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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Del secondo mandato (al quale ambisce Donald Trump)

Gennaio 31, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Trascorsi i primi decenni, tra fine Settecento e inizio Ottocento – allorquando era del tutto normale, seguendo le tracce del Padre della Patria e primo Capo dello Stato George Washington, esercitare (o tentare di farlo, visto che gli Adams non riuscirono nell’intento) due mandati – a partire dal fallito tentativo di Martin Van Buren nel 1840, per vent’anni ad arrivare alla sequenza Abraham Lincoln/Ulysses Grant (entrambi eletti e rieletti), la questione di cui all’oggetto fu messa in discussione.
Per cominciare, il partito Whig aveva in programma un – mai invero portato al giudizio del Congresso – Emendamento teso a ridurre ad uno soltanto il numero dei quadrienni.
Poi, il democratico James Polk, eletto nel 1844, aveva dichiarato che avrebbe governato solo quattro anni come in effetti fece.
Prima e dopo di lui, sia John Tyler – successore mortis causa di William Harrison – che Millard Fillmore – subentrato per la medesima ragione a Zachary Taylor (1) – portato a termine l’incarico, non avevano ottenuto una personale nomination.
Nel 1876, l’eletto (tra mille difficoltà e forzature successore di Grant) Rutherford Hayes era personalmente contrario ad una ricandidatura e si comportò di conseguenza.
Non sappiamo cosa avrebbe fatto James Garfield dato che fu assassinato quasi subito.
Confusa la situazione seguente la fine del mandato di Chester Arthur e, per il particolare esito delle votazioni 1884 (vince Grover Cleveland), 1888 (lo defenestra Benjamin Harrison), 1892 (rivince a quattro anni di distanza il predetto Cleveland), il periodo precedente l’elezione di William McKinley nel 1896.
Il quale si ripresenta, si ri insedia e viene assassinato.
Ancora particolare il comportamento del successore Teddy Roosevelt il quale, primo tra i Vice subentrati al titolare dell’incarico, si presenta nel 1904 e viene personalmente eletto.
Trascorsa l’unica (non per suo volere: fu sconfitto nel 1912) Presidenza esercitata da William Taft, finalmente due vittorie consecutive a nome Woodrow Wilson.
Il cui successore Warren Harding muore in carica mentre il sostituto, Calvin Coolidge rieletto nel 1924, lascia nel 1928 ad Herbert Hoover che ha il coraggio di riprovarci nel 1932 dopo il Crollo di Wall Street e in piena Depressione.
È Franklin Delano Roosevelt favorevole si due mandati?
Molto di più visto che si candida e vince quattro volte!
Harry Truman?
Terminato il quarto quadriennio intitolato a F.D. R., vince di persona contro ogni aspettativa e sondaggio nel 1948 e, dopo avere accarezzato l’idea di una nuova elezione, si ritira.
Da questo momento in poi ognuno degli eletti – John Kennedy e Lyndon Johnson, per motivi diversi, esclusi – cerca una seconda chance (2).
La trovano nell’ordine Dwight Eisenhower (1952, 1956), Richard Nixon (1968, 1972), Ronald Reagan (1980, 1984), Bill Clinton (1992, 1996), George Walker Bush (2000, 2004), Barack Obama (2008, 2012).
La falliscono, perdendo, Gerald Ford (1976, da includere per quanto non fosse stato eletto personalmente essendo subentrato ai dimissionari Spiro Agnew e Richard Nixon), Jimmy Carter (1980), George Herbert Bush (1992).
E Donald Trump?
Vedremo presto.

(1) Rimarchevole il fatto che i soli due Presidenti appartenenti al partito Whig effettivamente eletti, forse per dare concreto seguito all’istanza del loro movimento che riteneva non fosse opportuno un secondo mandato, morirono entrambi in carica nel corso del primo!

(2) Seconda ma non ulteriore perché è datato 1951 l’Emendamento che impedisce una terza elezione.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-31 11:57:522020-01-31 11:57:52Del secondo mandato (al quale ambisce Donald Trump)

Nicholas Murray Butler e l’eredità ricevuta nel 1912

Gennaio 31, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Un grand’uomo che, ove si guardi solo alle elezioni americane, finisce per essere considerato una specie di tappabuchi di scarsissimo successo.
Filosofo, diplomatico, educatore, nel tempo Presidente della Columbia University e Premio Nobel per la Pace, Nicholas Murray Butler era un convinto repubblicano, delegato per i GOP in tutte le Convention tenutesi addirittura dal 1888 al 1936.
Per quanto abbia invano (nel 1920) pensato di scendere personalmente in corsa per la Casa Bianca, elettoralmente parlando, va purtroppo ricordato per essere stato un candidato alla Vice Presidenza di ripiego e uno dei meno votati in assoluto.
Fatto è che nelle elezioni del 1912 – quelle che videro Teddy Roosevelt uscire dal partito repubblicano e correre alla testa di un movimento progressista – il Grand Old Party ripropose il Capo dello Stato uscente William Taft e con lui il Vicario, anch’egli uscente, James Sherman.
Fra l’altro, era la prima volta dal 1828 che un Vice Presidente non veniva sostituito nella seguente tornata.
Ebbene, malauguratamente Sherman muore il 30 ottobre 1912, sei giorni prima della chiamata alle urne.
È in quella davvero particolare (mai accaduto prima o dopo) circostanza che il nostro Butler viene indicato dai repubblicani quale persona alla quale devono essere attribuiti i voti dei Grandi Elettori assegnati invero al defunto.
Molto pochi – otto – visto che Taft riesce a prevalere in soli due Stati, Utah e Vermont e si classifica terzo dopo il democratico Woodrow Wilson (eletto) e il predetto Teddy che ottiene inutilmente il miglior risultato al quale sia mai arrivato un ‘terzo’ da quando democratici e repubblicani si fronteggiano per la Executive Mansion e cioè dal 1856.
Butler è quindi nella statistica elettorale in una posizione infelice – si potrebbe e si deve dire – non per propria responsabilità ma a causa di un purtroppo negativo retaggio!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-31 11:56:412020-01-31 11:56:41Nicholas Murray Butler e l’eredità ricevuta nel 1912

L’endorsement del New York Times

Gennaio 30, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

30 gennaio 2016, quattro anni fa, il New York Times dichiarava il proprio appoggio alla democratica Hillary Rodham Clinton e al repubblicano John Kasich.
Guardando ai risultati (Hillary sconfitta da Trump a novembre e Kasich eliminato dallo stesso tycoon nelle Primarie), possono quest’anno Elizabeth Warren e Amy Klobuchar – ufficialmente ‘endorsate’ di recente dallo stesso giornale – dormire sonni tranquilli?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-30 18:03:472020-01-30 18:03:47L’endorsement del New York Times

I treni persi da Mitt Romney e prima di lui dal padre George Wilcken

Gennaio 30, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Mitt Romney rinuncia esplicitamente a un terzo tentativo di arrivare a White House l’8 settembre 2014.
Battuto da John McCain nella corsa alla nomination repubblicana del 2008…
sconfitto a novembre da candidato ufficiale del Grand Old Party dall’allora incumbent Barack Obama quattro anni dopo…
per quanto molti gli chiedessero di riprovare nel 2016…
benché l’idea non gli dispiacesse…
ebbe alla predetta data a dichiarare:
“Lasciate che ve lo dica.
Ho una davvero grande esperienza in materia di campagne per la Presidenza.
Ho amato molto ogni momento vissuto nelle due occasioni.
Ma il mio tempo è arrivato e passato!”
Dirà poi all’inizio del 2015 che suo compito da quel momento in poi sarebbe stato aiutare il partito a scegliere un diverso e autorevole candidato.
Tutto questo, ben prima della discesa in campo di Donald Trump.
Discesa in campo che l’ex Governatore del Massachusetts ha costantemente avversato considerando il tycoon un repubblicano – per non dire di più e peggio – quantomeno sui generis.
Oggi, Mitt Romney siede in Senato, eletto nelle Mid Term del 2018, in rappresentanza dello Utah (è un Mormone).
E anche dagli scranni dell’alto consesso non fa mancare critiche (ricambiate, diciamo bruscamente, da Trump) alle politiche dell’amministrazione.
È certamente un sorpassato ora collocato in una dorata retroguardia.
Il treno perso – guardando ai trascorsi – è invero quello del 2008.
Avrebbe potuto seriamente contrastare (cosa che non era nelle corde del Senatore dell’Arizona ‘candidato d’onore’ e quindi destinato alla sconfitta) un Obama in cerca della prima nomina, molto meno forte (l’incumbent è sempre avvantaggiato) di quattro anni dopo.
Aveva d’altra parte perso lo stesso treno suo padre George Wilcken Romney (già tre volte Governatore del Michigan e imprenditore di grande successo nel campo automobilistico) nel 1968, sconfitto nelle Primarie repubblicane dal redivivo e dipoi vincente anche a novembre Richard Nixon.
Preparatissimi, i due.
Già provati del tutto positivamente sul campo (Mitt ha esercitato al meglio anche le funzioni di Presidente del comitato organizzatore delle Olimpiadi Invernali di Salt Lake City).
Non gli è bastato.
Non basta mai.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-30 15:38:022020-01-30 15:38:02I treni persi da Mitt Romney e prima di lui dal padre George Wilcken

I delegati in palio tra i dem a partire dall’Iowa

Gennaio 30, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Quarantuno i delegati alla Convention democratica ai quali ha diritto l’Iowa (che è chiamato alle urne il 3 febbraio).
Meno dell’uno per cento degli oltre quattromila che infine si troveranno a Milwaukee tra il 13 e il 16 luglio.
Ventiquattro poi quelli che sceglierà il New Hampshire il successivo 11.
(Si pensi a quale seguito ed impatto hanno le due invero numericamente povere consultazioni a causa della collocazione temporale e dei precedenti storici!)
Ancora in febbraio, trentasei i delegati che saranno designati tali in Nevada e infine cinquantaquattro in South Carolina.
Sarà davvero possibile dopo queste quattro kermesse (anche prima?) avere chiare indicazioni sul futuro?
Su quali tra i dodici aspiranti alla nomination (sette/otto dei quali da considerare) abbiano concrete ambizioni?
Parrebbe improbabile.
La storia però dice altrimenti e la storia non mente mai.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-30 15:36:172020-01-30 15:36:17I delegati in palio tra i dem a partire dall’Iowa

Livellamento in basso in Iowa?

Gennaio 29, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

I sondaggi dicono che in vista del Caucus del 3 febbraio gli elettori democratici dell’Iowa non hanno trovato un candidato forte al quale affidarsi tanto che Bernie Sanders, Pete Buttigieg e Joe Biden sono vicini tra loro poco sopra il quindici per cento e che a questa percentuale si approssimerebbe anche Elizabeth Warren.
Dovesse l’esito elettorale proporre addirittura quattro candidati tutti attorno a questa davvero bassa soglia sarebbe la prima volta in assoluto anche considerando tutti gli altri Caucus e Primarie.
Un livellamento che non promette bene in casa Asinello.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-29 19:45:492020-01-29 19:45:49Livellamento in basso in Iowa?

Spese elettorali dal 20 al 26 gennaio

Gennaio 29, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ecco i dati ufficiali relativi alle spese elettorali dei candidati democratici alla nomination:
Bloomberg, 4.581.193 dollari
Steyer, 893.204
Sanders, 384.803
Warren, 220.246.
Per parte sua, nello stesso periodo, Trump ha speso 880.640 dollari.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-29 19:42:372020-01-29 19:42:37Spese elettorali dal 20 al 26 gennaio

Vincere la nomination democratica

Gennaio 29, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Il prossimo 3 febbraio, con l’attesissimo Caucus dell’Iowa, prende il via il processo di selezione dei delegati alle Convention dei due massimi partiti americani.
Guardando specificamente in questo momento alla nomination democratica, ricordiamo che il totale dei predetti delegati (ogni movimento politico è libero di indicarne il numero a piacimento e secondo opportunità) è di tremila novecento settantanove e che per conseguenza per ottenere l’investitura al primo ballottaggio in sede congressuale è necessario raccogliere il voto di almeno mille novecento novanta degli stessi, la maggioranza assoluta.
Nel caso in cui la prima chiamata non si concludesse con la nomination dell’uno o dell’altro candidato, dal secondo ‘ballot’ sarebbero ammessi al voto anche i settecento settantuno ‘super delegati’ (non eletti ma indicati dal partito tra i maggiorenti), ragione per la quale la consacrazione necessiterebbe del consenso di almeno duemila trecento settantasei tra i convenuti.
Poche, ad oggi e visto il numero dei candidati di peso, le possibilità che la prima votazione dia un risultato definitivo.
Poche anche le chance che una larga maggioranza dei predetti ‘super delegati’ – come occorso nel 2016 allorquando si schierarono praticamente tutti con Hillary Clinton – abbracci un unico candidato.
Ad oggi, ripetiamo sottolineando come sempre che le cose possono in ogni momento cambiare.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-29 15:54:252020-01-29 15:54:25Vincere la nomination democratica

Un ‘Dark Horse’ – almeno quanto alla nomination dem – è alle viste?

Gennaio 29, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Guardando ai Presidenti americani succedutisi nel tempo, tre, a detta degli storici, i ‘Dark Horse’ (l’espressione trova origine nell’ippica e viene usata per il cavallo che del tutto inaspettatamente, altri essendo i favoriti, vince).
Più numerosi i candidati alla Casa Bianca sconfitti a novembre dopo essere inopinatamente arrivati alla nomination.
Nella totalità dei casi, il ‘dark horse’ ottiene la nomination a seguito di una contrapposizione politica che blocca la Convention e impedisce ai delegati di scegliere tra due forti candidature.
È cioè un ‘terzo’ frutto del compromesso.
I tre Presidenti in cotal modo considerati – capaci quindi di stupire sia ottenendo l’investitura che successivamente arrivando a White House – nell’ordine sono stati James Polk (eletto nel 1844), Franklin Pierce (vittorioso nel 1852) e Warren Harding (capace di prevalere nel 1920).
È certamente troppo presto per fare pronostici riguardo alla nomination democratica 2020 ma, al momento, è possibile pensare che i molti personaggi politici ancora in gara si annullino vicendevolmente, che in sede congressuale si arrivi senza una maggioranza schierata, che in una brokered Convention di tale fatta esca dal gruppo e si porti in testa tagliando il traguardo per primo un terzo oggi non identificabile.
Insomma, che si torni alla scelta di un ‘Dark Horse’ alla vecchia maniera, come succedeva anni ed anni fa.
Certo, così accadesse Donald Trump gioirebbe.
Ma, attenzione, almeno due dei tre rivali dei citati signori erano sicuri di vincere e così non fu.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-29 12:51:032020-01-29 12:51:03Un ‘Dark Horse’ – almeno quanto alla nomination dem – è alle viste?

Bennett, Klobuchar, Sanders e Warren costretti a Washington

Gennaio 28, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Quattro i Senatori in corsa tra i democratici per la nomination 2020: Michael Bennett, Amy Klobuchar, Bernie Sanders e Elizabeth Warren.
Per via della discussione in corso, del giudizio a proposito dell’Impeachment al quale è chiamato il Senato, sono costretti a Washington e non possono fare campagna elettorale come vorrebbero in Iowa (e neanche nel New Hampshire) dove si vota già il prossimo 3 febbraio.
Un qualche handicap – si direbbe – nei confronti di Joe Biden, Michael Bloomberg, Pete Buttigieg, Tom Steyer ed Andrew Yang i quali, non essendo Senatori, non hanno da questo limitante punto di vista, impegni.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-28 20:41:462020-01-28 20:41:46Bennett, Klobuchar, Sanders e Warren costretti a Washington
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