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Gli sconfitti: Al Gore. Che incredibile 2000

Aprile 8, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

Unico candidato alla Nomination (che non fosse il Presidente uscente, la qual cosa indubbiamente favorisce) in tempi recenti di uno dei due partiti maggiori a vincere nel corso della campagna interna per la conquista nei Caucus e nelle Primarie dei Delegati alla Convention in tutte le circostanze (cinquantasei su cinquantasei) con una percentuale di suffragio popolare del settantacinque e quattro.
Solo oppositore l’ex grande campione cestista, medaglia d’oro olimpica, sul parquet anche in Italia a Milano, Senatore Bill Bradley.
Nominato dalla Convention con quasi il cento per cento dei voti (nessuno contro su ben oltre quattromila e solo nove gli astenuti).
Capace di prevalere nelle urne nazionali a novembre per oltre mezzo milione di suffragi nei confronti del rivale repubblicano.
Il candidato democratico del 2000 Al Gore, Vice Presidente nei due mandati di Bill Clinton e pertanto uscente, risultò alla fine sconfitto nel Collegio Elettorale al quale fanno capo gli Elettori (iniziale maiuscola per distinguerli da quelli comuni).
Battuto dopo conteggi e riconteggi delle contestatissime votazioni in Florida e i ricorsi presentati a tutti i possibili livelli, dalla definitiva determinazione della Corte Suprema che assegnava lo Stato con capitale Tallahassee all’esponente del Grand Old Party George Walker Bush.
Era la terza volta che accadeva (Samuel Tilden perse allo stesso modo da Rutherford Hayes nel 1876 e Grover Cleveland da Benjamin Harrison nel 1888) e in ogni caso (accadrà nel 2016 con Hillary Rodham Clinton che vanterà milioni di voti popolari in più e perderà ugualmente nel Collegio da Donald Trump) lo sconfitto quanto alla conquista dello scranno alla Executive Mansion era risultato (e risulterà, con la prima donna davvero in grado di vincere) il candidato democratico.
È questo un dato di fatto.
(Per inciso, visto il conteggio – duecentosettantuno a duecentosessantasei, con uno dei delegati che non volle pronunciarsi – al democratico sarebbe bastato prevalere nel proprio Stato, il Tennessee, titolare di undici Elettori, per vincere relativamente bene).

Ebbi personalmente modo di conoscere ed ascoltare Al Gore al Corriere della Sera l’8 marzo del 2001.
Ospite del direttore Ferruccio de Bortoli (al quale dovevo l’invito), partecipe l’Ambasciatore Sergio Romano – due ottimi amici più volte presenti nei miei ‘Salotti’ al Caffè Zamberletti – prese parte come star ad una cerimonia intesa a celebrare i centoventicinque anni del quotidiano di via Solferino.
Si presentò Gore dicendo di essere l’uomo che avrebbe dovuto sedere a quel mentre a White House, così purtroppo non potendo fare.
Non memorabile, per quanto mi riguarda e rammento, invero la sua presenza.
Da un punto di vista elettorale (avrà soddisfazioni altrimenti, fra le quali un discutibile Nobel per la Pace) fu quel dapprima assolutamente travolgente e poi drammaticamente deludente anno Duemila il suo canto del cigno.

8 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/gore-june-12-2000.jpg 675 1200 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-08 11:18:122024-04-07 20:26:19Gli sconfitti: Al Gore. Che incredibile 2000

Presidenziali del 1980

Aprile 8, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

Al voto il 4 novembre.
Cinquantadue e sei per cento gli elettori effettivamente andati alle urne.
Quanto agli Elettori (con l’iniziale maiuscola perché, come sempre ripetuto, vanno distinti da quelli comuni in quanto loro specifico compito è eleggere effettivamente il Presidente) e alla maggioranza assoluta, lo sappiamo, a seguito dell’entrata nell’Unione di Alaska ed Hawaii e dopo l’approvazione dell’Emendamento che riconosce rappresentanza in materia anche al Distretto di Columbia, i numeri si sono stabilizzati e resteranno tali fino ad oggi (e cambieranno, salvo cataclismi non augurabili come la Guerra di Secessione, per carità, solo con l’entrata nell’Unione di un eventuale cinquantunesimo Stato): cinquecentotrentotto i membri del Collegio da eleggere e duecentosettanta il minimo da raggiungere.

Il sistema Primarie e Caucus per la scelta dei delegati alla Convention?
Certo, il Partito Repubblicano aveva introdotto le Primarie a livello appunto delle presidenziali già nella tornata del 1912 ma pochi gli Stati allora coinvolti.
Ancora nel 1968, solo il quaranta per cento dei citati delegati era effettivamente scelto dagli elettori.
È proprio nel 1980 che il meccanismo entra pienamente in funzione: trentasette Stati su cinquanta lo adottano.
Moltissimi i cittadini coinvolti, un trionfo della democrazia di base.

Il Presidente in carica, Jimmy Carter, era talmente poco difendibile per i numerosi insuccessi specie in politica estera da temere grandemente la sfida interna all’Asinello portatagli dal Senatore del Massachusetts Edward ‘Ted’ Kennedy, fratello di John e di Robert.
Corre per poco tempo anche il Governatore della California Jerry Brown .

Tra alti e bassi, malgrado la veemenza degli attacchi di Ted, Carter riesce a prevalere di poco nelle Primarie e ad essere nuovamente candidato in una Convention nuovaiorchese nella quale serpeggia una pesante aria di sconfitta.
A comporre il ticket, il Vice Presidente uscente Walter Mondale.

Nel GOP, corsa in testa dell’ex Governatore della California Ronald Reagan che mano mano acquista vantaggio nei confronti di uno sfidante certamente di valore quale l’ex Ambasciatore all’ONU e in Cina nonché Direttore della CIA George Herbert Bush.

Per il vero, esiste e si palesa un terzo incomodo: il Rappresentante dell’Illinois John Anderson il quale, sconfitto, esce dal partito e si candida come indipendente.

Alla sfida conclusiva per White House numerosi altri candidati, peraltro significativi solo al fine di rappresentare comunque una idea: un libertariano (il Libertarian Party è stato fondato nel 1971), un socialista, un comunista e via elencando.

Una campagna strana con due concorrenti maggiori poco amati (Reagan diventerà Reagan governando!).
Una campagna all’inizio della quale Anderson pare debba avere numerosi sostenitori in specie nelle Università tra docenti e studenti (raccoglierà un dignitoso sei e sei per cento dei suffragi popolari).
Alla fine, ulteriormente azzoppato dai fatti iraniani e dai fallimenti delle azioni intraprese per liberare gli ostaggi USA prigionieri nell’ambasciata di Teheran, Carter perde rovinosamente.

Da sottolineare il fatto che si tratta storicamente dell’unica occasione nella quale uno sfidante repubblicano riesce a defenestrare un Presidente uscente e ricandidato democratico.
Non può essere messo sullo stesso piano infatti quanto occorso nel 1888, allorquando l’Asinello Grover Cleveland era stato battuto ed estromesso dal GOP Benjamin Harrison in primo luogo perché Cleveland aveva comunque vinto quanto a voti popolari e in secondo luogo perché lo stesso sarà capace nel 1892 di rivincere arrivando pertanto a conquistare, caso unico, la Casa Bianca due volte con un intermezzo.

I voti?
Ronald Reagan, quarantaquattro stati e quattrocentoottantanove Elettori.
Jimmy Carter, sei Stati e quarantanove voti nel Collegio.

8 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/reagan-gettyimages-2458555-crop.jpg 1146 1984 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-08 11:16:082024-04-07 20:26:08Presidenziali del 1980

Biden ha incassato novanta milioni di dollari il mese scorso

Aprile 7, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

“Il comitato elettorale del Presidente Biden ha dichiarato di aver raccolto novanta milioni di dollari a marzo, una somma che dovrebbe aumentare il significativo vantaggio finanziario vantato nei confronti di Donald Trump”, riferisce l’autorevole Politico.
“La predetta struttura ha affermato di avere a disposizione ben cento novantadue milioni di dollari in contanti, un totale che include i fondi della campagna, del Comitato nazionale democratico e dei relativi comitati congiunti di raccolta.
Si tratta del più grande bottino di denaro accumulato da qualsiasi candidato presidenziale democratico a questo punto del ciclo, secondo una nota diffusa sempre da comitato in questione.
I coadiutori hanno rilasciato il totale prima della scadenza mensile per la presentazione alla Commissione elettorale federale alla fine di questo mese”.

7 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/Biden_nomination_DNC_2008.jpg 1016 1920 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-07 15:07:482024-04-07 15:23:10Biden ha incassato novanta milioni di dollari il mese scorso

Sforzi finora vani di Biden di sfondare in campo avverso

Aprile 7, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

CNBC sostiene che Joe Biden stia cercando di ottenere il sostegno politico e, a seconda dei casi, finanziario dai repubblicani che non si riconoscono in Donald Trump.
Aggiunge l’emittente che fino a questo momento il Presidente non sia riuscito in quest’ambito a cavare il proverbiale ragno da un buco.
Difficile davvero che una operazione del genere vada in porto.
Come difatti accaduto in altre circostanze con differenti protagonisti (penso in particolare al 2008 quando buona parte degli Elefantini non vedeva di buon occhio la candidatura di John McCain).
Avviene in tali momenti semplicemente che i repubblicani più distanti dal candidato si astengono, non vanno a votare.
Certamente non impossibile ma assai improbabile che si schierino votando o peggio ancora finanziando il candidato del partito democratico fieramente avverso.

7 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/biden-icecream.jpg 491 720 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-07 15:06:082024-04-07 08:08:56Sforzi finora vani di Biden di sfondare in campo avverso

Maryland: storia elettorale in occasione delle presidenziali

Aprile 7, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

1788/1789: (George Washington)
1792: (George Washington)
1796: Federalista (J. Adams)
1800: Democratico-Repubblicano (Jefferson)
1804: Democratico-Repubblicano (Jefferson)
1808: Democratico-Repubblicano (Madison)
1812: Democratico-Repubblicano (Madison)
1816: Democratico-Repubblicano (Monroe)
1820: Democratico-Repubblicano (Monroe)
1824: Democratico-Repubblicano (Jackson)
1828: National Republican (J. Q. Adams)
1832: National Republican (Clay)
1836: Whig (W. Harrison)
1840: Whig (W. Harrison)
1844: Whig (Clay)
1848: Whig (Taylor)
1852: Democratico (Pierce)
1856: Know Nothing (Fillmore)
1860: Democratico Sudista (Breckiridge)
1864: Repubblicano (Lincoln)
1868: Democratico (Seymour)
1872: Democratico (Greeley)
1876: Democratico (Tilden)
1880: Democratico (Hancock)
1884: Democratico (Cleveland)
1888: Democratico (Cleveland)
1892: Democratico (Cleveland)
1896: Repubblicano (McKinley)
1900: Repubblicano (McKinley)
1904: Democratico (Parker)
1908: Democratico (Bryan)
1912: Democratico (Wilson)
1916: Democratico (Wilson)
1920: Repubblicano (Harding)
1924: Repubblicano (Coolidge)
1928: Repubblicano (Hoover)
1932: Democratico (F. D. Roosevelt)
1936: Democratico (F. D. Roosevelt)
1940: Democratico (F. D. Roosevelt)
1944: Democratico (F. D. Roosevelt)
1948: Repubblicano (Dewey)
1952: Repubblicano (Eisenhower)
1956: Repubblicano (Eisenhower)
1960: Democratico (Kennedy)
1964: Democratico (Johnson)
1968: Democratico (Humphrey)
1972: Repubblicano (Nixon)
1976: Democratico (Carter)
1980: Democratico (Carter)
1984: Repubblicano (Reagan)
1988: Repubblicano (G. H. Bush)
1992: Democratico (B. Clinton)
1996: Democratico (B. Clinton)
2000: Democratico (Gore)
2004: Democratico (Kerry)
2008: Democratico (Obama)
2012: Democratico (Obama)
2016: Democratico (Hillary Clinton)
2020: Democratico (Biden)

7 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/maryland00.jpg 393 705 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-07 15:04:372024-04-07 08:08:45Maryland: storia elettorale in occasione delle presidenziali

Presidenziali del 1976

Aprile 7, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

Si vota il 2 novembre.
Cinquecentotrentotto gli Elettori e duecentosettanta la maggioranza assoluta.
Alle urne il cinquantatre e sei per cento degli aventi diritto.
Confronto davvero strano, unico.
Da una parte, il GOP ripropone il Presidente uscente Gerald Ford che è arrivato a White House stravolgendo, legalmente per carità, ogni tradizionale metodo.
È difatti stato nominato Vice Presidente secondo quanto disposto dal XXV Emendamento – usato per la prima volta a tale fine – in sostituzione del titolare della Vicepresidenza Spiro Agnew, che si era dovuto dimettere per scandali risalenti alla sua precedente carriera politica locale.
È dipoi subentrato nell’agosto del 1974 a Richard Nixon dopo le dimissioni dello stesso conseguenti allo ‘Scandalo Watergate’.
La Nomination di Ford era stata molto contrastata in particolare dall’ex Governatore della California Ronald Reagan.
Alla Convention di Kansas City – una Brokered Convention – i due si erano presentati talmente vicini quanto a delegati da far dire che l’esito non era determinabile (gergalmente, ‘too close to call’).
Prevalse, come detto, Ford, rinunciando peraltro al Vice che si era in precedenza scelto (Nelson Rockfeller) e accettando un programma conservatore lontano dalle sue stesse idee.
Con lui nel ticket il Senatore del Kansas Robert ‘Bob’ Dole, futuro e sfortunato candidato a White House.

Molti tra i democratici i possibili pretendenti.
Fra gli altri, da citare almeno Sargent Shriver – già al fianco di McGovern nel 1972 – e il Senatore del Texas Lloyd Bentsen, più tardi in corsa con Michael Dukakis.
A sorpresa, tra i tanti, nel corso delle Primarie, emerse il nome di un ex Governatore della Georgia, Jimmy Carter.
Avendo il vantaggio di non essere stato in precedenza coinvolto in scandali a livello nazionale, infine, fu il prescelto nella Convention di New York City.

Lo ‘Scandalo Watergate’ e il fatto che il primo Presidente nella storia costretto a dare le dimissioni fosse repubblicano pesava, evidentemente, come un macigno sulle spalle del povero Ford
Tutti gli osservatori pensavano che il democratico avrebbe quindi vinto facilmente.
Così, peraltro, non fu.
Un Carter assai poco incisivo alla fine prevalse davvero per un soffio.
Si è calcolato che se ottomila persone avessero votato differentemente tra Ohio ed Hawaii l’uscente sarebbe restato in carica.

Tra i molti terzi esponenti di partiti decisamente minori, da segnalare una nuova candidatura come indipendente di Eugene McCarthy.

Al fianco di Carter, il partito indicò per la Vicepresidenza il Senatore del Minnesota Walter Mondale.
Alla fine, il Rappresentante dell’Asino vinse in ventitre Stati e nel Distretto di Columbia mentre il leader dell’Elefante prevalse in ventisette Stati purtroppo per lui dotati in totale di un minor numero di Elettori (duecentoquaranta) rispetto a quelli conquistati dal rivale (duecentonovantasette).

Il totale non è cinquecentotrentotto perché in sede di Collegio Elettorale un voto fu dato da un dissenziente a Ronald Reagan.

7 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/carter-1976.jpg 676 1200 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-07 15:03:032024-04-07 08:08:37Presidenziali del 1976

Coattail Effect

Aprile 7, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

6 novembre 1984, USA alle urne.
Ronald Reagan stravince (perde solo il Minnesota e il District of Columbia e conquista il numero in assoluto e in percentuale più alto di Elettori – iniziale maiuscola per distinguerli da quelli comuni perché loro specifico compito è eleggere il Presidente – della storia) e naturalmente si conferma a White House.
Ciò malgrado, il partito repubblicano cui appartiene e che guida non conquista la maggioranza nelle concomitanti elezioni per la Camera e perde addirittura due seggi al Senato.
Si deve in proposito (ho scelto la tornata elettorale in questione perché da questo punto di vista emblematica) concludere che il Presidente sia capace in modo straordinario di raccogliere consenso personale ma che non sia in grado di fare in modo che tale sua caratteristica porti, ‘a strascico’ per così dire, i suoi a vincere con lui?
Tale particolare attitudine ha un nome preciso nella letteratura politica americana: si chiama ‘Coattail Effect’.
Quando ciò occorra, si dice che gli eletti che ne abbiano goduto hanno ottenuto lo scranno “on the Coattails of the President”.

7 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/Reagan_2897240b.jpg 387 620 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-07 15:01:302024-04-07 08:08:29Coattail Effect

I film dai quali, quanto alle elezioni americane, non è possibile prescindere

Aprile 7, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

Capita poi che perfino in una commedia senza pretese se non quella di allietare come ‘Speechless’ (‘Ciao Julia, sono Kevin’, sui nostri schermi, 1994) – ma il titolo originale avrebbe dovuto mettere in proposito sul chi va là – di interessanti argomentazioni relative alle campagne elettorali americane se ne rinvengano eccome.
Mai, quindi – ma c’è forse qualche altro qualsiasi tema a proposito del quale sia possibile farlo? – cristallizzare la propria attenzione montando i paraocchi.
Tre – e ne ho viste a dozzine specie in tempi lontani – comunque, le pellicole hollywoodiane delle cui sceneggiature ‘politico istituzionali’ non è possibile fare a meno (per quanto, a ben guardare, una quarta potrebbe essere ‘Advise and Consent’ di Otto Preminger, 1962, ‘Tempesta su Washington’ da noi).
La prima è datata 1964 ed è opera del grande Gore Vidal, intellettuale di massimo aspetto da sempre attento all’argomento.
Già il fatto che lo scrittore e drammaturgo avesse chiamato ‘The Best Man’ la piece teatrale dalla quale poi – regista Franklin Schaffner il cineasta consulente per le apparizioni televisive di John Kennedy al quale si era altresì rivolta Jackie Kennedy perché illustrasse la ‘sua’ Casa Bianca – trasse ‘L’amaro sapore del potere’ (titolo italiano non del tutto fuori luogo) fa comprendere come, infine e per quanto ciò possa essere considerato frutto di leggenda e non verità, gli Americani ritengano (ritenevano?) che dallo scontro tra i candidati alla Nomination (il film è ambientato in una Convention partitica delle cui regole fornisce notevole rappresentazione e non potrà – ne siamo convinti – che essere in seguito altrettanto tra i due ammessi ‘al primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno bisestile’) emerge solo e soltanto l’Uomo migliore!
La seconda in ordine di realizzazione è del 1972 e consente all’autore Jeremy Larner di vincere l’Oscar.
Poggia – fondamentale che così sia oltre il plot – su una atmosfera ancora kennediana e su un Robert Redford assolutamente in parte.
Si intitola ‘The Candidate’ (‘Il candidato’) e propone la campagna elettorale per il Senato federale di un fino a quel mentre idealista politico di base californiano che un professionista del settore va a scovare, sollecita e infine porta a vincere introducendolo in un mondo le cui regole gli sono (anche se non soprattutto per sua volontà, certamente) ignote.
La terza pellicola è assolutamente straordinaria e lo script opera di Martyn
Burke – del 1997 e vergato per una produzione televisiva minore (quando occorre che perfino l’autore non comprenda dove va a parare…) girata da Joe Dante il cui titolo è ‘The Second Civil War’ – è semplicemente da imparare a memoria.
Magistrale difatti la rappresentazione che della nefasta influenza dei media sulla politica e sulla società, in particolare di quelli politicamente corretti, fornisce.
Impeccabile l’immagine che della sempre più evidente frattura tra Repubblicani e Democratici propone evidenziando come nei differenti Stati ci si contrapponga profondamente.
Eccezionale in ogni minimo dettaglio, ivi compresi gli apporti e le citazioni spacciati in seguito come prodotti di precedenti uomini politici assolutamente americani e invece, lo vediamo, opera di capacissimi immigrati creativi delle più diverse provenienze.
Ovvio che il terribile finale (scoppia effettivamente la Seconda Guerra Civile Americana) è la inaccettabile minaccia contro la quale gli USA devono battersi.
Possono farlo abbassando infinitamente i toni ai quali le ultime campagne elettorali e gli esiti tanto ferocemente opposti ci vanno purtroppo abituando?

7 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/redford-candidate.jpg 424 717 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-07 14:59:512024-04-07 15:22:26I film dai quali, quanto alle elezioni americane, non è possibile prescindere

Gli sconfitti. Wendell Wilkie, cambiare cavallo al momento giusto

Aprile 7, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

Sapete.
Negli ‘States’ occorre iscriversi alle liste elettorali.
Non è che perché uno è maggiorenne voti.
Ha il diritto di farlo ma deve dichiarare iscrivendosi alle citate liste di volerlo esercitare, quel benedetto diritto.
Ora, all’atto, i cittadini possono (nessun obbligo) dire quale sia il loro partito di riferimento.
Servirà dipoi conoscere questo dato allorquando dovesse essere indetta da un partito una ‘Primaria chiusa’.
Il ‘cambio di cavallo’ è raro ma se ne hanno esempi davvero particolari.
Nel tardo 1939, Wendell Wilkie si registrò come repubblicano.
Fino al giorno prima era stato democratico.
Uno tra i più attivi.
Pochi mesi – nel 1940 si votava per White House – ed eccolo in corsa per la Nomination repubblicana.
Non che fosse tra i favoriti, ma insomma.
Arrivata la Convention del Grand Old Party a un punto morto (‘Deadlocked Convention’), fu nominato.
Aveva quattro anni prima dichiaratamente contribuito con versamenti alla campagna del Roosevelt che adesso affrontava.
Lo aveva votato.
Perse nettamente.

7 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/wilkie.jpg 681 1066 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-07 14:57:002024-04-07 14:51:17Gli sconfitti. Wendell Wilkie, cambiare cavallo al momento giusto

Sotto osservazione la salute di Donald Trump

Aprile 6, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

Ogni minuto o quasi (esagero? non credo), i media a lui ostili (sono la stragrande maggioranza e non è che nel 2016 abbiano avuto molto successo) si occupano di Donald Trump.
Oggi, per dire, della sua salute.
(Visto che il tycoon critica le condizioni fisiche e mentali di Biden, deve aspettarselo).
Se ne occupa il Washington Post dando notizia del fatto che dopo tre anni (sostiene questo sia il tempo trascorso) finalmente l’ex Presidente si è sottoposto a una visita medica generale.
Ma che l’esito, assolutamente favorevole e scarno di particolari tanto che non viene riportato neppure il peso dell’esaminato, è in verità certificato da un osteopata, medico nel New Jersey e socio proprio del Golf Club da Trump frequentato, con tutti i dubbi (lascia intendere) del caso.

6 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/trump-6444490.jpg 720 1280 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-06 17:51:052024-04-06 12:51:20Sotto osservazione la salute di Donald Trump
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