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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Numerazione delle Legislature e qualche annesso

Dicembre 10, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Dappoiché la numerazione delle Legislature segue le elezioni della Camera dei Rappresentanti che si tengono ogni due anni (dal 1872 – in precedenza, in differenti date – anche quelle di Mid Term il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre), quella iniziata il 3 gennaio 2019, conseguente alle votazioni del precedente anno, è la centosedicesima.
La prima Camera eletta cominciò a lavorare l’1 aprile 1789.
Curiosamente, precedendo l’Insediamento del Presidente George Washington che ebbe luogo il 30 aprile successivo.
Non esiste una numerazione che riguardi le Legislature del Senato.
La Camera è guidata da uno Speaker che appartiene allo schieramento partitico colà in maggioranza.
Il Senato è presieduto secondo dettato costituzionale dal Vice Presidente USA ma elegge un Presidente pro tempore che proviene anche qui dal partito di maggioranza.
I movimenti politici rappresentati sono diretti dai rispettivi Leader coadiuvati dai ‘Whip’.
Questi (‘la frusta’ con riferimento alla caccia alla volpe laddove colui che tiene riuniti i cani è dotato appunto di una sferza) ha la funzione di coordinare le presenze dei parlamentari alle sedute e di indottrinarli quanto alle votazioni.
Il Vice Presidente che presieda la seduta al Senato vota solo nel caso in cui ci sia parità di suffragi.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-10 16:38:162019-12-10 16:38:16Numerazione delle Legislature e qualche annesso

‘Wave Elections’

Dicembre 10, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Si definiscono ‘Wave Elections’ quelle riguardanti la Camera dei Rappresentanti che portano ad un risultato assolutamente negativo il partito del Presidente in quel momento in carica.
Dal 1918 – pertanto, comprese le Mid Term del trascorso anno – undici i casi da ricordare.
Nell’ordine decrescente:
– 1932, Herbert Hoover Capo dello Stato, meno novantasette seggi
– 1922, Warren Harding, meno settantasei
– 1938, F. D. Roosevelt, meno settanta
– 2010, Barack Obama, meno sessantatre
– 1920, Woodrow Wilson, meno cinquantanove
– 1946, Harry Truman, meno cinquantaquattro
– 1994, Bill Clinton, meno cinquantaquattro
– 1930, Herbert Hoover, meno cinquantatre
– 1942, F. D. Roosevelt, meno cinquanta
– 1966, Lyndon Johnson, meno quarantotto
– 1974, Gerald Ford, meno quarantotto.

Da annotare:
– due sole (1920 e 1932) le elezioni camerali coincidenti con le Presidenziali e in entrambi i casi il Capo dello Stato indicato come in carica non fu rieletto (Wilson nel 1920 perché non più della partita, Hoover nel 1932 defenestrato)
– nove le coincidenti con le Mid Term
di queste, sei (1922 Harding, 2010 Obama, 1946 Truman, 1994 Clinton, 1930 Hoover, 1966 Johnson) con le prime Elezioni di Medio Termine
– due (1938 F. D. Roosevelt e 1974 Ford) con le seconde Mid Term
– una (1942 F. D. Roosevelt e non poteva riguardare che lui nessun altro essendo stato eletto più di due volte) con le terze Elezioni di Medio Termine.

Il Roosevelt del 1938 e del 1942, l’Obama del 2010, il Truman del 1946 e il Clinton del 1994, per quanto i loro partiti fossero stati clamorosamente sconfitti in quelle circostanze, furono successivamente confermati in carica.
Il caso riguardante Harding è particolare perché morì in carica e non potette evidentemente ricandidarsi.
Specifico altresì il caso Johnson perché il desso nel 1968 non si ricandidò.

Ancora, per quanto a proposito del Ford 1974 si parli (correttamente essendo le precedenti Presidenziali quelle del 1972) di Medio Termine, questo in qualche modo non corrisponde personalmente al vero essendo egli subentrato al dimissionario Nixon ad agosto di quello stesso 1974.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-10 09:49:282019-12-10 09:49:28‘Wave Elections’

Vincere non porta bene

Dicembre 10, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Nelle ultime sette campagne per la nomination democratica (dal 1992) solo due candidati sono riusciti a vincere sia il Caucus dell’Iowa che la Primaria del New Hampshire.
Nel 2000 Al Gore.
Nel 2004 John Kerry.
Ebbene hanno entrambi perso le successive Presidenziali!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-10 09:47:542019-12-10 09:47:54Vincere non porta bene

Come nel 1952?

Dicembre 10, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

È guardando allo schieramento dei candidati democratici alla nomination 2020 e alla situazione interna al partito dell’Asino che Karl Rove torna con la memoria alle elezioni del 1952.
Fu in quella circostanza che gli Asinelli (fra l’altro, ancora divisi tra Northern e Southern Democrat) arrivarono alla determinazione del loro candidato a White House eliminando l’uomo che aveva prevalso nelle Primarie (ovviamente senza raggiungere la maggioranza prescritta di delegati) Estes Kefauver.
Scartando a causa dell’età considerata avanzata il Vice Presidente in carica Alben Barkley.
Optando per il riluttante e dipoi disponibile Governatore dell’Illinois Adlai Stevenson.
Il tutto, infine soprattutto, per l’intervento risolutore dell’autorevolissimo Capo dello Stato Harry Truman.
Si chiede oggi Rove chi mai tra gli ex Presidenti democratici (Carter? Clinton? Obama?) potrebbe svolgere con successo il ruolo allora decisivo del missouriano.
(Tutto ciò detto, come scordare il fatto che Stevenson a novembre del 1952 perse dal repubblicano Dwight Eisenhower?)

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-10 09:46:572019-12-10 09:46:57Come nel 1952?

Parlare e agire: Lyndon Johnson

Dicembre 9, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Come sempre quando si parli di valutazioni, qualsiasi sia il tema trattato, differenze spesso profonde emergono.
Così anche rispetto all’operato dei singoli Presidenti USA.
Nei primi anni Duemila, un differente e nuovo metodo di giudizio al riguardo è stato adottato da storici e osservatori afroamericani.
Guardavano (guardano) costoro in particolare al comportamento dei Capi dello Stato succedutisi proprio nei confronti delle minoranze etniche, di quelle nera ovviamente in particolare.
Ebbene, da questo punto di vista – è il mio parere peraltro confortato da numerosi studiosi – straordinario il contributo evolutivo dato da Lyndon Johnson.
Lo stesso Johnson che – testimonianze numerose in merito – parlando, si riferiva ai neri con espressioni volgari, dispregiative e oltraggiose.
Giudicando il successore di Kennedy da questo punto di vista è ai fatti che si deve guardare.
Non alle parole!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-09 18:14:342019-12-09 18:14:34Parlare e agire: Lyndon Johnson

Echi del 2004

Dicembre 9, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ricordate?
Tutti contro George Walker Bush.
Il mondo intero (Paesi Baltici e Polonia esclusi) – secondo sondaggi che incredibilmente venivano fatti ovunque quasi non votassero gli statunitensi ma anche, che so?, gli Svedesi o i Kirghisi.
Tutti a favore dapprima del democratico chiunque fosse e poi di John Kerry una volta designato.
Le attese e ancora di più le convinzioni: avrebbe sicuramente vinto e defenestrato il cattivone.
Che delusione a livello globale quel 2 novembre 2004.
Il vituperato repubblicano vinse su tutti i fronti: molti più voti popolari, molti più Stati e più Grandi Elettori.
Ecco, esaminando oggi (ben sapendo comunque che manca quasi un anno) la situazione, il Donald Trump sotto assedio che vediamo ricorda decisamente il secondo e alla fine vittorioso Bush.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-09 09:00:282019-12-09 09:00:28Echi del 2004

Impeachment: si stringono i tempi

Dicembre 9, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Settimana probabilmente decisiva in Commissione alla Camera dei Rappresentanti USA.
Giovedì – si sostiene – il voto che dovrebbe trasferire all’intero consesso il procedimento.
Contano i democratici (hanno la maggioranza in quel ramo del Congresso) di arrivare alla decisione finale prima di Natale.
Le udienze per il giudizio (che spetta per disposto costituzionale al Senato) dovrebbero quindi avere luogo a gennaio.
Ad oggi, guardando semplicemente ai numeri e considerando che per la destituzione del Presidente occorre il voto di due terzi dei Senatori, dato che i repubblicani sono cinquantatre e ben venti tra loro dovrebbero ‘tradire’ il tycoon per costringerlo ad abbandonare White House, non si può che concludere per una finale assoluzione dello stesso.
Certo è che se le udienze senatoriali – presiederà il Chief della Corte Suprema John Roberts – dovessero andare per le lunghe i Senatori Cory Booker, Elizabeth Warren, Amy Klobuchar e Bernie Sanders si troverebbero in forti difficoltà dovendo sottrarre tempo alla campagna per la nomination nella quale sono impegnatissimi.
Il Caucus dell’Iowa è fissato difatti al 3 febbraio.
Questo potrebbe favorire in particolare Joe Biden e Pete Buttigieg che non sono Senatori.
Sarà interessante vedere come e quanto gli americani si sentiranno coinvolti dall’Impeachment che avrà comunque storicamente una notevole importanza considerando che solo due altri Presidenti sono davvero stati ‘processati’ dalla Camera Alta: Andrew Johnson e Bill Clinton.
Entrambi ‘assolti’.
Trump è già oggi (grande onore?) “sesto tra cotanto senno”, tenendo conto del fatto che ai due or ora citati Signori vanno aggiunti (indagati ma infine per differenti ragioni non giudicati) in ordine temporale John Tyler, James Buchanan e Richard Nixon.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-09 08:59:222019-12-09 08:59:22Impeachment: si stringono i tempi

224 partiti!

Dicembre 9, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ok, il Democratico.
Ok, il Repubblicano.
Magari il Libertariano.
Magari ancora il Green.
Perfino il Constitution…
Ecco, negli USA, con impatti decisamente diversi, agiscono 5 partiti dei quali 3 certamente minori.
Ma è tutto qui il catalogo dei movimenti politici americani?
Assolutamente no.
I partiti politici in qualche modo attivi e riconosciuti almeno in qualche Stato sono oggi 224!!!
Evviva.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-09 08:58:162019-12-09 08:58:16224 partiti!

I voti dispersi al Collegio dei Grandi Elettori nel 2016

Dicembre 8, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Teoricamente, nel 2016, visti i risultati del voto dell’8 novembre, nella successiva riunione del Collegio dei cinquecentotrentotto Grandi Elettori in data 19 dicembre, Donald Trump avrebbe dovuto ricevere trecentosei suffragi e Hillary Rodham Clinton duecentotrentadue.
In effetti, il repubblicano ne contò due in meno.
La democratica cinque.
Due delegati texani teoricamente impegnati a sostenere il tycoon si espressero uno per John Kasich e l’altro per Ron Paul.
Un Grande Elettore delle Hawaii, impegnato a favore della Clinton, votò Bernie Sanders e dei quattro delegati del Washington State ‘traditori’ dell’impegno per l’ex Segretario di Stato tre optarono per Colin Powell e uno per il pellerossa Faith Spotted Eagle.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-08 14:09:052019-12-08 14:09:05I voti dispersi al Collegio dei Grandi Elettori nel 2016

Reform Party 2020?

Dicembre 8, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ricordate Ross Perot?
Scomparso pochi mesi fa, il desso, dopo avere condotto una straordinaria campagna 1992 da indipendente (quasi il 19 per cento dei voti popolari!), nel 1995, fondò il Reform Party convinto come era della necessità di dare agli elettori una alternativa.
Nel successivo 1996, in pista appunto per il nuovo movimento politico, ebbe comunque un buon risultato (più di 8.000.000 di suffragi!).
È dal 2000 che il Reform Party decade quanto alla corsa per White House.
Pat Buchanan – così come Ralph Nader quattro anni dopo – non raggiunge a livello federale i 500.000 voti.
Nel 2008 Ted Weill non arriva ai 500 (481 il totale).
E nel 2012 Andre Barnett ne ottiene 956.
Nell’ultima circostanza (ovviamente 2016) il candidato è Roque De La Fuente e a dire il vero non si riesce a sapere quale sia stato il suo risultato.
Così, non sappiamo oggi se nel prossimo anno avremo o meno un Riformista in competizione.
Perot ci ha lasciati e con ogni probabilità con lui è tramontata la sua creatura politica peraltro già da tempo senza appeal alcuno.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-08 14:07:242019-12-08 14:07:24Reform Party 2020?
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