Fondazione Italia Usa
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a LinkedIn
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a TikTok
  • Staff
  • Eventi e news
  • Premio America
  • Elezioni USA
  • Amici della Fondazione
  • Come sostenerci
  • Master
  • Newsletter
  • Stati Uniti d’America
    • L’inno USA
    • Dichiarazione d’indipendenza
    • La costituzione USA
    • I presidenti USA
    • La geografia
    • La mappa degli USA
    • La storia
    • La cultura
    • Le istituzioni
    • L’economia
    • Bandiere
    • Dicono degli USA
  • Italiano
  • Menu Menu

Condy Rice indisponibile per Trump

Giugno 20, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Condoleezza Rice?

L’ex segretario di Stato insegna scienze politiche a Stanford, è ampiamente soddisfatta della sua occupazione e non è assolutamente intenzionata a scendere in campo come vice di Donald Trump.

Comprensibilissima la sua posizione.

Difficile trovare in campo repubblicano (o altrove, per il vero) due personalità tanto differenti.

Popolare per non dire di più, aperto (anche troppo), privo di una vera identità ideale e ideologica, televisivo (opportuno esserlo in questo mondo volgare, ma insomma…) The Donald, il maverick nuovaiorchese.

Elitaria, articolata, ricca di contenuti, ideologicamente ortodossa, razionale, in una parola ‘nobile’, la dottoressa Rice.

E poi – mi si consenta – solo in contesto come quello d’oggi (volgare, occorre ribadirlo) si può pensare di collocare in secondo piano una persona del suo livello!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-20 00:00:002016-06-20 00:00:00Condy Rice indisponibile per Trump

Green Party, Jill Stein domina

Giugno 20, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Il quarto partito?

Stando ai più recenti esiti, guardando alle intenzioni di voto e dimenticando i fasti del 2000 – allorquando, con alla guida Ralph Nader, ottenne il due e settantaquattro per cento dei suffragi – negli Stati Uniti il quarto movimento politico più votato nelle elezioni presidenziali è oggi è il Green Party (ovviamente, dopo l’asinello e l’elefantino, ma anche dietro i libertariani).

Sua leader, in corsa già nel 2012 (ottenne quasi quattrocentosettantamila voti, record assoluto per una donna), Jill Stein, medico e attivista politico.

I verdi USA hanno in programma la propria convention a partire dal 4 agosto in quel di Houston

Intanto, nei singoli Stati, si sono svolte, hanno luogo o sono in procinto di svolgersi le primarie.

Per il vero – come per i repubblicani, i democratici e ancora di più – i sistemi di elezione dei delegati statali usati non si limitano alle primarie visto che in non pochi Stati si svolgono delle convention locali e in altri si vota nei caucus.

Finora, netto e indiscusso il predominio della Stein che domina tranquillamente il lotto dei candidati, tra i quali, lontanissimi in quanto a delegati conquistati, si illustrano William Kreml, Kent Mesplay, Darryl Cherney e Sediman Kinamo Christin Moyowasifza Curry.

Per dare un’idea dei risultati, nelle primarie della California Jill Stein ha ottenuto il settantasei e quattro per cento dei voti; nella convention del Connecticut, addirittura l’ottantotto e otto; in Illinois l’ottantasei e nove.

L’unico Stato nel quale non ha superato il cinquanta per cento, sfiorandolo, è il Massachusetts.

Così stando le cose, ovvia la sua nomination a Houston.

Ovvio, altresì, che i media la trattino come candidata.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-20 00:00:002016-06-20 00:00:00Green Party, Jill Stein domina

Trump: “Cosa c’è di male a parlare con Kim e con Putin?”

Giugno 19, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Kim Jong-un?

“Certo che lo incontrerei!”

Vladimir Putin?

“La Russia è una potenza e insieme potremmo combattere l’Isis!”

Donald Trump è e resta un uomo pratico e di fronte alle indignate e scomposte reazioni, molto politicamente corrette, conseguenti soprattutto alla prima delle due sue affermazioni sopra riportate invece di impelagarsi in discorsi più o meno contorti si è chiesto: “Cosa ci sarebbe di male a parlare con questi signori?”

Già, cosa ci sarebbe di male?

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-19 00:00:002016-06-19 00:00:00Trump: “Cosa c’è di male a parlare con Kim e con Putin?”

Un anno di Trump

Giugno 18, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Un anno (e un giorno).

Il 16 giugno 2015 resterà – comunque vada a finire l’avventura – una data da ricordare per gli Stati Uniti d’America.

Quel giorno, infatti, il tycoon nuovaiorchese Donald Trump, in un albergo, annunciò la propria candidatura nel partito repubblicano per cercare di ottenerne la nomination e correre dipoi per White House.

E’ storia oramai nota che tutti i commentatori e i politologi, a quel momento, non presero sul serio – molti si scompisciarono dalle risa (uno dei più noti arrivò ad affermare che se The Donald fosse riuscito a prevalere per la nomination si sarebbe mangiato i fogli di giornale sui quali erano stampati i suoi articoli, cosa che dovette poi fare) – la sua candidatura sostenendo che non avrebbe avuto nessun successo e che assai presto avrebbe dovuto ritirarsi.

Sappiamo come è andata a finire.

Sappiamo in qual modo sia riuscito a prevalere alla durissima selezione interna affrontando ed eliminando sedici rivali, molti dei quali di ottima stirpe politica o di buona levatura.

Sappiamo della sua battaglia, vittoriosa, contro l’intero establishment del partito, apparato che lo ha visto dall’inizio come un corpo estraneo, un maverick, torello senza marchio e ingovernabile.

Sappiamo della sua efficacia televisiva, del resto già in precedenza nota.

Sappiamo della sua capacità di cavalcare ogni opportunità spesso scovando temi che gli altri non vedono o che considerano impraticabili.

Sappiamo della sua spregiudicatezza, delle sue sparate che in predetti commentatori e politologi non possono soffrire e che hanno convogliato alle urne, tra caucus e primarie, quasi tredici milioni e cinquecentomila elettori, record assoluto (e di gran lunga) per un candidato GOP.

Sappiamo che oggi i sondaggi lo danno per strabattuto nella general election novembrina ma ricordiamo casi nei quali le rilevazioni delle intenzioni di voto riguardo a candidati repubblicani poi vincenti erano addirittura peggiori, Ronald Reagan compreso.

Sappiamo, tornando all’inizio, alle prime righe, che qualsiasi sia l’esito della cavalcata intrapresa dodici mesi orsono, la sua campagna resterà tra le cose memorabili in tema di storia delle presidenziali USA e non solo.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-18 00:00:002016-06-18 00:00:00Un anno di Trump

Il diritto di voto negli USA così come regolamentato

Giugno 18, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Il diritto di voto negli Stati Uniti d’America si acquisisce al compimento della maggiore età e quindi, oggi, a diciotto anni.

Peraltro, per poterlo esercitare (anche nelle primarie) ci si deve iscrivere alle apposite liste elettorali.

L’iscrizione deve avvenire entro una data indicata, data precedente a volte – dipende dagli Stati – anche di mesi la consultazione.

Tale procedura può grandemente influire sull’esito elettorale. 

Guardiamo, per esempio, all’avventura vissuta in questo 2016 da Bernie Sanders.

Il senatore del Vermont – Stato politicamente periferico – era in partenza pochissimo conosciuto dal pubblico, il classico outsider.

Nel corso della campagna, si è fatto apprezzare da una parte degli elettori non pochi dei quali, quando, intendendo sostenerlo nelle primarie, si sono recati ad iscriversi alle predette liste, in molti Stati, non hanno potuto farlo essendo scaduti i termini.

Ovvio che in questo modo Hillary Clinton, stranota, si sia trovata in netto vantaggio dappoiché gli elettori iscritti (più facilmente determinatisi a farlo per sostenerla conoscendo la sua intenzione di candidarsi piuttosto che solo per votare purchessia) e pertanto dipoi andati alle urne conoscevano lei e non il rivale.

Molte decine di migliaia guardando solo al New York – per dare in merito una indicazione – gli elettori respinti e v’è chi sostiene che l’esito elettorale (una netta vittoria dell’ex first lady) sarebbe stato ben diverso se avessero avuto modo di votare.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-18 00:00:002016-06-18 00:00:00Il diritto di voto negli USA così come regolamentato

Le credenziali repubblicane (?!) del ticket del Libertarian Party

Giugno 17, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Gary Johnson, già governatore (due volte) repubblicano del New Mexico negli anni Novanta.

William ‘Bill’ Weld, già eletto due volte per il GOP alla guida del Massachusetts negli anni Novanta.

Questi i nomi dei componenti (Johnson il candidato a White House e Weld il vice) il ticket del Libertarian Party votato e scelto nella propria convention dal ‘terzo partito’ USA in quel di Orlando poche settimane fa.

Ora, considerato il fatto che un’ala libertariana è ben presente tra i repubblicani (si pensi a Ron e Randy Paul, per esempio).

Viste le notevoli perplessità concernenti Donald Trump di non piccola parte dei GOP (e, d’altronde, non ha forse aperto in questa direzione Mitt Romney in un suo recentissimo discorso?)

Non è possibile pensare ad un notevole travaso di voti dall’elefantino a Johnson?

Resterebbero quasi in casa!

Detto questo, i libertariani fanno sul serio presentando i loro candidati in tutti gli Stati (un grande impegno sul piano organizzativo).

Le intenzioni di voto evidenziate dai sondaggi li vedono sul dieci per cento ed oltre.

Dovessero superare il quindici, sarebbero ammessi ai dibattiti televisivi sulle reti nazionali.

La qual cosa farebbe conoscere programmi e candidati (di classe e competenza) ad oggi ignoti a grandissima parte dell’elettorato.

Se son rose fioriranno!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-17 00:00:002016-06-17 00:00:00Le credenziali repubblicane (?!) del ticket del Libertarian Party

I sondaggi a partire dal 1936

Giugno 17, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

La prima rilevazione concernente le indicazioni di voto relativa alle elezioni presidenziali americane risale al 1936 ad opera della Gallup.

Ritengo utile dare una veloce lettura di quello e dei successivi sondaggi (sempre proposti dallo stesso istituto) per verificare in quali e quante occasioni le previsioni lontane (ho preso in considerazione quelle rilevate ai primi di luglio) e quelle vicine (le ultime di ottobre) hanno trovato corrispondenza nei risultati.

Preciso che i dati dei quali si parla si riferiscono all’intera nazione e non tengono conto delle singole realtà (i grandi elettori si conquistano Stato per Stato e non a livello nazionale) e che è possibile vincere e conquistare White House anche ottenendo un numero di voti inferiore rispetto al rivale.

I casi più eclatanti (quelli nei quali i risultati hanno smentito le rilevazioni ma anche quelli nei quali il primo a condurre nei sondaggi ha poi perso) sono relativi al

1948, allorquando un Truman indietro di otto punti percentuali a luglio e ancora di cinque a fine ottobre, vince di cinque su Dewey;

1968, in quanto Hubert Humphrey, in vantaggio di cinque punti a luglio perderà da Nixon, sia pure, per quanto riguarda le percentuali, per pochi decimali;

1980, perché Ronald Reagan, infine vincitore per nove punti su Carter, a luglio è dato indietro di sette;

1988, il massimo sovvertimento – ventuno punti! – dappoiché G.H.Bush a luglio è staccato di quattordici da Dukakis e finirà per vincere di sette;

1992, a luglio G.H. Bush è avanti di otto su Clinton è perderà di sei;

2004, a luglio Kerry è in testa di cinque punti e sarà sconfitto di tre.

 

Ed ecco tutti i dati secondo Gallup:

 

1936, in corsa per i democratici il presidente uscente Franklin Delano Roosevelt e per i repubblicani Alfred Landon

A luglio 49% a 45% per Roosevelt

Ad ottobre 56% a 44% per Roosevelt

Esito 61% a 37% per Roosevelt

 

1940, F.D.R. cerca il terzo mandato e viene sfidato dal GOP Wendell Wilkie

A luglio 48% a 42% per R.

Ad ottobre 52% a 48% per R.

Esito 55% a 45% per R.

 

1944, F.D.R. chiede la quarta conferma e si confronta con Thomas Dewey

A luglio 46% a 45% per R.

Ad ottobre 50% a 47% per R:

Esito 53% a 46% per R.

 

1948, Harry Truman, subentrato mortis causa a R., si ripropone. Contro di lui il repubblicano Thomas Dewey, per la seconda volta candidato

A luglio 38% a 49% con Dewey in vantaggio

Ad ottobre 45% a 50% ancora per il GOP

Esito 50% a 45% per Truman

(Henry Wallace, il terzo candidato, e J.Strom Thurmond, il quarto, ottengono il 2%) 

 

1952, il repubblicano Dwight Eisenhower e il democratico Adlai Stevenson corrono l’uno contro l’altro

A luglio 50% a 43% per E.

Ad ottobre 51% a 49% per E.

Esito 55% a 44% per E.

 

1956, il duello del 1952 si rinnova, il GOP Eisenhower in cerca di conferma, contro Stevenson

A luglio 62% a 35% per E.

Ad ottobre 59% a 40% per E.

Esito 57% a 42% per E.

 

1960, il democratico e cattolico John Kennedy si confronta con il vice di Eisenhower Richard Nixon

A luglio 50% a 46% per K.

Ad ottobre 51% a 49% per K.

Esito 50% a 50%, ma vince K.

 

1964, per l’asinello, il vice di K a lui subentrato Lyndon Johnson. Per i repubblicani Barry Goldwater

A luglio 62% a 26% per J.

Ad ottobre 64% a 36% per J.

Esito 61% a 38% per J.

 

1968, per i democratici il vice di Johnson Hubert Humphrey. Per il GOP, l’ex vice di Eisenhower Richard Nixon, redivivo

A luglio 35% a 40% per H.

Ad ottobre 43% a 42% per N.

Esito 43% a 43% ma prevale N.

(Il terzo candidato, George Wallace, quotato 16% a luglio, ottiene il 14%)

 

1972, il dem George McGovern sfida il presidente in carica Richard Nixon

A luglio 56% a 37% per N.

Ad ottobre 59% a 36% per N.

Esito 61% a 38% per N.

 

1976, il repubblicano Gerald Ford, subentrato a Nixon causa dimissioni, è opposto al democratico Jimmy Carter

A luglio 62% a 29% per C.

Ad ottobre 48% a 49% e prevale F.

Esito 50% a 48% per C.

 

1980, Ronald Reagan, GOP, sfida il capo dello Stato in carica Jimmy Carter

A luglio 32% a 39% a vantaggio di C.

Ad ottobre 47% a 44 per R.

Esito 51% a 42% per R.

(Il terzo candidato, l’indipendente John Anderson, a luglio era dato al 21% e alle elezioni ottiene il 7%)

 

1984, l’esponente dell’asinello Walter Mondale cerca di strappare la Casa Bianca a Ronald Reagan

A luglio 53% a 44% per R.

Ad ottobre 59% a 41% per R.

Esito 59% a 41% per R.

 

1988, il vice di Reagan George Herbert Bush si scontra con il democratico Michael Dukakis.

A luglio 37% a 54% per D.

Ad ottobre 50% a 40% per B.

Esito 53% a 46% per B.

 

1992, il democratico Bill Clinton cerca di spodestare  George Herbert Bush.

A luglio 40% a 48% per B.

A ottobre 43% a 36% per C.

Esito 43% a 37% per C.

(Il terzo candidato Ross Perot a giugno – in luglio non si hanno dati che lo riguardino – era in testa al 39% e a novembre conclude con il 19%)

 

1996, il GOP Bob Dole cerca di stanare Bill Clinton

A luglio 50% a 33% per C.

Ad ottobre 50% a 37% per C.

Esito 49% a 41% per C.

(Il terzo, ancora Ross Perot, a luglio è dato al 12% e ottiene l’8%)

 

2000, scontro tra il dem Al Gore, vice di Clinton, e il repubblicano George Walker Bush.

A luglio 45% a 43% per B.

Ad ottobre 47% a 43% per B.

Esito 48% a 48% ma vince B.

Per tutto il mese di settembre e ai primi di ottobre i sondaggi davano in vantaggio G.

 (Il verde Ralph Nader, dato al 5% a luglio, otterrà il 3%)

 

2004, John Kerry è l’esponente dell’asinello che vuole strappare la presidenza a George Walker Bush.

A luglio 45% a 50% per K.

A ottobre 49% a 49%

Esito 51% a 48% per B.

 

2008 confronto tra il democratico Barack Obama e il repubblicano John McCain.

A luglio 48% a 42% per O.

Ad ottobre 53% a 42% per O.

Esito 53% a 46% per O.

 

2012, Obama cerca la conferma sfidato da Mitt Romney.

A luglio 48% a 44 per O.

Ad ottobre 48% a 47% per O.

Esito 51% a 47% per O.

Nel mese di ottobre, per un breve periodo, Romney risultava in vantaggio.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-17 00:00:002016-06-17 00:00:00I sondaggi a partire dal 1936

Sanders si avvicina a Hillary (sul serio? e a quali condizioni?)

Giugno 17, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

La prima condizione?

Il partito democratico va trasformato “in modo che possa diventare il partito dei lavoratori e dei giovani, non solo dei ricchi contribuenti alla campagna”.  

Così, in queste ore, si è espresso Bernie Sanders in un discorso nel quale si dice disponibile ad aiutare Hillary Clinton a sconfiggere Donald Trump a condizione, appunto, che l’asinello praticamente cambi volto e pelle e che accetti di includere nella platform da redigere a Filadelfia le istanze ‘socialiste’ che larga parte dell’elettorato, votandolo, ha fatto proprie.

“Non un endorsement, ma un avvicinamento”, titola la stampa al riguardo.

Per il vero, altro non ha fatto nell’occasione il senatore del Vermont che confermare le sue posizioni guardandosi bene dal calare le braghe.

Tutto si deciderà nel corso delle trattative che i due staff e i candidati stessi porranno in essere (dovrebbero) prima della convention al fine di stendere il programma, un programma che dovrà necessariamente contemperare le diverse posizioni ma che non porterà al collaborazione veruna – anzi! – se Clinton non aprirà concretamente alle idee riformiste del rivale. 

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-17 00:00:002016-06-17 00:00:00Sanders si avvicina a Hillary (sul serio? e a quali condizioni?)

Dopo le primarie

Giugno 16, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Decisi attraverso la lunga corsa di caucus e primarie (quest’anno, durata dall’1 febbraio, Iowa per entrambi gli schieramenti, al 14 giugno, Washington DC per i democratici) i contendenti, eccoci, salvo sorprese sempre possibili, ad una fase di relativo stallo in attesa delle due convention.

E’ vero, Bernie Sanders pare non avere nessuna intenzione di dare strada a Hillary Clinton senza combattere e vuole che le sue idee vengano tenute nel debito conto in quel di Filadelfia, ma è molto, molto difficile ipotizzare una sua uscita e una conseguente spaccatura dem in sede di general election.

E’ vero, frange del partito repubblicano ancora si agitano non riuscendo a digerire Donald Trump, un corpo estraneo alla ortodossia GOP, ma per quanto Mitt Romney strepiti e i Bush si siano defilati è del tutto improbabile che una seria alternativa interna nasca e si materializzi.

E’ vero, il notevolissimo scontento che anima il corpo elettorale, l’antipatia che la maggioranza dei cittadini dichiara di nutrire nei confronti dei due candidati lascia spazio – così si dice, ma poi, alla prova dei fatti, le cose cambieranno – lascia spazio a terzi incomodi, primo fra tutti quello rappresentato da Gary Johnson, esponente del Libertarian Party.

Vero tutto questo…

Tra sondaggi ballerini che rispondono a committenti schierati e che non ci dicono dei singoli Stati.

Tra polemiche vere e false, spesso inventate dai media.

In attesa spasmodica di uno scandalo purchessia.

Ci avviamo alle convention in programma nella seconda metà di luglio.

Un periodo di stanca?

Per carità, no.

Avremo ogni giorno – vere o false che siano, come detto, le notizie – temi e argomenti da trattare. 

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-16 00:00:002016-06-16 00:00:00Dopo le primarie

Democratici: Washington DC chiude la partita e Bernie e Hillary alla fine si incontrano

Giugno 15, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Settantotto per cento abbondante e diciotto delegati su venti.

Con questa forte vittoria nelle primarie di Washington DC di Hillary Clinton si chiude definitivamente la lunga e tormentata corsa democratica verso la nomination.

L’ex first lady (a meno di sommovimenti tellurici) sarà pertanto incoronata nella prossima convention di Filadelfia.

Ma c’è di più.

Finalmente, lei e Bernie Sanders si sono incontrati.

E’ accaduto in un hotel nei pressi della Casa Bianca.

Nessuna dichiarazione da parte dei due, ma i loro staff parlano della necessità di unire le forze per battere Donald Trump.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-15 00:00:002016-06-15 00:00:00Democratici: Washington DC chiude la partita e Bernie e Hillary alla fine si incontrano
Pagina 38 di 62«‹3637383940›»
Search Search

CHI SIAMO

La Fondazione Italia USA è un’istituzione indipendente, non-profit e non-partisan, nata per testimoniare l’amicizia tra gli italiani e il popolo americano.

CONTATTI

Via V. Veneto 108
00187 Roma, Italia

C.F. 97495210581

info @ italiausa.org

LINK UTILI

Contattaci

© Copyright -Fondazione Italia USA 2026, tutti i diritti riservati.Fondazione Italia USA è un marchio registrato. - powered by Enfold WordPress Theme
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a LinkedIn
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a TikTok
  • Privacy Policy
  • Cookie Policy
  • Art. 1 legge 3/2019
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto