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Marvin Bush appoggia Gary Johnson

Luglio 29, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

A sorpresa – non poi tanto se tutta la famiglia Bush aveva dichiarato di non sostenere in alcun modo Donald Trump e se si pensa che lo stesso Jeb aveva espresso parole favorevoli al candidato del Libertarian Party – Marvin Bush, il più giovane dei figli dell’ex presidente George Herbert nonché fratello di George Walker e del predetto Jeb, ha annunciato il suo appoggio al ticket libertariano.

Non solo a Gary Johnson, quindi, ma anche al suo vice William Bill Weld.

Un ticket, ha voluto precisare, composto da due ottimi uomini politici.

In una situazione quale quella che stiamo vivendo in questo 2016, si può ben ritenere che altre personalità di rilievo seguiranno il più giovane dei Bush dando al duo libertariano in proprio endorsement.

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Trump: “Michelle Obama? Grande!”

Luglio 29, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Donald Trump a ruota libera a proposito della convention democratica che dice popolata da nani.

Critiche e battute a demolire tutto e tutti.

Con una sola eccezione.

“Michelle Obama ha fatto un discorso eccellente”, ha dichiarato e questo malgrado la signora abbia attaccato proprio la sua visione.

Una sola critica.

Relativa alla frase “l’America è già il più grande Paese del mondo” che la first lady ha pronunciato per demolire il suo slogan ‘Make America great again’.

In un tweet il tycoon ha detto: “Il nostro Paese non si sente già grande.

Milioni di persone meravigliose vivono in povertà, violenza e disperazione!”

Efficace, come sempre.

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Hillary è la prima moglie di un presidente candidata alla Casa Bianca

Luglio 28, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ok, per i media sparare a tutta pagina il titolo ‘Hillary Clinton è la prima donna candidata alla Casa Bianca’ è meglio che scrivere correttamente che è la prima signora candidata a White House in uno dei due partiti maggiori e limitatamente a questi.

Fa un effetto maggiore, certo.

Ma non è vero.

La oramai lunga storia delle elezioni presidenziali americane ha visto ottenere la nomination da un notevole numero di donne appartenenti a partiti di ogni genere e specie.

Evitando di elencare tutte queste pretendenti e guardando solamente ai movimenti di un sia pur non eccelso spessore e al recente passato, basti qui ricordare che il Green Party ha presentato già nel 2012 Jill Stein, che è in corsa per la nomination verde anche quest’anno.

Per il vero, il record di Hillary è indubbiamente quello di essere la prima moglie di un presidente che si candida in proprio.

Del resto, era stata anche la prima first lady (e Bill era in carica) a candidarsi come senatore, la prima ex first lady a cercare la nomination (nel 2008), la prima ex first lady a ricoprire l’incarico di segretario di Stato.

Guardando poi al marito, è il primo ex presidente che si trova in corsa per diventare il first gentleman.

Quanti primati per questa coppia.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-28 00:00:002016-07-28 00:00:00Hillary è la prima moglie di un presidente candidata alla Casa Bianca

Trump, Clinton, Obama: scaramucce (!!!)

Luglio 28, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

“Penso che Obama sia il presidente più ignorante che il nostro Paese abbia mai avuto.

E vi dico che Hillary Clinton sarà ancora peggio”.

Così – gentilmente, occorre dirlo – ieri Donald Trump rispondendo alle osservazioni fatte da Hillary Clinton (“Trump non può sedere alla Casa Bianca”, ha detto in buona sostanza, con parole più forti, la candidata dem) e dal presidente Barack Obama (il quale, gentilmente anche lui, ha dichiarato che il tycoon non capisce niente di politica estera).

Credono davvero i due esponenti dell’asinello che scendere sul terreno preferito da The Donald sia produttivo?

Non sarebbe meglio astenersi e dimostrarsi diversi?

Trovare e utilizzare una differente strategia?

Il maverick Donald Trump sa come comportarsi e quali tasti schiacciare nella polemica più terra terra, quella per lui maggiormente produttiva.

Sa come rubare la scena ai rivali.

L’ha fatto con i contendenti GOP sbaragliandoli con uno staff ridotto al minimo e senza neppure dover investire molti quattrini in pubblicità.

(Ricordo che conta su una ottantina di collaboratori mentre quelli della Clinton sono circa ottocento).

E’ riuscito (ma lo fa sempre) con la trovata di ieri, con la richiesta di aiuto ai russi per conoscere i contenuti delle famose trentamila email di Hillary che sembrano sparite, a far passare in secondo piano perfino gli accadimenti del giorno alla convention rivale.

E non serve cercare di rovesciare la frittata parlando di collusioni con Putin o di chissà cos’altro.

Argomenti buoni per la stampa, del tutto ininfluenti sugli elettori ai quali il nuovaiorchese si rivolge.

Se la campagna democratica non lo capisce e modifica programmi e comportamenti, Trump vincerà a mani basse.

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Hillary Rodham Clinton ufficialmente candidata. Bill è con lei.

Luglio 27, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

E’ il rivale Bernie Sanders che interviene.

Hillary ha appena raggiunto nella votazione il minimo dei voti necessari per la nomination che il senatore del Vermont prende la parola per invitare l’assemblea a proclamare l’ex first lady ufficialmente candidata.

Per acclamazione, quindi!

Ed ecco che il partito democratico, entusiasticamente, ritrova l’unità.

Sostanza?

Apparenza?

Vedremo presto.

Una mossa, questa, studiata a tavolino ed efficace.

Grande protagonista della giornata Bill Clinton.

Smagrito ma in forma, recita la sua parte con la consueta maestria soffermandosi in particolare sui rapporti d’affetto e familiari.

Non cita mai Donald Trump ed è la cosa giusta.

De minimis non curat praetor, dicevano i latini.

La futura campagna ci dirà come e quanto il tycoon nuovaiorchese sia davvero cosa di poco conto.

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La salute fisica e mentale dei candidati

Luglio 27, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Josiah ‘Jed’ Bartlet, presidente degli Stati Uniti nell’ottimo serial ‘The West Wing’ andato in onda negli USA tra il 1999 e il 2006 e dipoi praticamente dovunque per il mondo.

Ebbene, il presidente Bartlet (interpretato da Martin Sheen), in cerca di un secondo mandato, d’accordo con il suo staff, non rivela il suo problematico stato di salute (ha la sclerosi multipla) temendo di apparire impresentabile.

Certo, si tratta di un telefilm…

Ma veniamo alla realtà storica.

1972, il candidato democrativo alla presidenza è George McGovern.

Sceglie come running mate Thomas Eagleton, un senatore del Missouri. 

Tutto bene, fin quando non si scopre che il desso è stato più o meno lungamente in cura psichiatrica.

Lo si sostituirà subito con Sargent Shriver ma resta il fatto che un malato psichico si era trovato nella situazione giusta per arrivare alla vice presidenza e quindi a un solo battito di cuore (quello del titolare dello scranno) dal cosiddetto ‘potere assoluto’, che tale non è.

Ciò detto, cosa sappiamo oggi veramente dello stato mentale e psichico di Donald Trump, Mike Pence, Hillary Clinton e Tim Kaine?

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L’asinello cerca di cambiare le carte in tavola ma i sandersiani traditi contestano tutti, Sanders incluso

Luglio 26, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Allora, wikileaks pubblica diciannove/ventimila (!!!) email dalle quali si evince che l’establishment democratico ha fatto di tutto per favorire Hillary Clinton a scapito di Bernie Sanders e il partito dell’asinello cerca di distogliere l’attenzione dai fatti parlando di una possibile macchinazione messa in atto nientemeno che da Vladimir Putin per favorire Donald Trump.

Non importa quindi sapere se davvero il senatore del Vermont è stato boicottato o no.

La manovra pare non funzionare visto che migliaia e migliaia di elettori di Sanders protestano per ogni dove.

Arrivano costoro a contestare lo stesso Bernie cui non perdonano di avere ripetuto il suo appoggio a Hillary anche dopo avere appreso come sono andate davvero le cose.

Non tira una buona aria a Filadelfia.

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Gli indipendenti sono con Trump?

Luglio 26, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Molti – lo si è visto – i campanelli di allarme per il campo democratico.

Lo scandalo email (il secondo!), le contestazioni a Hillary e, da parte dei suoi, all’ammansito Bernie Sanders, le dimissioni della Wasserman, i sondaggi rovesciati sulla base dei quali sembra che Trump stia spiccando il volo (tre punti per lui se i dati si riferiscono al confronto diretto, cinque se ricomprendono anche Johnson e Stein), il clima in qualche modo…

Ma la preoccupazione più grande deriva senza dubbio da una seria rilevazione fatta tra i cosiddetti elettori indipendenti, quelli che non fanno necessariamente capo a uno dei due schieramenti.

Ebbene, fino a poco tempo fa, poche ore – in buona sostanza, fino al davvero ottimo discorso conclusivo del tycoon a Cleveland – costoro risultavano favorevoli alla candidata dem per trentaquattro a trentuno.

Adesso, si dichiarano dalla parte di The Donald per il quarantasei per cento contro un misero ventotto.

Effetto momentaneo?

Può certamente essere, ma, ricordiamo, è proprio facendo andare alle urne anche gente in qualche modo da lui e dai GOP lontana che Trump ha vinto a valanga caucus e primarie.

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Al Gore endorsement: meglio tardi che mai

Luglio 26, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Mancava solo lui.

Ha aspettato praticamente l’ultimo minuto ma, alla fine, l’ha dato.

Parliamo dell’appoggio dichiarato a Hillary Clinton da parte di Al Gore.

L’ex vice presidente – nei due mandati di Bill Clinton – e candidato alla Casa Bianca non potrà essere a Filadelfia ma invita tutti ad opporsi a Donald Trump e pertanto a votare per l’ex first lady.

A volere essere maligni, si potrebbe pensare che Gore abbia resistito il più possibile alle pressioni ricevute perché pronunciasse il sofferto endorsement in quanto, fra tutti, è quello che per vecchie e lunghe frequentazioni risalenti a quando era vice la conosce meglio!

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Sanders: “La rivoluzione continua”. Con Hillary?

Luglio 26, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

“La rivoluzione continua!”

Così, in tre sole parole, Bernie Sanders ha riassunto 

il suo appoggio ad Hillary Clinton.

Questo, dopo essere sopravvissuto ai fischi e alle contestazioni dei suoi (ex?) supporters che non gli hanno perdonato il cambio di bandiera: da socialista riformatore a conservatore.

Quale mai rivoluzione potrà concepire la Clinton il cui programma altro non è che la continuazione di quello di Obama?

E quando mai continuare sullo stesso percorso ha voluto dire fare la rivoluzione?

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