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Romney: “Pieno appoggio ai candidati GOP alla camera e al senato, non a Trump”

Luglio 4, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Mitt Romney ha lungamente avversato Donald Trump.

Lo considerava e lo considera un candidato in genere improponibile e per di più, in specie, un non repubblicano.

Il candidato dell’elefantino sconfitto da Obama nel 2012 era arrivato al punto di ipotizzare addirittura una candidatura repubblicana alternativa.

Poi, non molto tempo fa, aveva parlato in modo talmente positivo del Libertarian Party da far pensare in un suo endorsement a favore del ticket libertariano, peraltro indubbiamente di altissimo livello.

Pochi giorni fa, intervistato dalla CBS, il chiarimento.

“Non conosco abbastanza Gary Johnson (il candidato alla presidenza del predetto Libertarian Party).

Se alla testa del ticket fosse invece Bill Weld, non avrei dubbi.

So bene chi è.

E’ stato governatore del mio Stato (il Massachusetts, che lo stesso Romney ha guidato) e ha esercitato il potere in modo superlativo!

Così stando le cose, da qui all’8 novembre opererò attivamente a favore dei candidati repubblicani impegnati nelle campagne per camera e senato”.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-04 00:00:002016-07-04 00:00:00Romney: “Pieno appoggio ai candidati GOP alla camera e al senato, non a Trump”

“Femminilità non femminismo!”, Kellyanne Conway da oggi con Trump

Luglio 3, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Come è riuscito Donald Trump a guadagnare il consenso popolare (mai tanto grande nella storia nel corso delle primarie nei riguardi di un candidato repubblicano) se non, soprattutto, essendo se stesso?

Fregandosene – e diciamolo! – delle buone maniere, delle convenzioni, del politically correct, prendendo in giro maleducatamente i rivali interni, urlando, agitandosi, rappresentando il peggio.

Arrivato alla certezza della nomination, ha cominciato a guardarsi in giro e a farsi delle domande.

La prima delle quali è: “E adesso che faccio?”

Essendosi risposto: “Devo cambiare perché l’elettorato che mi segue non basta per vincere l’8 novembre”, ha licenziato il suo capo staff Corey Lewandowski sostituendolo con il dinosauro Paul Manafort e, fatti fuori dipoi altri compagni di strada, ha assunto Kellyanne Conway.

L’intento, ovviamente, è quello di conquistare almeno parte dell’elettorato femminile che i sondaggi danno per avverso (d’altronde, con tutto quel che ha detto contro le signore…)

Conway è una ‘pollster’ di grande esperienza, nota in particolare per una bella e significativa espressione: “Femmininity not feminism” (Femminilità non femminismo, naturalmente).

Repubblicana da sempre, come il predetto Manafort, rappresenta l’ortodossia.

Ortodossia GOP che, l’ho sottolineato, Trump aveva assolutamente scartato.

Vedremo quali effettivi cambiamenti nel comportamento del tycoon provocheranno i nuovi arrivi. 

Fino a che punto il vino di Trump verrà annacquato.

Con quali risultati.

Magari, alla fine, qualcuno scoprirà che la migliore soluzione era continuare a fare l’esagitato, ad insultare, ad uscire dagli schemi e dal seminato.

A fare, insomma, il Trump!!!

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Emailgate: Hillary corre ai ripari

Luglio 3, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Ricordate?

Bill ne ha combinata una delle sue.

Con una donna?

Certo, ma non ne viene fuori un nuovo scandalo sessuale.

No.

La signora in questione è il ministro della giustizia di Obama Loretta Lynch.

Bill l’ha incontrata a Phoenix, per caso (si spera), in aeroporto e, invece di salutarla e via, le ha parlato in privato.

Tutti – proprio tutti – hanno pensato che tema del colloquio fosse lo scandalo emailgate che pende sempre sulle spalle di Hillary.

Lynch ha dovuto chiarire che sul tema specifico non farà altro che seguire quanto le verrà comunicato dall’FBI, senza cercare di sviare in qualsiasi modo le indagini e le procedure. 

Passano pochissimi giorni e la signora Clinton si presenta spontaneamente (nessuno ne dubita) alla sede di Washington del Federal Bureau per testimoniare in merito al presunto suo illecito comportamento.

Tre ore e mezzo di colloquio, mica bruscolini.

C’è da scommetterlo: se il marito non l’avesse messa in gravi difficoltà con quel benedetto faccia a faccia con Lynch, col cavolo che la signora si sarebbe fatta viva in quelle bande.

E ora?

Si acquieteranno di nuovo le acque?

O il cane che dormiva beatamente (l’FBI perde tempo che è una bellezza sulla faccenda) si è svegliato e comincia almeno ad agitare la coda?

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Caitlyn (già Bruce) Jenner for Trump!!!

Luglio 3, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

1976, Olimpiadi di Montreal.

Un fusto di nome Bruce Jenner vince la medaglia d’oro nel decathlon.

E’ americano ed era il favorito perché l’anno prima aveva già trionfato ai Giochi Panamericani.

Passano molti anni e il Nostro, dopo tre mogli e sei figli, si scopre donna.

Diventa Caitlyn ma non cambia le proprie idee: cristiano, conservatore e repubblicano era da uomo e cristiana, conservatrice e repubblicana rimane da donna.

Ed eccola – dopo aver dato il proprio appoggio a Ted Cruz – dichiararsi oggi a favore di Trump.

Non gli fosse mai venuto in mente: tuoni e fulmini da parte degli LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) che la accusano di tradimento.

E pensare che Caitlyn è convinta che il vero difensore, il vero alleato dell’LGBT sia The Donald!

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Presidente di minoranza

Luglio 2, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

1968, George Wallace esce dal partito democratico, si presenta come indipendente, vince in cinque Stati del suo Sud raccogliendo la bellezza di quarantacinque grandi elettori (risulteranno quarantasei perché in sede di collegio elettorale uno dei delegati di Nixon lo voterà), viene appoggiato da quasi dieci milioni di elettori.

I due candidati principali Richard Nixon e Hubert Humphrey, in termini di voti popolari – non di delegati visto che il repubblicano prevale per trecentouno a centonovantuno – arrivano spalla a spalla (entrambi sopra i trentuno milioni di suffragi ma con il primo comunque in vantaggio).

Per conseguenza, Nixon sarà un ‘presidente di minoranza’ essendogli avversi più elettori di quanti gli risultino favorevoli.

Non che fosse accadimento nuovo o raro.

In precedenza, ‘presidenti di minoranza’, nel senso ora detto, erano stati John Quincy Adams in una elezione davvero particolare, James Polk, Zachary Taylor, James Buchanan, Abraham Lincoln nella tornata del 1860, Benjamin Harrison, Grover Cleveland nel 1892, Woodrow Wilson in entrambe le occasioni (1912 e 1916) ed Harry Truman.

Un caso simile a quello del 1968 sopra illustrato si ha poi nel 1992, anno nel quale Bill Clinton strappa lo scranno a George Herbert Bush.

La differenza consiste nel fatto che il terzo candidato Ross Perot, pur raccogliendo il diciannove per cento dei voti popolari, pari a oltre diciannove milioni di suffragi, non conquista neppure uno Stato.

Non incide, pertanto, in termini di grandi elettori.

Noto, infine, il risultato delle elezioni del 2000 con George Walker Bush in carica per quanto votato da un numero inferiore di persone a livello nazionale.

Tutto quanto illustrato, dipende dal sistema elettorale che, brutalmente semplificando, fa arrivare a White House non chi prevalga in termini di suffragi ma chi conquisti Stato per Stato il maggior numero di grandi elettori.

Oggi, un risultato consimile parrebbe profilarsi.

Dipende dai risultati del candidato libertariano Gary Johnson, non in grado certamente di vincere, ma probabilmente destinatario di un notevole numero di voti.

Avremmo, nel caso, sia Hillary, sia Trump a prevalere, un presidente minoritario.

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Cosa si sono detti a Phoenix Loretta Lynch e Bill Clinton?

Luglio 2, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Aeroporto di Phoenix.

Gente che va, gente che viene.

Caso vuole che proprio là si incontrino l’ex presidente Bill Clinton – marito della candidata dem Hillary, non dimentichiamolo – e l’attuale (amministrazione Obama) segretario alla giustizia Loretta Lynch.

I due hanno avuto un colloquio riservato che ha sollevato molte polemiche in tutti gli States. 

Fatto è che ‘pende’ il famoso – ma che i democratici tendono a far dimenticare – caso emailgate che potrebbe portare alla incriminazione di Hillary con conseguenze catastrofiche per la sua campagna elettorale.

Fatto è che il ministro della giustizia ha non poca voce in capitolo.

La stessa Lynch, in una seguente dichiarazione, ha riconosciuto che i cittadini fanno bene ad interrogarsi in proposito, aggiungendo che intende però operare solo seguendo le conclusioni alle quali arriverà l’FBI.

Mah.

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Gary Johnson, “fiscalmente conservatore, socialmente liberal”

Luglio 2, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Il sedici per cento in Iowa, il dieci in North Carolina.

Questi i dati del gradimento del ticket del Libertarian Party Johnson/Weld negli Stati nei quali, al momento, si fanno sondaggi che tengano conto del loro essere in gara.

Perché questo è il problema.

Per quanto Gary Johnson e Bill Weld corrano in tutti i cinquanta Stati, i sondaggisti non li hanno dappertutto (quasi da nessuna parte) inclusi nelle rilevazioni.

Dopo di che, a livello nazionale, gli stessi li danno al dieci/dodici per cento.

Mah.

(Non dimentichiamoci che se arrivassero al quindici dovrebbero essere ammessi ai dibattiti televisivi nazionali in programma dal prossimo 26 settembre).

In una situazione decisamente particolare, con due candidati a dir poco antipatici ai più, per i libertariani si aprono praterie.

Potranno percorrerle se i media – la tv in prima fila, ovviamente – daranno loro voce facendoli conoscere.

Difficile accada.

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Chris Christie vice Trump?

Luglio 1, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Governatore del New Jersey ora in vista della scadenza del secondo mandato, repubblicano moderato (il che va bene considerate le posizioni per non pochi versi estreme di Trump), italoamericano per via di madre, Chris Christie viene oggi indicato dal New York Times come possibile running mate di The Donald.

Da ricordare, quanto al precedente rapporto tra i due, che Christie è stato uno dei sedici contendenti per la nomination sconfitti dal magnate.

Che dopo avere annunciato il 10 febbraio scorso il proprio ritiro dalla corsa in poco tempo si è dichiarato sostenitore del rivale.

Che il tycoon nuovaiorchese ha organizzato non molti giorni appresso una manifestazione, riuscita, dedicata specificamente alla raccolta di fondi per ripianare il deficit economico calato sulle spalle del governatore a seguito dell’insuccesso.

Che Christie è stato preso lungamente in giro per un atteggiamento un po’ troppo servizievole – diciamo così – nei confronti di Trump che lo ha trattato, per parte sua, con forse troppa sufficienza.

Tutto questo detto, la candidatura come vice del Nostro è credibile, peraltro come molto altre.

Vedremo.

Un’ultima annotazione: dovesse mai – Trump faccia tutti i possibili scongiuri – Christie arrivare a White House, insidierebbe seriamente il record di presidente più grasso, record finora saldamente nelle mani di William Taft.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png 0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2016-07-01 00:00:002016-07-01 00:00:00Chris Christie vice Trump?

Gingrich vice? Ma non è un po’ vecchio?

Luglio 1, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Fra le molte cose che in questa campagna elettorale distinguevano il campo dei candidati repubblicani da quello dei candidati democratici una delle più evidenti – e, per non pochi versi, significative – era la differenza d’età.

Anziani i due (O’Malley, ipotetico terzo, è sparito molto presto) dell’asinello.

Giovani la maggior parte dei diciassette dell’elefantino.

Alla fine, i due rimasti in campo sono una sessantottenne che compirà i sessantanove prima delle elezioni e un fresco settantenne.

Non si può certo dire che si tratti di forze fresche!

Adesso, gli staff sono in cerca dei possibili vice, i running mate.

Ed ecco che nelle fila repubblicane, con quello del governatore del New Jersey Chris Christie (che, almeno, è del 1962), si fa il nome di Newt Gingrich.

Una vecchia conoscenza, un oggi settantatreenne che dal 1994 al 1999 è stato presidente della camera e che nel 2012 è stato nettamente sconfitto da Mitt Romney nella corsa interna al GOP per la nomination.

Ora, è vero che l’età non elevata dei candidati non può essere un requisito assoluto, ma portare eventualmente in rampa di successione (Trump è autorizzato a fare tutti gli scongiuri) un signore che all’entrata in carica come vice si avvierebbe al settantaquattresimo genetliaco è forse troppo.

Ok, per la bisogna non guardiamo agli avversari sconfitti dal tycoon, in particolare perché su posizioni chiaramente lontane, a dir poco.

Ma come è possibile che in un partito come il GOP, pieno di giovani, non se ne trovi uno con la carte in regola?

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Obama and Biden for Hillary

Luglio 1, 2016/in Elezioni 2016/da CMDadmin

Charlotte, in North Carolina, e Scranton, in Pennsylvania.

Ecco due appuntamenti pubblici di particolare importanza per Hillary Clinton.

Importanti perché nella prima occasione sarà con lei Barack Obama e nella seconda Joe Biden.

Il presidente e il suo vice intendono con questa partecipazione dimostrare il loro totale appoggio alla ‘presumptive nominee’.

Quali gli effetti?

Vedremo.

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