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A proposito dell’invocata (da Obama) esperienza

Agosto 4, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

L’esperienza!

Certo, fare il presidente degli Stati Uniti non è facile e avere una qualche esperienza di governo non farebbe male.

Nei primi decenni, tra il declinare del Settecento e il 1828 (indichiamo una data precisa), ove si escluda il Padre della Patria George Washington – comunque temprato da anni e anni di comando sul campo e dall’avere presieduto la Convenzione Federale che elaborò a Philadelphia la Carta Costituzionale – John Adams, Thomas Jefferson, James Madison, James Monroe e John Quincy Adams, avendo ricoperto in precedenza incarichi di rilievo nell’amministrazione e nella diplomazia, erano assolutamente esperti nell’arte di governare.

(Che poi, date le circostanze storiche, sociali e politiche, l’abbiano fatto tutti e sempre al meglio è materia di discussione).

Una prima rottura – una rivoluzione visto che al potere, semplificando brutalmente, in luogo della aristocrazia che aveva creato gli Stati Uniti arriva la borghesia – si ha con Andrew Jackson, un glorioso generale che si insedia a White House seguendo un lungo e tormentato processo.

Respinto dalla camera – caso unico  – nel 1824 (camera che, non avendo egli raggiunto la maggioranza assoluta dei delegati al collegio nazionale, per quanto risulti primo in fatto di voti popolari e di grandi elettori, gli preferisce J.Q. Adams) vince nell’indicato 1828.

Peraltro, Jackson certamente non sfigura.

Tutt’altro.

Saltando i suoi un po’ sbiaditi immediati successori, quale mai reale esperienza di governo aveva Abraham Lincoln?

Due anni alla camera quali sue capacità in merito possono avere affinato?

Si può cominciare a intravedere dove si andrà a finire in questa analisi.

I grandi – pochissimi, per carità – non hanno bisogno di esperienza alcuna!

Certo – e gli esempi non mancheranno – se poi ne hanno…

Come è stato autorevolmente scritto, i presidenti che seguono, dagli inesperti, possono essere confusi l’uno con l’altro.

Per il vero, John Garfield e William McKinley si distinguono perché entrambi assassinati.

E’ proprio la morte di McKinley che catapulta alla Casa Bianca un gigante: Theodore Roosevelt.

Ebbene, “quel maledetto cowboy”, come lo definì Mark Hanna, aveva le carte in regola e non deluse da nessun punto di vista.

Deludenti, per quanto esperti e quindi attesi a grandi cose, William Taft e Herbert Hoover.

Il primo cancellato dal ritorno di Teddy nel 1912.

Il secondo – uomo di riconosciute capacità e di fama mondiale – ricordato solo perché incapace di opporsi alla Grande Depressione.

(Non finirò mai di ripetere che scrivendo queste righe, necessariamente, per ragioni di spazio, brutalizzo la storia semplificando ignobilmente.

Peraltro, chi voglia, può leggere i miei assai e decisamente più argomentati saggi.

‘Americana’ e ‘USA 1776/2016’, in particolare).

Vecchio marpione – si fa per dire – Franklin Delano Roosevelt dell’esperienza fece il suo cavallo di battaglia.

In particolare nelle tornate elettorali del 1940 e del 1944.

Mai nessun presidente, fino all’or ora citato 1940, giunto al termine del secondo quadriennio di governo, aveva neppure pensato di chiedere un terzo mandato.

Franklin Delano lo fece argomentando che dal momento che in Europa era scoppiata una ferocissima guerra (gli USA saranno direttamente coinvolti dopo Pearl Harbor e quindi dopo il 7 dicembre del 1941) in sella, sul ponte di comando non poteva sedere un novellino.

Occorreva, necessitava restasse lui proprio in quanto esperto.

Stesso discorso, mutatis mutandis (la guerra era ancora in corso e quindi…) nel 1944.

Fu per la troppa esperienza che poco dopo il quarto insediamento Franklin Delano morì d’infarto?

Gli successe un signore che per tutta la vita era stato manovrato da altri.

Perfino, nel suo Missouri, dal boss locale della mafia irlandese, Tom Pendergast.

Ebbene, questo ometto insignificante, privo di carisma, privo di esperienza se non come manutengolo, Harry Truman, sarà capace di prendere decisioni su questioni di fondamentale importanza e sarà ricordato come un grande.

Qualcuno – non pochi – dimenticando il contesto, criticano l’uso delle atomiche per mettere fine alla guerra col Giappone ma è davvero difficile criticare l’operato post bellum del Nostro, Piano Marshall in primo piano).

Soporifero l’esperto di comando (chi più di lui?) Eisenhower?

Adatto, in sintonia – parrebbe per quanto fossero tempi cruciali sul piano del confronto razziale in relazione al quale, sostenuto e spinto dalle decisioni della Corte Suprema presieduta da Earl Warren, non sfigurò –  con gli anni Cinquanta, anche se a ben guardare sua grandissima pecca (corresponsabile il segretario di Stato John Foster Dulles) è non avere compreso l’importanza della pacifica e democratica rivoluzione guatemalteca messa in atto da Jacobo Arbenz Guzman.

L’averla soffocata darà origine, il via, alle mille – la cubana in testa – rivoluzioni, ai mille contrasti successivi, alla perdita della presa USA sull’America Latina.

Volendo, darà fiato al Terzomondismo, permetterà di pensare al Movimento dei Paesi non allineati e chi più ne ha più ne metta. 

Sarà Ernesto Che Guevara, all’Havana, nel discorso inaugurale di un convegno mondiale sul Terzomondismo, a parlare di Arbenz Guzman – da lui invitato e presente – e della di lui esperienza come della fiammella che aveva dato fuoco al tutto.

Assassinato il parolaio Kennedy, un uomo straordinario, di grandissima esperienza politica diventa presidente: Lyndon Johnson.

Nessun altro capo dello Stato americano – tutti gli storici concordano – alla sua altezza nel campo della politica interna e della politica sociale.

Sarà distrutto dalla, verrà ricordato solo per la, drammatica, tristissima evoluzione della guerra del Vietnam.

E Richard Nixon?

Aveva esperienza?

Perbacco!

Una esperienza infinita.

Gli giovò, e molto, in politica estera.

Gli servì alla fine a perdersi sul piano morale.

Una meteora il comunque da rivalutare Gerald Ford.

Deludente Jimmy Carter, peraltro sfortunato.

Eccezionale Ronald Reagan.

Gli ignoranti ne parlano come dell’attorucolo di serie B, senza arte né parte, arrivato non si sa come a White House.

Certo, la propaganda avversa lo dipingeva così, ma era tutt’altro.

Impegnato da sempre in politica e nel sociale era stato due volte governatore della California e già aveva battagliato tra i GOP nelle primarie del 1976.

Che dire se non che perfino i suoi mille e mille detrattori alla fine, da morto, hanno dovuto riconoscerne la statura?

Poi, chi mai nella storia americana aveva avuto (o avrà dopo) la preparazione di George Herbert Bush?

Ambasciatore, capo della CIA, vice presidente, uomo a conoscenza di tutto il necessario e il superfluo, alla fine, sarà una meteora che si tende a dimenticare.

E Bill Clinton?

Esperienza relativa a carattere locale e periferico ma una fortuna eccezionale.

Talmente simpatico che nessuno si ricorda i casini che ha combinato (e non mi riferisco agli scandali sessuali).

E veniamo a George Walker Bush.

La dimostrazione di quanto contino le circostanza, gli accadimenti non governabili.

Già governatore del Texas, nel 2000 conduce una campagna che in politica estera fa presagire un nuovo, sia pure non accentuato, isolazionismo.

Vince per il rotto della cuffia e parte piano.

Poi, l’11 settembre 2001.

Il mondo, non solo gli stati Uniti, salta per aria.

Infine, Barack Obama – il presidente che va dicendo di Donald Trump che non ha esperienza.

Ha ragioni da vendere.

Ma lui, nel 2008, che esperienze aveva?

Peraltro, mediocre all’interno e pericoloso quanto alla politica estera come è stato, non fosse che per motivi elettorali e per sostenere ‘l’espertissima’ Hillary Clinton gli tocca parlare (sparlare, visto che è arrivato a dire che Hillary, come candidato, è la migliore di sempre trascurando ometti come Jefferson, Lincoln, i due Roosvelt, Reagan per fare qualche nome), non farebbe meglio a tacere?

Tutto ciò detto, che avesse ragione Feank Lloyd Wright nel dire che “un esperto è una persona che ha smesso di ragionare”?

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-08-04 00:00:002016-08-04 00:00:00A proposito dell’invocata (da Obama) esperienza

Il vecchio Clint è stufo di essere in balia “di una generazione di fighette”

Agosto 4, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Clint Eastwood.

Repubblicano dalla nascita il grande attore e regista.

Finora, la sua voce non si era sentita.

Una campagna per White House senza che facesse risuonare forti e chiare le sue idee e dicesse per chi fa il tifo?

Impossibile!

Ed eccolo, difatti, in una intervista concessa a Esquire, dichiararsi per Donald Trump.

Il motivo?

Presto detto.

“Sono stufo di avere a che fare con questa generazione di ‘fighette’ (pussy generation) in un mondo nel quale è proibito dire la verità”, ha tuonato.

Clint quindi è per Trump “perché è uno tosto”.

Senza tanti fronzoli!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-08-04 00:00:002016-08-04 00:00:00Il vecchio Clint è stufo di essere in balia “di una generazione di fighette”

Dalla parte di Hillary Clinton

Agosto 3, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Michael Bloomberg, miliardario nuovaiorchese, per chi fa il tifo?

Per Hillary Clinton!

Warren Buffett, supermiliardario di Omaha, per chi si pronuncia?

Per Hillary Clinton!

L’industria in genere per chi si esprime? 

Per Hillary Clinton!

Le banche per chi si spendono?

Per Hillary Clinton!

Wall Street per chi si adopera?

Per Hillary Clinton!

La grande finanza per chi si muove?

Per Hillary Clinton!

Gli intellettuali per chi fanno campagna?

Per Hillary Clinton!

Gli artisti per chi si espongono?

Per Hillary Clinton!

Gli attori per chi chiedono voti?

Per Hillary Clinton!

I media per chi parteggiano?

Per Hillary Clinton!

I Sperpac più danarosi per chi si prodigano?

Per Hillary Clinton!

A chi sono andati i finanziamenti di non pochi Paesi arabi non del tutto inerti quanto a collusioni con il terrorismo?

A Hillary Clinton!

Tutto ciò detto, pensate se dovesse perdere!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-08-03 00:00:002016-08-03 00:00:00Dalla parte di Hillary Clinton

Epurazioni in casa democratica

Agosto 3, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Tira una brutta aria per i collaboratori dei due candidati.

E’ vero, Donald Trump ha fatto fuori un paio dei suoi ma il partito democratico ha cacciato a pedate praticamente tutti i suoi dirigenti.

Si sapeva delle dimissioni della presidente Debbie Wasserman Schultz.

Si è appreso oggi che il benservito è arrivato anche all’amministratore delegato Amy Dacey, al responsabile finanziario Brad Marshall, al responsabile della comunicazione Luis Miranda.

Una strage!

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Obama: “Trump è impreparato!” E lui nel 2008 che esperienza aveva?

Agosto 3, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Certo che dopo avere affermato e ripetuto che Hillary Clinton è, testualmente, “il miglior candidato mai propostosi per la Casa Bianca” – collocandola quindi sopra, per dire, Jefferson, Lincoln, i due Roosevelt, Reagan – Obama può dire quel che vuole.

Ma affermare, come ha appena fatto, che Trump non ha nessuna esperienza è un po’ troppo.

Non perché non sia vero.

Perché l’accusa viene da un signore che quando scese in lizza per la nomination sedeva da soli due anni in senato e che di esperienza non ne aveva affatto!

Come ci si dimentica presto della realtà!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-08-03 00:00:002016-08-03 00:00:00Obama: “Trump è impreparato!” E lui nel 2008 che esperienza aveva?

Il ticket libertarian in prima serata sulla CNN: un segno dei tempi

Agosto 3, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Che davvero questo 2016 ci stia proponendo una campagna per White House che definire strana è poco si evince da mille differenti accadimenti.

Fra questi, la del tutto imprevedibile attenzione dei madia nei confronti in specie del cosiddetto ‘terzo partito’, il Libertarian, il cui ticket – peraltro di alto indiscutibile livello – è addirittura ospitato stasera 3 agosto, alle ore 21 e quindi in prima serata, dalla CNN.

Da sottolineare il fatto che è la prima volta in assoluto che il network in questione ospita esponenti di un partito diverso da quelli costantemente egemoni della politica americana.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-08-03 00:00:002016-08-03 00:00:00Il ticket libertarian in prima serata sulla CNN: un segno dei tempi

Ma davvero Hillary Clinton e Donald Trump sono il meglio possibile?

Agosto 2, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Lo sapete, gli americani sono convinti che alla fine alla Casa Bianca arrivi sempre e necessariamente ‘the best man’, l’uomo migliore.

Ora, nella situazione data, visti all’opera i candidati – d’altra parte, ben noti a tutti – dei due partiti che si giocano la presidenza, sul serio possiamo pensare che accada anche questa volta?

V’è da dubitarne e c’è da chiedersi dove stia il difetto.

Deve esserci infatti un difetto, e grave, nel meccanismo di selezione se alla fine della lunga contesa i prescelti sono Hillary Clinton e Donald Trump.

Due risaputi – per differenti motivi – e vecchi personaggi non per niente invisi alla maggior parte degli stessi loro concittadini.

Ma davvero in tutto il Paese non c’è un uomo, non v’è una donna migliore?

E dove sono i giovani?

E dove sono i riformatori?

(Quelli veri, non quelli alla Sanders che si tirano indietro tradendo i loro stessi sostenitori).

E dove sono gli uomini che hanno una visione, che sanno affascinare e convincere?

E’ forse l’ora che cresca e prenda forze un altro partito.

Del resto, i democratici hanno quasi centonovant’anni e i repubblicani centosessantadue.

Troppi!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-08-02 00:00:002016-08-02 00:00:00Ma davvero Hillary Clinton e Donald Trump sono il meglio possibile?

Trump: “Temo elezioni truccate!”

Agosto 2, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Bufere di ogni tipo.

Provocate dalle dichiarazioni di Donald Trump (che vede molto di buon occhio Vladimir Putin e la sua Russia; che dichiara che la Crimea sta bene dove ora è; che chiede ai russi di trovare e rendere pubbliche le famose trentamila email che la Clinton ha scritto quando era segretario di Stato non usando gli strumenti ufficiali, più sicuri, ma quelli personali; che fa sapere che la NATO è obsoleta e che non pochi trattati internazionali firmati da Obama vanno rigettati; che tira sberle a destra e a manca pochissimo curandosi del fair play, delle conseguenze e in particolare di recuperare l’appoggio di quella parte del GOP che non lo può vedere ritenendolo – con molte ragioni – un corpo estraneo).

Enfatizzate oltre modo, ovviamente, dai rivali ma in specie dai media (non solo americani) che sono assolutamente dediti alla missione che si sono dati dall’inizio: fare arrivare Hillary Clinton a White House ad ogni costo.

Missione che li porta invariabilmente a mettere in secondo piano se non a nascondere e perfino a stravolgere ogni notizia negativa che riguardi la (chissà perché?) predestinata.

Era – in questa temperie, fra l’altro dopo che si è dimostrato che la direzione dell’asinello ha operato alla grande per boicottare Bernie Sanders – nell’aria l’accusa che ieri il tycoon nuovaiorchese ha tirato fuori dal cilindro.

Non che abbia detto “Ne sono certo”, perché gli avrebbero chiesto delle prove.

Ha dichiarato “Temo elezioni truccate!”

Il ragionamento sotteso è: “Hanno imbrogliato?

Imbroglieranno!”

Tuoni e fulmini.

(Per inciso, nella lunga storia delle presidenziali USA gli imbrogli sono stati numerosi in particolare architettando falsi argomenti, fabbricando prove – si pensi, per esempio, alla ‘Lettera di Murchison’ nel 1888, alla ‘Lettera canadese’ del 1972 – e non poche le accuse di veri e propri brogli.

Indimenticabile, da questo punto di vista, la campagna del 1888, definita dagli storici “la più corrotta della storia americana” per i voti comprati e venduti e per il volume dei quattrini usati a tal fine).

Ma la vera domanda da porsi, dopo essersi stracciate le vesti, è: così facendo e dicendo, al di là delle reazioni scontate dei media, oltre al fatto di ottenere visibilità gratuita, Trump guadagna voti?

Perché, indubbiamente (lo si è constatato nelle primarie), esiste una parte dell’elettorato sulla quale l’effetto di tutte queste bufere, di tutte queste diatribe, di tutti queste accuse, è largamente positivo. 

E’ a questi possibili elettori che Donald guarda.

E i media non se ne accorgono.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-08-02 00:00:002016-08-02 00:00:00Trump: “Temo elezioni truccate!”

Donald Trump prova (inconsapevolmente) a sfatare Plinio il Giovane

Agosto 2, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

E’ vero, Plinio il Giovane scrive che “i voti si pesano e non si contano” (Epistolae) in un particolare contesto, ma la frase resta ed è difficile pensare che non corrisponda a verità.

Talmente difficile che, quando si avvicinano le elezioni (ci occuperemo oggi di quelle americane ma il discorso è lo stesso dovunque in Occidente si vada alle urne), si cerca di sapere come voteranno, che so?, gli intellettuali, gli artisti, gli attori, i personaggi televisivi, in genere i protagonisti del mondo dell’informazione, dell’intrattenimento e dello spettacolo.

Una ricerca amata soprattutto dai giornalisti che, a frotte, rappresentano la sinistra radical chic, quella che, essendo per definizione ‘democratica’, non dicendolo e in qualche caso inconsapevolmente, ritiene in fondo che Plinio avesse in genere ragione e accetta obtorto collo che il ‘popolino’ – titolare di un diritto di voto in qualche modo ‘inferiore’ – possa invece liberamente, senza seguire le indicazioni degli ‘usi di mondo’, esprimersi. 

(Sono, costoro – spesso inconsapevolmente, ripeto – prossimi altresì a Giuseppe Prezzolini, il quale, alla persona che gli chiedeva perché non votasse, indicando un barbone ubriaco seduto su una panchina, rispose: “Finché il mio voto vale come quello di quell’individuo, io diserto le urne!”)

Invano, Indro Montanelli – proprio guardando agli USA – sostenne, del tutto correttamente, che decisiva per comprendere come sarebbero andate (e andranno) le elezioni era (ed è), invece l’opinione del “lattaio dell’Ohio”, laddove – vanno spiegate queste cose? – la professione dell’elettore (un individuo comune, uno dei mille e mille) e lo Stato indicato (lo ‘swing State’ per antonomasia) non erano certamente scelti a caso.

Pretendere che Donald Trump conosca Plinio il Giovane è eccessivo, ma, inconsapevolmente (ancora?), egli opera per contestare la sua sopra riportata e famosissima espressione.

A chi, difatti, si rivolge il tycoon se non a tutti meno che ai radical chic, ai liberal, alle ‘anime belle’, agli snob che, a bizzeffe, si affannano a sostenere Hillary Clinton?

Ai mille e mille che concedono la patente di ‘democratico’ al voto espresso quando gli aggrada e accusano di contro di ogni nefandezza (altro non sono che populisti, razzisti, fascisti, rozzi, servi, in definitiva menti vendute all’ammasso e anti democratici) coloro che osano voltare loro le spalle e votare altrimenti?

Si rivolge, The Donald, ai disoccupati della Rust Belt, ai poveri, a quanti sono stati torchiati e salassati dalle tasse nel mentre le banche e i banchieri venivano aiutati, agli antisistema, perfino a quanti di recente si sono sentiti traditi da Bernie Sanders, a quelli che una volta venivano definiti ‘i poveri bianchi’ del Sud, ai ‘red necks’, perfino agli immigrati legalmente ai quali la concorrenza dell’immigrato illegale porta via il lavoro, a tutti quei cittadini che, dopo la crisi del 2008 ma anche ben prima sono stati scaricati dalle multinazionali che spostavano all’estero le fabbriche, agli indipendenti che intende trascinare ai seggi come gli è già in parte riuscito nelle primarie, a un numero grande e indistinto di persone che non accettano più la politica come rappresentata, nel segno della continuazione, la da molti maledetta continuazione, proprio da Hillary Clinton.

Il suo intento è quello di contare, di far contare i voti di tutti, non certamente di pesarli!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-08-02 00:00:002016-08-02 00:00:00Donald Trump prova (inconsapevolmente) a sfatare Plinio il Giovane

Il sondaggio del New York Times datato 31 luglio

Agosto 1, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Esattamente a cento giorni dal voto, l’autorevole The New York Times presenta i risultati di un sondaggio che concede a livello nazionale a Hillary Clinton un vantaggio di due punti percentuali – quarantatre a quarantuno sul rivale Donald Trump nelle intenzioni di voto.

Considerando il margine di errore, la differenza è inesistente o quasi.

Il medesimo sondaggio guarda anche agli Stati usualmente in bilico (Swing States) in specie Ohio e Florida.

L’Ohio vede l’ex segretario di Stato in avanti con un vantaggio dello zero due per cento!

Anche in Florida conduce Clinton con l’uno e tre di margine.

Vantaggi impalpabili.

Guardando poi alla Pennsylvania – Stato della Rust Belt che molti ritengono conquistabile da Trump – Clinton condurrebbe per tre punti virgola sei.

Nulla di definito, quindi, e ci mancherebbe visto che mancano oltre tre mesi al fatidico 8 novembre.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-08-01 00:00:002016-08-01 00:00:00Il sondaggio del New York Times datato 31 luglio
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