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La campagna 2016: da dove è partita e dove sta arrivando

Maggio 31, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Dal barbiere.

Rasato, massaggiato, profumato (non eccessivamente, per carità), sto per uscire dal negozio quando entra Renzo Dionigi.

Vecchio e caro amico, già rettore dell’Università dell’Insubria, Dionigi passa molto tempo negli Stati Uniti e, guarda caso, quando  – dopo esserci seduti sul divanetto riservato ai clienti – gli chiedo cosa pensano in America della campagna in corso, mi dice di essere tornato d’oltre oceano giusto ieri, dopo due mesi trascorsi a Chicago.

Ora – a parte i protagonisti in campo dei quali fornisce un quadro vivido e saporito – la sua osservazione di fondo, che condivido, è relativa a un fatto del tutto particolare.

Ancora poco tempo fa, relativamente parlando, i democratici sembravano uniti e pronti, in piena corsa per conquistare con Hillary Clinton il terzo mandato consecutivo a White House.

Ancora più di recente, i repubblicani erano divisi, in guerra, contrariati dal sempre maggiore e imprevedibile successo di Donald Trump.

Oggi, in una campagna partita in un modo e che sta andando in un altro, con Bernie Sanders che non molla e rappresenta una parte decisamente importante dell’asinello, i democratici sono in serie difficoltà e in calando mentre i repubblicani, praticamente obbligati dagli eventi, pare stiano ritrovandosi, riunendosi dietro un Trump ogni giorno più in palla.

E’ vero – aggiunge – all’8 novembre manca un sacco di tempo e le cose possono cambiare, ma occorrerà davvero qualcosa di grosso perché la ora fievole stella dell’ex first lady, sotto attacco soprattutto per l’emailgate, torni a brillare.

Concordo.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-31 00:00:002016-05-31 00:00:00La campagna 2016: da dove è partita e dove sta arrivando

Barney Frank, più politicamente corretto di così si muore

Maggio 30, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Come non meravigliarsi nel rilevare la benedetta ingenuità del povero Bernie Sanders?

Per quanti non lo sapessero, per suo conto, un componente dello staff che lo affianca ha ufficialmente richiesto ai dirigenti del partito democratico di rimuovere Barney Frank dal comitato di questi tempi al lavoro per la stesura delle regole che guideranno la prossima convention.

Mai risposta negativa fu altrettanto perentoria.

Ma – e ritorno alla benedetta ingenuità del senatore del Vermont – come è possibile anche solo chiedere di rimuovere dall’alto incarico un signore che risulta essere l’assoluta incarnazione del politically correct?

Frank – già a lungo rappresentante – è stato infatti il primo membro di uno dei due rami del congresso a dichiararsi omosessuale, nel 1987.

E’ stato il primo membro del congresso a sposarsi con una persona dello stesso sesso.

Si è, inoltre, dichiarato ateo.

Con questi atout, è inattaccabile!

Fosse anche – come sostengono Sanders e i suoi uomini – tanto amico di Hillary Clinton da servirla in tutto e per tutto pregiudicando i diritti del rivale…

Avesse attaccato il candidato ‘socialista’ travalicando le regole…

Fosse perfino un vero idiota…

Nulla e nessuno potrebbe (può) farlo accantonare.

Con tutta probabilità, au contraire, le lamentazioni di Sanders, in un mondo dominato dagli imbecilli, conferiranno maggior prestigio e gloria imperitura al ‘carissimo’ Frank! 

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-30 00:00:002016-05-30 00:00:00Barney Frank, più politicamente corretto di così si muore

Cornel West appoggia Sanders

Maggio 30, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Non per il luogo di nascita.

Che, comunque, essendo Tulsa – la capitale dell’art decò USA che vanta una delle più belle stazioni ferroviarie al mondo (fa concorrenza alla magnifica Centrale di Milano!) – conta eccome.

Cornel West, oggi dalle parti di Bernie Sanders, è di per sé un intellettuale di grande peso e presenza.

Harvard e Princeton – come tanti, ma pochi al suo livello…

Battaglie culturali, sociali e politiche…

Militanza nel partito democratico socialista…

Vecchie vicinanze con candidati particolari quali Bill Bradley e Ralph Nader…

Polemiche…

L’affermazione di essere un socialista ‘non marxista’…

E si potrebbe continuare.

E’ un radicale?

E’ un nero che dei rapporti razziali ha una concezione articolata e complessa?

Tutto questo e ancora di più.

Bernie Sanders lo ascolta, ma deve contenerlo perché l’uomo in questione – tale la sua forza – spesso non si tiene, straripa. 

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-30 00:00:002016-05-30 00:00:00Cornel West appoggia Sanders

I democratici e la democrazia

Maggio 30, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Occorre sempre diffidare di chi si definisce ‘democratico’.

E, d’altra parte, non si chiamava così la vecchia DDR, Repubblica Democratica (appunto) Tedesca?

Guardando al partito dell’asinello, due annotazioni.

La prima, semplicemente ripetendo una recente lamentazione di Bernie Sanders:

“Se guardiamo ai delegati scelti dal popolo, sono al quarantasei per cento.

Se guardiamo al sostegno da parte dei superdelegati (scelti, selezionati dal partito, ndr), al sette per cento!”

La seconda, dando un’occhiata a come è stato formato il DNC Platform Committee che deve studiare e stendere il programma elettorale.

E’ composto da quindici membri.

Cinque indicati da Sanders.

Sei da Hillary Clinton.

Quattro scelti da Debbie Wasserman Schultz, chairman, del partito e, guarda caso, antica e solerte collaboratrice di Hillary.

Evviva!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-30 00:00:002016-05-30 00:00:00I democratici e la democrazia

La ‘grana’ Israele in casa democratica

Maggio 29, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Il programma, la ‘platform’…

Mentre i candidati si confrontano pubblicamente, quindici signori stanno discutendo a proposito del programma del partito democratico (ovviamente, anche in campo repubblicano si lavora in tal senso) che dovrà essere presentato, discusso e approvato, con le eventuali, opportune correzioni e modifiche, dalla convention.

Cinque tra i componenti del comitato in questione sono stati nominati da Bernie Sanders (i candidati hanno la giusta presenza nell’indicare il progetto politico).

Ora, si sa da tempo come il senatore del Vermont, benché di origini ebraiche, sia decisamente critico nei confronti di Israele specie in merito all’occupazione di territori palestinesi dopo i fatti del 2014.

Ecco, quindi, che non deve meravigliare il fatto che due tra i suoi referenti inclusi nel predetto comitato abbiano dichiarato di essere intenzionati a far discutere in proposito il partito.

Un tema, quello di Israele, sempre attuale negli USA, dove la comunità ebraica ha grande peso.

Si tratta di una ‘grana’ – Hillary Clinton è su posizioni diverse – o di un argomento destinato a finire nel dimenticatoio?

Vedremo.

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Un duello tv “inappropriato”

Maggio 29, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

“Inappropriato”.

Marcia indietro di Donald Trump che ha appunto definito in cotal modo il progettato dibattito televisivo tra lui e Bernie Sanders.

La ragione?

“Non è opportuno né corretto un confronto con chi arriverà secondo”.

Non è che il senatore del Vermont abbia accettato senza lamentarsi questo voltafaccia.

V’è da chiedersi quali siano le ragioni del cambiamento di programma del tycoon dato che la scusa addotta non ha senso.

Non si sapeva già prima difatti che Sanders è secondo dietro Hillary Clinton e che per quanto si agiti, visto l’orientamento dei superdelegati, tale resterà?

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-29 00:00:002016-05-29 00:00:00Un duello tv “inappropriato”

Gli intellettuali contro Donald Trump

Maggio 28, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

La notizia, come riportata da una agenzia:

Oltre seicento scrittori, tra cui Stephen King, Junot Díaz, Amy Tan e Dave Eggers, hanno firmato una ‘lettera aperta al popolo americano’ contro la candidatura di Donald Trump.

La lettera dice tra l’altro:

“L’ascesa di un candidato politico che si appella agli elementi più rozzi e violenti della società, incoraggia le aggressioni tra i suoi sostenitori, zittisce gli oppositori, minaccia i dissidenti e denigra le donne e le minoranze esige da ognuno di noi una risposta immediata e decisa”.

Ora, quando mai un appello redatto e firmato da intellettuali ha in modo significativo inciso sugli esiti di una campagna per la Casa Bianca?

Mai, è la risposta.

Innumerevoli i casi citabili.

Il più significativo, però, per la portata dei firmatari e per il risultato raggiunto, risale al 1932.

In piena Grande depressione, certamente battibile il presidente in carica Herbert Hoover, repubblicano, il grande Edmund Wilson scrisse un appello – ‘Culture and Crisis’ – invitando i cittadini a votare per William Zebulon Foster, candidato alla presidenza per il partito comunista americano.

Ecco i nomi di alcuni tra i firmatari (tutti intellettuali di altissimo livello, al cui cospetto Stephen King e amici sopra elencati spariscono): Sherwood Anderson, Erskine Caldwell, Malcolm Cowley, Countee Callen, John Dos Passos, Langston Hughes, Grace Lumpkin, Sidney Hook e Lincoln Steffens.

Risultato?

Poco più di centomila voti a livello nazionale pari allo zero tre per cento!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-28 00:00:002016-05-28 00:00:00Gli intellettuali contro Donald Trump

Squilibrati alla Casa Bianca

Maggio 28, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Il Donald Trump da molti visto e rappresentato come un pericoloso squilibrato (ovviamente, il furbacchione, tale non è assolutamente) richiama alla mente un oramai antico mio pezzo dedicato proprio ai ‘Pazzi alla Casa Bianca’.

Eccolo:

“Tempo fa, negli Stati Uniti, ebbe un qualche successo un libro di Anthony Summers (già autore di una buonissima e documentata biografia di J. Edgar Hoover, per lunghissimi anni direttore del FBI) dedicato a Richard Nixon.

Il presidente del Watergate – ma, non dimentichiamolo, anche dell’apertura alla Cina e di altri grandi successi in politica internazionale – veniva presentato da Summers come un folle, capace di mettere in pericolo la sicurezza nazionale e di picchiare più volte la moglie perché schiavo di potenti psicofarmaci che assumeva per combattere ansietà, insonnia ed altri sintomi nevrotici.

A fronte di tali ‘rivelazioni’ (in molti casi non provate e per altri versi già note), viene da chiedersi se in un sistema quale quello che regola la vita politica americana sia davvero possibile che un pazzo o, comunque, uno squilibrato arrivi alla Casa Bianca.

Guardando alla storia più recente delle elezioni presidenziali USA, è nel 1972 che si corse, in questo senso, il pericolo più concreto.

Allora, infatti, George McGovern, candidato per i democratici alla White House, scelse come suo partner il senatore Thomas E. Eagleton che risultò essere stato per lungo tempo in cura da uno psichiatra per gravi turbe mentali.

Se il caso – un vero e proprio ‘scheletro nell’armadio’ – non fosse venuto alla luce e se McGovern avesse prevalso, Eagleton si sarebbe venuto a trovare molto vicino (‘ad un battito di cuore’, come si usa dire) al potere diventando il vice presidente.

Naturalmente, il senatore, sia pure con qualche incredibile titubanza, fu sostituito e nel ticket democratico prese il suo posto Sargent Shriver.

Se, al di là della corsa alla presidenza, si fa riferimento, invece, all’intera politica USA, in molti casi, veri e propri folli hanno raggiunto cariche di grande responsabilità.

Particolarmente significative, a questo proposito, le storie di due fratelli della Louisiana, Huey – ‘The Kingfish’, come era soprannominato – e Earl Long, la cui avventura terrena fu immortalata da Hollywood (il primo è protagonista dell’ottima pellicola di Robert Rossen ‘Tutti gli uomini del re’, premiata con tre Oscar, tratta dall’omonimo romanzo, che vinse il Pulitzer, di Robert Penn Warren; il secondo, del meno riuscito ‘Scandalo Blaze’, con Paul Newman).

Giunto al governatorato del suo Stato nel 1928, Huey, autodidatta, fluviale ed abilissimo oratore, intrallazzatore e allo stesso tempo capace di realizzare per i suoi concittadini opere pubbliche di grande rilievo, divenuto in seguito senatore degli Stati Uniti, dopo avere appoggiato F. D. Roosevelt nella campagna contro Herbert Hoover, nel 1935 e in vista delle presidenziali fissate all’anno successivo, pensò seriamente ad una propria candidatura e pubblicò un libello intitolato ‘I miei primi cento giorni alla Casa Bianca’.

In quelle pagine, ipotizzava, per far fronte alla Depressione, un azzeramento di tutte le proprietà private e la ridistribuzione in parti uguali a tutti i cittadini dei capitali.

La sua corsa verso White House (Roosevelt ebbe a temerne l’impeto) fu fermata dai colpi di pistola di un medico di campagna che, uccidendolo, intendeva vendicare vecchi torti subiti dalla sua famiglia.

Earl Long – a propria volta, anni dopo governatore della Louisiana – pazzo come un cavallo, fu rinchiuso per ordine del locale parlamento in un ospedale psichiatrico dello Stato.

Forte della sua carica, ritornò libero destituendo i medici di quel manicomio che, formalmente, risultavano alla sue dipendenze.

Più volte confermato ed altrettante volte contestato, alla fine, si candidò alla Camera del Rappresentanti nazionale.

Eletto trionfalmente contro tutte le aspettative, morì subito dopo.

In conclusione, nulla nel meccanismo elettorale americano si oppone a che un demagogo o un folle arrivino ai vertici del potere”.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-28 00:00:002016-05-28 00:00:00Squilibrati alla Casa Bianca

Rubio, sofferente e obbligato, con Trump

Maggio 28, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Le cose non sono andate e non vanno bene a Marco Rubio.

Strabattuto in casa (la ‘sua’ Florida) da Donald Trump, ha dovuto mettere in un cassetto i sogni di gloria e ci si chiede se gli riuscirà in futuro di ritirarli fuori.

(A questo riguardo, mai dare per morto un candidato e, fra gli altri possibili esempi, basti qui fare riferimento a Richard Nixon, alla sconfitta rimediata ad opera di Kennedy nel 1960, alla batosta presa dopo allorquando fu battuto anche nella corsa al governatorato californiano e annunciò addirittura il proprio ritiro dalla vita politica, alla resurrezione del 1968).

Da gennaio, sarà anche fuori dal senato, visto che non corre per un nuovo mandato.

In tali ambasce, ha pochi giorni fa dichiarato che intende appoggiare Donald Trump.

Un endorsement articolato, ragionato e sofferto il suo.

Non quello di un opportunista.

Ha rimarcato che Trump non gli piace affatto.

Ha confermato i suoi giudizi negativi e i propri dubbi sul magnate.

Ha detto che comunque, a questo punto ed essendo il 2016 un anno elettorale davvero strano, non volendo vedere Hillary alla Casa Bianca, appoggerà, sia pure con riservatezza, The Donald.

Alla fine, più che un endorsement, un grido di dolore. 

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-28 00:00:002016-05-28 00:00:00Rubio, sofferente e obbligato, con Trump

E se alla fine spuntasse Joe Biden?

Maggio 27, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ok, Trump ce l’ha fatta, ha i numeri per la nomination in tasca.

Va bene, un quotidiano scrive di suoi intrallazzi per risparmiare sulle tasse ma pare più che altro un colpo sotto la cintura che, come noto, in quanto vietato, porta alla squalifica di chi lo ha sferrato.

Chi invece non sta bene è l’ex first lady che si trova tra capo e collo – ma la faccenda bolliva in pentola da mesi – una relazione ufficiale che critica duramente il suo comportamento per quanto riguarda l’uso delle mail (il famoso ‘emailgate’) nel periodo nel quale ricopriva la carica di segretario di Stato.

E c’è qualcuno che avanza una ipotesi estrema: dovesse difatti alla fine Hillary finire sotto processo e pertanto rinunciare alla nomination potrebbe, in sede di convention, chiedere ai ‘suoi’ delegati di convergere su Joe Biden, l’attuale vice presidente.

Scommetto che il primo a non essere felice di una simile piega sarebbe Trump.

Biden, vecchio gentiluomo e apprezzato gaffeur, sarebbe un osso duro, forse più della stessa Clinton.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-05-27 00:00:002016-05-27 00:00:00E se alla fine spuntasse Joe Biden?
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