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Johnson/Weld sottraggono voti sia all’asinello che all’elefantino

Luglio 7, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Allorquando – forzando la consuetudine che considera del tutto inutile interessarsi ad altri che non siano i candidati dei due maggiori partiti – nei sondaggi relativi alle attuali intenzioni di voto viene introdotto il ticket libertariano Gary Johnson/William Weld le percentuali attribuite a Hillary Clinton e a Donald Trump calano alla stessa stregua, nella medesima misura.

Il Libertarian Party, quindi – ed è una significativa osservazione – non incide specificamente in uno solo dei due campi.

Fatto è, però, che sono pochi i rilievi che in partenza includano il terzo partito a livello nazionale per non parlare del decisivo livello locale, Stato per Stato.

Resta, comunque, un fatto già qui rilevato: i due candidati libertariani, per i loro trascorsi politici e personali, per il programma proposto, per la personalità sono molto meglio di Hillary e Donald.

Chi li conosce lo sa.

Faranno pertanto di tutto per non farli conoscere!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-07 00:00:002016-07-07 00:00:00Johnson/Weld sottraggono voti sia all’asinello che all’elefantino

Gingrich vice Trump? Quali le ragioni?

Luglio 7, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Lo sappiamo, Donald Trump è un maverick, inviso al partito che rappresenterà nella general election dell’8 novembre.

Cerca agganci, sostegni, partecipazioni all’ interno del GOP.

Deve fare in modo che le frange più lontane da lui (e ce ne sono!) trovino una ragione per votarlo.

Così, dovendo fra poco scegliere il vice (non solo, visto che dalle sue dichiarazioni pare intenda indicare anche qualcuno dei suoi futuri ministri), esamina nomi e personalità che possano dargli davvero un supporto in termini elettorali.

Ieri, a Cincinnati (l’Ohio è importantissimo), ha tenuto un discorso avendo accanto Newt Gingrich.

Il georgiano, già presidente della camera ai tempi di Bill Clinton, è la persona giusta per aprire all’elettorato di destra.

Farà parte – ha detto Trump – in un modo o nell’altro, dell’amministrazione, dovesse il magnate vincere.

Due le perplessità nel caso Gingrich fosse il running mate.

E’ troppo anziano (nato nel 1943) e il suo Stato è già sicuramente appannaggio repubblicano.

Dovesse subentrare (Trump faccia la corna), sarebbe un presidente ‘antico’.

Meglio, poi, essere affiancato da un esponente di uno Stato in bilico con molti grandi elettori e che possa essere conquistato.

Vedremo.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-07 00:00:002016-07-07 00:00:00Gingrich vice Trump? Quali le ragioni?

Endorsement pro Clinton di Bernie?

Luglio 7, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Pare che il senatore del Vermont Bernie Sanders sia intenzionato a concedere il proprio appoggio ufficiale a Hillary Clinton.

Pare che i due, martedì prossimo nel New Hampshire, tengano insieme un comizio.

E’ in quella occasione – pare – che Bernie esprimerà pubblicamente l’attesissimo endorsement.

Tutto questo perché – pare – il socialista sarebbe stato conquistato da alcune recenti ‘aperture’ della ‘presumptive candidate’ dem.

Voci in tal senso percorrono i media che desiderano con tutto il cuore che Hillary venga incoronata.

Perché?

Perché è una donna, in questo momento il candidato più politically correct.

Il resto non conta niente!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-07 00:00:002016-07-07 00:00:00Endorsement pro Clinton di Bernie?

Il direttore dell’FBI nominato da Obama ‘assolve’ Hillary

Luglio 6, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Giulio, nove anni, guarda la prima pagina del Corriere della Sera, si ferma sulla foto che rappresenta Barack Obama e Hillary Clinton festanti e, convinto, dice: “Il presidente doveva premiare Bernie Sanders non la Clinton!”

La voce dell’innocenza!

Non farà bene all’ex first lady l’essere stata ‘assolta’ per l’emailgate.

L’essere stata assolta dal direttore dell’FBI James Comey, guarda caso messo a capo del Bureau proprio dall’attuale presidente.

Non le farà bene neanche la motivazione.

Pur ammettendo a denti stretti, difatti, che non abbia compiuto reati si può stare tranquilli, gli americani possono stare tranquilli avendo alla Casa Bianca una persona ufficialmente definita “negligente”?

E non è forse stata fornita a Trump e ai repubblicani un’arma letale visto che potranno attaccare a man salva sia per la non chiara assoluzione sia per l’accusa di negligenza?

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-06 00:00:002016-07-06 00:00:00Il direttore dell’FBI nominato da Obama ‘assolve’ Hillary

Come mai tutti finanziano Hillary e nessuno finanzia Trump?

Luglio 6, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Hillary Clinton era ed è il ‘candidato ineluttabile’ e l’enorme maggioranza delle persone, degli analisti, degli osservatori non ha mai dubitato della sua elezione, non solo della sua nomination.

E quindi, perché non contribuire al suo successo?

Per di più, come e’ stato dimostrato ampiamente, lei e Bill – una vera ‘macchina da soldi, il marito – hanno ricevuto e ricevono finanziamenti a gogo da ogni parte del mondo.

Denari spesso discutibili e discussi.

Fatto e’ che, tra una cosa e l’altra – assistita altresì dall’establishment democratico – l’ex segretario di Stato ha potuto mantenere uno staff di oltre settecento persone e ha molto fieno in cascina.

Come sempre (sempre), ci si deve chiedere perché in America il candidato della sinistra sia – come lei è – il più benvoluto e finanziato dalle grosse società, dalle multinazionali, nel suo caso

da nazioni straniere di assai dubbia democraticità.

Donald Trump?

Anche da questo punto di vista, tutto un altro discorso. 

Finanziamenti ridotti al minimo, nessun supporto dall’establishment repubblicano, neanche l’ombra di un contributo neppure da Andorra, per dire.

Ora, il magnate nuovaiorchese è così malmesso – economicamente parlando e senza far conto del suo patrimonio personale – soprattutto per una propria scelta.

Dall’inizio, ha dichiarato di non voler dipendere finanziariamente da nessuno, partito compreso.

Abilissimo nell’uso dei media, ha speso poco o niente nel corso delle primarie riuscendo con uno staff di una settantina di persone a far fuori i sedici contendenti GOP, non pochi dei quali molto più appoggiati di lui in termini di denaro.

E’ – e dimostra di esserlo – un candidato nuovo, che vuole farcela con le sue forze e, lo ripetiamo, non vuole, accettando finanziamenti in specie da multinazionali e grosse aziende (tutte, comunque, pro Hillary) farsi condizionare.

Siamo oggi a una svolta in questo campo quanto a The Donald?

In qualche modo, nei rapporti con l’elefantino, quasi necessariamente.

Il GOP deve trovare la maniera di appoggiarlo per evitare che un suo risultato molto negativo provochi, a valanga, una sconfitta partitica tale da far perdere il controllo del senato e, non sia mai, della camera.

Comunque, per battere la corazzata Hillary che alla fine avrà speso un ammontare di dollari stratosferico, non basterà – salvo miracoli – a Trump “metterci del suo”, come ha più volte detto.

Come se la caverà?

E’ questa una delle tantissime domande interessanti che la campagna per White House propone.

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Bob Corker, già sindaco di Chattanooga

Luglio 6, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Chattanooga?

I cultori dello ‘sport dai gesti bianchi’ hanno bene in mente il nome di questa città del Tennessee.

Il mitico Roscoe Tanner, vincitore di un Australian Open e straordinario oppositore in finale di Bjorn Borg in una bella edizione di Wimbledon, era chiamato ‘la bomba di Chattanooga’ per la devastante potenza del suo servizio.

Gli amanti della musica, invece, ricordano senza dubbio ‘Chattanooga choo choo’ di Glenn Miller.

E’ proprio dalla più volte qui citata città del Tennessee – della quale è stato sindaco – che proviene Bob Corker, tra i papabili vice di Trump. 

Corker è attualmente il presidente della commissione esteri senatoriale e verrebbe affiancato a The Donald per in qualche modo garantirlo sul fianco della politica appunto estera.

Ora, a parte il fatto che assai raramente il vice presidente ha davvero funzioni operative e che normalmente è addetto alla rappresentanza (ci sono state delle eccezioni, peraltro), il buon Corker non può essere certamente ritenuto un seguace di Trump che ha spesso criticato.

Non possiamo però qui dimenticare la frase pronunciata nel 1932 da John Garner che, dopo essersi opposto in ogni modo alla nomination di F.D. Roosevelt, accettò di correre come suo running mate: “La politica è una cosa strana!”

Già.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-06 00:00:002016-07-06 00:00:00Bob Corker, già sindaco di Chattanooga

La democrazia in America

Luglio 5, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

La scelta dei candidati alla Casa Bianca?

Occorsero oltre cento anni perché si cominciasse a delineare, non compiutamente, la procedura oggi in vigore che prevede la lunga trafila di caucus e primarie (con una decisiva incidenza delle liste elettorali) e che si conclude con la nomination, l’investitura ufficializzata nella convention e cioè nel congresso quadriennale del partito.

Per quanto possa sembrare strano (dato che pone fine al predetto iter), è la convention che nasce per prima.

Esattamente nel 1831, quando l’allora esistente partito Antimassonico decise di nominare il proprio candidato in vista del 1832 appunto con un congresso al quale erano ammessi a partecipare e a votare i delegati dei diversi Stati.

Subito, gli altri partiti presenti nell’agone politico lo imitarono.

Fu solo, però, sul declinare dell’Ottocento che ci si pose seriamente (e con l’intento di intervenire) il problema della scelta dei predetti delegati.

Scelta che, si ritenne da più parti, non poteva restare nelle mani delle segreterie e, in buona sostanza, dei potentati partitici nazionali e locali.

Doveva, invece, spettare al popolo.

E’ così che entrano dapprima nell’uso i caucus (riunioni degli attivisti ancora utilizzate in parecchi Stati) e, infine, le primarie che chiedono direttamente ai cittadini di intervenire e decidere.

A livello di elezioni presidenziali, queste ultime vengono usate per la prima volta, peraltro limitatamente, nel 1912 dal partito repubblicano.

Le citate primarie possono essere ‘chiuse’ o ‘aperte’ (molte le varianti all’interno di questa suddivisione generale, molti i meccanismi di elezione dei quali parleremo più avanti).

Alle primarie aperte possono partecipare e quindi esprimere il suffragio tutti coloro che risultano iscritti alle liste elettorali. 

(Il diritto di voto si acquisisce compiendo i diciotto anni ma per poterlo esercitare occorre iscriversi appunto alle or ora nominate liste).

A quelle chiuse – adottate da un numero maggiore di Stati (e’ a livello locale che si decide se utilizzare il caucus o la primarie e nel secondo caso quale dei possibili modelli) – possono partecipare solo coloro che inserendo il proprio nome nelle liste elettorali, anche non essendo iscritti, hanno dichiarato la loro vicinanza, la loro appartenenza ideologica al partito che le indice. 

In buona sostanza, alla primaria aperta democratica può votare un repubblicano e viceversa.

Non altrettanto, alla primaria chiusa.

(Per inciso, le medesime procedure sono in uso anche nei movimenti politici minori USA come il Green Party e il Libertarian, per citare solo due nomi).

Sono i partiti che decidono la consistenza numerica dei delegati alle convention da eleggere in totale mentre la distribuzione Stato per Stato è su base proporzionale: maggiore il numero degli abitanti, maggiore il numero dei delegati.

(Non così per quanto riguarda la general election elezione nella quale il numero dei delegati – i cinquecentotrentotto grandi elettori – e’ deciso per disposizione legislativa a livello nazionale).

Negli ultimi decenni, e anche nel corrente 2016, uno dei concorrenti in lizza nei due partiti maggiori ed egemoni per la nomination ha sempre raggiunto la maggioranza assoluta dei delegati prima delle convention.

Per conseguenza, i casi di ‘brokered convention’ – cioè di un congresso al quale di arrivi senza una già presa decisione – sono lontani nel tempo. 

(Ricordo che fino all’inizio degli anni Trenta la maggioranza richiesta era dei due terzi e che nessuno a quei momenti arrivava avendo la nomination in tasca).

Al congresso – secondo le regole da qualche tempo in uso ma modificabili – i delegati, almeno al primo scrutinio, sono obbligati a votare secondo l’impegno preso al momento della loro elezione e quindi per il candidato al quale sono collegati.

Naturalmente, ciò implica l’ufficializzazione della candidatura del prescelto al primo colpo.

Tutto questo detto ed elencato, può davvero ritenersi ‘democratico’ l’intero iter decisionale?

Quali le critiche e la crepe? Per cominciare, il partito democratico fa partecipare con diritto di voto alla convention settecentododici (oggi) ‘superdelegati’, non scelti dagli elettori tra caucus e primarie.

Di conseguenza, il prescelto dagli elettori, se non può contare su una notevole, decisiva maggioranza, può essere messo in minoranza in sede di votazione congressuale.

Quantomeno discutibile.

Guardando al partito repubblicano, le regole relative all’obbligo da parte dei delegati di seguire gli impegni presi almeno nella prima chiama possono essere modificate praticamente fino al giorno prima dell’inaugurazione della convention.

Discutibilissimo.

Con riferimento alle citate liste elettorali, quanto alla ammissibilità o meno al voto nelle primarie chiuse, è possibile (e in uso in alcuni Stati) il sistema di chiudere le iscrizioni molto prima delle votazioni per favorire i candidati più noti e rendere difficile il cammino agli outsider, i cui elettori, quando, conoscendoli, decidono di votarli non possono farlo essendo appunto chiuse le liste.

In non pochi Stati, poi, i delegati alle convention vanno eletti non solo a livello statale ma anche circoscrizionale.

Gli Stati di cui si parla vengono cioè divisi appunto in circoscrizioni la cui composizione può essere articolata, guardando alle elezioni precedenti, in modo di favorire anche qui i candidati più famosi (il vecchio ‘gerrymandering’ ma non solo).

Discutibili, infine, i diversi sistemi usati dai repubblicani per attribuire i delegati nelle primarie, sistemi che in molteplici occasioni si basano non sul proporzionale ma sul ‘winner take all’ (peraltro, utilizzato quasi da tutti gli Stati nella general election), a volte assoluto e a volte relativo. 

Nel winner assoluto chi ottiene comunque più voti, anche se meno del cinquanta per cento, porta a casa tutti i delegati.

Nel relativo, li conquista solo se supera il predetto limite.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-05 00:00:002016-07-05 00:00:00La democrazia in America

Sanders? Ai media non interessa più!

Luglio 4, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Sconfitto!

I media lo hanno dato per sconfitto perfino prima che effettivamente lo fosse.

E adesso, da quando è arrivato a compimento il ciclo delle primarie, se ne disinteressano.

E pensare che invece il candidato ‘socialista’, lungi dall’avere deposto le armi, lotta ancora.

Sul New York Times ha or ora pubblicato un lungo articolo nel quale ribadisce le proprie posizioni, che – è stato giustamente notato – “fanno tanto anni Sessanta” senza per questo perdere di significato ed appeal.

Lotta, poi – come ha detto e ripetuto – per ottenere che nel programma del partito democratico che uscirà da Filadelfia le istanze che ha portato avanti e che tanti consensi hanno avuto siano tenute nel debito conto.

Il senatore del Vermont resterà nella storia per avere sollevato e posto in questo 2016 questioni di carattere sociale attualissime per quanto dai più ritenute ‘antiche’.

Per avere portato alle urne nel corso di primarie e caucus un notevole numero di elettori altrimenti lontani, disamorati.

Sarebbe un errore gravissimo – al di là dell’esito nella general election – dimenticarlo davvero!

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240 anni fa la Dichiarazione di Indipendenza

Luglio 4, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Non per caso, il partito democratico ha deciso di svolgere quest’anno a Filadelfia la propria convention.

Cade, difatti, in questo 2016 il duecentoquarantesimo anniversario della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America.

Oggi, 4 luglio, precisamente.

Documento del quale non si finirà mai di sottolineare l’importanza, la Dichiarazione è la base ideale, ideologica, intellettuale, culturale del Paese.

Opera di menti illuminate.

E, d’altra parte, sarà proprio Thomas Jefferson, che nella stesura ebbe magna pars, a scrivere che coloro che attraverso la Dichiarazione, dipoi la Carta e il Bill of Rights (aggiungerei il successivo operato di John Marshall alla Corte Suprema) hanno gettato le saldissime basi della democrazia USA erano “cinquanta semidei”.

Vuole il caso che in coincidenza con tale tondo ‘compleanno’ la campagna elettorale, guardando ai due principali contendenti, segnali una crisi politica di non poco conto.

Peraltro, crisi anche peggiori, richiamando i principi fondamentali, sono state in altri tempi superate.

Succederà ancora!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-04 00:00:002016-07-04 00:00:00240 anni fa la Dichiarazione di Indipendenza

Hillary/Emailgate: meglio non essere perseguita?

Luglio 4, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

La faccenda va risolta prima del 25 luglio.

Quel giorno, si apre a Filadelfia la convention democratica, quella che deve incoronare Hillary Clinton, quella che le deve concedere la nomination alla quale aspira da sempre, per il cui ottenimento ha operato indefessamente e altresì sopportato di tutto, tradimenti del marito compresi.

Ovviamente, le possibilità sono due: un non luogo a procedere o una incriminazione.

Nel secondo caso, con ogni probabilità, la fine.

Impossibile che la convention la incoroni se sotto scacco giudiziario.

Nel primo, una valanga di accuse e sospetti.

Chi fermerebbe, difatti, Trump se l’FBI dovesse decidere per l’archiviazione?

Chi fermerebbe la pur favorevolissima stampa?

Nell’una e nell’altra ipotesi, guai in vista!

Ho cominciato queste righe affermando che la questione va risolta prima del 25.

Sarebbe davvero drammatico e inaudito se, invece, così non fosse e per la prima volta nella storia americana un candidato ufficialmente nominato finisse sotto processo.

Peggio ancora, se Hillary dovesse finire sotto processo una volta in carica!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-04 00:00:002016-07-04 00:00:00Hillary/Emailgate: meglio non essere perseguita?
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