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I ‘Codici Neri’ e i ‘Borboni’ in America

Aprile 10, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

Terminata che fu la Guerra di Secessione, il Sud oppose non poche resistenze alle richieste del Presidente Andrew Johnson, richieste che dovevano necessariamente essere accolte dalle singole assemblee locali acché gli Stati potessero essere riammessi nell’Unione.
Il successore di Lincoln e il Nord chiedevano che fossero sconfessate le delibere di Secessione a suo tempo votate, che gli Stati non si rifiutassero di onorare i debiti di guerra della Confederazione, che fosse ratificato il Tredicesimo Emendamento che aboliva la schiavitù.
Invitavano, inoltre, a concedere il diritto di voto almeno a qualche esponente qualificato della comunità di colore.
Con estrema riluttanza, ai primi tre dettami fu in qualche modo data attuazione.
Non invece al quarto.
Nelle seguenti votazioni, per di più, molti tra gli eletti risultarono fortemente collegati alla Confederazione e, addirittura, la Georgia arrivò ad inviare al Senato di Washington Alexander H. Stephens, già vice di Jefferson Davis.
Parve, quindi, ai Nordisti che il Sud non considerasse la sconfitta come definitiva e cercasse una sia pur relativa rivalsa.
Accadde, poi, che i nuovi organi legislativi degli Stati sudisti approvassero nel 1865 e nel 1866 i cosiddetti ‘Codici Neri’.
Il contenuto di questi codici variava da Stato a Stato, ma tutti avevano il medesimo obiettivo: mantenere i neri affrancati in un sostanziale stato di subalternità.
Venivano, tali disposizioni, giustificate dai Sudisti come indispensabili per regolare e graduare il passaggio degli ex schiavi dalla catena alla libertà.
Venivano, tali leggi, considerate dai Nordisti quali pessime eredità delle norme schiaviste in auge fino a poco tempo prima.
A por fine alla validità dei ‘Codici Neri’ provvidero, dapprima l’approvazione – contrastatissima in quanto dovette superare il veto presidenziale ottenendo in seconda lettura l’adesione dei due terzi – di una disposizione di legge che autorizzava a denunciare ai tribunali militari i casi di discriminazione razziale, e, dopo, l’altrettanto e ancor più difficile e per molti versi illegittima ratifica del contestatissimo Quattordicesimo Emendamento.
Terminata che fu la Guerra di Secessione, trascorsi i primi successivi tempi nei quali in molteplici casi gli Stati e le città del Sud sconfitto furono amministrati da progressisti, una forte ondata fece tornare al potere i conservatori.
E non si trattò solo di un ‘ritorno’ politico perché i riflessi di questo nostalgico flusso si videro in altri campi.
Non pochi, ad esempio, i romanzi e i saggi nei quali si trattava della vita pregressa, in particolare, nelle piantagioni, esaltandola.
In breve tempo, i democratici ex schiavisti, e da quel momento e per quasi un secolo segregazionisti, presero quota occupando costantemente i Governatorati.
Ricordando a qualcuno, eccessivamente a dire il vero, tutto ciò il momento storico nel quale i Re di Francia erano tornati sul trono dopo la rivoluzione e l’era napoleonica con l’intento di restaurare il restaurabile, i Sudisti che cercarono il predetto ‘ritorno’ al passato furono chiamati ‘Borboni’:
Per inciso, essendo i repubblicani gli avversari dello schiavismo, per i successivi settantacinque anni, con l’eccezione del 1928 (i democratici, nell’occasione, candidarono per White House Alfred Smith che era cattolico la qual cosa bastò ad alienargli il voto del Sud), il partito dell’Asino, nelle elezioni presidenziali, vinse sempre in tutti gli Stati meridionali.

10 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/Johnson-andrew.jpg 1080 1920 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-10 11:13:382024-04-10 11:04:46I ‘Codici Neri’ e i ‘Borboni’ in America

Gli sconfitti: George Wilcken Romney e il figlio Mitt

Aprile 9, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

Allorquando, in vista delle presidenziali del 2008, l’ex governatore del Massachusetts, il mormone Mitt Romney propose la propria candidatura per ottenere la nomination tra i repubblicani (tutti sanno come andò a finire allora e in seguito: sconfitto nell’occasione da John McCain nelle primarie, si ripresentò nel successivo 2012, ottenne l’agognata investitura ma fu battuto dal presidente in carica Barack Obama), subito mi tornò alla mente la figura del padre, George Wilcken Romney.
Non tanto per le sue pur molto felici imprese politiche – fu successivamente governatore del Michigan, da 1963 al 1969, e nel corso del primo mandato di Richard Nixon (a lui preferito dagli elettori nelle primarie) segretario di Stato allo sviluppo delle abitazioni e delle aree urbane – quanto per due particolarità.
In primo luogo, perché la sua candidatura fu all’origine di un importante dibattito dato che, essendo egli nato in una colonia mormone nel Chihuahua, Messico, sembrava non possedere uno dei tre requisiti richiesti dalla Costituzione per diventare presidente (e, quindi, per candidarsi): la cittadinanza USA dalla nascita.
La questione (che fu all’ordine del giorno anche quando il predetto McCain si propose visto che era a sua volta venuto al mondo fuori dagli States – a Panama – e che è tornata d’attualità nel 2015, essendosi candidato per il 2016 Ted Cruz, nato in Canada) fu risolta sostenendo che la corretta interpretazione del dettato costituzionale doveva portare a ritenere cittadini appunto dalla nascita anche i nati non in terra americana ma dovunque purché da genitori statunitensi.
In secondo luogo, per il capitolo a George Wilcken Romney dedicato da Raymond Cartier, ovviamente trattando in particolare del Michigan, nell’eccezionale ‘Le cinquanta Americhe’, 1961 in Francia e 1962 da noi.
Un Romney, quello del saggista francese, protagonista, in un periodo precedente a quello del suo impegno politico, di un’impresa maiuscola in campo industriale.
Riprendo, citando, elaborando, partendo dal quadro che della situazione anni Cinquanta dà il citato Cartier, le pagine in questione:
“Lunghe, alate, cromate, così le automobili USA prodotte a Detroit nella prima metà degli anni Cinquanta del Novecento.
Dominanti quanto a vendite, incuranti della impalpabile concorrenza delle marche europee, le case costruttrici si ritenevano inattaccabili e nulla pareva turbare la loro serenità.
Ma ecco un primo campanello d’allarme:
1955, la Volkswagen sfonda vendendo la bellezza di trentacinquemila vetture e arrivando a cinquantamila l’anno successivo.
(E’ ambientato a Baltimora nel 1963, ma l’ottimo ‘Tin men’ di Barry Levinson, in particolare nel finale, rende benissimo il ‘momento’ in questione).
E’ in quella temperie che il direttore di una società del ramo automobilistico indipendente e secondaria chiamata Nash fonde l’azienda della quale è alla guida con l’altrettanto secondaria e indipendente Hudson creando la American Motors per tentare l’avventura dedicandosi alla progettazione e realizzazione di una macchina di dimensioni minori, più ragionevoli.
E’ ovviamente George Wilcken Romney il desso che, nel propagandare la propria attività, paragona le auto usualmente prodotte dalle case di Detroit ai dinosauri:
‘Avevano le più belle griglie di radiatore della preistoria ma sono diventati così grossi che sono morti’, dice.
Ed ecco che, riprendendo un antico nome di auto, propone la Rambler, una specie di abile compromesso tra una vettura americana e una del vecchio continente.
Pochi anni davvero e, malgrado lo scetticismo generale, già nel 1957 del nuovo modello si vendono ottantottomila vetture.
Duecentomila nel successivo 1958; oltre quattrocentomila nel 1959.
Le azioni della sua American Motors, cadute a cinque dollari poco dopo il debutto borsistico, cominciano una ascesa che le porta a valere quasi venti volte tanto.
Le vie e le strade sono (relativamente) a questo punto invase dalle auto europee ma anche dalle macchine prodotte e vendute da Romney.
Nel correre tardivamente ai ripari, è proprio al modello Rambler che le case di Detroit faranno riferimento”.
Così Raymond Cartier, il quale, scrivendo nel 1960, non poteva sapere quali strade in futuro il mormone avrebbe felicemente percorso.

9 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/romney.jpg 407 615 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-09 11:22:522024-04-08 20:23:52Gli sconfitti: George Wilcken Romney e il figlio Mitt

Del mandato e dei mandati. Avanti e indietro al riguardo

Aprile 9, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

Il mandato del Presidente degli Stati Uniti d’America è quadriennale.
Dal 1937, entra in carica a mezzogiorno del 20 gennaio dell’anno successivo a quello elettorale e decade esattamente a mezzogiorno del 20 gennaio di quattro anni dopo.
Dal 1793 – a seguito delle seconde votazioni del precedente 1792 – al 1933, l’insediamento e il termine del mandato erano in programma il 4 marzo sempre dell’anno seguente la chiamata alle urne, giorno coincidente con quello della entrata in vigore, nel 1789, della Costituzione.
Ovviamente, nel caso in cui la morte del Presidente o, una sola volta, le sue dimissioni, abbiano comportato la successione del Vice, i due mandati – del titolare e del vicario, il cui Giuramento, dipende dalle situazioni, può avere avuto luogo anche lontano da Washington (si pensi a Lyndon Johnson in quel di Dallas) – sono risultati più brevi.
Il primato in fatto di brevità appartiene a William Harrison: dal 4 marzo al 4 aprile 1841.
Il Vicepresidente subentrato rimasto più a lungo sullo scranno alla Casa Bianca, ovviamente, il suo, John Tyler, dal citato 4 aprile 1841 al 4 marzo 1845.
Questo naturalmente ove ci si riferisca al mandato in corso non considerando i casi nei quali il successore si sia immediatamente dopo proposto per la conferma ottenendola.
Così fece per primo nel 1904 Theodore Roosevelt, subentrato il 14 settembre del 1901 all’assassinato William McKinley e rimasto alla Executive Mansion fino al 4 marzo 1909.
Così poi alla guida del Governo per cause naturali:
Calvin Coolidge, seguito a Warren Harding: dal 2 agosto 1923 al 4 marzo 1929, e
Harry Truman, succeduto a Franklin Delano Roosevelt: dal 12 aprile 1945 al 20 gennaio 1953.
Poi, in conseguenza dell’attentato a John Kennedy, Lyndon Johnson: dal 23 novembre 1963 al 20 gennaio 1969.
Infine, Gerald Ford, dopo il dimissionario Richard Nixon: dal 9 agosto 1974 al 20 gennaio 1977.
Mandati anomali sono risultati il primo di George Washington: dal 30 aprile 1789 al 4 marzo 1793,
e quello conquistato nel 1932 da Franklin Delano Roosevelt: dal 4 marzo 1933 al 20 gennaio 1937.
Il medesimo F. D. R. è il solo Capo dello Stato americano eletto più di due volte (quattro).
Detiene pertanto il record insuperabile – essendo in vigore il Ventiduesimo Emendamento del 1951 che limita a due le possibili elezioni – di giorni trascorsi a White House: dal 4 marzo 1933 al 12 aprile 1945, quando morì per cause naturali.
È possibile al Vicepresidente subentrato nel corso del secondo biennio (non importa se del primo o del secondo incarico) del titolare candidarsi ed essere confermato poi personalmente due volte (avrebbe potuto farlo Lyndon Johnson).
Può presentarsi se rieletto – altrimenti in ipotesi all’infinito – in una sola circostanza il Vice succeduto nell’ambito del primo biennio (come sarebbe stato, ripeto, se rieletto, per Gerald Ford).
Visto che vado a questo punto trattando di rielezioni – già detto del primato del secondo Roosevelt – va ricordato che Grover Cleveland è il solo Presidente eletto in due circostanze non consecutivamente (1884 e 1892), ragione per la quale è conteggiato quale ventiduesimo e ventiquattresimo inquilino della Executive Mansion (la qual cosa comporta che le persone che hanno ricoperto la carica siano quarantacinque e i Presidenti, Biden incluso, quarantasei).
Lo stesso Cleveland è il primo (il secondo sarà in quattro occasioni di fila Franklin Delano Roosevelt: 1932, ‘36, ‘40 e ‘44) a vincere per tre votazioni consecutivamente il suffragio popolare per quanto perdendo – contrariamente al pluricitato F. D. – la seconda volta (nel 1888) per Electors conquistati.

Nota bene.
1)
La determinazione del ‘primo martedì dopo il primo lunedì del novembre coincidente con il bisestile’ è conseguenza di queste considerazioni:
– il penultimo mese è quello meno impegnativo per agricoltori e allevatori e cioè per le classi di lavoratori prevalenti al momento della regolazione
– essendo decisamente importante la Religione, non si può votare di domenica giorno consacrato al Signore
– si è ritenuto di lasciare disponibili le seguenti ventiquattro ore per recarsi ai seggi (all’epoca, non aperti praticamente dovunque come oggidì)
– decidendo quindi per il martedì, non si è ritenuto possibile votare semplicemente nel primo in calendario perché può cadere l’1 e cioè di Ognissanti
– quindi e pertanto….

2)
Nel testo iniziale, si è fatto cenno al 1789 (anno dispari nel quale anche – fino al 10 gennaio – si votò) rilevando il fatto ovvio che non fosse bisestile.
A ben vedere, non hanno contato sul 29 febbraio neppure il 1800 e il 1900 (elettorali per gli States) perché il Calendario Gregoriano considera non bisesti i fine secolo naturalmente con finale zero a meno che non siano divisibili per quattrocento, come invece il 2000 che sul giorno aggiuntivo del secondo mese per questo motivo poté contare.

9 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/ovalofficeE888.jpg 1455 1940 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-09 11:21:122024-04-08 20:23:42Del mandato e dei mandati. Avanti e indietro al riguardo

Michigan: storia elettorale in occasione delle presidenziali

Aprile 9, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

1836: Democratico (Van Buren)
1840: Whig (W. Harrison)
1844: Democratico (Polk)
1848: Democratico (Cass)
1852: Democratico (Pierce)
1856: Repubblicano (Fremont)
1860: Repubblicano (Lincoln)
1864: Repubblicano (Lincoln)
1868: Repubblicano (Grant)
1872: Repubblicano (Grant)
1876: Repubblicano (Grant)
1880: Repubblicano (Garfield)
1884: Repubblicano (Blaine)
1888: Repubblicano (B. Harrison)
1892: Repubblicano (B. Harrison)
1896: Repubblicano (McKinley)
1900: Repubblicano (McKinley)
1904: Repubblicano (T. Roosevelt)
1908: Repubblicano (Taft)
1912: Progressive (T. Roosevelt)
1916: Repubblicano (Hughes)
1920: Repubblicano (Harding)
1924: Repubblicano (Coolidge)
1928: Repubblicano (Hoover)
1932: Democratico (F. D. Roosevelt)
1936: Democratico (F. D. Roosevelt)
1940: Repubblicano (Willkie)
1944: Democratico (F. D. Roosevelt)
1948: Repubblicano (Dewey)
1952: Repubblicano (Eisenhower)
1956: Repubblicano (Eisenhower)
1960: Democratico (Kennedy)
1964: Democratico (Johnson)
1968: Democratico (Humphrey)
1972: Repubblicano (Nixon)
1976: Repubblicano (Ford)
1980: Repubblicano (Reagan)
1984: Repubblicano (Reagan)
1988: Repubblicano (G. H. Bush)
1992: Democratico (B. Clinton)
1996: Democratico (B. Clinton)
2000: Democratico (Gore)
2004: Democratico (Kerry)
2008: Democratico (Obama)
2012: Democratico (Obama)
2016: Repubblicano (Trump)
2020: Democratico (Biden)

9 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/michigan06_06_18_MSU_FTBL_PROMO_PHOTOS_0237.jpg 1333 2000 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-09 11:19:342024-04-08 20:23:33Michigan: storia elettorale in occasione delle presidenziali

Il turnover di Gabinetto tra i Presidenti del Ventunesimo secolo

Aprile 9, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

Joe Biden ha attualmente il secondo più basso turnover di Gabinetto tra i Presidenti in carica dal 2001.
Quattro dei segretari di Gabinetto e degli incaricati a livello di Gabinetto si sono finora dimessi dalla sua amministrazione.
George Wlaker Bush ha registrato il turnover di governo più basso all’8 aprile del suo quarto anno di Presidenza, con tre dimissioni a livello di governo.
Barack Obama ha avuto otto dimissioni a livello di governo e
Donald Trump ne ha avute diciotto.
Il numero di posizioni a livello di Gabinetto può variare da un’amministrazione all’altra.
Oltre ai principali quindici segretari, ci sono undici posizioni a livello di Gabinetto nell’amministrazione Biden.
Ce n’erano nove nell’amministrazione Trump, otto nell’amministrazione Obama e sei nell’amministrazione Bush.
Guardando a tutte e quattro le amministrazioni, Trump è l’unico Capo dello Stato USA ad aver visto le dimissioni dei membri del suo Gabinetto nel primo anno di Presidenza.

Ad aprile – come fosse oggi – del loro quarto anno, riepilogando
Biden ha avuto il maggior numero di dimissioni nel suo terzo anno (due),
Trump ha avuto il maggior numero di dimissioni nel suo secondo anno (otto)
e Bush ha avuto il maggior numero di dimissioni nel suo terzo anno (due).
Il secondo e il terzo anno di Obama sono quelli con il maggior numero di dimissioni, tre ciascuno.

9 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/trump-pbox.jpg 988 1484 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-09 11:18:142024-04-08 20:23:22Il turnover di Gabinetto tra i Presidenti del Ventunesimo secolo

Presidenziali del 1984

Aprile 9, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

Si vota il 6 novembre e alle urne si reca il cinquantatre e tre per cento degli aventi diritto.
Certo, nella temperie, il Partito Democratico (dovendo affrontare un Presidente uscente repubblicano in grandissimo spolvero che vantava successi in ogni campo, dalla politica economica a quella interna a quella internazionale) era sulla graticola.
Demolito, strabattuto – vedremo fra poco in quale misura e basti qui ricordare che il solo Alf Landon nel 1936, fra tutti i candidati a White House, aveva fatto peggio – il suo esponente, a cosa avrebbe potuto guardare per avere, nutrire speranze?
A due cose e mezzo di non poco conto, a dire il vero.
Al fatto che per la prima volta nella storia a far parte di un ticket di uno dei due partiti maggiori, sia pure solo come candidata alla Vicepresidenza, c’era una donna: Geraldine Ferraro, all’epoca alla Camera dei Rappresentanti, per di più cattolica.
Al fatto che ancora per la prima volta dalle sue fila usciva un candidato di colore di reale spessore: il reverendo Jesse Jackson, fra l’altro il primo nero capace di vincere qualche Primaria e, vedremo, ancora più performante quattro anni dopo.
Al fatto che il candidato interno alternativo sconfitto da Walter Mondale (sarà appunto l’ex Vice di Jimmy Carter a prevalere e ad ottenere la Nomination nella Convention di San Francisco) fosse il Senatore del Colorado Gary Hart – in seguito costretto ad abbandonare la scena politica nazionale per uno scandalo sessuale ma uomo di grandi capacità.

Dall’altra parte, Ronald Reagan è in cerca di primati e ottiene il novantotto e settantotto per cento dei voti nelle Primarie e nei Caucus, venendo candidato a Dallas per acclamazione.
E primati vari il GOP – il Vice in corsa è il confermatissimo George Herbert Bush – stabilirà o pareggerà anche nelle votazioni novembrine, nelle quali catturerà, come aveva fatto Nixon nel 1972, quarantanove Stati su cinquanta (lasciando a Mondale, oltre al Distretto di Columbia, che vota sempre democratico, solo il suo Stato natale e cioè il Minnesota) arrivando a poter contare in sede di Collegio Elettorale addirittura su cinquecentoventicinque Elettori contro tredici.

Anche in termini di voto popolare, la disfatta democratica è durissima visto che i suffragi dell’Asinello superano appena il quaranta per cento.
Da segnalare – a sottolineare l’impeto personale del Presidente uscente e rieletto – il fatto che dopo di allora il Massachusetts, il New York, l’Oregon, le Hawaii, il Rhode Island e il Washington non voteranno più repubblicano.

Con Ronald Reagan – il più anziano candidato fino ad allora (Joe Biden era lontano lontano oltre l’orizzonte) alla Casa Bianca e il più vecchio Presidente in carica (anche qui, Biden straccerà tale primato) – arriva al termine la cosiddetta ‘maledizione dell’anno zero’ che aveva visto morire nell’esercizio del mandato tutti i Presidenti eletti o rieletti appunto in un anno con finale zero dal 1840 in poi: William Harrison, Abraham Lincoln, James Garfield, William McKinley, Warren Harding, Franklin Delano Roosevelt, John Kennedy.
Per il vero, un attentatore cercò di dare continuità alla ‘maledizione’ predetta ma non riuscì nell’intento.

9 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/reaganican_National_Convention____-_NARA_-_198552-scaled.jpg 1727 2560 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-09 11:15:542024-04-09 14:25:44Presidenziali del 1984

Come sono andate le elezioni del 2020?

Aprile 8, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

– Joseph R. Biden, democratico
voti elettorali 306
voti popolari 81.268.867

– Donald J. Trump,
repubblicano
voti elettorali 232
voti popolari 74.216.747

– Jo Jorgensen,
Libertariano
voti elettorali 0
voti popolari 1.865.720

I fatti più rilevanti in proposito
– pandemia di COVID 19,
– tensioni razziali
– elettorato profondamente polarizzato
– Kamala Harris, prima donna eletta Vicepresidente
– Biden e Trump hanno ricevuto ciascuno più voti di qualsiasi precedente candidato alla Presidenza
– Trump è l’unico Capo dello Stato ricandidato dopo essere stato messo sotto accusa (impeachment) e l’unico ad essere stato messo sotto accusa due volte
– Biden ha vinto nel Maine, ma Trump ha colà guadagnato un delegato vincendo il voto popolare nel secondo distretto congressuale.
Nel Nebraska è avvenuto esattamente il contrario.
Ciò ha segnato la prima volta che entrambi gli Stati hanno diviso i loro voti elettorali nelle stesse elezioni da quando sono passati al metodo del distretto congressuale

8 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/pence92378d4e5e4395ee-h_cba7f1f416d1700fb3e849e43bffe8b9.jpg 1440 2560 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-08 11:27:052024-04-07 20:27:12Come sono andate le elezioni del 2020?

Impeachment, dal mio Glossario essenziale della politica americana

Aprile 8, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

L’Impeachment’:
è la messa in stato d’accusa del Presidente (come pure di funzionari) da parte della Camera – che può assumere a maggioranza semplice l’iniziativa – per tradimento, corruzione e atri crimini o misfatti (dizione estremamente generica).
Se l’assemblea citata lo ritiene, il Presidente (lasciamo da parte gli altri) va a giudizio davanti al Senato che, essendo in quel momento Organo Giudiziario, viene per la bisogna presieduto dal ‘Chief’ della Corte Suprema e non dal Vice Presidente (per Costituzione, sua guida) o dal suo sostituto ‘pro tempore’.
Perché si arrivi alla destituzione il giudizio negativo (positivo quanto alla richiesta) deve essere votato dai due terzi dei presenti.
Finora, tre i Capi dello Stato sottoposti alla procedura ed assolti: Andrew Johnson, Bill Clinton e due volte Donald Trump.
Contrariamente a quanto universalmente si ritiene, Richard Nixon non fu soggetto all’Impeachment in quanto dimessosi prima dell’inizio della procedura.
Occorre dire che negli ultimi anni lo strumento in questione è stato troppo disinvoltamente usato quale arma politica, non per effettivamente cercare di defenestrare il Presidente sottoposto (non essendoci la minima possibilità di formare una maggioranza tanto qualificata alla Camera Alta) ma per attaccarlo, con il partito di appartenenza, politicamente con ciò minandone la significanza.

8 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/congress5dfa4de520c5e_image.jpg 800 1200 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-08 11:25:442024-04-08 14:19:08Impeachment, dal mio Glossario essenziale della politica americana

Gand (Gent, in fiammingo) e gli Stati Uniti d’America

Aprile 8, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

Siamo nel 1814 e la ‘Guerra del 1812’ (così denominata perché iniziata appunto quell’anno) – che vede combattere per la seconda volta sul suolo americano l’Esercito Inglese (che arriva a mettere a ferro e fuoco la capitale Washington dando alle fiamme la futura Casa Bianca e il Campidoglio il 24 agosto 1814) – è tuttora in corso, nessuno dei due contendenti essendo davvero in grado di prevalere.
È per chiudere finalmente con le armi che i Paesi belligeranti – i lavori prendono il via l’8 agosto – mandano loro delegazioni nella ancora all’epoca importantissima e oggi belga città di Gand (Gent, in fiammingo) per arrivare alla stesura e firma di un Trattato di Pace.
Mentre però i membri della componente americana sono di alto profilo (niente meno che John Quincy Adams, futuro Segretario di Stato e Presidente, Henry Clay, che sarà a sua volta Speaker della Camera e Ministro degli Esteri più volte in corsa per White House, e Albert Gallatin, il più grande e longevo Segretario al Tesoro della storia USA) quelli inglesi, molto meno autorevoli, devono continuamente attendere le disposizioni di Londra e per conseguenza i lavori languono.
È infine solo il 24 dicembre 1814 che il Trattato (i cui contenuti in generale riportano la situazione allo stato precedente l’inizio del conflitto) viene firmato.
Ovviamente, la notizia della avvenuta composizione della vicenda impiega qualche lungo tempo ad arrivare dove si combatte.
È pertanto a pace decisa da quindici giorni che a New Orleans i due Eserciti si scontrano sanguinosamente.
È addirittura l’8 gennaio 1815 e le truppe americane sbaragliano quelle rivali.
Le comanda il Generale Andrew Jackson che a seguito di questa vittoriosa impresa acquista fama nazionale.
Si illustrerà ancora più avanti ma quasi certamente se a New Orleans non si fosse combattuto la sua vicenda politica avrebbe avuto altro svolgimento.
Sarà difatti candidato alla Casa Bianca nel 1824.
Sconfitto in un modo del tutto unico (primo per voti popolari non conquisterà la maggioranza dei Grandi Elettori e la Camera dei Rappresentanti gli preferirà il citato John Quincy Adams che era arrivato dopo di lui).
Uscirà dai Democratici/Repubblicani tra i quali sia lui che Adams militavano e darà origine alla formazione del Partito Democratico Americano ancora oggi grande protagonista.
Se nel 1814 a Gand avessero avuto a disposizione non si dice il cellulare ma il telegrafo, insomma, fuori dalle fantasticherie, se la notizia della firma fosse giunta in America rapidamente l’intera storia non solo politico istituzionale degli Stati Uniti sarebbe stata e sarebbe quasi certamente del tutto diversa!

8 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/gand.jpg 529 683 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-08 11:22:372024-04-07 20:26:42Gand (Gent, in fiammingo) e gli Stati Uniti d’America

Massachusetts: storia elettorale in occasione delle presidenziali

Aprile 8, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

1788/1789: (George Washington)
1792: (George Washington)
1796: Federalista (J. Adams)
1800: Federalista (J. Adams)
1804: Democratico-Repubblicano (Jefferson)
1808: Federalista (C. C. Pinckney)
1812: Federalista (D. Clinton)
1816: Federalista (King)
1820: Democratico-Repubblicano (Monroe)
1824: Democratico-Repubblicano (J. Q. Adams)
1828: National Republican (J. Q. Adams)
1832: National Republican (Clay)
1836: Whig (W. Harrison)
1840: Whig (W. Harrison)
1844: Whig (Clay)
1848: Whig (Taylor)
1852: Whig (Scott)
1856: Repubblicano (Fremont)
1860: Repubblicano (Lincoln)
1864: Repubblicano (Lincoln)
1868: Repubblicano (Grant)
1872: Repubblicano (Grant)
1876: Repubblicano (Hayes)
1880: Repubblicano (Garfield)
1884: Repubblicano (Blaine)
1888: Repubblicano (B. Harrison)
1892: Repubblicano (B. Harrison)
1896: Repubblicano (McKinley)
1900: Repubblicano (McKinley)
1904: Repubblicano (T. Roosevelt)
1908: Repubblicano (Taft)
1912: Repubblicano (Taft)
1916: Repubblicano (Hughes)
1920: Repubblicano (Harding)
1924: Repubblicano (Coolidge)
1928: Democratico (Smith)
1932: Democratico (F. D. Roosevelt)
1936: Democratico (F. D. Roosevelt)
1940: Democratico (F. D. Roosevelt)
1944: Democratico (F. D. Roosevelt)
1948: Democratico (Truman)
1952: Repubblicano (Eisenhower)
1956: Repubblicano (Eisenhower)
1960: Democratico (Kennedy)
1964: Democratico (Johnson)
1968: Democratico (Humphrey)
1972: Democratico (McGovern)
1976: Democratico (Carter)
1980: Repubblicano (Reagan)
1984: Repubblicano (Reagan)
1988: Democratico (Dukakis)
1992: Democratico (B. Clinton)
1996: Democratico (B. Clinton)
2000: Democratico (Gore)
2004: Democratico (Kerry)
2008: Democratico (Obama)
2012: Democratico (Obama)
2016: Democratico (Hillary Clinton)
2020: Democratico (Biden)

8 aprile 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/04/massachusetts-state-map.jpg 432 652 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-04-08 11:20:022024-04-07 20:26:31Massachusetts: storia elettorale in occasione delle presidenziali
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