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Los Angeles Times: Trump avanti del tre per cento!

Agosto 30, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ok, è in controtendenza, il Los Angeles Times.

E’ in controtendenza e dice che Donald Trump, in data 20 agosto, è (sarebbe) in vantaggio di tre punti su Hillary Clinton nelle intenzioni di voto a livello nazionale.

Clamoroso, se vero.

D’altra parte, non pochi istituti presentano risultati che indicano comunque un calo dell’ex first lady e nel contempo un leggero incremento di Gary Johnson per la prima volta segnalato in qualche caso sopra il dieci per cento.

Ancora due mesi e nove giorni: avremo altalene e cambiamenti prima che sotto data i sondaggi si stabilizzino.

Si tratta di aspettare.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-08-30 00:00:002016-08-30 00:00:00Los Angeles Times: Trump avanti del tre per cento!

Hillary: quante mail al giorno dal suo indirizzo?

Agosto 29, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Allora, facciamo i conti.

Hillary Clinton ha ricoperto la carica di segretario di Stato per quattro anni e una settimana un po’ abbondante.

In totale, millequattrocentosettanta giorni.

Le mail (delle quali abbiamo notizia; ne spunteranno altre?) che ha spedito utilizzando il proprio indirizzo e non quello dell’ufficio sono quarantacinquemila (trentamila già note più le quindicimila venute allo scoperto pochi giorni fa).

Ipotizzando che nei predetti quattro anni abbondantini abbia fatto in totale sessanta (quindici per quattro…) giorni di ferie e che nei giorni festivi (solo le domeniche sono in totale oltre duecento) non abbia operato se non in caso di necessità, si può concludere che abbia lavorato bene o male milleduecento giorni.

Ora, quarantacinquemila diviso milleduecento fa trentasette e mezzo.

Data la carica ricoperta, non si può credere seriamente che fossero tutte mail di poche parole e buttate giù senza ragionare (o è così?).

Quindi e pertanto, quanto tempo ha passato la signora davanti al computer personale o a qualsiasi altro suo strumento che le permettesse di leggere e rispondere (perché riceveva anche le mail)?

E come ha fatto così operando a trovare il tempo per i continui incontri e impegni pubblici nonché per la vita privata?

E poi, da segretario di Stato, ha mai letto e/o scritto anche una sola mail con i mezzi ufficiali?

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-08-29 00:00:002016-08-29 00:00:00Hillary: quante mail al giorno dal suo indirizzo?

Ventitre elettori su cento non vogliono né Clinton né Trump!

Agosto 28, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Reuters/Ipsos, sondaggio condotto in tutti gli USA interrogando millecentocinquantaquattro persone: il ventitre per cento degli americani vuole votare per un terzo candidato.

Può essere perfino che sia vero, ma si resta senza parole.

Come è possibile sul serio affermare che l’America voterà così o cosà sulla base di numeri tanto piccoli? 

Quale mai percentuale di elettori è quella considerata? 

Zero virgola zero zero cosa?

Si dirà che la infinitamente dubbia credibilità riguarda solo questo caso.

Per carità.

Concerne praticamente tutte le rilevazioni del genere.

Rilevazioni che vengono prese per buone dai media, sparate in prima pagina sulla carta e on line o lette con enfasi nei titoli dei tg.

Mamma mia!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-08-28 00:00:002016-08-28 00:00:00Ventitre elettori su cento non vogliono né Clinton né Trump!

L’Arizona ci ricorda le trascurate e importantissime primarie locali in corso

Agosto 28, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Attenti come necessariamente siamo al confronto per la Casa Bianca, capita che, sciaguratamente, si presti poca se non nulla attenzione alle varie primarie locali in corso per la scelta dei candidati dei due partiti maggiori (anche degli altri) alla camera piuttosto che al senato, piuttosto che ai governatorati, eccetera.

Si è per il vero parlato ad inizio mese di quella che vedeva coinvolto nel suo Wisconsin lo speaker Paul Ryan ma delle infinite altre già concluse o in programma in questi giorni, per quanto abbiano indicato e designino soprattutto – a parte le cariche locali – gli sfidanti democratici e repubblicani per i differenti impegni del prossimo 8 novembre, nulla o quasi si dice.

Ne trattiamo oggi perché in Arizona, il 30 agosto, il vecchio e glorioso (per quanto acciaccato) John McCain si gioca la ricandidatura GOP al senato contro una agguerrita parlamentare locale a nome Kelly Ward.

I sondaggi lo danno in vantaggio e dovrebbe farcela.

Ma non è questo il punto.

L’osservatore può e deve trarre dai risultati delle indicate primarie indicazioni autentiche sull’esito della elezione presidenziale verificando, per esempio, in primis quale successo abbiano i candidati al congresso vicini o contrari a Hillary nel campo dem o a Donald in quello opposto.

Guardando alla forza dei singoli in corsa e alle loro concrete possibilità in quanto – in particolare al senato – la consistenza e la personalità incidono non poco sulla elezione.

Non dimenticando il fatto fondamentale per i prossimi anni che un presidente che non abbia almeno uno dei due rami del congresso a lui partiticamente vicino è, gergalmente e nella sostanza parlando, una ‘anitra zoppa’.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-08-28 00:00:002016-08-28 00:00:00L’Arizona ci ricorda le trascurate e importantissime primarie locali in corso

USA, sondaggi farlocchi. Le gravi responsabilità dei media

Agosto 28, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Se i media in genere non riportassero acriticamente, molto spesso per ragioni ideologiche (quando non per interesse) i risultati dei sondaggi elettorali USA evidentemente farlocchi, i partiti li commissionerebbero ancora? 

Ne diffonderebbero i risultati?

Da sempre, praticamente da quando Gallup (nel 1936) cominciò ad effettuare sondaggi dedicati alle campagne per White House, i partiti USA (non che altrove le cose vadano diversamente ma il sistema americano offre delle possibilità in altri Paesi non presenti e si guardi alle liste elettorali) hanno pensato a come sfruttare il nuovo strumento ai propri fini.

Da molti anni, in verità e conseguentemente, i sondaggi – e perfino gli exit polls – altro non sono che un mezzo di propaganda (mascherato, ma neanche tanto) puro e semplice.

Questo anche in ragione del fatto che non pochi istituti tra quelli più noti sono in effetti ‘vicini’ (vicinissimi) ai partiti, peraltro, ovviamente, non in modo dichiarato (solo alcuni tra gli addetti ai lavori conoscono tali evidentemente condizionanti collegamenti).

Ora, supponiamo – uno dei mille esempi – che un istituto voglia far risultare che in Ohio (Swing State di importanza capitale) Hillary Clinton sia in vantaggio su Donald Trump di dieci punti (cinque, dodici, come si vuole).

Basta dare una buona occhiata alle liste elettorali dello Stato e intervistare ‘oculatamente’ gli iscritti.

Ovviamente, abbondando in democratici e limitandosi quanto a repubblicani.

Al limite, nel caso della campagna in corso, dando voce anche a libertariani e verdi, sempre a scapito dei GOP.

Quanto agli exit polls, vengono usati nel giorno elettorale – dai democratici, occorre dirlo – in questo modo.

I seggi della costa atlantica, per ragioni di fuso orario, chiudono prima degli altri.

La California pacifica, quindi e per esempio, tre ore dopo il New York.

Ebbene, non appena terminate le votazioni ‘atlantiche’, si esce con exit polls che, proiettati a livello nazionale, attestino la vittoria del candidato che si appoggia. 

Il fine è quello di scoraggiare gli elettori del candidato rivale degli Stati dove ancora si vota.

Inutile che corrano al seggio se i giochi sono fatti, no?

(In cotal modo operò – ma gli andò male – Zogby nel 2004 dichiarando subito che Kerry aveva vinto.

Ero in quel momento in diretta al TG 2 e subito denunciai il fatto).

Tutto ciò detto, considerato inoltre che i sondaggi su base nazionale USA sono pochissimo attendibili sia perché gli addetti intervistano numeri piccolissimi di elettori sia perché in America conta il suffragio Stato per Stato, ci si torna a chiedere perché mai i media diano così tanto rilievo agli illustrati sondaggi.

Solo perché sono sempre e costantemente in favore oggi di una donna e ieri di un nero, cosa estremamente politically correct?

O c’è altro e di più?

P.S. Giorno verrà, ed è prossimo, nel quale i democratici candideranno un transgender diventato donna, nero, ispanico e su una sedia a rotelle.

Vincerà, con l’entusiastico appoggio della stampa mondiale, a mani basse.

Non sarà neanche necessario conoscerne il nome.

Figuriamoci le reali capacità.

Evviva!

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Gli elettori di Sanders

Agosto 27, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

E i famosi, delusissimi, elettori di Bernie Sanders?

Il ‘popolo’ di ammiratori e di ‘rivoluzionari’ che fino a pochi giorni dalla convention dell’asinello seguiva entusiasticamente il senatore ‘socialista’ del Vermont?

Che fine hanno fatto i giovani (e non pochi meno giovani) in questione?

Delusi come erano, stando ai sondaggi, l’8 novembre, nella general election, deluderanno!

Rientreranno nei ranghi infatti in larghissima maggioranza: ben il settantadue per cento di loro, rinfoderando le spade, voterà Hillary Clinton.

Il restante ventotto per cento o non voterà o voterà Trump (tutta da verificare, tale indicazione).

Quel che ancora sorprende in tutto questo saettare di numeri è che praticamente nessuno dei ‘sandersiani’ pensi di votare il Libertarian Party o i Verdi.

Mah.

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Si vota ‘contro’

Agosto 27, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ok, succede sempre e in particolare, dato il sistema elettorale, negli Stati Uniti.

Succede sempre che una parte dell’elettorato non voti per ma contro.

Stando alle rilevazioni oggi note, però, la tendenza, in questo 2016, è particolarmente negativa.

Oltre il cinquanta per cento, infatti, degli elettori dei due candidati maggiori dichiara che voterà nel modo deciso sostanzialmente in odio all’altro contendente.

Si vota quindi in una percentuale molto superiore al solito Clinton per non far prevalere il vituperato Trump e viceversa.

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Ted Cruz accusa ancora e di più Donald Trump

Agosto 27, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Non l’ha mai potuto digerire.

Con i Bush, da tempo defilati, e con Mitt Romney, è all’opposizione. 

L’ha ripetuto anche in sede di convention.

Per il senatore del Texas Ted Cruz il candidato scelto dagli elettori nelle primarie è tutto meno che un ‘vero’ repubblicano.

E’ un avventuriero pronto a tradire tutti i principi per i quali la destra che lo stesso Cruz rappresenta si batte.

Ed ecco quindi, conseguentemente, che, nel momento in cui il tycoon pare virare verso il centro attraverso prime e timide aperture nei confronti di ispanici e neri, l’ex candidato ne denuncia gli ‘imbrogli’.

Le promesse conservatrici di Trump, ribadisce il senatore, “avevano una scadenza”.

Lotta dura ma con quali esiti?

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Tra un mese il primo dibattito tv

Agosto 26, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Un mese, esattamente un mese.

Il prossimo 26 settembre, a Hempstead, nello Stato del New York, nella Hofstra University, si scontreranno per la prima volta direttamente in televisione, a livello nazionale, i candidati alla Casa Bianca.

Interverranno i concorrenti a White House che i principali sondaggi indicheranno avere, nelle intenzioni di voto, almeno il quindici per cento di ipotetici suffragi.

Saranno, quindi e ovviamente, della partita Hillary Clinton e Donald Trump, mentre è in dubbio la presenza del libertariano Gary Johnson – a questo punto oscillante tra l’otto abbondante e il dieci scarso – ed è praticamente del tutto improbabile la partecipazione di Jill Stein, verde e collocata tra il tre e il quattro.

I seguaci di Johnson stanno raccogliendo firme per chiedere alla Commissione che regola i dibattiti di ammettere comunque il loro uomo.

Quasi impossibile accada.   

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“Non votate Jill Stein”

Agosto 26, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Brent Budowsky, columnist di The Hill.

Non certamente l’unico, ma di certo tra i più insistenti al riguardo.

Tra i più insistenti nel dire e ripetere che la candidatura della verde Jill Stein è una minaccia portata ad Hillary Clinton perché può sottrarle consensi.

Tra i più insistenti nel chiedere agli elettori di non votare la verde perché esprimersi a suo favore nell’urna sarebbe l’equivalente del votare Trump.

Tra i più insistenti nell’evocare la candidatura nel 2000 di Ralph Nader, a suo modo di vedere (e non solo al suo) letale per Al Gore.

Al Gore, il quale – sostiene senza alcuna prova Budowsky – fosse stato al posto di George W. Bush, mai avrebbe dato il la alla Guerra irachena.

Gore che se fosse stato seduto sullo scranno presidenziale avrebbe ben altrimenti orientato la composizione della Corte Suprema (e in proposito non si può che concordare).

Certo ancora, Stein può incidere, ma, stando ai sondaggi, molto maggiore l’incidenza che dovrebbe avere il ticket libertariano Gary Johnson/Bill Weld.

E’ pur vero che non è ancora del tutto chiaro dove vada a scavare il Libertarian Party.

Dovrebbe danneggiare il GOP, ma con ogni probabilità, catturerà consensi anche dall’altra parte.

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