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Trump: ventidue possibili vice

Maggio 13, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Il governatore del New Jersey Chris Christie.

Lo sceriffo dell’Arizona Joe Arpaio.

L’ex governatrice dell’Alaska Sarah Palin.

La governatrice del New Mexico Susana Martinez.

La governatrice del South Carolina Nikki Haley.

Il senatore Tim Scott.

L’ex speaker della camera Newt Gingrich.

La senatrice dell’Iowa Joni Ernst.

Il generale James ‘Mad dog’ Mattis.

Il dottor Ben Carson, ex candidato.

Il predicatore evangelico del North Carolina Franklin Graham.

Il magnate nuovaiorchese Carl Icahn. 

Il senatore della Florida Marco Rubio.

Il governatore dell’Ohio John Kasich.

Il governatore del Wisconsin Scott Walker.

Il conduttore televisivo ed ex rappresentante per la Florida Joe Scarborough.

Clint Eastwood.

Jesse Ventura, attore, wrestler, già governatore del Minnesota.

L’ex senatore del Massachusetts Scott Brown.

Il senatore dell’Alabama Jeff Sessions.

La governatrice dell’Oklahoma Mary Fallin.

Il governatore della Florida Rick Scott.

Questo l’elenco dei ventidue possibili vice di Donald Trump secondo il Miami Herald.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-13 00:00:002016-05-13 00:00:00Trump: ventidue possibili vice

Sondaggi? D’ora in poi, tutto e il contrario di tutto

Maggio 12, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ok, i giochi sono pressappoco fatti.

Per quanto Bernie Sanders vinca Stati su Stati – succederà ancora – i due rivali novembrini per lo scranno presidenziale saranno Hillary Rodham Clinton e Donald Trump.

Molte se non infinite le armi che loro e i rispettivi campi useranno.

Molte le bugie che saranno dette e sostenute.

Molte le sgradevolezze che verranno alla luce.

Molte le accuse reciproche a proposito di questo o quell’argomento.

Molte le critiche – per carità, ovvie – molte le distorsioni.

Molti gli insulti.

E, per inciso, dappoichè i due signori sono di gran lunga i candidati più antipatici ai cittadini di sempre, ci si può chiedere se, alla fine, dopo un cotale bombardamento, di loro resterà qualcosa di appena, miseramente, non raso al suolo.

Tra le predette infinite armi, la più usata sarà certamente quella dei sondaggi.

Già lo vediamo e da tempo.

E se a distanza di un paio di giorni gli istituti addetti alle rilevazioni forniranno (accade e accadrà, oh se accadrà) dati del tutto in contrasto fra loro non sarà forse per ingannare, per nascondere, per soccorrere, per mettere in buona o cattiva luce, per interesse?

Ma certo.

E non ci si potrà fidare di nessuno, tanto meno degli organi di stampa, delle televisioni, dei media in genere, dei singoli osservatori, tutti essendo condizionati o condizionabili, usati o usabili…

E non solo (anche, per carità) perché prezzolati.

No, per ragioni, motivi, interessi del più vario e diverso genere.

Il credo al quale i sondaggi obbediscono è senza dubbio alcuno la manipolazione.

Evviva.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-12 00:00:002016-05-12 00:00:00Sondaggi? D’ora in poi, tutto e il contrario di tutto

Reuters/Ipsos li vede alla pari

Maggio 12, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Lo so, ho appena scritto che dei sondaggi non ci si deve mai fidare (non solo in politica, naturalmente, come, del resto e a maggior ragione, dei dati statistici in particolare in campo economico, ma questa è un’altra storia).

Dicevo, ho appena vergato quel giudizio tranchant e subito cito un sondaggio.

(“Ci sono contraddizioni in me? Certo, contengo moltitudini”, ha detto Walt Whitman e vale per tutti).

Ma è una rilevazione, quella opera di Reuters/Ispsos datata 11 maggio, che cambia – non inaspettatamente – le carte in tavola.

Fino a una settimana fa, Hillary Clinton precedeva di tredici punti Donald Trump nelle intenzioni di voto a livello federale.

Oggi – ci viene detto – lo precede per il quarantuno al quaranta per cento.

La strada verso White House non sarà rose e fiori per l’ex first lady.

Tutt’altro!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-12 00:00:002016-05-12 00:00:00Reuters/Ipsos li vede alla pari

Christie a capo del ‘Transition Team’ creato da Trump

Maggio 11, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ottimista?

Certo, ed anche assolutamente convinto del fatto che far vedere a tutti che si crede convintamente alla vittoria aiuti e non poco.

Esiste un periodo – tra il primo martedì dopo il primo lunedì del novembre elettorale (insomma, il giorno in cui si va alle urne) e il mezzogiorno del 20 gennaio dell’anno successivo – esiste un periodo di tempo non breve durante il quale il presidente in scadenza (che non sarà più tale) ha ancora i propri poteri mentre il presidente eletto non li ha.

Una situazione che può essere difficile (storicamente, è capitato e maggiormente quando il nuovo capo dello Stato subentrava addirittura il 4 marzo) in particolare se i due politici non si possono soffrire e in specie se le decisioni da prendere incidono a lungo termine sui destini del Paese.

Per concordare e regolare eventuali momenti di difficoltà insorgenti ma anche solamente per agevolare il passaggio dei poteri, il presidente eletto crea un ‘Transition Team’ composto da persone incaricate per la bisogna e cioè di prendere contatto con la squadra del predecessore e venire in cotal modo a conoscenza della reale situazione e di eventuali (sempre presenti) problemi irrisolti.

Ora, Donald Trump, evidentemente sicuro di vincere l’8 novembre, sta mettendo già in questo momento insieme il suo ‘Transition Team’ a guidare il quale ha chiamato Chris Christie.

Ecco, quindi, che il governatore del New Jersey – l’avversario che dopo essere uscito di scena gli si era subito avvicinato dichiarandosi disponibile a dargli una mano – riceve un primo ringraziamento dal tycoon nuovaiorchese.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-11 00:00:002016-05-11 00:00:00Christie a capo del ‘Transition Team’ creato da Trump

Rubio all’opposizione, Cheney con Trump

Maggio 11, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Nel mentre Trump cerca un riavvicinamento con il partito (una qualche collaborazione è indispensabile ma non intende certamente piegarsi in alcun modo a eventuali diktat dato che è lui ad avere vinto) peraltro affermando che prevarrà comunque a novembre perché prenderà anche i voti democratici ora appannaggio di Sanders.

Nel mentre non pochi veri o presunti leader si producono in dichiarazioni a suo favore (fra questi, l’ex vice presidente Dick Cheney).

Nel mentre…

Il senatore della Florida Marco Rubio, fatto fuori brutalmente nel corso delle primarie da Trump, coerente, ribadisce di non gradirne la politica, il modo di fare e il programma aggiungendo – a smentire le voci che sul tema giravano – che non accetterebbe mai di entrare a far parte del ticket GOP se glielo proponessero.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-11 00:00:002016-05-11 00:00:00Rubio all’opposizione, Cheney con Trump

Trump può vincere se…

Maggio 11, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Democratico, repubblicano, indipendente, riformista, democratico, repubblicano…

Donald Trump le ha passate tutte o quasi (andata e ritorno) le forze politiche in campo, tanto che definirlo politicamente risulta impossibile anche oggi nel mentre si appresta ad ottenere la nomination GOP a Cleveland.

E questa non appartenenza da vero maverick, questo trasmigrare, la non identificazione ideale o ideologica, in fondo, in un momento politico caotico come l’attuale, è la sua vera forza.

In lui, nel disprezzo che mostra e dimostra per una classe politica invero men che mediocre, nel suo dire, sia pure confusamente, pane al pane e vino al vino, milioni e milioni di americani si ritrovano.

Vincerà l’8 novembre?

Ad alcune condizioni.

La prima è che la rivale Hillary Clinton continui a non fare breccia, come nel corso delle primarie, in genere sui bianchi della middle class e sui giovani.

Poi, che gli riesca di chiamare alle urne parte dei cittadini che usualmente non votano, cosa che ha fatto in non poche occasioni nel corso delle predette primarie.

Infine, soprattutto, che il partito repubblicano – meglio, una sua parte – non decida di contrastarlo trovando un ‘terzo candidato’.

Vedremo. 

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Hillary perde anche in West Virginia

Maggio 11, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ok, come in qualche modo ovvio, visto che correva da solo dopo il ritiro dei rivali, Donald Trump ha vinto nel Nebraska e in West Virginia portando a casa un altro grappolo di delegati.

Ma se il voto in casa repubblicana non ha grande significato, non altrettanto si può dire in casa asinello.

I democratici, ieri, votavano solo in West Virginia e, come per il solito secondo le loro regole, l’attribuzione dei voti elettorali di quello Stato avveniva in modo proporzionale.

Se, pertanto, dal punto di vista numerico l’esito favorevole per l’ennesima volta a Bernie Sanders non cambia molto restando l’ex first lady in vantaggio (per di più, con quel popò di superdelegati a lei collegati), non altrettanto si può dire in relazione sia al prosieguo della corsa alla nomination sia alla general election dell’8 novembre.

Quanto alla nomination, il senatore del Vermont, con una comunicazione nella quale sottolinea giustamente la propria forza, ha dichiarato che intende andare fino in fondo, fino alla convention, e questa decisione terrà impegnati non poco lo staff della Clinton e lei stessa.

Quanto alle elezioni novembrine, erode psicologicamente (ma non solo) il margine che la signora avrebbe (avrebbe) su Trump.

Ancora una volta, difatti, si è avuta dimostrazione del fatto che l’elettorato bianco e i giovani di lei non ne vogliono proprio sapere.

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Chi è Paul Nehel e perché si parla di lui

Maggio 10, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ricordate Sarah Palin?

Già governatore (governatrice? che brutto!) dell’Alaska.

Già candidata (invano) alla vice presidenza con John McCain nel 2008.

Da subito, accanita sostenitrice di Donald Trump.

‘Mamma orsa’ – questo, il suo soprannome – si è di bel nuovo illustrata in questi giorni sostenendo che la carriera politica dell’attuale speaker della camera Paul Ryan “è finita”.

Perché?

Perché il desso ha dichiarato di non essere per il momento in grado di sostenere Donald Trump per quanto il tycoon sia il prescelto dal popolo GOP.

Al fine di più compiutamente sottolineare la propria conseguente avversione per Ryan, Palin è arrivata a dire che nelle prossime (il 9 agosto) primarie repubblicane per il seggio alla camera nel Wisconsin, per far fuori l’odiato speaker, appoggerà la candidatura alternativa del succitato Paul Nehel!

Evviva.

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McCain? No a Trump, sì a Trump

Maggio 10, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

John McCain, già candidato alla Casa Bianca nel 2008, è senatore dell’Arizona e il prossimo 8 novembre cerca nel proprio Stato l’ennesima conferma (è entrato in carica nientemeno che il 3 gennaio 1987 succedendo al mitico Barry Goldwater!).

Pare che per l’occasione nelle urne rischi qualcosa.

Meglio per lui, se gli riesce di compattare localmente partito ed elettorato repubblicani.

E’ alla luce di queste considerazioni che va giudicato il suo pià recente comportamento.

Dapprima, fiero oppositore di Donald Trump (al punto di affermare che non avrebbe preso parte alla convention di Cleveland laddove il magnate verrà incoronato ufficialmente), oggi si dichiara pronto ad appoggiarlo.

In Arizona, non pochi gli elettori di origine ispanica che non vedono di buon occhio Trump.

Non pochi, peraltro, coloro che nelle primarie hanno invece votato quel ‘maledetto’ (da parecchi) maverick.

McCain, dando un colpo al cerchio e uno alla botte, cerca di stare a galla e arriva a definire quel cattivone “a capable leader”.

Non una gran bella figura ove si rammenti che Trump, all’inizio della maratona primarie/caucus ebbe molto a ridire sull’eroismo del vecchio reduce dal Vietnam.

“Non mi piacciono quelli che si fanno catturare!”, fu la frase più gentile che l’oramai certo candidato GOP pronunciò mettendo in forte dubbio la fama d’eroe sulla quale McCain politicamente vive da sempre. 

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“L’anno degli odiati”

Maggio 10, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

“The Year of the Hated”, così, incisivamente, il Washington Post guardando alla campagna in corso e all’esito delle primarie che hanno visto prevalere nei contrapposti campi due persone di certo maggiormente ‘odiate’ che amate.

Donald Trump, già noto assai prima della discesa in campo per le sue, diciamo così, eccentricità, per la malagrazia, per un particolare bullismo, è riuscito a dividere come mai prima (almeno, negli ultimi decenni) un partito repubblicano di per sé in grosse difficoltà.

Hillary Clinton, appoggiata dall’establishment dell’asinello e in qualche modo imposta attraverso l’utilizzo dei superdelegati, antipatica come è e non apprezzata da buona parte (i giovani bianchi le preferiscono Sanders e la ritengono l’espressione della vecchia e fallimentare politica che disprezzano) degli americani, si è confermata algida e distante.

E, considerato il clima non cavalleresco nel quale il confronto finale tra i due si articolerà, nulla fa presagire un finale di partita tra gentiluomini.

Tutt’altro!

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