Trump non è da questo punto di vista – e da altri – un fiorellino.

Certo, sa sfruttare i contrasti etnici mai del tutto cancellati e quelli nuovi derivanti dall’arrivo e dall’affermarsi, quanto meno dal punto di vista numerico, degli ispanici, da molti wasp vissuti come corpi estranei all’America che fu e vorrebbero continuasse ad essere.

Certo, in molte occasioni, in precedenza, prima che si buttasse nell’agone politico, ha dimostrato che i non bianchi – diciamo così – a dir poco non gli vanno a genio.

Certo, si sono dati casi – per ora, non molti – di suoi seguaci pronti a menare le mani o peggio.

Ma, proprio per questo, a mio modo di vedere, attaccarlo sul piano delle convinzioni in campo razziale sarebbe, è, controproducente.

Direi di più: pericoloso.

Non che si debba far finta di niente, no.

Occorre, occorrerà un savoir faire e una finezza politica dei quali, al momento, nel campo a Trump avverso dei democratici non si nota la presenza.

A chi gioverebbe il muro contro muro?

Chi si avvantaggerebbe se Hillary Clinton, come va già facendo, suscitasse una contrapposizione specifica e accentuata su questo tema?

Donald Trump può già contare non tanto sugli elettori repubblicani – parecchi dei quali, come i loro vecchi leader, dai Bush a McCain a Romney, non lo sopportano – quanto sui milioni di antisistema, su un numero grande e in aumento di persone scontente dell’andamento dell’economia, dell’incapacità dei politici di professione, delle difficoltà di ordine sociale, sugli indipendenti ‘incazzati’…

Ove gli riuscisse, con l’aiuto (l’aiuto!) di un campo democratico che gli montasse contro, senza se e senza ma, i neri e gli ispanici, a chiamare a sé, a difesa del vecchio mondo e del vecchio modo, larga parte del voto bianco, con ogni probabilità l’8 novembre vincerebbe. 

Una situazione nella quale ci si è venuti a trovare in conseguenza della sconfitta nel 2012 di Mitt Romney.

Il mormone era a quel momento l’argine moderato del GOP.

Un argine che, per la diserzione elettorale delle frange estreme del partito, non tenne.

Ed eccoci qua.

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Oltre dieci milioni di voti per Trump

Maggio 6, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Certo, i record sono fatti per essere battuti.

E Donald Trump, avendo raccolto finora la bellezza di dieci milioni e passa di voti nel corso delle primarie e dei caucus GOP si sta avvicinando al primato repubblicano in materia che appartiene a George Walker Bush, il quale, nel 2000, arrivò a dieci milioni e ottocentomila suffragi.

Visto che gli Stati che non si sono ancora espressi sono assai popolati (si pensi solo alla California) e che oramai corre senza avversari, si può tranquillamente affermare fin d’ora che il riccone nuovayorchese passerà in testa in questa particolare graduatoria.

Fatto è che a favore Donald si sono espresse anche persone che normalmente non si recano ai seggi, che non votano mai insomma.

Se gli riuscirà altrettanto il prossimo 8 novembre le sue chance di battere Hillary aumenteranno.

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La California ha perso la scommessa

Maggio 6, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Una scommessa persa.

Ecco come è andata: la California ha fissato la sua primaria al 7 giugno e ha fatto male i calcoli.

Certo, se la lotta per le nomination si fosse protratta fino allo spasimo, lo Stato con capitale Sacramento avrebbe deciso la contesa.

Ma tra i repubblicani i giochi sono praticamente già fatti e tra i democratici, per quanto Sanders possa darsi da fare e magari vincere ancora qua e là, il determinante appoggio dei superdelegati rende Hillary Clinton imbattibile.

E’ vero, i californiani sono abituati ad entrare in gioco verso la fine in questi frangenti ma stavolta non gli è andata bene e la loro primaria si fa per onor di firma.

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