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Brexit: Trump esulta

Giugno 24, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

La Brexit e le elezioni americane?

D’acchito?

L’esito del voto in Gran Bretagna favorisce Donald Trump che infatti esulta.

Chi ha votato per l’uscita se non, praticamente e tenuto conto delle diversità, lo stesso elettorato del tycoon nuovaiorchese?

Bianchi, non giovani, impoveriti dalla crisi e oramai convinti che le politiche in atto da tempo non risolvano ed anzi aggravino i problemi… 

La classe una volta media, per intenderci.

E come pensare che questo particolare elettorato, negli USA, possa volere Hillary Clinton che invece, da ogni punto di vista, rappresenta non il cambiamento ma la continuazione?

Certo, da qui all’8 novembre corre un sacco di tempo ma la Brexit soffia oggi nelle vele di The Donald!

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Sanders voterà Clinton

Giugno 24, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Uno strano endorsement.

Bernie Sanders, ieri, in una intervista, ha dichiarato che l’8 novembre voterà Hillary Clinton.

Nel contempo, ha detto che non intende ritirarsi e che vuole arrivare in armi a Filadelfia, alla convention democratica.

Riconosce, quindi, prende atto del fatto che la candidata dell’asinello nella general election sarà l’ex first lady ma non si ritira.

Il perché?

Come infinite volte detto, per cedere, chiede che nel programma del partito vengano incluse le istanze e le riforme che il vasto popolo dei suoi elettori ha con lui ipotizzato e sostenuto.

Conseguente.

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Johnson al diciotto per cento tra i ‘sandersiani’

Giugno 23, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ricordate?

Susan Sarandon ha detto e confermato che non intende affatto votare Hillary Clinton l’8 novembre.

Ha dall’inizio e finora sostenuto a spada tratta Bernie Sanders ma dell’ex first lady pensa tutto il male possibile.

Come lei – l’abbiamo appena scritto – larga parte dei ‘sandersiani’, quelli antropologicamente opposti

all’establishment che Hillary invece tanto bene rappresenta.

Tra i votanti del senatore del Vermont – non poi tanto incredibilmente, come ha sottolineato il candidato del Libertarian Party che parlando in proposito si è soffermato sulle convergenze programmatiche volutamente senza mettere in rilievo le differenze esistenti in specie nei programmi economici – addirittura il diciotto per cento sarebbe disposto a votare Gary Johnson.

E’ per l’ex governatore del New Mexico questo un momento magico. 

Il suo gradimento in termini percentuali cresce ogni giorno e molti lo danno vicino al dodici per cento.

Non che possa sul serio pensare a White House, ma può darsi gli riesca di mettere a segno qualche colpo.

Se per ipotesi riuscisse a conquistare il suo Stato e a catturarne i delegati, nel caso di un arrivo serrato tra asinello e elefantino, potrebbe rivelarsi decisivo impedendo ai due il raggiungimento della maggioranza assoluta dei grandi elettori e trasferendo la nomina del capo dello Stato alla camera dei rappresentanti, come accaduto nel 1824.

Un sogno.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-23 00:00:002016-06-23 00:00:00Johnson al diciotto per cento tra i ‘sandersiani’

Allarme rosso per Hillary

Giugno 23, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Non che sia una notizia inattesa, ma la conferma del fatto che larga parte dei votanti per Bernie Sanders non intende pronunciarsi per Hillary Clinton il prossimo 8 novembre è clamorosa per un verso e preoccupante per un altro. 

Clamorosa nella percentuale visto che dal serio sondaggio condotto da Bloomberg risulta che ben il quarantacinque per cento dei ‘sandersiani’ non voterà Clinton.

Preoccupante perché il ventidue per cento di questi elettori che, fuori gara il senatore del Vermont, si ritengono liberi voterebbe addirittura Donald Trump.

Certo, mancano quattro mesi e mezzo abbondanti alla general election e molta acqua deve passare sotto i ponti ma occorre correre ai ripari, e presto.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-23 00:00:002016-06-23 00:00:00Allarme rosso per Hillary

Tre mandati democratici di fila, l’arduo impegno, storicamente parlando, di Hillary Clinton

Giugno 23, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Da quando, nel 1856, democratici e repubblicani si confrontano per la conquista della Casa Bianca, le sequenze vittoriose (oltre i due mandati consecutivi, l’impegno al quale attende oggi Hillary Clinton dopo il doppio successo di Barack Obama) dell’uno o dell’altro partito sono state le seguenti:

Sei vittorie repubblicane di fila dalle elezioni del 1860 a quello del 1880 (1860 e 1864, Abraham Lincoln; 1868 e 1872, Ulysses Grant; 1876, Rutherford Hayes; 1880, James Garfiel).

Quattro affermazioni repubblicane l’una dopo l’altra dalle votazioni del 1896 a quelle del 1908 (1896 e 1900, William McKinley; 1904, Theodore Roosevelt; 1908, William Taft).

Tre vittorie GOP conseguenti dalle elezioni del 1920 a quelle del 1928 (1920, Warren Harding; 1924, Calvin Coolidge; 1928, Herbert Hoover).

Cinque successi democratici consecutivi nelle tornate che vanno dal 1932 al 1948 (1932, 1936, 1940 e 1944 Franklin Delano Roosevelt; 1948, Harry Truman).

Tre vittorie repubblicane l’una dopo l’altra dal 1980 al 1988 (1980 e 1984, Ronald Reagan; 1988, George Herbert Bush).

Non v’è chi non veda come l’asinello – ove si escluda l’unica occasione citata, peraltro di certo determinata dalla presenza del secondo Roosevelt – non sia mai riuscito a restare a White House almeno tre volte consecutivamente.

Come detto, è questo l’impegno di Hillary Clinton nella corrente circostanza.

E’ vero, l’ex segretario di stato è vissuto (e si comporta) come ‘il candidato ineluttabile’ al quale prima la nomination e poi l’incarico devono (devono!) essere attribuiti.

Ma la storia ci dice altrimenti.

Faccio notare che Obama nel 2012, rispetto alla precedente elezione, ha ottenuto un numero decisamente inferiore di suffragi conquistando meno grandi elettori.

Un segno di declino poco riportato e studiato ma importante.

(Si pensi che l’ultimo presidente, in cerca di conferma e rieletto, ugualmente in calo di voti e delegati è stato Franklin Delano Roosevelt nel 1944. Nella sua quarta campagna elettorale, va sottolineato).

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-23 00:00:002016-06-23 00:00:00Tre mandati democratici di fila, l’arduo impegno, storicamente parlando, di Hillary Clinton

I primi 100 giorni (di Hillary)

Giugno 23, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ancora questa storia dei primi cento giorni…

Basta, non se ne può più.

Hillary Clinton – stavolta tocca a lei, è il suo turno – ha appena fatto sapere cosa intenderebbe fare per quanto attiene all’economia immediatamente dopo essere entrata a White House e lo ha fatto tirando fuori l’oramai antica e consunta tiritera.

Come ho già detto e qui ripeto, la frase fu usata per la prima volta nel 1935 da Huey Long – all’epoca senatore e in precedenza amatissimo governatore della Louisiana.

Long (the Goldfish), forte demagogo e oratore torrenziale, dopo avere appoggiato Franklin Delano Roosevelt nelle elezioni del 1932, deluso del suo operato, intendeva sfidarlo nel 1936.

A tale proposito, al fine di propagandare il suo programma, scrisse e pubblicò appunto ‘I miei primi cento giorni alla Casa Bianca’.

Non gli portò fortuna – diciamo così.

Di lì a poco fu assassinato nella sua Louisiana per questioni non inerenti la politica.

Non che si auguri altrettanto all’ex first lady – ci mancherebbe – ma forse, parlando di programmi, sarebbe meglio ricorrere a differenti espressioni.

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Giudici anti aborto alla Corte Suprema

Giugno 22, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Dalla recente morte di Antonin Scalia (il giudice conservatore che in qualche modo dettava gli indirizzi dell’alto consesso giudicante per la riconosciuta competenza dottrinaria), la Corte Suprema è incompleta.

Formata – all’oggi, visto che in passato la sua composizione è più volte cambiata – formata all’oggi da nove giudici, priva di uno dei suoi membri, è in una difficoltà non formale (può comunque deliberare) ma psicologica e circostanziale.

Obama aveva avanzato – subito dopo la dipartita di Scalia – un nome senza trovare minima udienza in campo repubblicano ed avendo il GOP la maggioranza al senato (che è chiamato a confermare in tema la scelta del presidente) la procedura non è neppure cominciata.

Ovviamente e per quanto gli osservatori, in specie europei e ancor più in particolare italiani, non tengano nel minimo conto la questione, nella situazione data (e, comunque, sempre) la nomina del nuovo giudice della Corte Suprema ha notevolissima importanza e forte impatto nella e sulla campagna elettorale.

Si può, difatti, essere certi che una vittoria di Hillary Clinton porterebbe alla indicazione da parte della stessa del nome di un candidato liberal, favorevole, per semplificare, all’aborto, alle aperture verso LGBT, alla delimitazione della vendita e uso delle armi, a una maggiore ingerenza sugli Stati del governo federale, eccetera.

Porterebbe anche, ove permanesse al senato la maggioranza repubblicana, a una situazione di contrasto, quantomeno di stallo, di difficile soluzione se non attraverso un compromesso.

(Va qui ripetuto che le decisioni della Corte possono incidere profondamente e per lunga tratta sulla vita e sulla cultura, in senso universale, del Paese).

Ecco,quindi, che, conscio della necessità – non solo della opportunità – di chiamare a sé il popolo dei GOP, Donald Trump ha ieri dichiarato che se eletto proporrà per la Corte in nome di un giudice anti aborto.

Il riferimento all’aborto implica ovviamente che si dovrà trattare di un giudice, anche sugli altri temi, conservatore.

Trump, il maverick, sa perfettamente che se vuole prevalere l’8 novembre deve ricompattare il fronte appunto conservatore che la sua semplice apparizione ha scompaginato.

Vedremo.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-22 00:00:002016-06-22 00:00:00Giudici anti aborto alla Corte Suprema

Paul Manafort

Giugno 21, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Campaign chairman and chief strategist, questa la definizione.

Paul J Manafort è il nuovo manager a capo dello staff di Donald Trump.

Ha preso il posto di Corey Lewandowski, liquidato dal tycoon nuovaiorchese con un cortese comunicato ufficiale. 

Ora, Manafort è vecchio del mestiere che esercita da tempo infinito

Ha cominciato addirittura con Gerald Ford.

Ebbene, non è che il suo curriculum sia straordinario.

E’ vero, si vince e si perde anche nel ruolo di consulenti, ai più diversi livelli.

Ma, se con Reagan e i due Bush Manafort ha vinto (non sempre: G. H. Bush la seconda volta perse), non gli è andata altrettanto bene con il predetto Ford, con Bob Dole e con John McCain.

Trump ha scelto l’uomo d’esperienza.

Vedremo se la sua scelta porterà frutti copiosi.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-21 00:00:002016-06-21 00:00:00Paul Manafort

Sanders: endorsement prima del 25 luglio? Chissà?

Giugno 21, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ok, i giochi si danno per fatti.

Ma, ufficialmente, così non è.

E i commentatori più attenti, parlando di Trump e Hillary, scrivono giustamente che sono i ’presunti’ candidati.

Ora, per Trump – oramai, senza rivali e con i numeri (dei delegati favorevoli) a posto – le difficoltà, prima e in sede di convention (fissata a Cleveland dal 18 luglio), dovrebbero essere alla fine trascurabili.

Quanto all’ex first lady, invece, è sempre pendente la questione Bernie Sanders, dato che il senatore del Vermont conferma ad ogni pie’ sospinto di non essere intenzionato a cedere prima di Filadelfia (convention a partire dal 25 luglio).

Oggi, però – a leggere i media – nella diga ‘sandersiana’ pare aprirsi uno spiraglio, anche se, a ben vedere, quanto affermato dal capo dello staff del senatore, Jeff Weaver, era risaputo.

“Potremmo”, ha infatti detto, “esprimerci a favore di Hillary Clinton prima del 25 luglio nel caso in cui le nostre richieste in tema di programma elettorale fossero accolte”.

‘Hai detto un prospero!’, verrebbe da esclamare.

E’ proprio questo il problema, troppo distanti (in qualche modo davvero rappresentativi di due diverse anime nel campo democratico, anime ben distinte se non opposte) essendo e restando, soprattutto nei rispettivi elettorati, temi, istanze, desideri, aspirazioni.

E per quanto la politica politicante possa e voglia dimenticarlo, è sull’ideale che dovrebbe giocarsi – e a volte ancora si gioca – la partita.  

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-21 00:00:002016-06-21 00:00:00Sanders: endorsement prima del 25 luglio? Chissà?

Trump: il running mate giusto? Kelly Ayotte

Giugno 21, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

E’ nata nel 1968.

E’ del New Hampshire.

Siede al senato.

Ha dimostrato di saper vincere in campo elettorale prevalendo nelle sfide interne al GOP e battendo il contendente democratico.

Rappresenta l’ortodossia essendo sulle posizioni ‘giuste’ – se il riferimento va a Donald Trump, un vero maverick – in campo repubblicano.

Conservatrice ma non estremista (nelle primarie del suo Stato ha sconfitto anche il candidato del Tea Party).

Antiabortista, anche se ammetterebbe l’interruzione di gravidanza nei casi di incesto, stupro e pericolo di vita della madre.

Contraria ai matrimoni gay e alle adozioni da parte degli omosessuali.

Favorevole alla vendita delle armi anche se proprio in questi giorni sta lavorando in senato per trovare una qualche forma condivisa di limitazione.

Contraria alla immigrazione clandestina e alla riforma sanitaria voluta da Obama.

Sostenitrice del taglio delle tasse.

E si potrebbe continuare.

Ma credo che quanto scritto (oltre alla considerazione del fatto, politicamente corretto, ma sì, che è donna!) basti per dire che Kelly Ayotte – in cotal modo si chiama questo portento (dal punto di vista GOP) – sarebbe il perfetto running mate per Trump.

Vedremo.

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