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Come Gary Johnson può diventare presidente

Luglio 22, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Il Colorado.

I più recenti sondaggi dicono che in Colorado il candidato del Libertarian Party Gary Johnson ha un discreto seguito, il tredici per cento.

Ipotizziamo che in quello Stato il consenso nei confronti dell’ex governatore aumenti e che l’8 novembre, sorprendentemente, vinca il voto popolare e conquisti i relativi nove grandi elettori.

Supponiamo che, per conseguenza, sottratti al totale (cinquecentotrentotto) i predetti nove, né Hillary Clinton né Donald Trump riescano a raggiungere la maggioranza assoluta dei citati signori, maggioranza fissata a duecentosettanta.

A questo punto, come dice il XII emendamento, la scelta del presidente è fatta dalla camera dei rappresentanti che sceglie – attenzione – tra i primi tre in graduatoria.

Ecco, quindi, che Gary Johnson, nell’ipotesi appunto terzo, rientra tra i papabili.

Ok, per arrivare qui è occorsa fantasia.

Per pensare sul serio che il libertariano possa essere votato dagli Stati (nel caso, il XII emendamento che regola la materia prescrive che il voto debba essere espresso non dai singoli rappresentanti ma dagli Stati) necessita passare al mondo della irrealtà!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-22 00:00:002016-07-22 00:00:00Come Gary Johnson può diventare presidente

Trump ufficialmente candidato

Luglio 21, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Insomma, sia pure con qualche difficoltà – le delegazioni di un paio di Stati hanno creato qualche trambusto – Donald Trump ha ieri portato a compimento un’impresa davvero notevole, assolutamente imprevista e imprevedibile.

La conquista da parte sua della nomination repubblicana è difatti qualcosa di miracoloso e certamente tredici mesi orsono, quando la cavalcata ebbe inizio, neppure lui credeva di farcela.

Non ci credeva nessuno tra gli analisti, tra gli esperti, tra i commentatori, tra i politici, tra quanti gli si opponevano nelle primarie…

E adesso – non che il miracolo debba necessariamente ripetersi, ma non si sa mai – e adesso nessuno tra quegli stessi signori crede davvero che The Donald possa arrivare a White House.

Ci credono, invece, larga parte degli elettori repubblicani (non tutti) e un numero notevole e imprecisabile di persone che non si riconoscono nella politica USA come negli ultimi tempi percepita.

Se il tycoon nuovaiorchese riuscirà a portare alle urne gli scontenti, gli antisistema, addirittura qualcuno tra i delusissimi seguaci di Sanders potrebbe riuscire in una impresa storica: arrivare alla presidenza da vero maverick!

Vedremo, vero?

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Romney 2012: il discorso di accettazione rivisto e controllato ventisette volte!

Luglio 21, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Viene fuori – dopo lo ‘scandalo’ (enfatizzato oltre ogni dire) del plagio di Melanie Trump – viene fuori che il discorso a suo tempo pronunciato da Mitt Romney durante la convention 2012 in occasione del conferimento della nomination GOP era stato scritto, riscritto, corretto, verificato, confrontato, limato e qualsiasi altra cosa possa venirci in mente addirittura ventisette volte!

Fatto è che, invece di andare sul palco e parlare a braccio e dire quello che davvero sentono e pensano nonché le sensazioni che provano, questi signori (e signore), questi politici, non aprono bocca se non per leggere sul gobbo parole e frasi che in molti casi neppure hanno letto prima, esprimendo concetti non loro e sentimenti che non provano.

Ma è così da tempo, e basti qui ricordare la divertente commedia hollywoodiana ‘Ciao Julia sono Kevin’ (Speechless) – di Ron Underwood, sceneggiatura di Robert King, con Geena Davis e Michael Keaton – per capire come stanno le cose. 

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-21 00:00:002016-07-21 00:00:00Romney 2012: il discorso di accettazione rivisto e controllato ventisette volte!

Ted Cruz non cede e la convention non va secondo i piani

Luglio 21, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

A Cleveland, le cose non vanno molto bene a The Donald.

Già – lo si sapeva – assenti i vecchi big (i Bush, i due ultimi candidati a White House John McCain e Mitt Romney, il governatore dello Stato che ospita l’evento John Kasich!), in un clima di contestazione da parte di minoranze che non vogliono riconoscerne il successo, incappato nel notevole contrattempo dovuto al plagio della consorte Melanie, alle prese con una sua organizzazione che si dimostra deficitaria, il tycoon finisce per puntare tutto su se stesso e sulla famiglia.

Questo, almeno, il quadro come si appalesa.

Capita poi che il senatore del Texas Ted Cruz, il suo rivale più accanito, arrivi alla convention e tenga un discorso duro nel quale invita a battersi contro Hillary ma non dichiara mai il proprio appoggio a Trump.

Che le cose non filino secondo le attese è dimostrato dal fatto che lo stesso Trump è più volte intervenuto personalmente infrangendo la tradizione che prevedeva l’apparizione del nominato solo dopo l’investitura e comunque non ad ogni piè sospinto.

Occorre un colpo d’ala finale per chiudere la kermesse in bellezza.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-21 00:00:002016-07-21 00:00:00Ted Cruz non cede e la convention non va secondo i piani

‘The best man’ ovvero, anche questa volta la Provvidenza divina salverà l’America?

Luglio 21, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

“Esiste una particolare Provvidenza divina nei confronti dei matti, dei bambini, degli ubriachi e degli Stati Uniti d’America”.

Otto von Bismarck-Schoenhausen

 

‘The best man’.

E’ convinzione assoluta – non sempre espressa, spesso inconscia – negli USA che, alla fine del lungo processo elettorale, alla Casa Bianca arrivi l’uomo migliore.

Prendendo spunto da tale certezza nonché dalla significativa frase del Bismarck sopra riportata, nel 2013 ho pubblicato il saggio breve intitolato appunto ‘La Provvidenza divina e gli Stati Uniti d’America’.

Non starò qui a riportare le quaranta pagine circa che lo compongono.

Guardando però oggi alla evidente pochezza dei due candidati in campo (inutile qui parlare dell’invece ottimo Gary Johnson non avendo il libertariano nessuna possibilità), mi chiedo se davvero anche questa volta sarà così.

E – facciano tutti i possibili scongiuri Hillary Clinton e Donald Trump – mi sovviene dei casi (trattati nel saggetto) nei quali la citata Provvidenza, non avendo in effetti operato nel corso della procedura elettorale, è intervenuta perentoriamente dopo.

Come?

Semplicemente eliminando fisicamente il presidente eletto e facendo arrivare a White House il suo vice che si rivela dipoi la persona giusta al posto giusto, quale di contro non era (o non era più)  il predecessore.

(Un inciso, un doveroso inciso.

E’ capitato e può pertanto capitare nuovamente, che un candidato considerato assolutamente incapace, una volta sul ponte di comando, si riveli il citato uomo giusto al posto giusto.

In questi frangenti, la Provvidenza, avendo già nascostamente operato, non interviene).

I casi più significativi da ricordare riguardano nell’ordine

John Tyler, che sostituisce la vecchia cariatide William Harrison e, semplificando brutalmente come nelle righe che seguono (se volete saperne di più, leggete il saggio di cui sopra), fa in modo che il Texas entri nell’Unione.

Theodore Roosevelt, rivoluzionario e immaginifico realizzatore subentrato a William McKinley.

Harry Truman, che prende il posto di un oramai spento Franklin Delano Roosevelt.

Lyndon Johnson, il grande riformatore che segue l’inconcludente e pericoloso parolaio John Kennedy.

Per il vero, senza arrivare a questi estremi, la Provvidenza è in qualche caso intervenuta in sede di campagna elettorale creando situazioni particolari tali da favorire l’uomo migliore.

Si pensi alle elezioni del 1860.

Abraham Lincoln vince perché il fronte democratico, maggioritario in termini di voti, si spacca proponendo due candidati che si dividono i suffragi e perdono.

Peraltro, in questo 2016, non si vede come e in qual modo una situazione del genere possa riproporsi e, poi, a favore di chi?

Esiste un  ultimo, ancora oggi, possibile intervento divino: riguarda i candidati alla vice presidenza.

Faccio l’esempio relativo al già ricordato Harry Truman.

Dopo che nei primi due mandati il vicario di F.D.R. era stato John Garner, nel terzo, pensionato l’ex speaker della camera, al suo posto era succeduto Henry Wallace.

Intellettuale di livello su posizioni per l’epoca troppo di sinistra (così si sosteneva ma va qui ricordato che Mussolini – le cui origini socialiste a volte facevano aggio – ne fece tradurre alcune opere in italiano), nella tornata elettorale 1944 fu sostituito da un pallido, scolorito senatore del Missouri che F.D.R. gradiva ritenendolo un bravo yesman, un tale che non avrebbe dato fastidio.

Truman – costui – entrò in carica come vice il 20 gennaio 1945.

Il 12 aprile 1945, meno di due mesi dopo, morto F.D.R per infarto, approdava alla stanza ovale.

La Provvidenza divina aveva operato prima, congedando Wallace e mettendo in rampa di lancio l’uomo perfetto per quei tempi.

L’ex manutengolo della mafia irlandese del natio Missouri, l’insignificante omettino fu davvero, incredibilmente, un grande presidente.

Quindi e pertanto:

primo, malgrado funesti presagi, può essere che l’eletto – Hillary o Donald – si riveli migliore del prevedibile;

secondo, non dovesse l’eletto essere all’altezza si può sempre sperare (!!!???) che vada all’altro mondo e che il vice subentrato sia lui ‘The best man’.

Chiudo ricordando che proprio ‘The best man’, 1964, è il titolo originale di un bellissimo film di Franklin Schaffner  (in italiano, ‘L’amaro sapore del potere’) ricavato da un lavoro di Gore Vidal e interpretato da Henry Fonda e Cliff Robertson.

La scena è quella di una ‘brokered convention’ nella quale, quindi, non esiste un candidato già in possesso della maggioranza dei voti dei delegati, maggioranza che va conquistata in corso di congresso.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-21 00:00:002016-07-21 00:00:00‘The best man’ ovvero, anche questa volta la Provvidenza divina salverà l’America?

Il plagio di Melanie Trump, un caso di cretinismo assoluto

Luglio 20, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Un caso di cretinismo assoluto.

Riassunto delle puntate precedenti (per chi le avesse perse).

Donald Trump – a parere di tutti, avversari compresi, un drago nella comunicazione – imposta la convention repubblicana di Cleveland come si trattasse di un grande, grandissimo show televisivo.

Contano le apparenze (e, per il vero, così è sempre più in tutti e due i campi partitici da parecchi decenni, da quando imperversa la benedetta/maledetta tv), contano gli slogan, conta poco o nulla la politica.

In apertura o quasi, il clou: il discorso di Melanie, la terza signora Trump (è, fra l’altro, segno dei tempi, la prima volta di una terza moglie; finora, al massimo, seconde consorti, ma glisson).

Un discorso per alcuni significativi passaggi mooolto simile a quello tenuto da Michelle Robinson Obama alla convention democratica del 2008, allorquando il marito ottenne la prima nomination.

Ora, chi mai nello staff del tycoon (dato che, per quanto si affannino a dire, di certo il discorso non è opera della signora) ha potuto pensare di copiare e farla franca in un mondo nel quale la memoria tecnologica regna sovrana?

In un mondo nel quale basta scrivere una frase su google per scoprire immediatamente se e quando e da chi è già stata usata?

In un mondo nel quale, così facendo, ci si consegna, mani e piedi legati, in pasto al nemico?

Scartata l’ipotesi – subito tirata fuori – del complotto.

Scartate altre inverosimili congetture, resta il citato cretinismo, il dilettantismo che si insinua in una serie di ingranaggi che dovrebbero essere perfettamente oliati e che non lo sono.

Uno smacco per The Donald in specie perché ne ferisce l’immagine nel ‘suo’ campo, quello della comunicazione.

Ovviamente, assistessimo ad un confronto politico/ideologico e non a degli spettacoli, cose del genere non avrebbero cittadinanza e, ove l’avessero, non sarebbero in alcun modo rilevanti.

Ma in una contingenza nella quale Abraham Lincoln – brutto e complesso, articolato nell’esposizione come era – non supererebbe il primo dibattito televisivo, cosa possiamo attenderci se non candidati e scandali di carta pesta?

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“Make America safe again”

Luglio 19, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Donald Trump trova le parole giuste.

In una temperie drammatica.

In un momento nel quale le tensioni e le divisioni razziali sfociano in tutto il Paese nella violenza.

In una situazione internazionale minacciosa a dir poco.

Accusando di tutto ciò l’amministrazione Obama, a suo dire inetta e divisiva all’interno e senza direttive, senza capacità, catastrofica nell’azione e negli esiti all’estero.

Impetuosamente, Donald Trump da Cleveland grida “Make America safe again” ovvero “rendiamo di nuovo sicura l’America!”

Efficacissimo.

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‘Confessioni di un repubblicano II’. Uno spot incisivo dal richiamo storico

Luglio 19, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

1964, il presidente in carica Lyndon Johnson (che prevarrà  nettissimamente) si confronta con lo sfidante repubblicano Barry Goldwater.

In televisione passa uno spot elettorale di una notevole efficacia.

Un signore ben messo, con gli occhiali, insomma un classico repubblicano come allora inteso, pacatamente ma con bella sicurezza, dice:

“Ho votato Eisenhower, mio padre e mio nonno erano repubblicani, ma questo non lo voto, perché non mi fido”.

“Questo” era ovviamente Goldwater.

Ebbene, qualcuno nello staff di Hillary Clinton si è ricordato di quel lontano spot, ha trovato lo stesso attore (cinquantadue anni dopo!), e, aggiornando il testo, gli ha fatto dire “questo non lo voto” riferito a Trump.

Chapeau! 

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Johnson/Weld come Dewey/Warren

Luglio 19, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Due governatori (ex, per il vero) nel ticket.

Si tratta del ticket del Libertarian Party.

Candidato alla presidenza Gary Johnson, già due volte governatore del New Mexico.

Alla vice presidenza William Bill Weld, già in due occasioni eletto governatore del Massachusetts.

Precedenti?

Viene in mente il ticket repubblicano del 1948, formato da Thomas Dewey e Earl Warren.

Il primo era governatore del New York mentre il secondo amministrava la California.

Persero.

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Il GOP si ricompatta in ragione della Corte Suprema

Luglio 19, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

“A questo punto si tratta di combattere per obiettivi anche più elevati della presidenza Trump.

La mia motivazione e quella di molti altri è una sola: la Corte Suprema.

Vogliamo regalare la maggioranza della Corte Suprema ai democratici?

Sarebbe un disastro e quindi sì, si vota Trump!”

Così – come giustamente metteva in rilievo citandolo Mario Platero ieri sul Sole 24 Ore – a Cleveland un delegato del New York in origine deciso oppositore di Trump.

Non dimentichiamolo mai: vincere, per l’uno o l’altro partito, è importantissimo proprio perché il futuro presidente nominerà il giudice che dovrà sostituire Antonin Scalia e una maggioranza nell’alto consesso che fosse liberal a seguito della vittoria di Hillary sarebbe disastrosa per il GOP.

Per questo, turandosi il naso, molti degli avversari del tycoon nuovaiorchese lo appoggeranno e molti elettori lo voteranno.

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