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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Conseguenze

Aprile 22, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Come più volte sottolineato (e capiterà di farlo ancora e ancora), davvero differenti le valutazioni tra democratici e repubblicani in tutti i campi.
È stato chiesto nel weekend appena trascorso (da Scott Rasmussen) quali le maggiori preoccupazioni per il futuro, quali le paventate conseguenze della epidemia in atto.
Ebbene, il sessantasei per cento dei repubblicani è preoccupato dalle probabili se non certe difficoltà economiche, mentre il sessantasette per cento dei democratici da quelle relative alla salute.
Ovviamente, una risposta secca su un tema cotale esclude la possibilità di articolare il pensiero e mostra per questo una divaricazione maggiore del vero.
Ma è molto interessante.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-04-22 18:25:312020-04-22 18:25:31Conseguenze

Reagan a proposito dell’età dei Presidenti

Aprile 22, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Molto si discute a proposito dell’età dei candidati alla Presidenza 2020.
Ritiratosi Bernie Sanders – nato tre mesi prima dell’attacco giapponese a Pearl Harbor! – restano in corsa il democratico Joe Biden, che compirà i settantotto anni poco dopo il voto novembrino, e il giovanotto (è ‘solo’ del 1946) Donald Trump.
Nel tempo, sul tema età dei Presidenti, ebbe a che dire – aveva i suoi anni – Ronald Reagan.
Famosa la sua battuta nel confronto televisivo in data 1984 con Walter Mondale (che aveva oltre diciassette anni di meno):
“Non intendo approfittare della giovanile inesperienza del mio oppositore!”
Sottile e fantastica la seguente:
“Thomas Jefferson una volta ebbe a dire ‘Non dovremmo mai giudicare un Presidente per la sua età ma solo per il suo operato’.
È da quando me lo ha detto che ho smesso di preoccuparmi!”

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-04-22 13:48:362020-04-22 13:48:36Reagan a proposito dell’età dei Presidenti

La ripresa economica? Veloce, lenta, non so…

Aprile 22, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Il trentaquattro per cento degli intervistati (da Scott Rasmussen) pensa che la ripresa economica sarà veloce.
Il quarantacinque ritiene che invece sarà lenta.
Il ventuno non sa dare una risposta.
Come sempre, differenti le posizioni se si guarda ai due schieramenti politici.
Tra i repubblicani, il quarantotto per cento è ottimista e il trentaquattro no.
Tra i democratici, al contrario, il cinquantasei è pessimista e il ventiquattro no.
Tra gli indipendenti (le indagini sono fatte tra gli iscritti alle liste elettorali per dividere gli intervistati secondo le appartenenze), quarantatre a trentatre per quanti vedono nero.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-04-22 09:52:062020-04-22 09:52:06La ripresa economica? Veloce, lenta, non so…

La difficile posizione di Donald Trump

Aprile 21, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Non è questione di repubblicano o democratico.
Nella situazione data, a pandemia imperante, è questione di dover governare o no.
Di dover prendere decisioni e andare incontro a risultati in ogni caso discutibili e a critiche o no.
E chi governa è Donald Trump.
È il Presidente e deve affrontare un compito che prima di lui nessun altro Capo dello Stato USA ha mai affrontato.
E fra quanti giudicano, ovviamente, Joe Biden è in prima fila, da candidato d’opposizione quale è.
Tempi difficili per il tycoon che i sondaggi danno in calo di popolarità.
Il 3 novembre è comunque lontano e, come più volte occorso (questo sì), gli umori possono cambiare.
In particolare, se la malattia regredisce e l’economia riprende.
Come molte volte ricordato – in momenti effettivamente diversi, è vero – la svolta decisiva può arrivare anche molto vicino alle elezioni.
Vedremo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-04-21 18:44:402020-04-21 18:44:40La difficile posizione di Donald Trump

Quando Andrew Cuomo avrebbe potuto diventare Presidente

Aprile 21, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

19 gennaio del 1999.
Bill Clinton si appresta a tenere il Discorso sullo Stato dell’Unione.
Con lui, di fronte al Congresso in seduta comune, il vice Presidente Al Gore e tutti i suoi ministri.
No.
Non tutti.
Uno tra loro è assente.
Fatto è che dal secondo dopoguerra si è deciso che nei casi in cui – come nella circostanza – il Presidente, il Vice e i componenti il governo siano per necessità riuniti, uno tra loro venga tenuto in una diversa e segreta sede.
Ove, infatti, un attentato eliminasse tutte le alte cariche dello Stato presenti, ad evitare una interruzione nella linea di comando, il sostituto entrerebbe in carica occupando lo scranno presidenziale.
Il ministro che viene in questo modo salvaguardato è definito ‘il sopravvissuto designato’ (‘designated survivor’).
Ebbene, nel giorno sopra indicato, il ‘survivor’ prescelto era Andrew Cuomo, allora Segretario della Casa e dello Sviluppo Urbano nel governo Clinton.
Fossero saltati per aria Bill, Al e compagnia bella…

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-04-21 12:46:252020-04-21 12:46:25Quando Andrew Cuomo avrebbe potuto diventare Presidente

Ipotesi Michelle Obama ‘running mate’. Parliamone

Aprile 21, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Sono cose che vanno decise dopo attentissime valutazioni.
È tra le ipotesi in corso di verifica da ogni punto di vista – e partendo dalla constatazione che la maggior parte degli elettori democratici ne sarebbero felici (ma basterebbe?) – una candidatura di Michelle Obama alla Vice Presidenza al fianco di Joe Biden.
Il “basterebbe” con punto interrogativo messo tra parentesi riguarda l’impatto che una cotale soluzione avrebbe non ovviamente nei Blue States’ (la California, il New York, il Massachusetts per dire) che votano democratico comunque e neppure, evidentemente, nei ‘Red States’ (repubblicani e basta) ma negli ‘Swing States’, dove, di volta in volta, il suffragio può cambiare.
Per cominciare, la discesa in campo della Signora come influirà nella ‘Rust Belt’, sugli elettori che nel 2016 sono passato dalla parte di Trump?
Non potrebbe il chiarissimo richiamo ad una politica – quella del marito – in quella circostanza colà bocciata non ottenere i frutti sperati?
Non conta praticamente nulla sapere che nel Paese la maggioranza la voterebbe.
Abbiamo appena visto che a decidere è la maggioranza a livello dei singoli Stati e qui le cose possono complicarsi oltre misura.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-04-21 11:08:072020-04-21 11:08:07Ipotesi Michelle Obama ‘running mate’. Parliamone

Quando il Sud ha perso il potere di veto per le nomination democratiche

Aprile 20, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

È nel corso della Convention del partito dell’Asino di Chicago del 1932, ad opera dei sostenitori dell’allora Governatore del New York Franklin Delano Roosevelt (in lotta per la nomination con il Cattolico Alfred Smith, già prescelto invano quattro anni prima, e con lo Speaker texano della Camera James Garner) che, essendo il loro uomo in vantaggio ma in una situazione di stallo, si avanzò la proposta, subito respinta, bocciata, di abolire la regola che, dalla prima Convention del 1832 (cento anni avanti), chiedeva per l’investitura una maggioranza qualificata dei due terzi dei delegati (‘two thirds rule’), regola che nel recente passato aveva portato a vere maratone, massime quella del 1924 di centotre votazioni.
Per la storia, l’accordo raggiunto con il predetto Garner (che sarà nel ticket come ‘running mate’), il feroce sostegno di Huey Long (‘the Kingfish’, irruente Senatore ed ex Governatore della Louisiana), e la conversione su F. D. R. di William Biggs McAdoo che portava i voti della California, in vista del quarto ballottaggio risolse il problema.
La soluzione, ancora una volta, con quello sbarramento qualificante dei due terzi, mise in luce la forza condizionante (senza i loro voti non si vinceva) dei delegati degli Stati meridionali, del Sud.
Condizionante altresì – aspetto altrettanto fondamentale – della e nella stesura del programma (‘platform’) del partito che in ogni caso doveva collocare in secondo piano i diritti civili delle minoranze etniche imperando a Meridione il segregazionismo.
La modifica regolamentare venne approvata quattro anni dopo a Philadelphia dalla successiva Convention.
In una situazione nella quale la conferma della candidatura dell’incumbent Franklin Delano Roosevelt e del suo Vice James Garner era assolutamente certa (tanto che avvenne per acclamazione, senza un solo voto contrario, al primo colpo).
Veniva in questo modo fortemente diminuita la forza (un vero e proprio ‘diritto di veto’) delle delegazioni del Meridione e, nel tempo, si sarebbe venuta a creare la possibilità da parte di uno dei candidati di raggiungere la ora cambiata maggioranza (non più qualificata ma assoluta) dei delegati prima della Convention.
Possibilità che, con l’adozione (oggi totale) da parte di sempre più Stati di Caucus e Primarie – a quei tempi poco accettati – diventerà ed è probabilità.
Meno numerose fin quasi a scomparire, quindi, le ‘brokered Conventions’ (nelle quali si vota e intanto si tratta non potendo qualcuno prevalere al primo colpo).
Da sottolineare che il Sud aveva fino ad allora avuto quello che ho definito ‘diritto di veto’ ma che non era mai arrivato a far nominare un proprio esponente (ove si escluda l’elezione del 1860, del tutto anomala dato che il partito democratico si era nella circostanza diviso in ‘Northern’ e ‘Southern Democrats’ e che per questi ultimi si era battuto inutilmente l’ex Vice di James Buchanan John Breckinridge).
Successivamente, non considerando sudista (con grande dispiacere dei Texani che lo annoverano) Dwight Eisenhower – comunque repubblicano – nato nel Texas da genitori in qualche modo di passaggio, il primo Sudista democratico arrivato alla Executive Mansion sarà in realtà Lyndon Johnson (dello ‘Stato della Stella Solitaria’ davvero), incoronato nel 1964 ma già in carica a seguito dell’assassinio di John Kennedy del 22 novembre 1963.
Un percorso accidentato, particolare.
A questo proposito, va ricordato che, come scrive James Hillman nel fondamentale (ad altri fini, ma non solo) ‘Il codice dell’anima’, proprio Franklin Delano Roosevelt – che grandemente apprezzava l’allora giovane Lyndon che considerava l’unico capace di comprendere a fondo la politica – aveva dichiarato di sperare che il primo Sudista in grado di succedergli nel tempo fosse proprio lui (1).
A questo grandissimo (ai fini della politica interna, gigantesco) Presidente gli Stati Uniti debbono riforme in campo dei diritti civili travolgenti lo ‘status quo ante’.
Del tutto inimmaginabile nel 1932/1936 che a tutto ciò si applicasse un Sudista espressione di un partito dalle sue bande conservatore all’estremo e avverso ad ogni innovazione.
Chapeau!

(1) Il sofisticato e culturalmente articolato, a volte fin troppo ai propri fini flessibile F. D. R. e il da tutti ritenuto rozzo e inadeguato ma costantemente ‘vero’ L. J. …
Quando è la capacità connaturale, non le sovrastrutture ma una esigenza interiore, ad unire!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-04-20 12:38:262020-04-20 12:38:26Quando il Sud ha perso il potere di veto per le nomination democratiche

Quando Champ Clark entrò Papa e uscì Cardinale

Aprile 20, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Speaker dal 4 aprile del 1911 di una Camera dei Rappresentanti nella quale operava con grande autorevolezza da tempo in nome e per delega del suo Missouri, Champ Clark arrivò alla Convention democratica del 1912 – in scena a Baltimora a partire dal 25 giugno – potendo contare sul seguito di un notevole numero di delegati.
La competizione lo vedeva opposto in particolare al Governatore del New Jersey Woodrow Wilson.
Susseguendosi i ballottaggi in serie, per ventinove volte di fila Clark si impose sul contendente senza peraltro mai raggiungere la prescritta, all’epoca, maggioranza dei due terzi che gli avrebbe dato la nomination.
Assisteva senza prendere posizione a quella lotta William Jennings Bryan.
Tre volte candidato invano alla Executive Mansion (1896, 1900 e 1908), contava comunque molto dato il seguito che ancora aveva.
Decisiva sarà pertanto – anche se ovviamente non solo – la dichiarazione di appoggio a Wilson che il futuro Segretario di Stato (proprio con Wilson!) farà.
Mano mano, a partire dal 30° ballottaggio, i votanti pro Clark declinano.
È la 46° chiamata quella ‘giusta’ che incorona Wilson e costringe alla resa Clark, entrato nella contesa da Papa e uscito da Cardinale.
Tutto questo affanno.
Tutta questa lotta per affrontare una assai prevedibile sconfitta novembrina potendo certamente contare il Grand Old Party su un numero maggiore di elettori.
Ma, ricordiamolo in ogni momento, le cose cambiano e dal partito repubblicano esce sostanzialmente da indipendente l’ex Presidente Teddy Roosevelt.
Le prospettive in una corsa a tre (il terzo è l’incumbent William Taft) sono diverse e il supposto perdente democratico conquista lo scranno presidenziale.
I giochi della politica.

Ancora una considerazione.
Visto che dipoi Clark, comunque Speaker fino al 1919, sarà un fierissimo oppositore della entrata in guerra nel 1917 degli Stati Uniti, quale sarebbero stati lo svolgimento e la conclusione di quel conflitto in assenza degli Americani?
La storia con i se e con i ma.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-04-20 12:34:552020-04-20 12:34:55Quando Champ Clark entrò Papa e uscì Cardinale

Quando nel 1918 causa Spagnola i lavori del Congresso furono sospesi

Aprile 19, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Fu ai primi di ottobre del 1918 che, imperversante la Spagnola, la Camera dei Rappresentanti si interrogò in merito alla possibile sospensione dei lavori.
Nella seduta del 7 ottobre si arrivò a decidere (all’unisono con il Senato) di riaprire il successivo 4 novembre.
Le Mid Term Elections erano in programma il giorno seguente.
Lo Speaker in carica era Champ Clark.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-04-19 19:34:262020-04-19 19:34:26Quando nel 1918 causa Spagnola i lavori del Congresso furono sospesi

Possibili candidati vice tra i democratici

Aprile 19, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ok, Joe Biden ha detto che sceglierà una donna.
Ciò malgrado, Signore evidentemente incluse, i possibili figuranti nel ruolo del running mate nel ticket dem sono molti.
In ordine alfabetico segnalando che praticamente tutti i candidati alla nomination sconfitti sono ricompresi:
Stacey Abrams
Tommy Baldwin
Cory Booker
Sherrod Brown
Pete Buttigieg
Bob Casey
Julian Castro
Catherine Cortez Mastro
Val Demings
Tammy Duckworth
Kamala Harris
Maggie Hassan
Jahana Hayes
Doug Jones
Laura Kelly
Amy Klobuchar
Keisha Lance Bottoms
Brenda Lawrence
Michelle Lujan Grisham
Gavin Newsom
Susan Rice
Terri Sewell
Jeanne Shaheen
Elizabeth Warren
Gretchen Whitmer
Andrew Yang
Sally Yates.
Ben ventisette differenti personalità!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-04-19 17:03:582020-04-19 17:03:58Possibili candidati vice tra i democratici
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