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I conti a fine aprile: il punto

Aprile 29, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Il prossimo 3 maggio, con le primarie dell’Indiana che molti pensano possano essere decisive in casa repubblicana, si riparte.

Ma, ad oggi, quale la situazione nei due schieramenti?

Cominciamo col ricordare i numeri relativi alla nomination.

Per i democratici, occorre raggiungere la cifra complessiva di duemilatrecentoottantatre (2383) delegati.

Per i repubblicani, il numero fatidico è milleduecentotrentasette (1237).

Nel caso in cui nessun pretendente alla investitura raggiungesse il prescritto traguardo prima delle convention (pertanto a quel punto definibili ‘brokered’ o semplicemente ‘open’) la parola passerebbe ai due alti consessi.

Ora, secondo i calcoli più attendibili e non tenendo conto dei delegati eletti ma liberi da vincoli (per esempio, i cinquantaquattro non decisi a livello statale in Pennsylvania) le due graduatorie dicono

 

Democratici:

quanto ai delegati conquistati sul campo

Hillary Clinton  1663 (milleseicentosessantatre)

Bernie Sanders   1367 (milletrecentosessantasette);

quanto ai superdelegati designati dal partito

Hillary Clinton 520 (cinquecentoventi)

Bernie Sanders 39 (trentanove);

in totale pertanto

Hillary Clinton  2183 (duemilacentoottantatre)

Bernie Sanders  1406 (millequattrocentosei)

 

Repubblicani

Donald Trump  954 (novecentocinquantaquattro)

Ted Cruz  547 (cinquecentoquarantasette)

Marco Rubio*  173 (centosettantatre)

John Kasich  153 (centocinquantatre)

 

*Rubio ha sospeso la sua campagna – tecnicamente, non si è ritirato

 

Due annotazioni in merito.

Il vantaggio dell’ex first lady sul senatore del Vermont, tolti i voti dei superdelegati e tenendo quindi in considerazione solo l’espressione popolare, non la metterebbe certamente al sicuro come invece è.

Il magnate nuovayorchese non è certo di poter tagliare il traguardo e non pochi analisti, guardando alle intenzioni di voto negli Stati ancora inascoltati (in maggio si va alle urne in Indiana,  Nebraska, west Virginia, Oregon e Washington senza dimenticare il fatto che la California si esprimerà addirittura il 7 giugno), ritengono possa arrivare molto vicino ai predetti milleduecentotrentasette voti elettorali senza peraltro conquistarli tutti.

Come ho più volte scritto, una campagna molto, molto interessante che purtroppo non presenta personalità politiche di vero carisma.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-04-29 00:00:002016-04-29 00:00:00I conti a fine aprile: il punto

Trump abbandona l’idea del ‘destino manifesto’?

Aprile 28, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

“… I problemi in Medio Oriente sono cominciati con la pericolosa idea che gli Usa potessero esportare la democrazia in nazioni che ad essa non erano interessate”.

Queste le parole pronunciate a Washington da Donald Trump parlando della politica estera che una sua eventuale amministrazione metterebbe in campo.

Ora, è pur vero che, ricorrentemente, gli USA si spostano su posizioni più o meno accentuatamente isolazioniste ma nel caso sembra addirittura che il magnate voglia staccarsi decisamente da uno dei cardini – a volte dichiarato, a volte sottaciuto ma sempre presente ed operante – del ‘sentire’ americano.

Non è forse vero che addirittura dalla metà degli anni Quaranta dell’Ottocento, conseguenza di quanto vergato allora da John O’Sullivan, il ‘destino manifesto’ degli Stati Uniti è proprio quello di portare la democrazia ovunque nel mondo?

Trump è di differente avviso?

Una mutazione, non un semplice cambiamento, se davvero gli americani da lui guidati si avviassero per la diversa strada da lui indicata!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-04-28 00:00:002016-04-28 00:00:00Trump abbandona l’idea del ‘destino manifesto’?

Trump a proposito del ticket Cruz/Fiorina

Aprile 28, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

“E’ il primo candidato alle presidenziali che e’ matematicamente eliminato e sceglie un candidato vicepresidente…

E’ un record”.

Non si può dire che Donald Trump manchi di capacità comunicative.

Che non sia in grado di mettere in ridicolo con una battuta i rivali.

Che non sia capace di cogliere contraddizioni e cadute.

E certamente la frase sopra riportata – pronunciata dopo la dichiarazione fatta da Ted Cruz che indicava Carly Fiorina come sua vice in un ipotetico ticket repubblicano – è tranchant e notevolissima.

Notevolissima e, soprattutto, corrispondente al vero.

E’ vero infatti che il senatore texano non può più raggiungere la maggioranza assoluta dei delegati GOP ed è verissimo che mai prima un pretendente alla Casa Bianca battuto abbia tranquillamente annunciato il nome del suo running mate.

Sappiamo bene che Cruz in verità spera in una brokered convention che butti per aria il tavolo, le fiches e le carte e che si muove in tale prospettiva.

Il tycoon, però, per intanto lo sbeffeggia.

Lo indica al pubblico ludibrio.

Esorcizzando in cotal modo una prospettiva che non vuole sia neanche presa in considerazione.

Bella campagna, intensa, dura, ricca quella che stiamo vivendo.

Non che il livello dei contendenti sia straordinario.

Forse, proprio per questo.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-04-28 00:00:002016-04-28 00:00:00Trump a proposito del ticket Cruz/Fiorina

26 aprile 2016, i risultati

Aprile 27, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Donald Trump in grande spolvero.

Hillary Clinton molto bene.

Ok, dovrei elencare tutti i risultati, stato per Stato, ma le cose stanno sostanzialmente così.

Più particolareggiatamente, il tycoon nuovayorchese ha stravinto tra i GOP nei cinque Stati chiamati alle urne (per dare un’idea, nel Rhode Island ha quasi preso il sessantaquattro per cento e dove è andato peggio, nel Maryland, il cinquantaquattro e sei!) e se non fosse per il regolamento della Pennsylvania – che lascia ben cinquantaquattro dei suoi delegati liberi di votare per chi vogliono – sarebbe quasi a cavallo.

Nei cinque Stati, in genere e salvo che in Pennsylvania, inoltre, Ted Cruz le ha prese anche da John Kasich arrivando terzo (queste non sono le sue terre: in Rhode Island ha fatto fatica a superare il dieci per cento).

Quanto alla ‘predestinata’, tra i dem, non ha distrutto il rivale del Vermont che è riuscito a strapparle nettamente il Rhode Island, ha lottato e perso non di molto in Connecticut, le ha prese in Pennisylvania  ed è stato asfaltato sia in Delaware (Hillary vicina al sessanta per cento) che nel Maryland (quasi il sessantatre). 

Bernie – lo scrivo altrove – continua.

Cruz e Kasich anche.

Meglio: la corsa resta interessante fino all’ultimo metro.

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Se David Mamet avesse scritto la sceneggiatura per Ted Cruz…

Aprile 27, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Scorri la lista dei supporter, dei sostenitori di Ted Cruz e scopri che tra gli altri (non moltissimi, per il vero) c’è nientemeno che David Mamet.

E allora pensi che chissà quali risultati avrebbe conseguito nella campagna in corso il senatore del Texas se il grande autore teatrale, regista e sceneggiatore gli avesse scritto il copione.

Mamet è un genio in assoluto, e va bene.

Ma è anche un perfido, profondo conoscitore dei meccanismi sottesi alla politica USA.

Ricordate ‘Sesso e potere’, il film con Robert De Niro e Dustin Hoffman, diretto nel 1997 da Barry Levinson?

Beh, tutti i ‘giochetti’, tutti gli escamotage messi in atto dall’aggiustatore, dal risolutore di problemi De Niro li ha ideati lui scrivendone la sceneggiatura, firmata a due mani ma ‘sua’ al cento per cento.

Non è andata così, altrimenti Cruz sarebbe molto più avanti in termini di delegati!

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“I poveri non votano”

Aprile 27, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

“La verità, l’amara verità, è che i poveri non votano!”

Così, in sintesi, il senatore del Vermont Bernie Sanders in questi giorni.

Il candidato socialista, alternativo a Hillary Clinton e al sistema, è arrivato a tale conclusione guardando agli esiti elettorali  fin qui conseguiti e alle conseguenti analisi Stato per Stato.

Difficile dargli torto.

Del resto, i dati in merito riferiti alle mid term election del 2014 dicono che tra quanti guadagnano meno di diecimila dollari l’anno solo un quarto si è recato alle urne, la qual cosa ovviamente indica che i tre quarti tra questi ‘poveri’ non l’ha fatto.

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Sanders dopo l’ennesimo supermartedì

Aprile 27, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

“Questa campagna continuerà fino alla convention nazionale di Filadelfia cercando di conquistare il maggior numero possibile di delegati per ottenere un programma elettorale progressista”.

Così, Bernie Sanders, a botta calda, dopo avere incassato il risultato dell’ennesimo supermartedì di questa campagna elettorale.

Un risultato non eccelso, dato che ha vinto solo nel Rhode Island, ma neppure disastroso.

“In questo Paese i cittadini di ogni Stato devono avere il diritto di dire chi vogliono come presidente e quale deve essere l’agenda del partito democratico per le elezioni di novembre”.

Salvo ripensamenti, quindi, il senatore del Vermont è deciso ad andare avanti fino all’ultimo voto in palio.

Chapeau! 

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-04-27 00:00:002016-04-27 00:00:00Sanders dopo l’ennesimo supermartedì

Le regole della Pennsylvania. ‘Loophole type primary’

Aprile 27, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Si fa presto a dire ‘primarie’.

Si fa presto a distinguerle in ‘aperte’ e ‘chiuse’.

Si fa presto a parlare di ‘winner take all’ assoluto.

Si fa presto a parlare di ‘winner take all’ relativo.

Si fa presto a parlare di proporzionalismo.

Si fa presto…

La verità è che, specie in campo repubblicano (il partito dell’elefante ama sbizzarrirsi), si danno casi, non infiniti ma quasi, di meccanismi elettorali e questo all’incirca Stato per Stato.

Oggi, per esempio, si vota anche in Pennsylvania.

Ebbene, i settantuno delegati ai quali ha diritto per i GOP l’ex colonia cofondatrice degli USA lungi dall’essere attribuiti semplicemente a chi vince (sarebbe troppo facile) escono da una specie di gioco.

Intanto, cinquantaquattro dei settantuno predetti sono eletti nei diciotto distretti, tre per ogni distretto, nei quali lo Stato è a tal fine diviso.

Gli altri diciassette a livello statale.

I primi vanno alla convention senza l’obbligo di votare per un candidato ma come cani sciolti.

I secondi, di contro, vanno al concorrente che ha ricevuto il maggior numero di suffragi in totale.

Così stando le cose, non essendo la situazione chiara quanto al raggiungimento da parte di Trump della maggioranza assoluta, i citati cinquantaquattro signori acquisteranno in quel di Cleveland un peso contrattuale di non poco conto.

Il descritto sistema si chiama ‘Loophole type primary’.

Evviva.    

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-04-27 00:00:002016-04-27 00:00:00Le regole della Pennsylvania. ‘Loophole type primary’

Rudolph Giuliani parla: due vice per Trump?

Aprile 26, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Rudolph Giuliani, l’ex sindaco di New York a suo tempo capace di gettare alle ortiche un patrimonio politico di rilievo sbagliando completamente la campagna elettorale, ha rilasciato una intervista di un qualche interesse a proposito dell’avvenire prossimo di Donald Trump.

Repubblicano di razza, giustamente, negli ultimi tempi si è preoccupato di trovare un qualche motivo di unione tra il tycoon nuovayorchese e l’establishment del partito.

In prospettiva, guardando alla general election dell’8 novembre e prima ancora alla convention di Cleveland, si è interrogato sui possibili vice da affiancare a Trump per mettere assieme un ticket in grado di contrastare e se possibile battere Hillary Clinton.

E così ha tirato fuori dal cilindro due nomi.

Quello di John Kasich: ovvia indicazione visto che si tratta del governatore dello Stato più decisivo in termini elettorali.

Quello di Condoleezza Rice: nel tentativo di mettere insieme gli estremi essendo l’ex segretario di Stato di George Walker Bush persona dalle idee e dalle posizioni politiche del tutto diverse e soprattutto di un livello intellettuale e culturale assolutamente superiore.

Due nomi, e la proposta di Giuliani mi ha riportato alla mente quanto occorso una solo volta in tutta la oramai lunga storia delle presidenziali USA, precisamente nel 1896.

I democratici, allora, proposero come loro candidato William Jennings Bryan, magnifico, torrenziale oratore e grande demagogo.

Vice designato, Arthur Sewall.

Un altro partito scelse il medesimo Bryan, quello populista.

Per distinguersi, gli mise a fianco nel ticket un diverso aspirante vice: Tom Watson.

Purtroppo, vinse il GOP William McKinley.

Rimase pertanto senza risposta il quesito conseguente alle due candidature da secondo di lista: quale sarebbe stato in effetti il vice nel caso in cui Bryan avesse vinto?

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-04-26 00:00:002016-04-26 00:00:00Rudolph Giuliani parla: due vice per Trump?

Cruz-Kasich, la santa alleanza

Aprile 26, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

La missione (non impossibile ma difficile) è quella di impedire a Donald Trump di raggiungere la fatidica soglia dei milleduecentotrentasette delegati prima della convention, di bloccarlo quindi, impedendone la nomination al primo scrutinio e puntando a un rimescolamento delle carte in tavola tale da consentire a un differente candidato GOP (peraltro, difficile possa essere uno di loro) di provare a vincere la general election l’8 novembre prossimo.

A tal fine, ecco che i due contendenti del magnate hanno raggiunto un accordo.

Lasciando perdere gli Stati nei quali si vota martedì 26 aprile (è troppo tardi per indirizzare secondo convenienza i suffragi), a partire dall’Indiana, il 3 maggio, Ted Cruz e John Kasich si daranno reciproco sostegno operando, a seconda dei casi, l’uno a favore dell’altro, cercando così di impedire a Trump di arrivare primo e di conquistare i conseguenti delegati.

Per capirci e per fare un esempio, nel citato Indiana, Kasich chiederà ai propri elettori di concentrarsi su Cruz – meglio posizionato colà nelle intenzioni di voto – mentre dipoi in Oregon e nel New Mexico sarà il senatore texano a rendere il favore, dato che si pensa che in quei due Stati sia l’uomo dell’Ohio ad avere un maggior gradimento.

Un accordo che Trump ha subito attaccato con veemenza affermando, non senza ragione, che si tratta di un gesto disperato messo in atto da due persone matematicamente battute.

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