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Pare che Trump non ce la faccia

Aprile 18, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Fatte e rifatte le somme.

Prese in considerazioni le differenti ipotesi.

Tenuto conto per quanto possibile di sorprese e imprevisti.

Pare proprio che per quanto si agiti Donald Trump non possa catturare prima della convention GOP di Cleveland la maggioranza assoluta dei delegati.

Resterebbe sotto all’incirca di una sessantina di voti elettori.

Si arriverebbe, nel caso, alla tanto sospirata (dall’establishment repubblicano) brokered convention.

Si riaprirebbero cioè i giochi.

Ma davvero il GOP potrebbe comunque negare la nomination al tycoon nuovayorchese in questo caso?

Ma non ha forse detto  – minacciato – Trump che in una simile situazione scatenerebbe tuoni e fulmini arrivando a proporsi di poi come indipendente (o fondatore di un altro partito) nella general election’?

Prospettiva decisamente triste per l’elefantino che già di per sé non gode di grande salute.

E comunque, chi mai incaricare della decisamente difficile sfida a Hillary Clinton?

L’unico nome che viene a tale riguardo proposto – bocciati quelli dei due sconfitti Cruz e Kasich – è quello di Paul Ryan che ha appena dichiarato ufficialmente di non essere in corsa.

Evviva. 

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-04-18 00:00:002016-04-18 00:00:00Pare che Trump non ce la faccia

In soccorso di John Kasich

Aprile 17, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

L’ex governatore del New York George Pataki pochi giorni orsono.

L’attuale governatore del Nevada Brian Sandoval poche ore fa.

(E non trascuriamo altre importanti voci, come quelle di Butch Otter e Robert Bentley, in sella rispettivamente in Nevada e in Alabama).

Che succede?

Ma John Kasich non si trova, dati i risultati di primarie e caucus e lo stato del confronto interno ai repubblicani, nella assoluta impossibilità di conquistare un numero di delegati tali da ottenere la nomination GOP?

E allora, quale motivo può spingere i suddetti ‘uomini di peso’ all’interno del partito a spendersi per un perdente quale Kasich appare dichiarando il proprio endorsement?

E a farlo, non solo lodandone ideali, stile e programma ma sostenendo che il governatore dell’Ohio è l’unico in grado di battere Hillary Clinton nella general election novembrina?

Intendono promuoverne l’immagine per dirottare su di lui qualche voto sottraendolo al vituperato Donald Trump?

Mille domande e nessuna certezza, invero.

Non resta che prendere atto e restare a guardare.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-04-17 00:00:002016-04-17 00:00:00In soccorso di John Kasich

Cruz è eleggibile, secondo qualche giudice

Aprile 16, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Mi piacciono quelli che si battono a viso aperto per i loro principi.

Anche se le idee che propugnano contrastano con le mie.

Così, guardando alla campagna USA 2016, alla fine, i due candidati che apprezzo maggiormente sono Ted Cruz da una parte e Bernie Sanders dall’altra.

Gente che persegue un ideale, per sbagliato o folle che possa essere.

Tutta questa premessa per arrivare a parlare della candidabilità del senatore del Texas contro il quale non ho nulla in particolare (anzi).

Cruz è sceso in campo il 23 marzo 2015 (duecentoquarantesimo anniversario del discorso tenuto da Patrick Henry avente per titolo “Datemi la libertà o la morte”)  e subito dopo – Donald Trump tirò fuori l’argomento molti mesi più tardi – ho scritto sostenendone la non candidabilità per mancanza di uno dei tre requisiti richiesti dalla Costituzione.

Ha più di trentacinque anni (limite minimo richiesto) e va bene.

E’ residente negli States da più di quattordici anni (limite previsto dalla Carta) ed è ok.

Ma – a mio parere e secondo legge, per quanto qualche giudice possa dargli ragione, come è successo – non è cittadino americano dalla nascita e non va affatto bene.

Ted è nato a Calgary, in Canada, da padre cubano e madre statunitense e si attacca alla nazionalità della madre per dichiararsi cittadino USA dalla nascita ma così (per quante sentenze i giudici possano emettere) non è!

Certo, sono sempre possibili forzature in merito come dimostra il caso di George Wilken Romney, la cui corsa nelle primarie repubblicane del 1968 non fu impedita dal fatto che fosse nato in Messico.

Allora, con un escamotage, si sostenne che il padre di Mitt, figlio come era di due mormoni americani in missione nel Paese che fu di Pancho Villa e venuto al mondo appunto all’interno della missione stessa, doveva essere considerato statunitense dalla nascita come se fosse nato all’interno di una ambasciata USA in una capitale straniera.

Ma v’è un limite all’inventiva e nel caso di Cruz le forzature sono davvero eccessive.

Già con Obama – la cui nascita alle Hawaii non è dimostrata – si è andati oltre il segno.

Se il senatore del Texas (non ‘texano’, dato che non è originario di quello Stato) arrivasse a White House la Carta costituzionale verrebbe gettata in un cestino e buona notte.  

E pensare che in altri tempi (1964) si arrivò a sostenere che il repubblicano Barry Goldwater, nato in Arizona prima che quello che era allora un territorio diventasse uno Stato, non fosse ‘cittadino USA dalla nascita’

All’epoca, si esagerava in un verso, ora nell’altro!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-04-16 00:00:002016-04-16 00:00:00Cruz è eleggibile, secondo qualche giudice

Primarie nel New York: le regole

Aprile 14, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Si fa presto a dire primarie.

Per il vero, di primarie ce n’è di tutti i tipi.

La prima e fondamentale differenziazione si ha tra quelle ‘aperte’ e quelle ‘chiuse’.

Premesso che non si tratta di consultazioni di coalizione come in Italia e che negli USA per votare non basta essere maggiorenni ma occorre iscriversi alle liste elettorali (si deve dimostrare di voler esercitare il diritto che deriva dal compimento della maggiore età e lo si dimostra appunto iscrivendosi), alla primarie ‘chiuse’ possono votare solo quanti, appunto al momento della predetta iscrizione, si sono dichiarati per l’uno o per l’altro partito.

In cotal modo, nelle ‘chiuse’, se indette dai repubblicani sono ammessi al voto solo i repubblicani, se indette dai democratici solo appunto i democratici.

Quando invece sono aperte, chiunque sia in regola con l’iscrizione alle pluricitate liste può partecipare.

Altre differenze notevoli si hanno poi guardando alle regole nei due diversi campi e nei due differenti fronti partitici.

Arrivando al New York (si vota nello Stato, per cui ‘il New York’, e non solo nella Grande Mela), mentre l’attribuzione dei numerosissimi (duecentoquarantesette più un sostanzioso pacchetto di superdelegati) seggi in palio tra i dem avviene proporzionalmente al risultato elettorale, tra i GOP (novantacinque i voti elettorali in gioco) valgono regole difformi e alquanto complicate.

Intanto, lo Stato è diviso per la bisogna in circoscrizioni e l’attribuzione in un particolare caso può ricadere sotto il ‘winner take all’.

Se, infatti, un candidato (potrebbe essere Donald Trump stando ai sondaggi) prevale in tutte le indicate circoscrizioni con oltre il cinquanta per cento dei suffragi si pappa tutti i delegati in palio.

E’ per impedire quindi l’en plein al tycoon nuovayorchese (gioca in casa) che Kasich – secondo, sia pure staccatissimo nelle intenzioni di voto – e Cruz – terzo – si battono, non certo sperando di vincere.

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I sostenitori di Sanders voterebbero per Hillary?

Aprile 13, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Hillary Clinton conduce nettamente nelle intenzioni di voto nel New York.

Bernie Sanders, nello Stato della Grande Mela, pare non riuscire in una di quelle rimonte che gli hanno permesso in altre occasioni di sovvertire pronostici ostili.

Da tempo, mi chiedo se gli elettorati dei due competitor per la nomination democratica abbiano poco o molto in comune.

Parrebbe decisamente di no, guardando alle etnie, all’età, alle idee…

Eppure, se alla fine il prescelto vorrà conquistare la Casa Bianca sarà bene sia in grado di raccogliere il consenso se non di tutti di una larga maggioranza dei due gruppi.

A tal proposito, circola un sondaggio che afferma che mentre il quindici per cento dei sostenitori di Hillary si rifiuterebbe di votare Bernie se questi ottenesse la nomination (mentre, ovviamente, ottantacinque su cento lo farebbero), il trenta per cento dei seguaci del senatore del Vermont, invece, non sono disposti ad esprimersi a favore dell’ex first lady che riuscirebbe a coagulare si di sé solo il settanta per cento dei ‘sandersiani’.

Si deve forse concludere che tra questi ultimi la motivazione ideale è superiore rispetto ai ‘clintoniani’?

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-04-13 00:00:002016-04-13 00:00:00I sostenitori di Sanders voterebbero per Hillary?

Paul Ryan dice no

Aprile 13, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

“Non accetterò la nomination e non eserciterò la funzione se eletto!”

Così, radicalmente, in altri e lontani tempi (1884), il generale William Tecumseh Sherman allorquando i repubblicani gli offrirono la candidatura.

Il definitivo rifiuto di colui che gli storici hanno definito ‘il primo generale moderno’ torna alla mente oggi dopo che lo speaker della camera dei rappresentanti, anch’egli GOP, Paul Ryan, in una conferenza stampa, ha asserito di non essere interessato ad ottenere, in una eventuale e ora possibile brokered convention in quel di Cleveland, l’investitura del suo partito.

La chiamata fuori di Ryan – nel 2012 candidato vice di Mitt Romney e con il mormone sconfitto – avrebbe dovuto fornire un chiarimento visto che il suo era il nome più gettonato nella predetta ipotesi, nel caso quindi in cui quel benedett’uomo di Donald Trump non ce la facesse a conquistare la maggioranza assoluta dei delegati prima del redde rationem.

Ebbene, pare non sia così.

Trump ha setto che non gli crede.

E, per il vero, sembra non gli creda nemmeno larga parte degli osservatori.

E’ quella in corso una magnifica campagna per White House come non se ne vedevano da tempo.

Cani sciolti, maverick, establishment in gravi difficoltà, giovani entusiasti, gente che va a votare contro, neri, ispanici, una donna che corre per la prima volta con reali possibilità, scandali incombenti, candidati decisamente vecchi da una parte, decisamente fuori dagli schemi dall’altra, eliminazione mano mano dei contendenti maggiormente attrezzati, e chi più ne ha più ne metta.

Guardando a tutto questo, godendo dello spettacolo, possiamo ancora sperare che la speciale Provvidenza divina che secondo Bismarck protegge i matti, gli ubriachi, i bambini e gli Stati Uniti d’America, faccia in modo che comunque e in ogni caso a Washington si insedi ‘the best man’?

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Gli europei voterebbero Hillary

Aprile 12, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Non poteva mancare ed eccolo qua.

Parlo del sondaggio che tasta il polso agli europei in merito alle elezioni americane.

La domanda, alla fin fine, è semplice.

“Guardando ai candidati in carica, chi votereste?”

La risposta è “Hillary Clinton”.

Per il vero, non in percentuali travolgenti visto che, a seconda dei Paesi, variano di poco attorno al cinquanta per cento degli interpellati.

Deludente per l’ex first lady, poi, la risposta, appunto non entusiasmante – i dati vedono scendere gli ottimisti al riguardo sotto la predetta soglia – al secondo quesito: “Che presidente sarà Hillary una volta eletta”.

Al secondo posto, staccato e su valori poco superiori al venti per cento Bernie Sanders.

Come sempre, nessuno o quasi sceglie i candidati repubblicani ed anzi non pochi vedono una vittoria di Donald Trump come una iattura.

A questo riguardo, va ricordato che nel 2000 un consimile sondaggio vedeva gli europei schierati con Al Gore; che nel 2004 li vedeva assolutamente convinti che avrebbe vinto John Kerry e sappiamo come nei due casi è andata a finire.

Fatto è che, come continuo a ripetere quando appaiono questi sondaggi, “per la Casa Bianca non votano gli europei, non vota il resto del mondo.

Votano gli americani!”

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Bernie Sanders in Vaticano

Aprile 12, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Il 15 aprile, Bernie Sanders sarà in Vaticano (vere trottole questi candidati: la sera prima deve partecipare in quel di New York a un dibattito tv con la Clinton).

Ci si chiede quale mai impatto possa avere tale evento sulle elezioni.

Ci si chiede anche se davvero, ancora, il voto cattolico USA sia importante tra i dem.

Quanto al primo quesito, considerato anche il fatto che papa Francesco non lo accoglierà personalmente (almeno, così è stato ufficialmente detto), non credo sposti molti voti – e stavo per scrivere ‘non credo possa spostare un solo voto’ ma avrei esagerato. 

Quanto al secondo, fino a non molti anni fa, i cattolici USA votavano democratico e d’altra parte è esclusivamente in casa dem che i cattolici trovavano politicamente udienza.

Basti pensare che già nel 1928 un ‘papista’ come fu allora definito Alfred Smith, arrivò alla nomination nell’asinello.

Ancora, l’unico presidente di religione cattolica, John Kennedy, non era forse democratico?

Oggi e non da oggi le cose sono cambiate, e non poco, e tra quanti correvano all’inizio per la nomination  GOP alcuni erano cattolici (per fare un paio di nomi, Jeb Bush e Marco Rubio).

Si può sostenere quindi che tra quanti guardano a Roma parecchi siano disponibili a votare un repubblicano, in particolare tra i più oltranzisti, tra quanti si oppongono all’aborto, ai diritti gay, eccetera.

Quanto al pontefice, starà certamente molto attento a non prendere, nella circostanza, in alcun modo posizione né a vantaggio né a svantaggio di Bernie Sanders.

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La domanda che si fa Kasich

Aprile 11, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Governatore dell’importantissimo Ohio, uno ‘swing State’ di grande peso e praticamente sempre (sbagliò solo nel 1960 votando Nixon e non Kennedy) schierato dalla parte del vincitore a novembre, ragione per la quale conviene essere certi di conquistarlo.

Governatore confermato dal suo popolo che per di più gli ha rinnovato l’appoggio consentendogli di vincere le primarie svoltesi poco tempo fa consegnandogli pertanto i propri delegati.

Politico ‘centrista’, in qualche modo, che si è dato un programma razionale e ragionevole.

Questo è il repubblicano John Kasich, il quale, constatando il pochissimo seguito che gli è riuscito di conquistare altrove e la disattenzione con la quale (non) lo seguono i media, nel corso non di un solo comizio o dibattito tra i GOP, ha detto:

“Sono senza dubbio il candidato migliore e non capisco perché nessuno mi segua”.

Già, perché?

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Sanders: sette di fila! E Hillary comincia a preoccuparsi

Aprile 10, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Washington, Alaska, Idaho, Utah, Hawaii, Wisconsin, ieri il Wyoming.

Bernie Sanders ha vinto, spesso assai nettamente, gli ultimi sette confronti elettorali con Hillary Clinton.

E nel campo della ex first lady, già da qualche settimana, squilla un campanello di allarme.

Insomma, questa benedetta nomination doveva caderle nel piatto senza colpo ferire e se non fosse per i superdelegati di certo così non sarebbe.

Ok, in Wyoming Hillary non si è fatta vedere e d’altra parte i delegati in palio in uno Stato in defettibilmente repubblicano quanto a general election erano pochi.

Ma, insomma…

E’ vero, l’ex segretario di Stato (quante volte ex di questo o di quell’altro) punta tutto sul New York e sulla Pennsylvania che si esprimono rispettivamente il 19 e il 26 aprile ma così facendo, a maggior ragione, per azzoppare sul serio il senatore del Vermont deve (deve) vincere e bene nei due Stati in questione.

Non le riuscisse, ai dubbi che potrebbero essere scacciati, subentrerebbero certezze: quelle relative alla sua invulnerabilità data finora per scontata.

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