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Quando John Wayne appoggiava Barry Goldwater

Febbraio 22, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

(Oggi che la figlia del Duca Aissa invita a votare Trump)
1997, prodotta per la televisione esce una pellicola straordinaria.
Scritta magistralmente da Martyn Burke e diretta da Joe Dante, si intitola ‘La seconda guerra civile americana’.
In una scena, gli inviati di un potente network tv, in attesa degli eventi, guardano un film di guerra.
Sullo schermo, John Wayne fa strage di nemici e uno dei due ne esalta il valore.
“Ti ricordo”, replica l’altro, “che Wayne era un attore”.
“Se ai tempi del Vietnam John fosse stato alla Casa Bianca quel conflitto sarebbe durato una settimana!”, chiude, sicuro, il primo.

Ecco, il protagonista di mille western (e non solamente), il Ringo di ‘Ombre rosse’, l’Ethan Edwards di ‘Sentieri selvaggi’ non era percepito da larga parte degli americani ‘solo’ come un divo di Hollywood.
Era, rappresentava molto di più: il coraggio, il senso del dovere, l’onore, la fermezza, in qualche modo il Paese.
Ebbene, questo vero monumento vivente nel 1964 partecipa in prima linea, in prima persona, senza risparmio, alla campagna per White House che vede il senatore repubblicano Barry Goldwater impegnato contro il presidente uscente, il democratico Lyndon Johnson.
Quali i risultati?
Una netta sconfitta.
Gli elettori non si lasciano convincere.

Johnson ha fatto bene in politica interna e il Vietnam, laddove gli USA combattono, non lo ha ancora demolito come avverrà di lì a non molto.
Goldwater perde addirittura per quattrocentoottantasei delegati nazionali a sessantadue su un totale di cinquecentotrentotto.

(Per inciso – e non che a determinare la svolta epocale sia John Wayne, per carità – per la prima volta il partito repubblicano perde il Nord, sua abituale riserva elettorale, conquistando invece Stati del Sud fino a quel momento praticamente sempre democratici.)

Perché ricordare questi lontani accadimenti?
Semplicemente perché ancora oggi la stampa e le tv danno grande rilievo alle dichiarazioni dell’uno o dell’altro personaggio, non soltanto del cinema, che si schieri in campagna elettorale di qua o di là.
Se ai suoi tempi non è riuscito John Wayne, l’americano per eccellenza, a cambiare le carte in tavola perché dovrebbero riuscirci, che so?, una Sarah Jessica Parker, un Woody Allen, perfino un George Clooney per stare tra i democratici, un Chuck Norris, un Robert Duvall o un John Voight per passare ai GOP?
Per quanto grande regista e attore sia, guardando alla campagna 2012, non ha cambiato nulla, se non forse per qualche infinitesimale zero virgola qualcosa, neanche l’allora celebrato ‘endorsement’ a favore di Mitt Romney pronunciato da Clint Eastwood.

Come diceva il vecchio e saggio, oltre che bravissimo, Indro Montanelli, alla fine conta il parere del lattaio dell’Ohio (Stato i cui risultati quasi sempre ma non nel 2020 collimano con quelli nazionali) l’opinione del quale nessuno o quasi dei giornalisti italiani che si occupano di elezioni USA cerca di conoscere.

22 febbraio 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/02/johnwayne.jpg 482 750 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-02-22 10:20:432024-02-22 07:21:15Quando John Wayne appoggiava Barry Goldwater

Le elezioni del 1796

Febbraio 22, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

(Si ripete che è dal 1948 che per le Presidenziali si vota in un solo giorno)
Nel 1796, le urne sono aperte dal 4 novembre al 7 dicembre.
I componenti del Collegio Elettorale sono in totale centotrentotto.
Sedici gli Stati.
Il Partito Federalista sceglie come proprio candidato il due volte Vice Presidente di George Washington John Adams il quale prevale a fatica sul contendente democratico /repubblicano Thomas Jefferson e su Thomas Pinckney.
Già governatore del South Carolina e teoricamente aspirante alla Vice Presidenza, quest’ultimo, sostenuto nel predetto Collegio (allora, non esistendo il ticket elettorale, si poteva giocare sui ‘secondi voti’ a disposizione degli Elettori) anche attraverso mezzi poco eleganti da Alexander Hamilton, risultò infine terzo ed escluso sia dal primo che dal secondo gradino del podio.

In termini di voti, Adams prevalse in nove Stati catturando settantuno Elettori mentre Jefferson vinse in sette Stati e si ebbe sessantotto delegati al Collegio.

Il Partito Federalista è al lumicino.
John Adams sarà il suo unico Presidente.
Il 1800 batte alle porte e il Partito Democratico-Repubblicano è pronto a prendere il potere.

Annotazioni
Nessuno, nel 1796, si sarebbe opposto ad un terzo mandato del Padre della Patria George Washington.
Fu il Padre della Patria, però, a declinare l’unanime invito, fra l’altro sostenendo che otto anni fossero abbastanza per chiunque e che un terzo quadriennio sarebbe stato difficile da affrontare sia dal punto di vista fisico che da quello mentale.
Per inciso, è sulla base di questa considerazione del primo Capo dello Stato che nessuno (per il vero Grant fu respinto nella bisogna in sede di Convention nel 1880) dei successori, fino a Franklin Delano Roosevelt, si candidò una terza volta.
(Fu dopo la morte del Presidente del New Deal all’inizio addirittura del quarto mandato che si pensò a legiferare in merito fino ad arrivare, nel 1951, all’entrata in vigore del XXII Emendamento che limita a due le possibili elezioni).
È la campagna del 1796, pertanto, la prima nella quale davvero i partiti possono confrontarsi.
I Democratici/Repubblicani candidano finalmente Thomas Jefferson.
I Federalisti, pur nelle difficoltà conseguenti al fatto che Alexander Hamilton appoggiava un suo rivale, convergono infine sul Vice Presidente John Adams.
In conclusione, Adams prevalse di poco convogliando su di sé gi Elettori degli Stati del Nord mentre quelli degli Stati meridionali votarono Jefferson.
Fu l’unica volta, questa, nella quale – lo consentiva il sistema elettorale poi modificato nel 1804 proprio per questo – il Presidente e il Vice appartenevano a due partiti diversi!

John Marshall, la più duratura eredità federalista
In carica dal 31 gennaio 1801 al 6 luglio 1835, il grande giurista e già Segretario di Stato John Marshall è un lascito agli USA dell’unico Presidente federalista John Adams che lo nominò Chief della Corte Suprema nel mentre si avvicinava il giorno del passaggio delle consegne tra lui e Jefferson.
Un lascito di importanza enorme, visto che il Paese deve a Marshall l’impianto del sistema giudiziario nazionale, l’impostazione della Corte, un infinito numero di sentenze che hanno dato fondamenta e mura di cemento armato al diritto americano.

22 febbraio 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/02/fathers-rson-1743-1826-1774-photo-by-stock-montagegetty-images.jpg 854 1200 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-02-22 09:18:562024-02-22 17:32:59Le elezioni del 1796

Sei possibili Vice per Donald Trump

Febbraio 21, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

Sta passando, come si dice, i guai suoi Donald Trump.
Alle condanne a fior di centinaia di milioni di pena si aggiunge una difficoltà evidente nella raccolta di fondi.
Comunque, sempre pubblicamente ultra ottimista, intervistato ieri anche a proposito del suo compagno di ticket, ha tirato fuori sei nomi.
Si tratta del Governatore della Florida Ron DeSantis, del Senatore afroamericano Tim Scott, dell’imprenditore tech Vivek Ramaswamy, del Deputato della Florida Byron Donalds, della Governatrice del Sud Dakota Kristi Noem, come pure dell’ex Rappresentante democratica delle Hawaii Tulsi Gabbard.
Quest’ultima ha appunto rappresentato le Hawaii ma è nata nelle Samoa Americane, ‘Territorio non incorporato’, questa la definizione, degli Stati Uniti.
Una Vicepresidente che arriverebbe praticamente dall’altra parte del mondo (11254 chilometri la distanza tra Pago Pago e Washington!)

21 febbraio 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/02/tulsior-38654.jpg 682 1143 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-02-21 10:10:102024-02-21 08:10:00Sei possibili Vice per Donald Trump

Primarie repubblicane del South Carolina

Febbraio 21, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

Mancano davvero pochi giorni al 24 febbraio, quando gli elettori del South Carolina saranno chiamati ad esprimersi in casa repubblicana.
Sappiamo che il solo oppositore rimasto quanto alla Nomination di Donald Trump è l’ex Governatrice (in quest’ambito conta poco che sia stata anche Ambasciatrice all’ONU) dello Stato Nikki Haley.
Proprio questo fatto la mette sostanzialmente all’angolo.
Dovesse essere addirittura travolta dal tycoon dimostrerebbe inconsistenza e quasi certamente sarebbe da considerare definitivamente out.
Orbene, purtroppo per lei, i sondaggi pubblicati in data 20 febbraio da FiveThirthyEight dicono
Trump al 63.6%, Haley al 33.2%.
Se non succede un miracolo…

21 febbraio 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/02/nikki-636197676280997968-South-Carolina-State-Dixs-scaled.jpg 1344 2560 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-02-21 10:06:332024-02-21 08:09:48Primarie repubblicane del South Carolina

I Navajos discendono dalle Tribù disperse di Israele?

Febbraio 21, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

Tra tutte le lingue dei pellirosse, quella navajo si distingue per una particolare complessità e pur appartenendo indubbiamente al gruppo linguistico na-dene, propone vocaboli che sembrano avere una diversa ed inspiegabile origine.
Tanto diversa ed estranea tale origine che, anni orsono, qualcuno pensò di collegare il navajo addirittura all’ebraico.

Secondo i sostenitori di questa teoria, i navajos altri non sarebbero che i discendenti di quelle che vengono definite “le Tribù disperse di Israele” e cioè delle dieci tribù che, appunto alla caduta del regno di Israele nel 721 a.C., furono esiliate e di cui si perse storicamente ogni traccia, salvo ritrovarla proprio negli attuali Stati Uniti dove i pellegrini si sarebbero trasferiti mantenendo almeno parte della loro lingua.

D’altronde, tesi analoghe risalgono a molto tempo fa.
Probabilmente, il primo a parlare di una colonizzazione ebraica del Nuovo Mondo fu lo studioso spagnolo Arius Montanus, nella sua ‘Bibbia poliglotta’, edita ad Anversa tra il 1569 e il 1573.
Della stessa opinione, Gregorio Garcia nel 1607: ‘Origen de los indios del Nuevo Mondo’ e, tra il diciassettesimo e il diciannovesimo secolo, molti altri tra i quali si distingue soprattutto per la sua eminenza e per la vastità delle ricerche l’inglese lord Kingsborough.

21 febbraio 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/02/navajo-3.jpg 401 718 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-02-21 10:04:362024-02-21 08:09:40I Navajos discendono dalle Tribù disperse di Israele?

Elezioni presidenziali americane del 1792

Febbraio 21, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

(E’ a partire dalle votazioni del 1848 che le urne sono aperte un giorno soltanto)
La seconda tornata elettorale per la Presidenza si svolge nel 1792 tra il 2 novembre e il 5 dicembre.
Comincia ad identificarsi come mese più adatto per la bisogna il penultimo dell’anno e si vota dal giorno 2 per non interferire con le cerimonie religiose di Ognissanti.

Il Presidente uscente George Washington, come nella precedente elezione, ottiene il cento per cento dei suffragi nel Collegio Elettorale formato da centotrentadue Elettori – iniziale maiuscola per distinguerli da quelli comuni – in rappresentanza di quindici Stati (le tredici ex colonie, questa volta tutte partecipi, più il Kentucky e il Vermont, nel frattempo entrati a far parte dell’Unione).
Anche in questa occasione, il Partito Federalista sostiene per la Vice Presidenza John Adams che raccoglie settantasette suffragi nel predetto Collegio.

Peraltro, il contrapposto Partito Democratico-Repubblicano dimostra di avere un peso crescente perché, per lo scranno vice presidenziale, riesce a convogliare sul Governatore del New York George Clinton ben cinquanta voti di Elettori.

L’esito della votazione nel predetto Collegio è pertanto il seguente:
per la Presidenza, centotrentadue su centotrentadue a George Washington
per la Vice Presidenza, settantasette su centotrentadue a John Adams, cinquanta a George Clinton, quattro a Thomas Jefferson e uno ad Aaron Burr.

Da sottolineare il fatto che la partecipazione dei votanti nella circostanza fu inferiore alla precedente e la più bassa di sempre: 28.579 i cittadini alle urne.

21 febbraio 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/02/Washington-000.jpg 1289 2292 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-02-21 10:02:362024-02-21 08:09:33Elezioni presidenziali americane del 1792

I membri del Congresso che hanno dichiarato che non si ricandideranno

Febbraio 20, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

Come noto e più volte ricordato, il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre di quest’anno bisestile, e cioè il 5, saranno rinnovati totalmente i quattrocento trentacinque seggi della Camera dei Rappresentanti e un terzo dei Senatori.
Al trascorso 15 febbraio avevano annunciato il proprio ritiro e pertanto che non si sarebbero ripresentati sette componenti la Camera Alta e quarantatré tra quelli all’opera nella Bassa.
Guardando alle trascorse elezioni, si rileva un certo incremento.
Per dire, nel 2020, sempre al 15 febbraio, gli abbandoni annunciati erano quattro al Senato e trentacinque tra i Rappresentanti.

20 febbraio 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/02/congress-1_RCoQ0dMvIv5TsCsOdPtjJQ.jpg 756 1280 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-02-20 14:02:512024-02-20 14:02:53I membri del Congresso che hanno dichiarato che non si ricandideranno

Le prime elezioni presidenziali in data 1788/89

Febbraio 20, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

Nota bene: fino al 1844 compreso non si votava in un solo giorno ma in un periodo di all’incirca un mese.

Le prime elezioni presidenziali americane sono assolutamente particolari e differenti dalle seguenti per una specifica ragione: ebbero svolgimento a cavallo di due anni (si votò dal 15 dicembre 1788 al 10 gennaio 1789).
Risultano, con quelle successive del 1792, altresì le uniche due nelle quali l’indiscusso candidato alla Presidenza, tutti concordando in merito, era uno soltanto, senza rivali.
Ovviamente, si trattava del Padre della Patria George Washington, che, per quanto riluttante e in qualche modo costretto ad accettare, fu eletto conquistando tutti i sessantanove Elettori (con l’iniziale maiuscola per distinguerli da quelli comuni, cosa che verrà spesso ripetuta) del Collegio Elettorale.
Dei tredici Stati ex colonie, dieci si dichiararono per lui.
Il North Carolina e il Rhode Island non parteciparono alle votazioni non avendo ancora ratificato la Costituzione, mentre il New York non si espresse.

Washington – l’unico Capo dello Stato della storia USA apartitico, indipendente – entrò poi in carica il 30 aprile 1789, un’altra anomalia dato che successivamente, dal 1793 al 1933 la cerimonia di insediamento si svolse il 4 marzo (in tale data, nel 1789, era stata proclamata la Costituzione) e che dal 1937 ha luogo alle ore 12 del 20 gennaio sempre dell’anno seguente quello elettorale.

La Vice Presidenza fu una questione interna al Partito Federalista, allora assolutamente egemone.
Visto che il Presidente era della Virginia (per inciso e senza sostenere che il fatto abbia avuto influenza sulla elezione, lo Stato di gran lunga più popoloso), la scelta si restrinse a personalità rappresentanti le ex colonie del Nord.
Alla fine, essendo dispersi tra differenti candidati i restanti suffragi, in sede di Collegio Elettorale, prevalse con trentaquattro voti elettorali sui predetti sessantanove John Adams il quale, altro accadimento mai più verificatosi, si insediò il 21 aprile, nove giorni prima del titolare.

20 febbraio 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/02/washington6264669538_7b0bd60dd1_o.jpg 960 1440 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-02-20 10:38:062024-02-20 08:08:43Le prime elezioni presidenziali in data 1788/89

Il pugilato indicatore della evoluzione sociale USA

Febbraio 20, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

La durata degli incontri di Pugilato – tralasciando l’antichità, parliamo dell’Inghilterra che ne fu modernamente la Patria e il riferimento va agli anni precedenti le Regole dettate da John Shotto Douglas, Marchese di Quernsberry, nella seconda metà dell’Ottocento, quando si combatteva per strada, senza l’uso di ring, a pugno nudo e i match spesso erano interrotti dall’intervento della Polizia – il numero dei round cioè, per lungo tempo, non è stata determinata.
Normalmente, ogni ripresa (anch’essa pertanto di lunghezza indefinita) si concludeva con l’atterramento di uno dei due boxeur e il successivo intervento arbitrale (se e quando il referee c’era) ad intervallare.
Se e quando, poi, il soccombente non si fosse dimostrato, trascorso un limitatissimo numero di secondi (trenta più otto, normalmente) in grado di riprendere, nell’ambito di uno spazio di terreno artigianalmente limitato, le ostilità, veniva dichiarato sconfitto.
Questo salvo i casi di knock out, allorquando il confronto, steso o impossibilitato uno dei due, trovava definizione prima del termine.
Queensberry – nato a Firenze nel 1844 e fra l’altro padre di quell’Alfred Douglas fortemente collegato alla rovina di Oscar Wilde – diede regole precise (in specie istituendo le categorie di peso – tre, per cominciare – introducendo i guantoni, decretando il ring luogo dove si dovesse combattere, quali parti del corpo, sotto la cintura, non potessero essere colpite, determinando che ogni round durasse tre minuti, uno fosse quello di intervallo, dieci secondi il limite di tempo entro il quale il pugile messo a terra sarebbe stato obbligato a rialzarsi salvo essere dichiarato sconfitto), sostanzialmente, anche se modernizzate, tuttora alla base dei cimenti.
Diventato uno degli sport di più grande interesse anche negli Stati Uniti d’America (Jack London ne scrisse appassionatamente arrivando a parlarne ai primi novecenteschi come di una romantica anticaglia già in declino, ?!), il Pugilato fu colaggiù soprattutto inteso ed usato come mezzo di dura e sofferta (i pugni fanno male!) affermazione economica dalle diverse, mano mano emergenti, etnie (se così, forzando i termini, possono essere chiamate) arrivate nel Paese soprattutto attraverso l’Atlantico dall’Europa.
(Restava a questo fine limitatissimo l’apporto degli Asiatici che invece – comunque assai numerosi ad Ovest, in particolare in California tanto che furono introdotte leggi per contingentarli e, temporalmente, fermarne l’arrivo – nel certame latitavano.
E sia qui sottolineato per inciso come le categorie di peso frequentate dalle genti asiatiche al di fuori degli States siano state e siano quelle minori essendo davvero difficile per un ‘giallo’ vantare una struttura fisica anche solo da medio pesante).
Osservando quindi, con occhio a queste cose attento, gli accaduti, si colgono i successivi ‘momenti’.
Quello irlandese, per cominciare.
Quello italo americano, poi (difficile è rendersi bene conto del passaggio perché i ‘nostri, spessissimo, combattendo, almeno fino a pluricinturato Tony Canzoneri, si presentavano con cognomi anglosassoni, mascherandosi).
Via via, altri che, differentemente (questione sulla quale indagare), non praticavano la medesima Religione, la Cattolica.
Sempre presenti, anche se per molti decenni esclusi dalla possibilità di combattere per titoli più importanti (la cintura mondiale in primis), i Neri.
Diventata a partire dagli anni Venti e Trenta negli stessi USA attività di notevole importanza economica, la boxe tutta, quella internazionale con particolare attenzione, fu governata da una autorevole Organizzazione istituzionale che riconosceva otto categorie di peso (nell’ordine a salire: mosca, piuma, gallo, leggeri, medio leggeri o welter, medi, medio massimi e massimi) e un solo Campione Mondiale per ciascuna di esse.
Appetito in ogni modo (la Mafia, prima ma in specie nel decennio successivo e più della Seconda Guerra Mondiale, decideva spesso chi dovesse vincere per scommettere conoscendo il risultato e contro questo andazzo, al fine di esaminarlo per in merito legiferare fu istituita una Commissione del Senato i cui lavori, ripresi, oltre che dalla radio, dalla giovane televisione, resero famoso il Presidente Estes Kefauver che su questa base cercherà invano la Nomination democratica nel 1952 e sarà candidato Vice sconfitto quattro anni dopo) il Pugilato vide nascere ed affermarsi altri Organismi ufficiali, non governati dalla illegalità ma dall’interesse, dappertutto mano mano riconosciuti.
Organismi che non solo certificavano un secondo, poi un terzo, poi perfino un quarto Campione (ad ogni livello, ma quello che conta è il mondiale) per categoria, ma che presero a creare ulteriori, non pugilisticamente necessari, ambiti di peso.
Nacquero in cotal modo i paglia, i minimosca, i medi junior (forse opportuni), i super medi, i massimi leggeri e i super massimi e chi più ne ha più ne metta.
La conseguente duratura situazione ha reso di poca o punta significanza la conquista di una cintura mondiale alla quale troppi, anche decisamente non ‘grandi’, sono giunti e pervengono ed è stata notevole concausa del provocato declino (in larga parte del mondo per il vero no, così ad Est – i due Ucraini Vitali e Vladimir Klitcko il quale ultimo ho incontrato a Luino nel 2010 cercando invano di convincerlo a concedere una chance mondiale al nostro campione olimpico dei super massimi e allora ancora dilettante Roberto Cammarelle, ad imitazione di quanto occorso tra Floyd Patterson e Pete Rademacher dopo Melbourne ‘56 – particolarmente dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica la cui scuola pugilistica dilettantistica era preclara – ma decisamente in Italia, dove, già a far luogo dagli anni Trenta, ma certamente dopo le Olimpiadi di Roma del 1960, la Boxe era stata uno delle attività sportive più seguite e aveva proposto campioni di valore assoluto quali almeno il tecnico Nino Benvenuti e lo spettacolare picchiatore Sandro Mazzinghi) della un tempo definita ‘Nobile Arte’.

20 febbraio 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/02/clay2.jpg 715 971 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-02-20 10:05:502024-02-20 08:08:31Il pugilato indicatore della evoluzione sociale USA

President’s day

Febbraio 19, 2024/in Elezioni USA 2024/da CMDadmin

In origine dedicata a celebrare la nascita di George Washington e pertanto collocata al 22 febbraio, oggi, terzo lunedì del secondo mese dell’anno, come ha stabilito una apposita legge, ha luogo e svolgimento negli Stati Uniti il ‘Giorno dei Presidenti’.
Nella circostanza, un ennesimo sondaggio tra esperti, ha prodotto l’ennesima classifica che vede ai primi posti, nell’ordine, Abraham Lincoln Franklin Delano Roosevelt George Washington Theodore Roosevelt Thomas Jefferson e Harry Truman.
Detto e rilevato – ed è preoccupante – che il più vicino a noi di questi signori ha governato dal 1945 al 1953, infiniti anni fa, dal mio punto di vista e con qualche dubbio a proposito di Franklin Delano, tutto pressoché condivisibile.
Le perplessità sono però davvero notevoli e certamente fondate già a partire dal settimo nome proposto, Barack Obama, il colore della cui pelle offusca i giudizi.
Collocarlo prima di Lyndon Johnson, quanto alla politica interna diritti civili e delle minoranze in prima linea assolutamente eccezionale, per cominciare, è ridicolo.
Incredibile, poi, che, sia pure verso il fondo della graduatoria, sia ricordato William Harrison, in verità non giudicabile visto che occupò lo scranno per soli trentuno giorni per di più gravemente, morì, ammalato. Venendo a noi, si potrebbe dire, gli storici – evidentemente, qualsiasi cosa si dica, non presenti tra gli intervistati – mai si avventurerebbero in giudizi su Presidenti tanto vicini o in essere quali Donald Trump e Joe Biden.
Occorre ovviamente essere alquanto se non molto temporalmente distanti per giudicare non emotivamente e senza faziosità.
Comunque, mentre Biden sarebbe quattordicesimo, Trump si posizionerebbe ultimo.
Cosa dire a quest’ultimo riguardo se non che una davvero cospicua parte degli elettori sembra pensarla assai diversamente?

19 febbraio 2024

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2024/02/presidenti.jpg 420 640 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2024-02-19 11:52:112024-02-19 09:52:32President’s day
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