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Una donna dopo un nero (e poi?)

Giugno 30, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Il cambiamento!

Le riforme!

Da sempre – a parte, ovviamente (e ci mancherebbe), onestà, giustizia e democrazia – gli uomini politici promettono cambiamenti, riforme, politiche nuove.

Basterà dare una veloce occhiata ai discorsi di insediamento dei vari presidenti USA per sentire promesse in merito.

(Per inciso, in ognuna di queste occasioni o quasi, si parla anche di crisi o almeno di gravi difficoltà economiche. Mah).

Visto che alla fine cambiamenti e riforme che davvero migliorino la situazione non se ne vedono se non mooolto raramente (e, verrebbe da dire, per caso) e che le politiche, lungi dall’essere nuove, sono le stesse, da qualche tempo, il partito democratico americano ha pensato bene di cambiare i propri candidati a White House.

Ha portato alla presidenza un nero.

Cerca, con buone speranze, di portarvi una donna che (impossibile fino a pochi anni fa) si è dovuta confrontare con un ‘socialista’).

Dovesse fallire nell’esercizio del potere Hillary come in buona sostanza ha fallito Obama?

Cercheranno nell’LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender)?

Probabilissimo! 

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-30 00:00:002016-06-30 00:00:00Una donna dopo un nero (e poi?)

‘Good vibrations’ per Trump a Cleveland

Giugno 30, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ok, occorre avere una certa età perché ai giovani il nome dei Beach Boys non credo dica qualcosa.

Ma per tutti coloro che negli anni Sessanta avevano dai dieci ai trent’anni è un nome che parla direttamente al cuore.

Oddio, non è che il gruppo che ai giorni nostri in cotal modo si chiama sia quello originale ma ne fa parte di certo Mike Love, uno tra i mitici fondatori.

Ebbene – sia per l’amicizia che lega appunto Love a Donald Trump, sia per vicinanza ideologica con i GOP (da verificare) – tra i molti attori, cantanti, allenatori, atleti di varie discipline che lo staff del magnate ha invitato alla prossima convention il nome Beach Boys e, a livello internazionale, il più conosciuto.

A quel che sembra, l’intento del candidato dell’elefantino è quello di trasformare la riunione di Cleveland in un enorme spettacolo televisivo.

Una persona a lui vicina ha tranquillamente dichiarato che sono stufi di uomini politici e di discorsi.

Nessuna sorpresa: giorno verrà – e prestissimo – nel quale la presidenza USA sarà assegnata a una star (necessario sia una star) tv che di politica e ideologia non sappia nulla e, soprattutto, non voglia sapere nulla.

Per intanto, aspettiamo di sentire risuonare alla convention le indimenticabili note di ‘Good Vibrations’, un capolavoro.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-30 00:00:002016-06-30 00:00:00‘Good vibrations’ per Trump a Cleveland

Ed ecco il sondaggio del ‘testa a testa’

Giugno 30, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Non si fa in tempo a scrivere che i sondaggi sulle intenzioni di voto in vista dell’8 novembre sono o falsi e pubblicati a fini partitici o inventati e strillati per fare audience (e, comunque, lo ripeto, non significativi, sia per la distanza di tempo sia perché non conta il voto nazionale ma quello Stato per Stato), che nel giro di quarantotto ore, dopo avere scritto che Hillary è in vantaggio di tredici punti e subito dopo di otto, esce un nuovo dato (stavolta dovuto alla Università di Quinnipiac, Connecticut): i due sono praticamente alla pari, quarantadue per cento l’ex first lady e quaranta per cento il tycoon nuovaiorchese! 

Buona notte.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-30 00:00:002016-06-30 00:00:00Ed ecco il sondaggio del ‘testa a testa’

Il primo dibattito a Dayton il 26 settembre

Giugno 30, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Lunedi 26 settembre, alle ore 21 locali, a Dayton, Ohio, presso la Wright State University.

Questa la sede annunciata del primo dibattito tra i candidati 2016 alla presidenza.

In totale, i confronti dovrebbero essere quattro ma si vedrà.

Saranno senza dubbio presenti il repubblicano Donald Trump e la democratica Hillary Clinton.

Incerta la partecipazione del terzo incomodo Gary Johnson.

Per quanto molti – in particolare nel campo GOP – ne richiedano la presenza.

Per quanto, nella particolarissima situazione data, il Libertarian Party e il suo ottimo ticket (Gary Johnson/William ‘Bill’ Weld) siano una seria alternativa per i repubblicani anti Trump e per molti democratici anti Clinton.

Perché l’ex governatore possa intervenire (e farsi conoscere!), devono essere rispettati alcuni parametri il primo dei quali è che i sondaggi (quali?) lo diano almeno al quindici per cento nelle intenzioni di voto.

(Nella situazione, guardando ai candidati, fossi americano, voterei Johnson ad occhi chiusi)

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-30 00:00:002016-06-30 00:00:00Il primo dibattito a Dayton il 26 settembre

Sondaggi come capita capita, e non solo

Giugno 29, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Tredici?

No, otto!

Ma, è la stessa cosa?

Per i media, pare di sì.

Che la differenza riscontrata oggi tra Clinton e Trump nelle indicazioni di voto dai sondaggi (quali?, di chi? con quale finalità? a livello dell’intero Paese mentre contano quelli Stato per Stato?…)  sia di ben cinque punti in ventiquattr’ore non interessa né mette una pulce nell’orecchio ad alcuno.

E quindi, si va a ruota libera.

In Italia soltanto?

Per carità, ovunque.

Negli USA, soprattutto.

L’intento, se esiste?

Creare confusione?

No, è una conseguenza non voluta.

Riuscire ad attrarre l’attenzione per un quarto d’ora?

Certo, ma con internet, per molto meno tempo.

Disinformare?

Noo, pensare a una cospirazione tra giornalisti sarebbe troppo.

E’ che almeno il novantacinque per cento di quanti scrivono di campagna elettorale americana non hanno la minima idea al riguardo.

Copiano.

Si attaccano alle sciocchezze e da quelle prendono spunto.

Su tutto e tutti, infine ed è determinate nella situazione, incombe una missione che nessuno ha affidato a chicchessia ma che un incredibile numero di persone ritiene propria: deve essere eletta Hillary Rodham (si chiama così, ricordate?) Clinton.

La candidata inevitabile – con alle spalle una serie infinita di insuccessi privati e professionali – che tutti vogliono vedere a White House.

Perché?

Perché è la cosa più politically correct al momento possibile.

Altro che Donald Trump (un avversario perfetto per la signora).

I repubblicani avrebbero dovuto scovare una donna nera, lesbica e handicappata, una persona cioè ancora più politicamente corretta.

Le capacità personali, le idee non preconfezionate, l’articolazione di un messaggio serio e determinato, la statura di uomo politico (non di politicante o di fattucchiere), la serietà, il programma…non contano nulla.

Siamo ridotti a questo!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-29 00:00:002016-06-29 00:00:00Sondaggi come capita capita, e non solo

Ma davvero Kasich non ci sarà?

Giugno 28, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

“Non abbiamo chiesto nessuno spazio temporale per un intervento alla convention e abbiamo zero aspettative quanto al ricevere un invito ufficiale per parlare”.

Così, in una dichiarazione al Guardian, John Weaver, capo dello staff del governatore dell’Ohio e già candidato alla nomination GOP John Kasich.

I precedenti parlano chiaro.

I maggiorenti dello Stato che ospita le convention non mancano mai e i candidati sconfitti nel corso di primarie e caucus hanno ogni volta modo di dichiarare il proprio appoggio al nominato.

Quanto va accadendo in casa repubblicana è inedito.

Molti tra i big e tra i dirigenti non ci saranno per scelta, molti altri perché non invitati.

Una vittoria, quella ottenuta da Donald Trump, che divide.

Se ne ha conferma proprio quando sembrava invece che alla fine potesse, malgrado tutto, unire.

Non si mette bene.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-28 00:00:002016-06-28 00:00:00Ma davvero Kasich non ci sarà?

Sarah Palin si agita

Giugno 28, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Candidata alla vice presidenza per i repubblicani nel 2008 con John McCain, già governatore (governatora? governatrice?) dell’Alaska, soprannominata ‘mamma orsa’, rappresentante di una ben precisa ala GOP, conservatrice a dir poco, Sarah Palin di questi tempi si agita molto.

Ha festeggiato Brexit, ha parlato male dell’Unione Europea, ha chiesto che la NATO venga riveduta, ha attaccato l’ONU che vorrebbe fosse eliminata.

Se l’è infine presa con il Nuovo Ordine Mondiale (New World Order), qualunque cosa sia.

Cerca, la signora, una seconda possibilità.

Correrebbe volentieri con Trump.

Credo che per lei sia oramai tardi: ha avuto una straordinaria opportunità, difficile ne possa avere una seconda.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-28 00:00:002016-06-28 00:00:00Sarah Palin si agita

Che fine ha fatto Rand Paul?

Giugno 28, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

I libertariani?

Certo, esiste, eccome, il Libertarian Party ed ha messo in pista un ticket presidenziale di gran classe (l’ex governatore GOP del New Mexico Gary Johnson per White House e l’ex governatore, anch’egli repubblicano, del Massachusetts Bill Weld come vice), ma questo non impedisce che all’interno del partito che fu di Lincoln trovino spazio istanze appunto libertariane.

In questa campagna, rappresentate da Rand Paul, figlio del vecchio Ron e senatore del Kentucky.

Rand non è per il vero mai – salvo uno sprazzo iniziale – riuscito decollare e ha dovuto lasciare per tempo la corsa rep.

Lo ritroviamo oggi impegnato in una differente impresa.

Combatte per mantenere il prossimo 8 novembre il seggio alla camera alta.

In suo aiuto, un’altra – l’unica signora – dei candidati battuti da Trump, Carly Fiorina.

V’è da sperare che Rand conservi lo scranno perché una voce (la sola) libertariana continui a risuonare a Washington.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-28 00:00:002016-06-28 00:00:00Che fine ha fatto Rand Paul?

Bobby Jindal: “E’ la presidenza Obama che ha prodotto il candidato Trump!”

Giugno 28, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Intervistato dal Wall Street Journal, l’ex governatore repubblicano della Louisiana Bobby Jindal, invano candidato alla nomination GOP nelle trascorse primarie, ha dato una sua particolare ma per qualche verso condivisibile interpretazione del ‘fenomeno Donald Trump’.

“Esiste come conseguenza della presidenza Obama”, ha detto l’uomo politico.

“Dopo sette anni di freddo, debole, infinitamente sfumato ed estenuante governo (‘no drama Obama’) dell’attuale presidente l’elettore cercava, voleva un leader forte che parlasse per frasi brevi ed incisive, per sentenze.

Certo”, ha concluso Jindal, “c’è molto altro, come l’insicurezza contro gli attentati, il gravissimo problema legato agli immigrati, la difficile situazione economica, ma se Obama avesse amministrato altrimenti il fenomeno Trump non avrebbe preso piede”.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-28 00:00:002016-06-28 00:00:00Bobby Jindal: “E’ la presidenza Obama che ha prodotto il candidato Trump!”

“Se decidessi di lavorare per Trump mia moglie mi ucciderebbe!”

Giugno 27, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Donald Trump ha sbaragliato il campo repubblicano (sedici contendenti la nomination!) utilizzando uno staff formato da settanta persone in tutto e spendendo pochissimo.

Hillary Clinton ha faticato moltissimo e speso una barca di quattrini per contenere il suo unico rivale (il vecchio e ignoto senatore del Vermont Bernie Sanders teoricamente ancora in corsa) con uno staff di settecento e più persone.

Fatto è che il tycoon nuovaiorchese, nell’ambito di caucus e primarie, lottando con gli altri GOP (ammesso che lui lo sia), ha potuto contare sulla sua maestria nel campo della comunicazione verbale e, in particolare, televisiva.

Cosa mai, infatti, avrebbero potuto inventarsi per batterlo persone come Jeb Bush o John Kasich, persone cioè molto più articolate e ideologicamente pure ma incapaci di reazioni ed espressioni rozze ma pungenti e fulminanti fatte apposta per essere citate nei titoli di giornali e tg quali quelle sue proprie?

Ecco, però, che le cose – ritiene Trump – sono cambiate.

Cambiate in quanto adesso lo scontro è con la ‘corazzata’ Hillary Clinton.

Dimenticando l’aureo detto “squadra che vince non si cambia”, The Donald ha licenziato il suo capo staff (che funzionava benissimo) per sostituirlo con un vecchio arnese quale è Paul Manafort (un tale che, l’ho ricordato altrove, ha qualche volta vinto ma più spesso perso come gli è occorso assistendo Gerald Ford, Bob Dole e John McCain, per dire).

Poi, si è dato alla ricerca di forze fresche incontrando peraltro un notevole numero di rifiuti.

Un bel mucchio di specialisti che negli ultimi decenni hanno lavorato per candidati GOP alle più varie cariche si sono defilati.

Uno è arrivato a dire: “Se decidessi di lavorare per Trump mia moglie mi ucciderebbe!”

Parecchie le ragioni.

In primo luogo, la ‘lontananza’ – chiamiamola così – del magnate dalla ortodossia repubblicana.

In secondo, la sua, in certi ambienti, ‘impresentabilità’.

In terzo e determinante, la paura di essere coinvolti in una debacle.

Una situazione difficile alla quale Trump – per non tradire la propria immagine pubblica – dovrebbe reagire alla maniera di Trump, con spavalderia, affermando che non gli serve l’aiuto e il consiglio di nessuno.

Meglio per lui, comunque, se non avesse dato, cercando e soprattutto non prevedendo che gli sarebbero state sbattute molte porte in faccia, questo segno di debolezza.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-06-27 00:00:002016-06-27 00:00:00“Se decidessi di lavorare per Trump mia moglie mi ucciderebbe!”
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