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Biden, Jackson, O’Malley for Hillary

Giugno 13, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Hanno aspettato, e molto.

Hanno aspettato l’esito delle primarie del 7 giugno, California e New Jersey compresi.

E infine si sono decisi, dichiarando il proprio appoggio a Hillary Clinton.

Il vice presidente Joe Biden, all’inizio della corsa indicato come uno dei possibili contendenti.

L’ex competitor – per il vero, del tutto ai margini elettoralmente parlando – Martin O’Malley.

Il reverendo Jesse Jackson, il nero capace di vincere delle primarie nella campagna del 1984 e di ripetersi quattro anni dopo.

Tre endorsement importanti, finalmente arrivati.

Significativi, forse, più per il fatto di giungere a giochi praticamente fatti quanto alla nomination che per altro.

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Trump e F.D. Roosevelt

Giugno 12, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Certo, l’espressione è più volgare.

Ma quel che ha detto Donald Trump a proposito di Assad richiama alla mente una vecchia uscita di Franklin Delano Roosevelt.

La differenza?

Beh, il presidente del New Deal era comunque un signore e l’epiteto da lui usato era, per così dire, maschio e in qualche modo indicato mentre Trump…

Insomma, parlando del presidente siriano, The Donald ha detto che “è uno str…zo” ma combatte l’Isis e quindi va bene.

F.D.R., informato delle malefatte di uno dei tanti dittatorelli latino americani allora in sella, se ne uscì con una frase che documenta un realismo politico da vendere:

“E’ un figlio di puttana”, disse.

E aggiunse: “Ma è il nostro figlio di puttana!” 

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Gli islamici USA contro Trump e le sciocchezze in merito

Giugno 12, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Allarme rosso per Donald Trump.

Molti organi di stampa riportano una notizia per lui e per la sua campagna preoccupante.

A causa delle sue note prese di posizione, centinaia di migliaia (proprio così, centinaia di migliaia) di islamici con cittadinanza americana si starebbero iscrivendo alla liste elettorali per votare Hillary Clinton e impedire quindi la nomina del tycoon.

Ora, secondo l’ultimo censimento (2010), negli stati Uniti, gli islamici sono lo zero sei per cento (0.6%) della popolazione.

Di tutta evidenza, come spessissimo accade, quanto affermato è una sciocchezza per non dire di peggio.

Come altra volta scritto, ai tempi del commercio degli schiavi, il contratto di concessione (asiento) della licenza da parte della Corona spagnola comprendeva una clausola specifica che vietava l’importazione nelle Americhe di schiavi di religione islamica.

Dipoi – salvo il periodo nel quale non pochi neri USA hanno aderito alla religione rivelata da Maometto – rare volte si è sentito parlare di Islàm nelle Americhe e in particolare negli States.

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Hillary 2016 peggio di Hillary 2008 (e c’è di più)

Giugno 11, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Hillary Clinton in questo 2016 ha speso infinitamente di più di Donald Trump in fatto di pubblicità e per l’organizzazione.

Con uno staff di almeno settecentotrentadue persone (alcuni arrivano a dire ottocento) ha faticato moltissimo ad avere ragione – e non è ancora riuscita del tutto a farlo – di un vecchio senatore socialista del Vermont che nessuno conosceva a livello nazionale.

The Donald, con l’aiuto di settanta persone, ha fatto fuori la bellezza di sedici avversari interni.

Ma, quel che è peggio, Hillary, in questa campagna, ha scaldato decisamente meno i cuori rispetto al 2008.

Molte le defezioni nelle schiere dei suoi sostenitori (i numeri non mentono) tanto che in California – l’ultimo grande Stato nel quale si è votato – il calo intermini di consensi è arrivato al trenta per cento.

Questo, mentre Trump ha stabilito il record in merito: è il candidato GOP più votato di tutti i tempi nelle primarie (e di gran lunga).

Questo, mentre i repubblicani accorsi alle urne nel corso delle primarie sono stati assai più numerosi di quelli democratici.

Tutti segni che devono mettere in allarme il campo dell’asinello.

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Romney for Gary Johnson?

Giugno 11, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Conoscete la situazione.

Una qualche parte dei repubblicani – sia tra i moderati che tra i duri e puri con differenti motivazioni – non riesce a digerire Donald Trump.

Certo, non pochi tra i suoi oppositori interni della prima ora hanno preso atto, più o meno obtorto collo, dei fatti.

Altri no.

Tra questi, in prima fila i Bush e Mitt Romney.

Quest’ultimo, dopo avere cercato invano un candidato alternativo, avverso come comunque è – e non potrebbe essere altrimenti considerando le profondissime differenze ideali e ideologiche – a Hillary Clinton, ieri, dopo avere annunciato la propria uscita dall’agone, non ha escluso di poter appoggiare “un candidato libertariano”.

Non ha fatto nomi, ma ben sappiamo che colui che ha di recente ricevuto la nomination dal Libertarian Party è Gary Johnson.

Si dichiarerà esplicitamente Romney a favore del già governatore ex repubblicano?

E quale mai impatto potrebbe avere sull’elettorato una simile mossa?

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Elizabeth Warren running mate di Hillary?

Giugno 11, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Non solo una corsa verso il ‘politically correct’ assoluto (due donne nel ticket? ottimo in tale prospettiva, ma sarebbe meglio se una delle due fosse lesbica, handicappata e appartenente a una etnia minoritaria), anche un ragionamento utilitario.

Elizabeth Warren – senatrice ancora più a sinistra del povero Sanders e da sempre vista (lei ricambia) come il fumo negli occhi da Hillary Clinton – viene in questi giorni indicata come running mate dell’ex first lady.

Ove accettasse – ha detto subito che non vede l’ora – comporrebbe con la ‘nominata’ in pectore un ticket solo femminile.

(Che goduria per i media!)

Ma concorrerebbe a recuperare  – almeno in teoria – in sede di general election gli elettori di Sanders più malleabili.

Torna alla mente la convention democratica del 1932.

John Garner si opponeva strenuamente a Franklin Delano Roosevelt salvo improvvisamente determinarne la nomination.

In cambio, la vice presidenza.

Interrogato in merito al suo voltafaccia, disse: “La politica è una cosa strana”.

Già!

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Obama a favore di Hillary

Giugno 10, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Risponde senza dubbio a verità quanto dichiarato da Bernie Sanders ieri, dopo avere appreso che il presidente Obama ha espresso il proprio appoggio a Hillary Clinton.

Il capo dello Stato, nel corso dell’intera, lunga campagna non ha mai appoggiato né l’uno né l’altro candidato e si è dimostrato imparziale.

Adesso – e il senatore del Vermont lo comprende bene – non può non esporsi a favore della (provabilissima ma non certa) prescelta.

Obama lo ha fatto con una dichiarazione ufficiale necessariamente enfatica: “Non c’è mai stato nessuno più adatto di lei per questo incarico!”

Un po’ troppo, no?

Sarebbe la signora migliore di Washington, Jefferson, Lincoln, i due Roosevelt, Reagan, per citare solo alcuni dei suoi predecessori?

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Come e se Gary Johnson può determinare l’esito della general election

Giugno 10, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Gary Johnson, Libertarian Party, il terzo incomodo.

Ma se quattro anni fa l’ex governatore non è andato oltre l’uno per cento (in totale, un milione trecentomila voti circa) perché a novembre dovrebbe/potrebbe essere in qualche modo preso in considerazione?

Ha forse una minima possibilità di affermarsi anche in un solo Stato e di portare a casa delegati?

Semplice la risposta al primo quesito: perché in non rarissime situazioni, in Stati nei quali poche migliaia di voti fanno la differenza, la sua sola presenza può determinare la vittoria dell’uno piuttosto che dell’altro tra il repubblicano e la democratica e la conseguente diversa attribuzione dei voti elettorali relativi.

Per dare un’idea, nel 2000, la Florida – determinante ai fini della vittoria di George Walker Bush – fu conquistata dal futuro presidente repubblicano per poco più di cinquecento voti popolari mentre l’allora candidato verde Ralph Nader, nello Stato con capitale Tallahasse, otteneva, del tutto inutilmente, un mucchietto di suffragi molti dei quali, lui assente, sarebbero probabilmente andati ad Al Gore.

Occorre pertanto ribadirlo: in alcune circostanze anche una manciata di voti sottratta dal terzo incomodo può influire.

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Sanders ha vinto in ventidue Stati

Giugno 10, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Uno sconfitto?

Certo, ma un formidabile combattente.

Ignoto all’inizio ai più fuori dal suo Vermont, fortemente penalizzato quanto all’iscrizione alle liste elettorali dei suoi sostenitori, avversato dall’establishment democratico (e basti guardare ai superdelegati), Bernie Sanders si è invero battuto come un leone.

Ha vinto in ventidue Stati perdendo di un soffio in non pochi altri.

Ecco dove si è affermata nell’ordine temporale:

New Hampshire

Colorado

Minnesota

Oklahoma

Vermont

Kansas

Nebraska

Maine

Michigan

Idaho

Utah

Alaska

Hawaii

Washington

Wisconsin

Wyoming

Rhode Island

Indiana

West Virginia

Oregon

Montana

Nord Dakota

Sarà necessario non solo stabilire (e in larga parte si è fatto) i gruppi sociali ed etnici di riferimento, ma, guardando alla cartina USA e notando come – esclusi gli Stati nord atlantici – tutti gli altri che hanno votato per lui siano collocati, l’uno vicino all’altro, in una ben precisa zona del Paese, interrogarsi in proposito guardando alle necessità ed istanze locali.

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Perché Hillary non ha ancora vinto (e Sanders non cede)

Giugno 9, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Un po’ di numeri.

La maggioranza assoluta dei delegati democratici, necessaria per ottenere la nomination, è pari a duemilatrecentoottantatre (2.383) voti elettorali.

Ad oggi, dopo l’ultimo super martedì, Hillary Clinton conta su duemilacentoottantaquattro (2.184) delegati, centonovantanove (199) meno del necessario.

Alla conclusione della corsa manca solo Washington DC i cui voti elettorali ammontano a venti (20). 

I superdelegati sono in totale settecentododici (712).

L’ex first lady può contare sul sostegno di cinquecentosettantuno (571) tra loro.

Se, come del resto quasi certo, costoro confermeranno il loro appoggio a Hillary la sua nomination sarà sicura.

E’ peraltro teoricamente possibile che i superdelegati, non obbligati a rispettare un mandato, cambino campo.

Ecco la ragione per la quale il senatore del Vermont non cede.

Accetterà il responso della convention solo a giochi definitivamente fatti.

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