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Nelle primarie non si vota per vincere a novembre!

Maggio 3, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Gli exit polls del trascorso 19 aprile condotti nello Stato della Grande Mela in occasione delle primarie hanno rilevato che solo l’otto per cento degli elettori repubblicani hanno votato guardando alla general election dell’8 novembre e conseguentemente scegliendo il candidato, a loro modo di vedere, in grado di arrivare sul serio a White House.

Gli altri, in un numero enormemente superiore, non ci hanno nemmeno pensato, esprimendosi in larga maggioranza per Trump, in sostanza considerandolo l’antisistema, intendendo ‘punire’ Cruz e Kasich e non avendo assolutamente in mente la sfida finale.

E’ questa in verita’ una delle principali pecche del meccanismo in uso.

Si vota per l’oggi e non per il domani.

Si vota ‘contro’ (Cruz aveva parlato male dell’etica dei citttadini nuovayorchesi? Peggio per lui!).

E non e’ forse vero che tutti i sondaggi nazionali dicono che l’unico GOP in grado di battere con ampio margine la Clinton e’ Kasich mentre nessuno tra gli elettori dell’elefantino andati alle urne se lo fila?

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-03 00:00:002016-05-03 00:00:00Nelle primarie non si vota per vincere a novembre!

Ted Cruz e Lucifero

Maggio 3, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ora, che il senatore del Texas Ted Cruz sia antipatico a molti lo si sapeva. 

Che non pochi non possano soffrirlo, anche.

Ma certamente non ci si poteva aspettare che un personaggio del calibro di John Boenher, ex speaker della camera USA, dopo averci avuto a che fare per anni, lo definisse “Lucifero in carne ed ossa”.

La dichiarazione di Boenher ha provocato l’immediata replica nientemeno che del portavoce della Chiesa di Satana degli Stati Uniti – ha sede a San Francisco – che ha dichiarato che i satanisti non intendono avere nulla a che fare col predetto Cruz il quale “non avrà mai i loro voti!”

Evviva.

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Star Trek e il ‘destino manifesto’

Maggio 3, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Devo allo studioso Roy Menarini la riflessione che segue. 

Intervistato da Il Fatto Quotidiano a proposito della saga ‘Star Trek’ il cui primo episodio vide la luce nel settembre 1966, cinquant’anni orsono, Menarini – coordinatore delle celebrazioni relative in atto a Bologna – afferma:

“… se ‘Star Wars’ si modella sulla guerra e sulla mitologia classica, ‘Star Trek’ fa sua l’idea del viaggio, dell’esplorazione, senza un vero nemico da battere ne un eroe alla Propp”.

Per in cotal modo proseguire :

“… l’America multietnica che fa del girare, mostrare e incontrare un destino manifesto…”

Ebbene, trovo intelligente e in qualche modo ‘nuova’ questa visione indubbiamente liberal del ‘destino manifesto’ americano.

Non, quindi, secondo gli antichi insegnamenti di John O’Sullivan, le conseguenti idee sulla ‘frontiera’ di Frederick Jakson Turner e l’influsso kiplinghiano de ‘Il fardello dell’uomo bianco’, non quindi – dicevo – la spinta spesso causa di soluzioni a dir poco infelici alla esportazione comunque della democrazia (anche nei Paesi del tutto ad essa refrattari).

No.

‘Star Trek’ mostra e fa incontrare un’America quale rappresentata nel’oramai al tramonto ‘American Dream’.

Valeva indubbiamente il messaggio cinquanta anni fa.

Vale, viene da chiedersi, oggi?

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-03 00:00:002016-05-03 00:00:00Star Trek e il ‘destino manifesto’

Susan Sarandon e la ‘traversata del deserto’ (il perché di una possibile astensione)

Maggio 2, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Susan Sarandon, ottima attrice premio Oscar, politicamente democratica su posizioni, per intenderci, decisamente progressiste.

Nella campagna in corso, si è dichiarata e spesa per Bernie Sanders.

Un endorsement, come si dice, gradito dal senatore del Vermont.

Poi, però, ha pubblicamente affermato che nel caso la nomination dem andasse a Hillary Clinton l’8 novembre non voterebbe per lei.

Perché?

Semplice, perché, se Bernie non passa, una presidenza Trump sarebbe quanto di meglio per “generare una violenta reazione progressista di base”.

Ebbene, per quanto tale posizione possa essere ritenuta estrema – e lo sia – non è assolutamente nuova nella lunga storia delle presidenziali americane.

Infiniti, difatti, i casi nei quali non singoli personaggi ma interi movimenti, gruppi sociali o religiosi hanno disertato le urne (non votato dall’altra parte, ci mancherebbe) per impedire a un candidato da loro non ritenuto ortodosso di vincere.

Si parla in questi casi della scelta di affrontare ‘la traversata del deserto’, quattro anni di governo ‘ostile’ di un avversario contro il cui necessariamente inaccettabile operato reagire scegliendo dipoi la persona ‘giusta’.

E questo vale a destra come a sinistra.

Discutibile tale comportamento sul piano politico e pertanto condannato dagli establishment partitici.

Accettabilissimo o almeno comprensibile sul piano ideologico e quindi apprezzato dalle frange elettorali ‘dure e pure’.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-02 00:00:002016-05-02 00:00:00Susan Sarandon e la ‘traversata del deserto’ (il perché di una possibile astensione)

Ma chi diavolo sono questi ‘superdelegati’?

Maggio 2, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

I superdelegati – questa antipatica genia di ben settecentododici signori scelti dall’establishment democratico non tenendo in minima considerazione il volere popolare (e viene da chiedere, potendo costoro essere determinanti, perché mai svolgere primarie e caucus per poi magari buttarne a mare i risultati) – hanno una caratteristica che li distingue dai semplici delegati: non sono vincolati ad un candidato preciso, neppure nella prima votazione in sede di convention.

Ecco, pertanto, che i sostenitori di Bernie Sanders – il quale, stando alle dichiarazioni finora rilasciate dai predetti (non tutti, molti si sono pronunciati) può contare su pochissimi tra loro mentre ben oltre cinquecento si sono già collocati tra gli ‘amici’ dell’ex first lady – stanno cercando in primo luogo di capire chi siano (per il vero, i nomi si conoscono essendo quelli dei maggiorenti dem) e, in seconda battuta, di far cambiare loro idea.

Mission impossibile, certamente la seconda.

Mission che, come tutte le battaglie perse in partenza, va combattuta.

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Trump contestato e sicuro di vincere

Maggio 2, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Costretto ad entrare nell’edificio dove era programmato un suo intervento dalla porta posteriore, scortato dalla polizia oltre che dalle proprie guardie del corpo.

Contestato duramente.

E ciò malgrado, battagliero e intenzionato a non cedere di un millimetro.

Ecco il Donald Trump di questi giorni, il front runner GOP che si dice certo di arrivare alla nomination e sicuro di poter battere Hillary Clinton l’8 novembre dato che ritiene di avere grandi chance di strappare ai democratici Stati quali il New York e la Pennsylvania abitualmente dem.

E quanto ai quattrini – tema di non poco conto e alla ribalta in conseguenza della dichiarazione a lui contraria di uno dei fratelli Koch, abituali finanziatori del partito – “Ho i miei e non mi servono i loro”, dichiara.

Sarà un maverick, un antisistema il magnate nuovayorchese ma se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.

Non ci fosse, che noia!

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Quel fascista di Ward Bond

Maggio 1, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Polemiche a non finire in America.

Un congressista repubblicano della California propone di dedicare ufficialmente a John Wayne il 26 maggio, giorno della sua dipartita.

Tuoni e fulmini da parte democratica – sostengo che gli aderenti all’asinello e quelli all’elefantino siano antropologicamente diversi.

“Mai e poi mai”, si grida, “Era un razzista!”.

Una vecchia questione che ogni tanto torna a galla.

Ok, Wayne era per la supremazia della razza bianca.

Ok, in non pochi film western – anche se, evidentemente, non si deve confondere il personaggio con l’attore – ce l’aveva con i pellerossa.

Ma erano, i suoi, tempi assolutamente diversi.

Tempi nei quali – non è possibile dimenticarlo o volutamente tacerlo – il segregazionismo nei confronti dei neri del Sud era opera massimamente dei democratici, e basti qui ricordare i governatori appunto dell’asinello Orval Faubus e George Wallace.

In una vecchia intervista, il grande John Ford che ben conosceva il ‘Duca’ – lo aveva scoperto e dipoi diretto infinite volte – in proposito, ebbe a dire che Wayne, da questo punto di vista, era in qualche modo succube delle idee di Ward Bond che definì “Un vero fascista!”

Ricordate il reverendo capitano Clayton in ‘Sentieri selvaggi’?

Padre Peter Lonergan in ‘Un uomo tranquillo’?

Ebbene, proprio quel desso.

Quell’ottimo caratterista.

Un’esagerazione quella fordiana.

Per il vero il buon Edward (Ward era un diminutivo) era un fiero conservatore e un anticomunista convinto, tanto che nel 1940 aderì alla ‘Motion Picture Alliance for the Preservation of American Ideals’ nel cui programma, al primo punto, figurava l’opposizione ai ‘comunisti’ nel mondo cinematografico.

Come sempre – vale per John Wayne e per Ward Bond – non contestualizzare per pura ignoranza o per ragioni politiche porta a conclusioni discutibilissime quando non semplicemente sbagliate.

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Indiana al voto

Aprile 30, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Il prossimo 3 maggio si vota nello Stato dell’Indiana.

Una primaria col sistema proporzionale in casa democratica.

Una primaria con l’applicazione del winner take all in casa Grand Old Party.

Ottantatre i delegati da eleggere nel partito dell’asinello.

Cinquantasette quelli in palio nell’elefantino.

Guardando ai sondaggi – quelli più importanti (per quanto il giudizio in merito risulti problematico) – la corsa verso la nomination di Hillary Clinton non dovrebbe subire scossoni.

Il contrario, forse.

Real Clear Politics – l’istituto che raccoglie un numero notevole di risultati quanto alle intenzioni di voto e ne ricava la media generale – afferma che l’ex segretario di Stato prevarrà con un sei e sei per cento in più di suffragi sul rivale del Vermont Bernie Sanders.

Per il vero, un paio o tre di istituti (CBS, FOX e WTHR) riportano dati sì favorevoli alla signora ma, quanto al margine, non tali da metterla del tutto al sicuro.

Dato però che, come detto, l’attribuzione dei delegati è su base proporzionale, anche dovesse perdere di poco nulla sostanzialmente cambierebbe.

Tra i repubblicani, Real Clear Politics conclude dicendo che Donald Trump dovrebbe prevalere.

La media delle rilevazioni prese in considerazione dà al tycoon nuovayorchese un vantaggio del due punto tre per cento.

Non un granché, sembrerebbe.

E comunque entro il margine di errore (la forbice).

Peraltro, la indicata media sarebbe assolutamente più favorevole per Donald se, in totale controtendenza rispetto a tutti gli altri, non si trovasse l’istituto IPFW/Downs Center che arriva addirittura a prevedere la stravittoria di Ted Cruz che prevarrebbe con il quarantacinque per cento dei voti contro il ventinove del magnate (e il tredici di John Kasich, comunque, per quanto in ogni caso indicato come terzo, sempre in corsa).

Ora, lo sappiamo bene, il senatore del Texas non ha più la possibilità – la matematica lo boccia – di raggranellare i milleduecentotrentasette delegati che assegnano la nomination.

Ma, come il governatore dell’Ohio, corre per impedire a Trump di tagliare quel traguardo prima della convention.

Avesse ragione IPFW/Downs Center (anche non in modo tanto clamoroso visto che col winner take all basta comunque prevalere in termini di voto popolare, fosse anche di un solo suffragio), costringerebbe il front runner ad una invero brusca frenata.

Ecco, quindi, che l’Indiana acquista in casa repubblicana una importanza di tutto rilievo.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-04-30 00:00:002016-04-30 00:00:00Indiana al voto

‘Daje al miliardario’

Aprile 30, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Un ben preciso segno dei modi, dei luoghi e dei tempi.

Parlo del fatto che trattando di Donald Trump i media tutti in Europa, spesso se non sempre, scrivano “il miliardario candidato alla presidenza”.

Dei modi, perché usando tale espressione nel contesto lo si fa in senso spregiativo.

Dei luoghi, perché questo comportamento è proprio in particolare dei Paesi europei, Italia compresa.

Dei tempi, quanto agli Stati Uniti dove fino a pochi anni fa definire ‘miliardario’ qualcuno era per lodarne le capacità mentre ora è, per molti anche se non per tutti, espressione negativa.

Credo che su questo tema – ovviamente guardando a quali riflessi tale cambiamento possa avere sul voto USA – sia necessario riflettere.

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Il ritorno di Jeb Bush

Aprile 30, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Certo, ha dovuto leccarsi le ferite.

Le molte ferite.

Partito tra i favoriti, teoricamente il solo tra i GOP non di origini latine in grado di rivolgersi agli ispanici e di ottenere il loro suffragio, capace di raccogliere finanziamenti a gogo, l’ex governatore della Florida Jeb Bush, dopo l’amaro ritiro, ha lungamente taciuto.

Poi, d’improvviso e meravigliando tutti gli osservatori, si e’ dichiarato a favore di Ted Cruz.

Infine, eccolo apprezzare grandemente la scelta da parte del senatore del Texas del proprio running mate Carly Fiorina.

E’ pronto, ha dichiarato, ad appoggiare oggi il buon Cruz per impedire a Trump di arrivare alla nomination.

E’ del tutto intenzionato, dopo, in vista dell’8 novembre, a lottare per sconfiggere Hillary, la Clinton di turno!

Visto il carattere e la mancanza di vero carisma del Nostro – non in grado di emergere nei dibattiti tv per quanto non pessimo nel tessere la tela – un ritorno in pista non certamente decisivo.

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