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Ted Cruz appoggia Trump dopo averlo attaccato e insultato a morte

Luglio 11, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ok, in campo politico si è visto e ci si deve aspettare di tutto.

Non più di due/tre/quattro mesi fa, Ted Cruz accusava pubblicamente Donald Trump di ogni nefandezza e assicurava che tutte le parole da lui pronunciate altro non erano che bugie.

(Mi sovviene di quando Mary McCarthy affermò che tutto quanto scriveva Lillian Hellmann, perfino le virgole, era appunto falso).

Certo, di rimando e per non restare indietro, 

The Donald se la prendeva perfino con i genitori del senatore del Texas.

Oggi, a pochi giorni dall’apertura della convention GOP di Cleveland, scopriamo che Cruz in quella sede terrà un discorso di appoggio e sostegno nei confronti di Trump.

Folgorato sulla via di Damasco, il nostro!

D’altra parte, non pochi degli avversari del magnate nuovaiorchese hanno cambiato idea (!!!) su di lui.

Prima di Cruz, Chris Christie, Bobby Jindal, perfino Marco Rubio.

Motivi partitici ed elettorali, ovviamente.

Non è, peraltro, così facendo che si riavvicinano i cittadini alla politica!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-11 00:00:002016-07-11 00:00:00Ted Cruz appoggia Trump dopo averlo attaccato e insultato a morte

Anderson/Lucey, 1980

Luglio 11, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Tra i molti ‘terzi candidati indipendenti’ a White House impossibile non ricordare John Anderson.

In primo luogo perché da repubblicano dissidente (riteneva estremo il conservatorismo di Ronald Reagan che aveva invano combattuto nel corso delle primarie), scelse come running mate un esponente democratico, l’ex governatore del Wisconsin ed ex ambasciatore Patrick Lucey.

In secondo luogo, perché, dopo essere uscito dal GOP, per non poche settimane risultò assai ben posizionato nei sondaggi in particolare tra le classi più colte e tra i giovani universitari.

Peraltro, il suo appeal andò diminuendo con l’avvicinarsi del giorno elettorale.

Infine, per avere comunque ottenuto oltre cinquemilioni e settecentomila voti popolari.

Dopo il George Wallace del 1968 e prima del Ross Perot del 1992, il miglior esito elettorale di un vero indipendente.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-11 00:00:002016-07-11 00:00:00Anderson/Lucey, 1980

“I repubblicani e i democratici sono dinosauri. Il Libertarian Party è il meteorite che ne provocherà l’estinzione”

Luglio 10, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Non mancano certo l’ardire e la fantasia al duo Gary Johnson/William Bill Weld.

Del resto, combattono una battaglia persa che va, proprio per questo, combattuta con leggerezza.

(Come insegna l’Hakagurè, le cose serie – e una battaglia ideale persa lo è – vanno affrontate appunto con leggerezza. Quelle di poco conto con serietà).

Il ticket libertariano nella situazione data, considerando il bassissimo gradimento dei candidati dei due maggiori partiti, ha la possibilità di incrementare notevolmente i voti rispetto al 2012.

Anche – lo ripeto – in ragione della provata e riprovata capacità politica e amministrativa dei due.

Il paragone col meteorite di cui al titolo è eccessivo?

Quasi certamente, ma perché mai sarebbe cosa buona, positiva porsi dei limiti?

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-10 00:00:002016-07-10 00:00:00“I repubblicani e i democratici sono dinosauri. Il Libertarian Party è il meteorite che ne provocherà l’estinzione”

Jill Stein offre a Bernie Sanders la guida del ticket del Green Party

Luglio 10, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Jill Stein – che fra non molto dovrebbe conquistare nella convention di Houston la nomination del Green Party che ha già rappresentato nel 2012 – ha invitato il senatore Bernie Sanders ad unirsi ai Verdi offrendogli nel caso la prima posizione nell’eventuale ticket.

Non è la prima volta che la Stein si rivolge al candidato socialista.

Finora, per quanto molta parte dei due programmi possa coincidere, non ha ricevuto risposta.

Stein, a parte ogni irreale speranza di vittoria, ritiene che con Sanders riuscirebbe a raggiungere nei sondaggi nazionali la soglia del quindici per cento e pertanto ad essere ammessa con lui ai famosi dibattiti pre general election che prendono il via il 26 settembre.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-10 00:00:002016-07-10 00:00:00Jill Stein offre a Bernie Sanders la guida del ticket del Green Party

Trump: un vice democratico?

Luglio 10, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Michael T. Flynn: generale a riposo, dal 2012 al 2014 direttore della Defense Intelligence Agency nominato da Barack Obama, democratico.

Questo uno dei nomi emergenti tra quelli dei possibili vice di Donald Trump.

Un democratico, ci si chiederà?

Mille i dubbi al riguardo, ma non sarebbe la prima volta di un running mate appartenente a un diverso partito.

Trascurando il periodo pre dodicesimo emendamento e cioè le prime tornate elettorali nelle quali non esisteva il ticket e pertanto il vincente per grandi elettori diventava presidente mentre il secondo in graduatoria, fosse anche di un altro partito, vice, i casi da ricordare sono due, difformi tra loro.

Nel 1864, In corso la Guerra di Secessione, Abraham Lincoln, repubblicano in cerca di rielezione, scelse come running mate Andrew Johnson, uno dei pochissimi democratici che si erano opposti alla Secessione stessa.

Ricordo – non riguarda il tema di questo intervento anche se può valere come monito – che sarà appunto Andrew Johnson a succedere a Lincoln dopo il suo assassinio.

Ricordo altresì che lo stesso Andrew Johnson sarà dipoi il primo inquilino di White House ad essese sottoposto alla procedura di impeachment uscendone non perseguibile per miracolo.

Nel 1896, il partito democratico candidò alla presidenza William Jennings Bryan.

La stessa scelta fece il partito populista, allora significativo.

Accadde così che – unica volta nella storia – un candidato avesse due running mate, uno del suo partito e uno di un differente movimento!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-10 00:00:002016-07-10 00:00:00Trump: un vice democratico?

L’ultimo attacco repubblicano a Trump

Luglio 9, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

John Kasich fa sapere di non essere minimamente coinvolto in quanto sta accadendo.

Anche se il suo nome viene, con altri, speso dai rivoltosi.

E’ che quanti nel GOP non riescono ancora a digerire la oramai prossima nomination di Donald Trump e non hanno deciso semplicemente di defilarsi (i Bush, finora) stanno cercando di convincere il National Rules Committee del partito a cambiare le regole.

A revocare la disposizione che obbliga i delegati a votare secondo l’impegno preso.

Il Committee in questione – composto da centododici persone – si riunirà pochissimi giorni prima della convention di Cleveland.

Difficilissimo accetti di cedere alle pressioni in atto.

Politicamente, sarebbe altresì un suicidio.

Ammesso che la richiesta venga accolta e che dipoi Trump venga battuto, quali le conseguenze se non una spaccatura verticale del partito e una sicura sconfitta a novembre, con buona probabilità anche nella consultazione per il rinnovo della camera e parzialmente del senato.

E dove andrebbero a finire i milioni e milioni di voti espressi a favore del tycoon nelle primarie?

Non conterebbero nulla?

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Bill Clinton ‘first lady’

Luglio 9, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Per quanto Hillary Clinton, parlando dei suoi anni da first lady, ami rappresentarli ricchi di esperienza e insegnamenti che avrebbero contribuito a formarla quale politico di razza, ove si escluda il tentativo iniziale, del tutto fallito, di portare avanti una riforma sanitaria, si risolsero invero – a parte qualche taglio di nastro – in una lunga serie di incontri con le consorti dei notabili stranieri in visita alla Casa Bianca.

In buona sostanza, in innumerevoli bevute in compagnia dell’ottimo tè che si gusta nella dimora presidenziale.

Ora, può forse il buon Bill Clinton, fra poco probabilmente ‘first gentleman’, sopportare una simile prospettiva per i prossimi quattro anni, almeno?

E non l’aiuta neanche la prospettiva di qualche incontro dal suo punto di vista ‘interessante’ dato che, guardando in giro, le signore in questione – mi scusino – non sembrano particolarmente appetibili.

Poverino!

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La Repubblica del Vermont (una delle possibili ‘Brexit’ USA)

Luglio 8, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Come il Texas (ne parleremo presto), ma non solo, il Vermont – lo Stato che Bernie Sanders rappresenta al senato USA – vanta storicamente un periodo pregresso di indipendenza.

Nel 1777, in conseguenza e approfittando dei sommovimenti allora in atto, le terre che già allora vantavano come capoluogo Montpelier si dichiararono libere dal giogo inglese.

Assunto, dopo qualche mutamento di denominazione, il nome di Repubblica del Vermont, restarono indipendenti fino al 4 marzo 1791, allorquando entrarono a far parte degli Stati Uniti come quattordicesimo Stato, il primo ad unirsi alle tredici ex colonie fondatrici.

La procedura fu alquanto complicata.

Da segnalare che la Costituzione subito redatta era particolarmente avanzata e che tale atto fondativo rimase in vigore fino al 1786.

(Sanders si richiama in qualche modo a quelle antiche regole? Occorrerà indagare in questo senso).

A distanza di cotanto tempo, peraltro non da oggi, opera una organizzazione chiamata ‘Second Vermont Repubblic’.

L’attuale massimo esponente della citata organizzazione è un certo Rob Williams.

Particolare, in questi giorni dopo la ‘Brexit’, l’attenzione rivolta dai media a quel Vermont che vorrebbe imitare la Gran Bretagna.

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Texas: lo Stato della stella solitaria e l’indipendenza dagli USA (riparliamone dopo la Brexit)

Luglio 8, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Infiniti gli accadimenti storici, numerosissimi i personaggi celebri.

La storia del Texas (che Edna Ferber definira’ ‘Il Grande Paese’) tra il 1820 e il 1845 è Storia con la esse maiuscola, per di più immortalata dalla letteratura, dal cinema, dalla televisione.

Semplificando brutalmente, cercherò nelle righe che seguono di spiegare come e perché ancora oggi e con buone ragioni giuridiche lo Stato della stella solitaria possa, in alcune sue agguerrite frange, rivendicare la propria indipendenza.

(Dopo la Brexit, può essere utile parlare anche dell’ipotesi di un ‘Texas libero’).

Impossibile – per prima cosa e per quanto con il tema proposto abbia poco a che fare – trascurare il fatto che il Messico (del cui territorio il Texas era parte ai tempi della colonizzazione spagnola e dipoi nei primi anni dell’indipendenza appunto messicana) aveva non poche ragioni per opporsi alla libertà di quel vastissimo territorio.

I primi anglo americani arrivati con la seria intenzione di stabilirvisi erano guidati da Moses Austin.

Ottennero la concessione riconoscendo la sovranità dello Stato che gliela concedeva. salvo poi operare per distaccarsene.

Tutti ricordano Alamo e i suoi eroici difensori, uccisi in battaglia o passati per le armi, Davy Crockett e Jim Bowie compresi.

Tutti ricordano la battaglia di San Jacinto che nell’aprile del 1836 vide l’esercito messicano comandato da Santa Anna sconfitto da quello texano guidato da Sam Houston.

Nessuno tiene conto del fatto che giuridicamente – ma la storia e la leggenda prevalgono sempre sul diritto – la ragione era dalla parte soccombente.

Nasce così la Repubblica del Texas che resta sovrana e indipendente fino al 1845.

Eletto presidente dei confinanti Stati Uniti nel 1844 James Polk, il capo dello Stato colà in carica John Tyler (che avrebbe dovuto lasciare la Casa Bianca al successore il 4 marzo 1845 – 4 marzo come allora imponeva la Costituzione USA), nell’intento di passare alla storia come il presidente che aveva condotto il grande Texas a far parte dell’Unione, portò all’approvazione del congresso americano il Trattato con il quale i due Paesi indipendenti si accordavano sull’annessione.

Per il vero, la Carta costituzionale USA prevedeva (e prevede) che i trattati internazionali debbano essere ratificati dal senato, non dal congresso.

Tyler, però, sapeva che il senato avrebbe bocciato l’atto e, forzando oltremodo la legge fondamentale, portò la questione davanti alle due camere riunite ottenendo la desiderata approvazione.

Ecco, quindi, che fondatissime sono le istanze di quanti, guardando ai fatti, concludono per l’irregolarità e la conseguente inefficacia della predetta ratifica.

Conseguentemente, costoro parlano di e chiedono un Texas indipendente e sovrano.

Ultima tra le numerose iniziative intraprese in merito, la creazione da parte di un certo Rick McLaren di un movimento indipendentista.

Auguri.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-08 00:00:002016-07-08 00:00:00Texas: lo Stato della stella solitaria e l’indipendenza dagli USA (riparliamone dopo la Brexit)

Paul Ryan: “Mai più un briefing a Hillary!”

Luglio 8, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Giuridicamente assolta (ne siamo sicuri?), politicamente sotto attacco.

Questa, la situazione di Hillary Clinton oggi.

D’altra parte, il capo dell’FBI ha detto che non è perseguibile ma che si è comportata da irresponsabile.

Due, quindi, le linee di attacco nei suoi riguardi.

La prima concerne il trattamento di favore di cui avrebbe goduto (si è da più parti sottolineato che non pochi altri personaggi pubblici per molto meno sono finiti in passato dotto inchiesta).

La seconda prende spunto proprio dalle espressioni usate dal direttore dell’FBI.

Si può, difatti, pensare di avere alla Casa Bianca una persona ufficialmente irresponsabile?

In questa situazione, lo speaker della camera Paul Ryan ha dato disposizione ai suoi uffici di non inviare più a Hillary i briefing sulla sicurezza nazionale che quotidianamente vengono inoltrati ai candidati nell’anno elettorale!

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-08 00:00:002016-07-08 00:00:00Paul Ryan: “Mai più un briefing a Hillary!”
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