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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Numeri, prospettive, ipotesi

Marzo 30, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Le statistiche dicono che ogni giorno negli Stati Uniti d’America nascono 1000 bambini ‘bianchi’ e 7000 bambini ‘di colore’.

Dicono che nel 1965 la popolazione ‘di colore’ era il 12 per cento del totale e all’inizio del 2017 era arrivata al 38, sempre per cento.

La ‘vecchia America wasp’ (‘White, anglosaxon, protestant’) è ovviamente in crisi e la forza di persuasione dei partiti si misura guardando alla capacità dimostrata di attrarre e convincere il nuovo che avanza.

Democratici e Repubblicani mantengono la leadership partitica apparentemente senza problemi.

I primi teoricamente favoriti dal trend illustrato.

I secondi costretti alla difensiva.

Possibile l’avvento di un terzo partito di vera e vasta portata?

È dalla metà dell’Ottocento che non accade.

Le ‘aperture’ di Obama prima e la forte candidatura poi di Bernie Sanders fanno pensare ad un futuro ‘socialista’.

Vedremo.

Certo è che nei primi decenni del Novecento il Partito Socialista Americano dette qualche segno di vita per poi declinare rapidamente.

I tempi sono diversi?

Altroché!

Ed essendo diversi profondamente i tempi, differenti possono sembrare le prospettive di un ‘socialismo americano’.

D’altronde, fino a una ventina d’anni fa dichiararsi appunto socialisti voleva dire escludersi volutamente dal confronto politico.

Oggi non da oggi, non è più così.

Sarà però ancora America una America socialista?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-30 00:00:002019-03-30 00:00:00Numeri, prospettive, ipotesi

Scagionato

Marzo 25, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Tanto rumore per nulla, si direbbe.

Il Segretario alla Giustizia William Barr ha reso note le conclusioni alle quali, dopo quasi due anni di indagini, è arrivato a proposito del cosiddetto ‘Russiagate’ il Procuratore Speciale Robert Mueller.

Ebbene, nessuna cospirazione personale con i russi da parte del Presidente o da parte di componenti il suo staff nel corso della campagna elettorale 2016.

Non altrettanto definitive le conclusioni riguardo una possibile ostruzione delle indagini ad opera di Trump.

Mentre la portavoce del tycoon esulta (“Trump viene totalmente assolto”, afferma), i democratici non riescono a darsi pace e affilano le armi per immediate altre azioni nei confronti del Capo dello Stato.

Lotta continua.

 

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-25 00:00:002019-03-25 00:00:00Scagionato

Giovane e candidato di due partiti

Marzo 24, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

1896.

Nato il 19 marzo del 1860, il democratico William Jennings Bryan è nel 1896 a trentasei anni il più giovane candidato alla Presidenza della storia USA proposto da uno dei due partiti maggiori, trentacinque anni essendo l’età minima necessaria secondo il disposto costituzionale.

Il ‘giovanotto’ – che perderà la contesa – va ricordato per una seconda particolarità.

È difatti il prescelto dai democratici, ma è anche il candidato di un differente partito, quello Populista.

È quindi il primo in lista in due differenti ticket.

Con lui in quello dell’asinello come ‘running mate’ Arthur Sewall.

Con lui in quello populista per il medesimo ruolo Thomas E. Watson.

Due primati – quelli di Bryan – che quasi certamente nessuno potrà anche solo eguagliare!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-24 00:00:002019-03-24 00:00:00Giovane e candidato di due partiti

Quarantacinque Presidenti (!?): qualcosina in proposito

Marzo 24, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

In premessa, il mandato di Presidente degli Stati Uniti è quadriennale.

Dal 1848 si vota per la scelta dei Grandi Elettori (cui spetta la nomina del Capo dello Stato) “il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno bisestile”.

I citati delegati alla nomina esercitano il proprio mandato “il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del successivo mese di dicembre”.

Nell’ipotesi estrema (occorse nel 1824) in cui nessuno dei candidati possa contare sulla maggioranza assoluta dei Grandi Elettori, la nomina sarà compito nel successivo gennaio della rinnovata Camera dei Rappresentanti, mentre la scelta del vice avrà luogo, sempre a gennaio. ad opera del rinnovato Senato. 

Ad evitare equivoci, è solo dal 1937 (a seguito delle elezioni 1936) che il Presidente entra in carica il 20 gennaio dell’anno successivo alla elezione.

Prima, dal 1793, subentrava il 4 marzo sempre dell’anno successivo.

Ovviamente, il Vice che subentri a seguito della morte o delle dimissioni del titolare lo fa quando necessario e non a data prestabilita.

 

È, come tutti sanno, Donald Trump il quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti.

È però il quarantaquattresimo uomo ad occupare l’alto incarico.

Questo perché Grover Cleveland – eletto due volte non consecutivamente (1884 e 1892) – è conteggiato sia quale ventiduesimo che quale ventiquattresimo Capo dello Stato USA.

(Se i mandati sono consecutivi, invece, la numerazione è unica, ragione per la quale, per esempio, pur essendo risultato vincitore in quattro – successive 1932, 1936, 1940, 1944 – occasioni, Franklin Delano Roosevelt è ‘solo’ il trentaduesimo Presidente in elenco.

Per incidens, è in conseguenza della sua quadruplice vittoria che il Congresso approvò l’Emendamento Costituzionale che impedisce una terza elezione). 

Otto gli inquilini di White House deceduti in corso di mandato.

Quattro per cause naturali: nell’ordine, William Harrison, Zachary Taylor, Warren Harding, il predetto F. D. Roosevelt.

Quattro assassinati: sempre nell’ordine, Abraham Lincoln, James Garfield, William McKinley, John Kennedy.

Visto che Harrison, Lincoln, Garfield, McKinley, Harding, F. D. Roosevelt e Kennedy erano stati tutti eletti o rieletti in un anno che terminava con lo zero (nell’ordine: 1840, 1860, 1880, 1900, 1920, 1940, 1960) si parlò a lungo di ‘Maledizione dell’anno zero’.

Due i Presidenti morti proprio alla Casa Bianca, entrambi ex generali: William Harrison e Zachary Taylor.

Harding morì invece a San Francisco.

F. D. R. a Warm Springs.

Uno il Capo dello Stato dimissionario: Richard Nixon.

Nove i Vice Presidenti subentrati: nell’ordine, John Tyler, Millard Fillmore, Andrew Johnson, Chester Arthur, Theodore Roosevelt,  Calvin Coolidge, Harry Truman, Lyndon Johnson, Gerald Ford.

Tra questi, solo Theodore Roosevelt, Coolidge, Truman e L. Johnson si ripresentarono ‘in proprio’, per così dire, e furono rieletti.

Ford è l’unico uomo politico ad essere diventato Presidente senza essere stato eletto né Vice (era subentrato con procedura parlamentare nell’incarico al dimissionario Spiro Agnew), né titolare (subentrò a Nixon che lasciava).

Arrivato l’uomo di Omaha per questa particolare strada, personalmente candidato nel 1976, fu sconfitto.

John Adams, Thomas Jefferson, Martin Van Buren, George Herbert Bush sono, ancora nell’ordine, i Vice che si sono presentati dopo avere esercitato il vicariato e sono stati eletti.

Nixon fu sconfitto (da Kennedy) nel 1960 dopo i due quadrienni come Vice di Eisenhower ma si rifece poi nel 1968 (unica ‘resurrezione’).

Millard Fillmore non si candidò nel 1852, dopo essere subentrato a Taylor, ma, perdendo, quattro anni dopo.

I Presidenti sconfitti al loro (o ai loro) primo (i) tentativo (i) e dipoi vincenti sono stati, nell’ordine, John Adams, Thomas Jefferson, Andrew Jackson e Richard Nixon.

I Presidenti non subentrati in quanto Vice in cerca di conferma e battuti sono stati: John Adams, John Quincy Adams, William Taft,  Herbert Hoover, George Herbert Bush.

Specifico il caso del citato Cleveland, è vero sconfitto ma dopo altri quattro anni rieletto.

I Capi di Stato figli di un predecessore sono stati John Quincy Adams (di John) e George Walker Bush (di George Herbert).

Il confronto diretto democratici/repubblicani data 1856 perché il Partito Repubblicano fu fondato nel 1854.

La sequenza più lunga di permanenza a White House da parte di un partito è quella repubblicana 1861 (4 marzo, insediamento Lincoln) 1885 (4 marzo, passaggio delle consegne tra Chester Arthur e il Democratico Cleveland).

Ove si escluda la quadruplice vittoria di F. D. Roosevelt seguita dal l’affermazione di Truman, in nessun’altra occasione il Partito Democratico ha occupato consecutivamente la Casa Bianca per più di due mandati.

Non cosi, come sopra visto e come ripetuto tra il 4 marzo 1921 (insediamento Harding) e il 4 marzo 1933 (ultimo giorno di Coolidge) e tra il 1981 (20 gennaio, insediamento Reagan) e il 1993 (20 gennaio, ultimo giorno di George Herbert Bush) per i repubblicani.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-24 00:00:002019-03-24 00:00:00Quarantacinque Presidenti (!?): qualcosina in proposito

Russiagate

Marzo 23, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Venerdì 22 marzo 2019.

È in tale data che il Procuratore Speciale Robert Mueller, dopo quasi due anni di lavoro, ha trasmesso il da lui completato Rapporto sul ‘Russiagate’, ovvero sulla possibile collusione tra Mosca e la squadra che guidò la campagna elettorale 2016 di Donald Trump.

Già in questo fine settimana il Ministro della Giustizia William Barr potrebbe renderne note le principali conclusioni.

Sia i democratici che i repubblicani hanno chiesto la massima trasparenza sui contenuti.

Pare che il predetto Procuratore non abbia in mente nuove incriminazioni.

Un momento che può rivelarsi difficile per il Presidente.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-23 00:00:002019-03-23 00:00:00Russiagate

Weld “probabile”

Marzo 23, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

“È probabile”, così Bill Weld a proposito di una sua discesa in campo per contendere a Donald Trump la nomination repubblicana.

L’ex Governatore repubblicano del Massachusetts, già candidato alla Vice Presidenza per il Libertarian Party nel 2016, è rientrato nel GOP da non molto con l’intento (va esplorando le concrete possibilità) di defenestrare il tycoon nel quale, dice, non identifica tratti di vera appartenenza repubblicana.

Come detto in una precedente nota, non pochi i Presidenti che, sfidati all’interno dei loro partiti, o si sono ritirati o, pur arrivando alla nomination, hanno poi perso la contesa novembrina.

Peraltro, l’ultima volta nella quale un partito ha direttamente rifiutato al Presidente, proprio esponente, la nomination risale al tempo dei tempi.

A quando nel 1884 i repubblicani scartarono Chester Arthur.

Non gli andò bene.

Vinse il democratico Grover Cleveland! 

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-23 00:00:002019-03-23 00:00:00Weld “probabile”

Xi Jimping prima di Nixon (!?)

Marzo 22, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Semplificando (come sempre, brutalmente) per contenere in poche righe quanto andrebbe trattato in un saggio di notevole portata…

Se oggi si usasse il metodo/sistema di traslitterazione Wade Giles, il nome del Presidente cinese in lettere latine verrebbe scritto Hsu Chin Ping.

Era difatti il Wade Giles (dal nome di due/tre – i Giles erano padre e figlio – studiosi inglesi che si erano occupati tra Ottocento e Primo Novecento di traslitterazione dal mandarino) il metodo in uso in Occidente per la bisogna.

Scrivevamo quindi Mao Tse-tung o Ciu En-lai, per dire.

Oggi, si scrive XI Jimping (e Mao è ‘diventato’ Zedong) perché al Wade Giles si è ufficialmente sostituito il metodo Pinyin, che la Repubblica Popolare Cinese ha voluto ritenendolo migliore.

Ora, è in conseguenza della ammissione all’ONU (25 ottobre 1971) della Cina di Mao in luogo della Repubblica di Cina (Taiwan)  – ammissione peraltro preceduta da due missioni a Pechino di Henry Kissinger – che la sostituzione del Wade Giles ha preso piede ma la vera spinta fu certamente una delle molte conseguenze della apertura USA voluta da Richard Nixon realizzata con il fondamentale contributo del predetto Kissinger.

È da quel 1972 (dal 21 al 28 febbraio, la storica visita) che negli Stati Uniti e successivamente nell’intero Occidente il pinyin entrò in uso.

XI Jimping, dunque, e non Hsu Chin Ping!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-22 00:00:002019-03-22 00:00:00Xi Jimping prima di Nixon (!?)

Candidarsi in tutto il Paese?

Marzo 21, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Sono solo due i candidati alla Presidenza USA?

Alle elezioni del 2016 erano oltre cinquecento.

Infiniti i partiti minori.

Infiniti i candidati locali.

Fatto è che, se per avere concrete possibilità di vittoria è indispensabile poter contare su una capillare organizzazione che copra tutti gli Stati (e solo partiti nazionali quali il democratico e il repubblicano lo consentono), esiste la possibilità di candidarsi in un limitato numero di Stati o addirittura in uno soltanto.

Un difficilissimo risultato positivo (la conquista della maggioranza dei voti popolari in un singolo Stato) potrebbe avere riflessi di non poco conto.

Supponiamo che un esponente mormone conquisti lo Utah e che – sottratti al numero totale di Grandi Elettori quelli dello Stato con capitale Salt Lake City – in una elezione molto tirata, nessuno degli altri pretendenti arrivi a conquistare la maggioranza assoluta di duecentosettanta, questo farebbe sì che la nomina del Capo dello Stato sarebbe di competenza della Camera e slitterebbe a gennaio.

È accaduto nel 1824!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-21 00:00:002019-03-21 00:00:00Candidarsi in tutto il Paese?

E i libertariani?

Marzo 21, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Nato nel 1971, ha faticosamente mosso i primi passi.

Campagne elettorali presidenziali di scarso successo e pochissimo seguito.

Perfino quando gli è riuscito di candidare alla Casa Bianca un personaggio del calibro di Ron Paul.

Si muove, difatti, il Libertarian Party nell’acqua nuotata da una non trascurabile parte dei repubblicani.

Alla fine, nel 2016, proponendo un ticket di alto profilo – due ex Governatori, Gary Johnson per la Presidenza e Bill Weld per la Vice – non male il risultato (più del tre per cento dei voti e quasi quattro milioni e mezzo di suffragi).

Cosa farà il Libertarian Party nel 2020?

A quanto si dice – le cose però cambiano e non solo in politica – non potrà riproporre né Johnson (che si è tirato fuori) né Weld che è rientrato tra i GOP e va esaminando l’idea di sfidare Trump per la nomination.

Comunque, sarà opportuno se non necessario, di quando in quando, dare un’occhiata da quelle parti.

La sensazione è che i consensi per i libertariani possano aumentare.

Non ovviamente in modo tale da superare i due partiti egemoni ma abbastanza negli ‘Swing States’ per provocare qualche sconvolgimento.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-21 00:00:002019-03-21 00:00:00E i libertariani?

Il primo censimento: 1790

Marzo 21, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Lo sapete, negli Stati Uniti il censimento – che si svolge ogni decade nell’anno con finale zero (il prossimo quindi nel 2020) – è istituto e strumento indispensabile per il corretto funzionamento delle Elezioni Presidenziali.

È difatti guardando ai suoi risultati per quanto concerne il numero degli abitanti di ciascuno Stato che si decide quanti Rappresentanti ogni membro dell’Unione debba avere e per conseguenza quanti Grandi Elettori (che sono pari al numero complessivo dei parlamentari statali: Senatori più, appunto, Rappresentanti).

Il primo ‘Census’ ebbe luogo nel 1790.

Risultarono residenti oltre 3.929.000 persone.

Stranamente (ma c’è parzialmente una ragione), ove si guardi ai risultati, gli Stati coinvolti sembrano essere sedici mentre, come tutti sanno, le ex colonie erano 13.

Fatto è che il Tennessee e il Kentucky – che figurano come Stati autonomi, come saranno di lì a poco – facevano invece allora parte  in qualità di distretti rispettivamente il primo della Carolina del Nord e il secondo della Virginia.

Quanto al Vermont, invero nel 1790 Repubblica indipendente (entrerà nell’Unione come quattordicesimo Stato nel 1791) viene, a mio modo dì vedere, del tutto artificiosamente ricompreso.

Infatti, avrà luogo solo nel predetto 1791.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-03-21 00:00:002019-03-21 00:00:00Il primo censimento: 1790
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