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Sondaggi: ieri 9 punti per Hillary, oggi solo 3

Agosto 6, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Quello che non va è che i media, sulla base di sondaggi i cui risultati mutano nel giro di dodici (non ventiquattro) ore, arrivino a conclusioni definitive.

Ieri – è solo un esempio – Hillary Clinton era data da una rilevazione in vantaggio del nove per cento (la media degli esiti era inferiore, ma si dava risalto al nove).

Oggi, Reuters, parla di un tre (il che vuol dire, considerando il margine di errore, che la mette alla pari di Trump).

Ieri, si era addirittura (e ne abbiamo parlato) ipotizzato il ritiro del tycoon con un conseguente moto tellurico.

La verità è che, dopo il ritorno del candidato GOP verso la fine della convention di Cleveland, le cose sono tornate come prima.

La verità è che mancano tre mesi e due giorni al voto e che fino all’ultimo le cose possono cambiare.

Per fare solo un esempio, a luglio del 1988 il sondaggio del New York Times con la CBS dava Michael Dukakis in vantaggio su George Herbert Bush per il cinquantacinque per cento al trentotto: diciassette punti avanti!

Come andò a finire?

Cinquantatre a quarantacinque per Bush, quattrocentoventisei grandi elettori a centoundici dato che il candidato dell’asinello finì per vincere solo in dieci Stati più Washington D.C.

Una disfatta per colui che era stato a lungo il prediletto dagli elettori.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-08-06 00:00:002016-08-06 00:00:00Sondaggi: ieri 9 punti per Hillary, oggi solo 3

Respinto il ricorso di Johnson e Stein relativo ai dibattiti tv

Agosto 6, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Lo sapete, per essere ammessi ai dibattiti televisivi nazionali in programma dal 26 settembre (tre fra i candidati alla presidenza e uno tra i vice) occorre riportare nei sondaggi nazionali almeno il quindici per cento delle intenzioni di voto.

Contro questa disposizione hanno in questi giorni fatto ricorso in giudizio sia il Libertarian Party che il Green Party.

Purtroppo, il giudice distrettuale Rosemary Collyer, chiamata a deliberare, ha sentenziato di non poter intervenire essendo l’ente che decide in merito un organismo privato e non pubblico.

Non resta a Johnson e Stein che cercare di arrivare miracolosamente al quindici entro le prossime settimane.

Meno impossibile per il libertariano ma comunque difficilissimo.

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Fare soldi con la politica? I Clinton li fanno eccome!

Agosto 5, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Non che ieri Clint Eastwood si sia trattenuto.

Tutt’altro.

Non ha quindi parlato solo dei ‘fighetti’, i per lui insopportabili ‘fighetti’, che sgovernano.

Non ha solo detto che il politically correct è quanto di peggio.

Non ha solo dichiarato che sentire per quattro anni la voce di Hillary Clinton sarebbe troppo.

Non ha solo sostenuto che occorre fermarla perché porterebbe avanti la politica di Obama che evidentemente non digerisce.

No, ha anche fatto un preciso riferimento ai denari, sottolineando che lui, quando ha fatto politica (è stato sindaco di Carmel), così come – ha sostenuto – certamente è capitato a Reagan, i denari li ha spesi mentre l’ex first lady con la politica “sta facendo un sacco di grana!”

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-08-05 00:00:002016-08-05 00:00:00Fare soldi con la politica? I Clinton li fanno eccome!

Repubblicani: da Abraham Lincoln a Donald Trump. Democratici: da Franklin Delano Roosevelt a Hillary Clinton

Agosto 5, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Certo, i tempi cambiano.

Guardate, per esempio, al precipizio, in ogni senso, causato dalla tv!

L’ignoranza dilaga!

La maleducazione una volta di pochissimi è di tutti!

I jeans e le magliette hanno cancellato camicie e giacche!

I tatuaggi sottolineano il becerume dilagante!

Come, pertanto, si può sperare che anche la politica e i suoi rappresentanti non siano ben poca cosa rispetto ai loro predecessori?

E cosi non ci si può meravigliare che il partito repubblicano americano sia passato da Abraham Lincoln o Teddy Roosevelt a Donald Trump. 

E così non ci si deve stupire se il partito democratico è trascorso da Andrew Jackson o Franklin Delano Roosevelt a Hillary Rodham Clinton.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-08-05 00:00:002016-08-05 00:00:00Repubblicani: da Abraham Lincoln a Donald Trump. Democratici: da Franklin Delano Roosevelt a Hillary Clinton

E se Trump si ritirasse?

Agosto 5, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Solo, come si dice, una ‘ipotesi di scuola’?

Vediamo.

La campagna elettorale vive un momento molto difficile.

I sondaggi lo danno in caduta libera (non tutti, peraltro).

Dopo Cleveland, ha inanellato una serie di comportamenti e dichiarazioni dalla maggioranza degli osservatori percepiti come sbagliati (ma gli elettori la pensano così?).

Le fratture interne al GOP per sua iniziativa si sono improvvisamente riaccese (in specie dopo la dichiarazione di guerra nei confronti dello speaker Paul Ryan).

Gli appoggi alla ‘nemica’ Hillary perfino da parte di repubblicani doc aumentano e preoccupano.

Pare si trovi in forte disaccordo (nascosto, per ora) con il suo vice designato Mike Pence.

Tutto ciò considerato, non è che per evitare la in questo momento probabile sconfitta novembrina Donald Trump trovi una qualsiasi ragione, una scusa per ritirarsi?

Ora, nella oramai lunga storia delle elezioni per la Casa Bianca non è mai accaduto che un candidato che abbia ottenuto la nomination da uno dei due partiti maggiori si sia ritirato o – è possibile, no? – sia morto o inabile.

Ovviamente, i regolamenti interni prevedono anche questi casi e – visto che diamo spago alle ipotesi più estreme – già si parla o della riconvocazione della convention GOP o, caso maggiormente realizzabile, di una nuova scelta operata dai membri del Republican National Committee.

Fantapolitica?

Sicuramente.

Ma questo 2016 è un anno davvero particolare e la campagna in corso assolutamente eccezionale fosse anche solo perché propone una donna contro un maverick.

Due candidati invisi a ben oltre il cinquanta per cento degli americani ma le cui vicende vengono seguite con una partecipazione e un interesse che le campagne elettorali precedenti neppure si sognavano.

Evviva!

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Il “fascino discreto” del ticket libertariano

Agosto 5, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Un successo!

La messa in onda da parte della CNN del ‘town hall’ libertariano del 3 agosto è stata un successo.

In specie, per la disinvoltura e il “fascino discreto” dei due componenti il ticket.

Gary Johnson – già due volte ottimamente governatore repubblicano del New Mexico – e Bill Weld – a sua volta, eletto a valanga in due occasioni governatore del Massachusetts – hanno caratteristiche davvero particolari che li distinguono grandemente da tutti i componenti dei ticket dell’asinello e dell’elefantino.

In primo luogo, sono delle persone educate, capaci di esprimersi senza starnazzare e ricche di humour.

Poi – e in una campagna per la presidenza dovrebbe contare molto – hanno dimostrato ampiamente sul campo le proprie capacità.

Infine, si integrano magnificamente.

Il Libertarian Party – che, come sempre semplificando al massimo, unisce le istanze sociali e riformatrici liberal al conservatorismo in campo economico e istituzionale – ha nell’occasione, in questo tumultuoso 2016, una chance incredibile: può approfittare degli scompaginamenti in casa repubblicana (conseguenti la nomination e il comportamento di Trump) e delle difficoltà democratiche (i seguaci di Bernie Sanders cosa faranno l’8 novembre?).

Può in primo luogo pensare di partecipare ai confronti TV nazionali e colà esporre le proprie idee.

Certo, i regolamenti, perché questo accada, impongono un gradimento nei sondaggi del quindici per cento minimo, ma ieri una rilevazione dava Johnson al dodici e se davvero Trump è in caduta…

Il sottoscritto, fosse americano, voterebbe Libertarian Party ad occhi chiusi.

Certo, sono condizionato dalla mia irrefrenabile tendenza a combattere le battaglie ideali perse in partenza!

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Paul Ryan senza l’appoggio di Trump rischia il prossimo 9 agosto

Agosto 4, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ricordate?

Allorquando, lo speaker della camera dei rappresentanti Paul Ryan – il repubblicano che ricopre la carica istituzionale di maggiore rilievo – si rifiutava di concedere il proprio endorsement a Donald Trump, Sarah Palin, impetuosa come quando corse con McCain nel 2008, promise che nelle primarie repubblicane del Wisconsin avrebbe appoggiato il rivale di Ryan per impedirgli di essere rieletto.

Ebbene, le predette primarie sono in programma il prossimo 9 agosto e, considerando il fatto che dopo un breve riavvicinamento Ryan è di nuovo ai ferri corti con Trump, insistenti voci sostengono che anche il candidato GOP alla Casa Bianca cercherà nell’occasione di fare lo sgambetto al riottoso speaker.

Per la storia, il nome di questo appoggiatissimo signore è Paul Nehlen.

Certo che una eventuale sconfitta di Ryan sarebbe davvero clamorosa e non priva di conseguenze quanto ai rapporti interni del GOP già oggi difficilissimi.

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Pence appoggia Ryan col permesso di Trump?

Agosto 4, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Il gioco delle parti?

Donald Trump non intende appoggiare Paul Ryan e spera che perda la primaria del Wisconsin del 9 prossimo.

Il suo running mate Mike Pence dichiara che invece lui lo sosterrà.

Ora, non è la prima volta che il governatore dell’Indiana non concorda con Trump.

I media e gli avversari cavalcano la notizia e mettono in evidenza questa e le altre divisioni interne al ticket GOP.

Dopo di che Pence afferma che Trump era al corrente del suo sostegno a Ryan e che non ha avuto nulla da eccepire.

Dobbiamo credere che in effetti sia così?

Non tira una bella aria nel GOP.

Per niente.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-08-04 00:00:002016-08-04 00:00:00Pence appoggia Ryan col permesso di Trump?

John Hospers, il primo libertariano candidato a White House. Theodora ‘Tonie’ Nathan, la prima donna che abbia ricevuto il voto di un ‘grande elettore’

Agosto 4, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Il Libertarian Party (conviene parlarne nel mentre il suo candidato alla Casa Bianca Gary Johnson pare abbia qualche seguito) è stato fondato a Colorado Springs, Colorado, l’11 dicembre 1971.

Il suo primo candidato alla presidenza fu, già nel successivo 1972, John Hospers, un professore di filosofia.

In difficoltà – e come avrebbe potuto essere altrimenti? –

Il nuovo partito si presentò solo in due Stati: Washington e Colorado.

In totale riportò tremilaseicentosettantaquattro voti popolari.

Peraltro, inopinatamente, in sede di collegio, un grande elettore repubblicano della Virginia, Robert MacBride, lo votò.

Risulta, quindi, John Hospers l’unico libertariano candidato alla presidenza ad avere ricevuto un voto elettorale.

Avendo, ovviamente, MacBride votato anche per la running mate di Hospers, Theodora ‘Tonie’ Nathan, quest’ultima risulta essere nella storia la prima donna ad avere ricevuto il voto di un grande elettore.

Per la necessaria completezza.

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Butta male, caro Donald! Non è che vuoi far vincere Hillary?

Agosto 4, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Non va bene.

Tutti i sondaggi, tutti, danno Hillary in vantaggio.

Più o meno nettamente (Fox al 3 di agosto la vede condurre quarantanove a trentanove; il Los Angeles Times quarantacinque a quarantaquattro, per dare i due estremi).

Ok, si dirà, sono i dati nazionali e negli USA quello che conta è il voto degli Stati, dei singoli Stati.

Ma neanche là le cose vanno bene.

Lo sappiamo, i democratici partono sempre da una base più alta ma è proprio per questo che per vincere a novembre il candidato repubblicano non solo deve confermare i ‘Red States’ (cosa che pare non stia succedendo) ma deve anche aggiudicarsi tutti gli ‘Swing States’ e le rilevazioni dicono che non sta accadendo.

Forse ricorderete che quando Trump scese in pista molti dissero che il suo vero intento era quello di favorire Hillary.

Certo che guardando oggi a come si comporta quel dubbio potrebbe tornare di moda.

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