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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Il primo veto di Donald Trump

Marzo 16, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Annunciato.

Il veto opposto da Donald Trump al provvedimento congressuale avverso alla sua dichiarazione di emergenza era la naturale conclusione della vicenda.

Ora, solo una impossibile maggioranza dei due terzi dei parlamentari può bloccare definitivamente la sua azione.

Questo da un punto di vista politico istituzionale perché resta comunque pendente il ricorso di alcuni Stati al Tribunale Federale della California.

Non siamo ancora vicini a una soluzione.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-16 00:00:002019-03-16 00:00:00Il primo veto di Donald Trump

90 per cento!

Marzo 16, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

La Gallup – fidarsi dei sondaggi si può? – dice che il 90 per cento degli americani che si ritengono repubblicani approva l’operato alla Casa Bianca di Trump!

Ciò detto – anche alla luce della recente ‘rivolta’ di un gruppo di Senatori GOP che ha votato contro il Presidente a proposito della famosa dichiarazione di emergenza – non va dimenticato che nel 2020 un terzo dei laticlavi dovrà affrontare le elezioni in cerca di un nuovo mandato.

Tra questi, non pochi i repubblicani.

Il comportamento dei quali in sede congressuale è quindi condizionato dovendo essi tenere conto sì del partito ma anche delle necessità ed istanze dell’elettorato locale al quale devono la carica.

E se per convincere gli elettori dell’Arkansas (per dire) a dargli nuovamente  fiducia su un determinato tema il Senatore XY si trova su sponde diverse rispetto al Presidente, amen.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-16 00:00:002019-03-16 00:00:0090 per cento!

Riflessioni in merito all’Emendamento che limita i mandati presidenziali USA

Marzo 15, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Il ventiduesimo emendamento alla Costituzione americana così recita:

“Nessuno potrà essere eletto alla carica di Presidente più di due volte, e nessuno che abbia tenuto la carica di Presidente, o abbia agito come Presidente, per più di due anni di un mandato per il quale qualche altra persona era stata eletta come Presidente, potrà essere eletto alla carica di Presidente più di una sola volta.

Questo articolo non si applicherà a chiunque abbia tenuto la carica di Presidente quando questo articolo è stato proposto dal Congresso; ed a chiunque abbia tenuto la carica di Presidente o avrà agito come Presidente nel corso del mandato durante il quale questo articolo diventerà operativo, esso non impedirà di tenere la carica di Presidente o di agire come Presidente nella parte restante di tale mandato.”

Premessa

Ratificato il 27 febbraio del 1951, l’or ora declinato XXII emendamento alla Carta Costituzionale americana non dice, come tutti affermano e credono, che un presidente USA non possa governare più di due mandati (consecutivi o non che siano) e, quindi, per più di otto anni, ma, come chiaramente si legge, che nessuno potrà essere eletto più di due volte.

Teoricamente, pertanto, un capo dello Stato dimissionario prima del termine di uno o di tutti e due i mandati conquistati elettoralmente, pur non avendo compiuto i famosi otto anni di governo non può riproporsi.

L’emendamento fu adottato dopo l’esperienza maturata dagli USA sotto Franklin Delano Roosevelt.

Nel 1796, George Washington aveva rifiutato una terza, sicura elezione affermando che un uomo non poteva sostenere il peso che la presidenza comportava per un periodo superiore agli otto anni.

Nessuno tra i suoi successori (non pochi dei quali vinsero la corsa per lo scranno presidenziale due volte) osò disattendere il dettato del Padre della Patria.

Così fino al 1940, allorquando il predetto F. D. Roosevelt si ripropose, vincendo, una terza volta.

Non contento, nel successivo 1944 sollecitò ed ottenne addirittura un quarto mandato che gli fu fatale.

Entrato difatti in carica il 20 gennaio 1945, morì d’infarto il 12 aprile successivo.

Al fine di evitare altre presidenze in qualche modo infinite, fu adottato l’emendamento in questione.

Un paio di ulteriori precisazioni: per il disposto illustrato, un vicepresidente succeduto mortis causa o a seguito di dimissioni al presidente potrà candidarsi in proprio una solo volta se entrato in carica nel corso del primo biennio del predecessore, potrà candidarsi due volte in proprio se entrato in carica nel secondo biennio sempre del predecessore (si veda, in proposito, l’ipotesi di scuola che chiude questo intervento).

Le disposizioni contenute nell’emendamento non si potevano applicare al presidente al momento della ratifica in carica o al vice che gli fosse eventualmente succeduto.

Gli (eventuali) effetti del XXII emendamento sulle elezioni successive alla sua approvazione

1952: il presidente in carica Harry Truman decide di non ricandidarsi anche se, come appena detto, il testo in questione non poteva riguardarlo.

1956: Dwight Eisenhower, eletto nel 1952, si ripresenta e viene confermato.

1960: Eisenhower, ottenuto il bis, non può ricandidarsi e per la prima volta il dettato dell’emendamento in questione trova applicazione.

1964: Lyndon Johnson, succeduto mortis causa a J. F. Kennedy, si candida e viene eletto.

1964: Johnson, pur potendo chiedere un nuovo mandato visto che era subentrato a Kennedy nel secondo biennio di presidenza dello stesso, non propone la propria candidatura.

1968: viene eletto Richard Nixon.

1972: il predetto Nixon viene confermato ma non porta a termine il secondo mandato perché costretto alle dimissioni.

1976: vince Jimmy Carter (lo sconfitto Gerald Ford, subentrato a Nixon nel corso del primo biennio del secondo mandato di questi, se vittorioso, non avrebbe potuto riproporsi successivamente).

1980: Ronald Reagan defenestra Carter e si insedia a White House.

1984: conferma trionfale per Reagan

1988: Reagan è impossibilitato a ricandidarsi perché già eletto due volte e quanto previsto dall’emendamento relativamente alla presidenza trova attuazione per la seconda volta.

1992: Bill Clinton batte George Herbert Bush.

1996: Bill Clinton si conferma largamente.

2000: per la terza volta, il dettato emendamentale trova applicazione e Clinton non può riproporsi.

2004: conferma di George Walker Bush.

2008: il secondo Bush non può ricandidarsi avendo vinto due volte.

2012: Barack Obama viene rieletto.

Nel 2016, per la quinta volta dall’introduzione nel 1951, il XXII emendamento ha trovato attuazione.

Guardando ai predetti risultati, in quattro occasioni (Eisenhower, Clinton, G. W. Bush, Obama) il successore (Kennedy, G. W. Bush, Barack Obama, Donald Trump) apparteneva al partito rivale a quello del presidente decaduto, in una (Reagan) allo stesso (G. H. Bush).

‘Ipotesi di scuola’

Anno 2024, John Smith viene eletto presidente degli Stati Uniti.

Entrato in carica il successivo 20 gennaio 2025, non porta a termine il mandato a causa di una sopravvenuta malattia.

Ipotesi A: si dimette nel corso del primo biennio e cioè entro il 20 gennaio 2027.

Ipotesi B: si dimette nel corso del secondo biennio e cioè dopo il 20 gennaio 2027.

1 Per quanto attiene al vicepresidente subentrato, se succeduto prima dello spirare del biennio che si conclude il 20 gennaio 2027 potrà successivamente essere eletto alla Casa Bianca una sola volta. Se succeduto nel secondo biennio e cioè dopo il 20 gennaio 2027, potrà essere eletto due volte (all’estremo, potrebbe esercitare i poteri di capo dello Stato per dieci anni meno un giorno!).

2 Per quel che riguarda il presidente dimissionario: guarito – per quanto, comunque meno di un quadriennio, sia restato in carica – potrà essere rieletto una sola volta non corrispondendo al vero quanto popolarmente detto e ripetuto e cioè che possa compiere due mandati e per conseguenza arrivare a un totale di otto anni (limite massimo per un presidente ma non, come appena detto, per il vicepresidente succeduto nel secondo biennio di ipotetica carica del predecessore) di permanenza a White House (il testo dell’emendamento del 1951, come visto, recita difatti “non potrà essere eletto più di due volte”).

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-15 00:00:002019-03-15 00:00:00Riflessioni in merito all’Emendamento che limita i mandati presidenziali USA

Veto

Marzo 15, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Come previsto e scritto, il Senato (peraltro con numeri davvero inusitati: cinquantanove a quarantuno, essendo cinquantatre i repubblicani!) , votando la medesima determinazione approvata giorni fa dalla Camera, ha bocciato la dichiarazione di emergenza dettata da Donald Trump con l’intento di ottenere finalmente i fondi per costruire il benedetto muro messicano.

I repubblicani che hanno votato contro il Presidente lo hanno fatto convenendo con i democratici sulla ipotesi che con la predetta dichiarazione egli abbia “superato l’autorità che gli è concessa dalla Costituzione”.

In una simile situazione, il Presidente ha il potere (e lo farà) di opporre alla determinazione unanime dei due rami del Congresso il proprio veto.

Tale atto presidenziale può essere superato solo se la determinazione del caso viene nuovamente riproposta alle Camere e accettata dai due terzi dei parlamentari presenti al momento della votazione.

Solo una vera e non prevedibile rivolta dei Rappresentanti e Senatori GOP vedrebbe realizzare una cotale evenienza.

Certo è che Trump quanto al muro trova ostacoli ad ogni piè sospinto.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-15 00:00:002019-03-15 00:00:00Veto

“Low energy”

Marzo 15, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ricordate?

John Ellison Bush, ‘Jeb’, già Governatore della Florida, era tra i più accreditati candidati alla nomination repubblicana in vista del 2016.

Riflessivo ed articolato nell’esposizione, restò fulminato da quanto di lui disse l’allora rivale Donald Trump.

Parlandone, mise in rilievo la sua “low energy”.

E Jeb, etichettato, non si riprese più.

Ecco, i contendenti del Presidente – pochissimi quelli interni, molti i democratici – devono temerne l’incisività, televisivamente devastante.

Chissà cosa tirerà fuori dal suo cilindro Trump al loro riguardo?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-15 00:00:002019-03-15 00:00:00“Low energy”

Beto si candida

Marzo 14, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ricordate la recente votazione texana per il Senato?

Ted Cruz – il repubblicano uscente e in cerca di conferma – ha vinto.

Ma ha dovuto faticare più del prevedibile per superare Beto O’Rourke, un carismatico ex Rappresentante.

Beto ha perso il Texas quindi ma ha acquisito una rilevanza nazionale che adesso, giustamente, intende (tra virgolette) ‘sfruttare’.

Così, nella sua El Paso, ha annunciato che entra in corsa per la nomination democratica in vista del 2020.

Nutre qualche dubbio che ha dovuto e saputo esternare.

“Sono un uomo bianco che si muove in un partito che cerca la diversità”, ha detto.

Già, siamo a questo punto!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-14 00:00:002019-03-14 00:00:00Beto si candida

O’Rourke vuole imitare Lincoln!

Marzo 14, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Allora, come sapete, l’ex Rappresentante per il Texas Beto O’Rourke ha deciso di scendere nell’agone per ottenere la nomination democratica nel 2020.

Vuole – visti i suoi precedenti – ripetere quanto fatto a suo tempo da Abraham Lincoln!

Come il grande primo Presidente repubblicano della storia, difatti, è stato sconfitto nella corsa allo scranno senatoriale e spera di prendersi la rivincita subito puntando a White House.

Lincoln, infatti, prima di essere eletto Presidente nel 1860, aveva fallito la campagna per il Senato nel 1858.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-14 00:00:002019-03-14 00:00:00O’Rourke vuole imitare Lincoln!

Gli Ispanici al voto

Marzo 14, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Nel 1970, negli USA, gli Ispanici erano poco più di nove milioni.

Nel 2016, ben oltre cinquantasette milioni!

Quasi il diciotto per cento della popolazione globale.

Di tutta evidenza, importantissimo catturare il voto di una tanto numerosa parte di cittadini.

Per quanto possa apparire scontato l’indirizzo ispanico a favore dei democratici, così non è nei termini da molti attesi.

Tempo fa, si disse che una delle possibili ragioni di un voto ispanico ai repubblicani doveva consistere nella loro appartenenza religiosa.

Poteva, può, ci si chiese e chiede, un cattolico (lo sono a larghissima maggioranza) accettare senza problemi le estreme aperture liberal nel campo dell’etica?

Aborto libero, diritti lgbt, matrimoni gay per dire?

Con difficoltà.

Possibile pertanto da questo punto di vista certamente non trascurabile un voto per i repubblicani eticamente assai più conservatori.

Ci si aspettava, nelle appena trascorse Mid Term Elections 2018, un forte incremento dei voti ispanici ‘anti Trump’.

Se così è stato in parecchi distretti quanto alla Camera, non altrettanto è accaduto nel voto senatoriale (Rick Scott in Florida ha ottenuto oltre il quarantacinque per cento di quei suffragi) o governatoriali.

Due, a quanto affermano gli analisti, le altre ragioni dell’infine deludente (rispetto alle attese) incremento del voto ispanico democratico.

La prima consisterebbe nella difficoltà incontrata nell’esporre il proprio programma.

La seconda – interessante è destinata, se corrispondente alla realtà, a contare sempre di più – sarebbe un sostanziale “abbandono della identità latina” da parte di immigrati di seconda, terza o quarta generazione che pur venendo indicati come Ispanici non si ritengono tali!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-14 00:00:002019-03-14 00:00:00Gli Ispanici al voto

Convention dem a Milwaukee

Marzo 13, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ricordate?

Hillary Rodham Clinton trascurò in qualche modo il Wisconsin nel 2016 e mal gliene incolse.

Per pochi voti popolari, lo Stato passò al campo repubblicano e fu tra quelli decisivi per la vittoria del tycoon.

Il partito dell’asinello, memore, ha deciso di rimediare e di organizzare la propria Convention 2020 a luglio a Milwaukee, Wisconsin appunto.

Basterà questo gesto per strappare a Trump i voti elettorali dello Stato?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-13 00:00:002019-03-13 00:00:00Convention dem a Milwaukee

Senatori

Marzo 13, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

La Camera Alta, il Senato.

È per via del ‘Compromesso del Connecticut’ che la Carta Costituzionale USA prevede un Congresso articolato in due rami.

Si discuteva di una sola Camera nella quale inevitabilmente gli Stati (ex colonie) più abitati avrebbero avuto un maggior numero di Rappresentanti rispetto agli altri.

I delegati del predetto Connecticut proposero due Camere.

In quella Alta avrebbero trovato voce gli Stati.

In quella Bassa il popolo.

Nella prima, essendo tutti gli Stati ugualmente degni a prescindere dal numero dei residenti, ogni territorio avrebbe avuto lo stesso numero di posti: due.

Non così alla Camera dove è rappresentato il popolo e vale il metodo di attribuzione proporzionale al numero degli abitanti.

I Senatori restano in carica sei anni.

(I Rappresentanti due).

I laticlavi vengono rinnovati elettoralmente per un terzo ogni due anni e i due Senatori di uno Stato non possono mai essere votati contemporaneamente.

Fino all’approvazione in merito dell’apposito Emendamento (1913) la scelta dei Senatori Stato per Stato era competenza dei Congressi locali.

Per dire, le Camere della Georgia (del Texas, del New York) sceglievano chi inviare a ricoprire l’incarico a Washington.

Dalla votazione del 1916, l’incombenza è dell’elettorato.

Per disposizione costituzionale, il Presidente del Senato è il Vice Presidente degli Stati Uniti.

Non ha diritto di voto se non nel caso in cui la votazione sia finita in pareggio.

Il consesso nomina dopo ogni tornata un Presidente Pro-tempore che appartiene al partito al momento di maggioranza.

Compito specifico del Senato è discutere e votare i Trattati Internazionali, ratificare le nomine presidenziali (Ministri, giudici della Corte Suprema e Federali, Ambasciatori…) e, nel caso, votare per l’impeachment (che può riguardare non solo il Capo dello Stato ma in genere i cosiddetti ‘funzionari’ federali).

Non esistono limiti al numero dei mandati.

 

Una necessaria annotazione.

Gli Stati Uniti non hanno – come si dice – cento Senatori.

Contano su cinquanta componenti ciascuno dei quali ha due laticlavi.

Per dire, prima dell’entrata nell’Unione di Hawaii e Alaska i Senatori erano novantasei.

Se entrasse uno altro Stato, diventerebbero centodue.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-13 00:00:002019-03-13 00:00:00Senatori
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