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La ‘Stella di Natale’ e i rapporti USA/Messico

Settembre 2, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Addenda.

A proposito dei rapporti USA/Messico, impossibile dimenticare ‘La stella di Natale’.

E’ una pianta ornamentale originaria proprio del Messico dove cresce anche e da sempre in modo spontaneo.

Quale il collegamento con gli Stati Uniti?

Semplice, nel 1825 l’allora ambasciatore americano a Città del Messico la importò nelle sue terre.

Il desso si chiamava Joel Roberts Poinsett e la predetta Stella è nota anche come ‘Poinsittia’.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-09-02 00:00:002016-09-02 00:00:00La ‘Stella di Natale’ e i rapporti USA/Messico

Stati più o meno ‘red’: la difficile situazione repubblicana

Settembre 1, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Allora, i ‘Red States’ sono gli stati che votano repubblicano.

I ‘Blue States’ quelli che votano democratico.

Ebbene, al 31 agosto 2016, se si guarda alle più serie rilevazioni sondaggisti che Stato per Stato – quelle che contano davvero visto il sistema elettorale USA – le cose per Donald Trump non vanno molto bene.

I dati ci dicono che il GOP vincerà certamente, senza dubbio, in Alaska, Idaho, Wyoming, North Dakota, Nebraska, Oklahoma, Arkansas, Alabama, Tennessee, Kentucky e West Virginia, per un totale di sessantatre grandi elettori.

Inoltre, che ha più che buone probabilità in Minnesota, South Dakota, Kansas, Louisiana e Mississippi, per altri ventisei grandi elettori

Infine, che ha discrete possibilità in Utah, Texas, South Carolina e Indiana per un bottino di sessantaquattro delegati.

In totale, centocinquantaquattro quando la maggioranza assoluta è fissata a duecentosettanta.

Lontana, vero?

Ora, considerando che gli Stati certamente, con larga probabilità o con discreta possibilità democratici contano su duecentosessantadue grandi elettori, si vede bene che per prevalere Trump e il GOP dovranno vincere praticamente in tutti quegli Stati nei quali al momento non è possibile dire (sono ‘too close to call’) chi prevarrà.

Eccoli: Nevada, Arizona, Iowa, Wisconsin, Ohio, Missouri, Georgia, Florida e North Carolina per totali centoventidue voti elettorali.

Mancano sessantotto giorni al redde rationem, ma Trump e i suoi hanno da remare molto.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-09-01 00:00:002016-09-01 00:00:00Stati più o meno ‘red’: la difficile situazione repubblicana

Rasmussen vede bene Trump

Settembre 1, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Il balletto dei sondaggi.

La Clinton Foundation e tutti i problemi a quella cassaforte collegati?

Si dice di sì.

Si afferma che il calo di Hillary derivi dalla diffusione delle notizie scandalistiche relative.

Chi lo sa?

Fatto è che Rasmussen, oggi, arriva a pubblicare una rilevazione dalla quale si evince che Trump è avanti!

Di un solo punto, ma avanti.

E visto che era indietro di dodici dieci giorni fa…

Dal medesimo sondaggio, si apprende che l’appeal di Gary Johnson è in discesa e che Jill Stein non decolla.

A parte questi due dati, attendibili, la rimonta e il sorpasso di Trump devono preoccupare Clinton? 

Se veri, certamente.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-09-01 00:00:002016-09-01 00:00:00Rasmussen vede bene Trump

Hillary in secondo piano

Settembre 1, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ok, può contare su centinaia di collaboratori, su contributi giganteschi, sull’appoggio dei media che davanti a lei cadono in deliquio, sugli endorsement di chiunque del mondo della cultura e dello spettacolo vi salti in mente…

E ciò malgrado, viene a trovarsi sempre in secondo piano.

Hillary si muove di rimessa, Donald le ruba costantemente la scena.

Per di più, è come se stesse aspettando la caduta di una tegola, timorosa che possa arrivarle in testa.

E i sondaggi, da sempre favorevolissimi, in realtà la preoccupano.

Mah?

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-09-01 00:00:002016-09-01 00:00:00Hillary in secondo piano

Trump da Città del Messico a Phoenix

Settembre 1, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Presidenziale?

In qualche modo.

Accolto a Città del Messico dal presidente Nieto, Donald Trump ha tenuto le posizioni ma usando toni moderati.

Un incontro per conoscersi, ha detto.

Una buona rappresentazione invero, ottima per la pubblicità.

Dopo di che, volato a Phoenix per incontrare i propri sostenitori, eccolo – di nuovo in spolvero, senza troppi freni – ribadire il suo programma e in specie che la costruzione del famoso muro inizierà non appena sarà in carica, che lo pagheranno i messicani (Nieto gli aveva appena detto di no), che i clandestini saranno espulsi, che solo chi sarà in regola potrà in futuro tornare negli USA, che il suo credo è la tolleranza zero…

Cavalli vincenti?

Vedremo.

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Trump vola in Messico!

Agosto 31, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Cogliere la palla al balzo.

E’ una delle specialità di Donald Trump.

Spiazzando tutti, il tycoon nuovaiorchese ha accolto al volo – precedendo una incerta Hillary Clinton – l’offerta avanzata ad entrambi i candidati a White House dal presidente messicano Enrique Pena Nieto per un incontro a Città del Messico.

Cosa potranno dirsi, ci si chiede, i due uomini politici dopo che da oltre un anno The Donald se la prende con i messicani illegalmente entrati negli USA, minaccia la loro espulsione, assicura che una volta eletto farà costruire un muro sul confine che divide i due Stati, un muro la cui edificazione il Messico dovrà pagare?

Vedremo.

Ma se c’è una cosa che caratterizza Trump (una delle mille cose, per il vero) è la capacità di adattamento.

Può essere, quindi, che vada da Pena Nieto per dirgliene quattro.

Può essere anche che se ne torni con l’idea di cambiare strategia in merito.

Certo, con il maverick Trump non ci si annoia!  

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In breve, la storia dei rapporti USA/Messico

Agosto 31, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Tremila pagine?

Non basterebbero.

Quindi e conseguentemente, cinquanta/settanta righe.

Lunga e articolatissima la storia dei rapporti tra gli Stati Uniti d’America e il Messico.

E come potrebbe essere altrimenti, considerata la contiguità, la lunghissima frontiera che certamente divide ma anche, fatalmente, unisce?

Semplificando brutalmente, come detto, partiamo dai primi insediamenti degli americani nell’allora Stato di Coahuila j Tejas (occorre ricordare che il Messico è una Stato federale).

I nuovi arrivati chiedono il permesso di stabilirsi al governo centrale e lo ottengono.

Sarebbero ospiti.

Passa poco più di un decennio e pensano bene di rendersi indipendenti.

1836: Alamo e poi San Jacinto.

Per il vero, il tutto non riguarderebbe gli USA perché il così neonato Texas sarà uno Stato indipendente fino al successivo 1845, ma insomma.

Un anno ancora e, appunto nel 1846, le due Nazioni vengono alle mani.

Guerra Messicana, con l’esercito americano che arriva ad occupare la capitale nemica e alla fine un trattato che costringe il Paese latino americano a cedere larghissima parte dei suoi domini: per dire, gli attuali California, New Mexico, Utah, Arizona, Nevada…

E dopo?

Una continua ingerenza sugli affari messicani da parte del colosso USA che si andava formando.

Certo, una ingerenza non oppressiva come quella francese che portò all’effimero Impero di Massimiliano d’Asburgo, ma comunque…

Incredibilmente, per tutto il lungo periodo del ‘Porfiriato’ gli Stati Uniti guardarono di buon occhio a Sud salvo d’improvviso assistere allo scoppio della Rivoluzione.

Evento epocale e – possibile dirlo, considerando il numero infinito di lutti causato? – magnifico, la Rivoluzione Messicana fu seguita attentamente (eufemismo, visto che non pochi furono i tentativi di influenzare questo o quel belligerante) da Washington.

Nel mentre, Wilson ‘invase’ il Nord del vicino Paese.

Era successo che Pancho Villa – arrabbiato per questioni sue –  era entrato in armi negli USA ed era arrivato a Columbus, New Mexico, causando un bel numero di morti.

Così, Wilson, d’accordo obtorto collo Venustiano Carranza a quel momento l’uomo forte, inviò nientemeno che l’esercito a cercare il buon Pancho.

Pershing, che comandava la spedizione, non cavò un ragno da un buco e neppure riuscì ad avvistare il ribelle.

Dipoi, un periodo diciamo così ‘normale’ (per quanto…).

Il Messico, da Calles in avanti, era governato con mano ferma dal Partito Nazionale Rivoluzionario che nel dopoguerra si trasformò (all’incirca) in Istituzionale.

Per farla breve e arrivare al motivo principale del contendere odierno (e come cambiano le cose: negli anni Venti dell’Ottocento erano gli americani ad andare in Messico – il Texas, come detto, era messicano – e da decenni e decenni il flusso è nella direzione opposta), il governo di Washington si preoccupa della immigrazione da Sud almeno dagli anni Quaranta.

Dwight Eisenhower – nessuno lo ricorda ma è storia – in carica dal 1953 al 1961, fece deportare un numero altissimo di messicani entrati illegalmente: si parla di un milione e mezzo di persone.

Oggi, il problema è reso più grave dagli esiti della passata (davvero?) crisi economica e dagli effetti devastanti che ha avuto per le classi ‘bassi’ USA, nonché sulla classe media.

Donald Trump cavalca l’onda?

Assolutamente sì, ma è un’onda lunga che può portarlo lontano.

PS. Di un ‘muro’ che avrebbe dovuto fermare i messicani, definito incredibilmente ‘dell’amicizia’, parla la commedia ‘Ciao Giulia sono Kevin’, 1994. Lo sceneggiatore Robert King aveva visto lontano!

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McCain supera l’esame delle primarie

Agosto 31, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

E’ andata.

John McCain ha battuto la sfidante interna Kelli Ward e si è garantito la candidatura GOP al senato in vista dell’8 novembre.

Il vecchio senatore – sulla breccia da anni ed anni in rappresentanza dell’Arizona alla Camera Alta – è in cerca del quarto mandato.

Attaccato agli inizi della campagna elettorale a tutta forza da Trump che ne parlò come di un eroe di cartapesta, infine appoggiato obtorto collo dallo stesso tycoon, McCain ha prevalso con il cinquantacinque per cento.

Non un buon risultato però in prospettiva visto che la sua antagonista democratica sarà Ann Kirkpatrick, un osso molto più duro.

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Perché i grandi giornali USA non capiscono Trump

Agosto 30, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

“Le redazioni sono piene di laureati ad Harvard e con pochi reporter della middle class provenienti dagli Stati del Sud”.

Questa intelligente osservazione è opera della ex direttrice del New York Times Jill Abramson e rappresenta, fotografa la realtà.

Una realtà che ha portato i media USA a sottovalutare Donald Trump dall’inizio, a non prenderlo in considerazione se non a scoppio davvero ritardato…

Una realtà che porta quasi tutti i giornalisti americani a preferire al folkloristico e maleducato (a loro dire) tycoon nuovaiorchese l’ex first lady, in fondo e non troppo in fondo, una di loro.

La lezione è servita?

Ne dubitiamo: difficile davvero in una cotale situazione rendersi conto della realtà.

Nelle redazioni, Trump viene e verrà sempre visto come un usurpatore.

Insopportabile come il fumo negli occhi.

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L’8 novembre scopriremo presto chi avrà vinto

Agosto 30, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Certo, per via dei differenti fusi orari, ove l’elezione novembrina risultasse molto contrastata e i ‘too close to call’ fossero relativi a parecchi Stati, potrebbe capitare di restare in attesa perfino dei risultati dell’Alaska e delle Hawaii.

Ma l’ipotesi per così dire ‘normale’, stando alla storia delle presidenziali dal 1964 ad oggi (cinquantadue anni e tredici tornate elettorali), ci dice ben altro.

Ci dice che, alla fine, quello che dobbiamo guardare – e che possiamo verificare velocemente data la collocazione geografica dei due Stati – è come vanno le cose in Florida e Ohio.

Nello Stato con capitale Tallahassee, a far luogo dal predetto 1964, hanno ‘indovinato’ il vincente sempre tranne che nel 1992, quando votarono George Herbert Bush e prevalse Bill Clinton.

In Ohio – ben lo sappiamo – nelle stesse circostanze, hanno ‘indovinato’ sempre senza nessuna eccezione.

Si può pertanto affermare che per arrivare a White House è necessario prevalere nei due Stati di cui si parla che praticamente votano alla stessa stregua e che la sera dell’8 novembre il nome del successore di Obama sarà appunto quello del vincitore in Florida e in Ohio. 

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