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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

I repubblicani del Wisconsin hanno (avrebbero?) detto no

Novembre 21, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Peccato!
Come scritto, sarebbe stato (e sarebbe) davvero interessante da ogni punto di vista per uno studioso e analista vedere cosa accadrebbe – politicamente, socialmente e naturalmente di fronte ai diversi gradi dei Tribunali – se davvero qualche Stato governato dai repubblicani ma espressosi infine il 3 novembre elettoralmente per Joe Biden decidesse di non ratificare l’esito sul campo quanto alla nomina dei Grandi Elettori di sua spettanza e procedesse di contro a indicarne altrettanti di fede appunto GOP.
Cosa in estrema ipotesi possibile.
I due leader camerali locali del Wisconsin, convocati alla Casa Bianca per la bisogna non hanno però aderito.
(Tutto quanto andiamo vergando in proposito in verità non è confermato – pur essendo assolutamente verosimile – e si potrebbe anche esprimere con l’uso continuo di “dovrebbe”, “dovrebbero”, “potrebbe”, “potrebbero”).
Ancora come vergato, al 20 novembre (17 giorni dopo le votazioni, la quale cosa va sottolineata a dimostrazione che quest’anno l’andamento del tutto non ha certamente funzionato e che il voto postale assolutamente debordante e a dire poco discutibile – come già si espressero bipartiticamente Jimmy Carter e James Baker III nel lontano 2005 – non rende giustizia alla certezza del suffragio – o si vuole sostenere che vada bene così?), la bellezza di 35 Stati non sono arrivati a concludere le previste procedure.
Adesso, esperiti dove dalle disposizioni statali previsti i riconteggi, esaminati e definiti ulteriori ricorsi, i termini temporali – lo ripetiamo ancora e ancora – sono:
– 8 dicembre, giorno nel quale i nominativi degli Elettori (538) con l’iniziale maiuscola devono essere comunicati
– 14 dicembre, giorno nel quale il Collegio del quale fanno parte deve votare a maggioranza assoluta (minimo pertanto 270) il Presidente
– 6 gennaio 2021, giorno indicato nel quale il nuovo Legislativo ratifica la nomina
– 20 gennaio, ore 12 di Washington, giorno e momento nel quale il nuovo (eventualmente, il rinnovato) Capo dello Stato si insedia e giura.
Allo sfinimento: nel frattempo Joe Biden NON è Presidente restando in carica con tutti i poteri Donald Trump!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-21 12:02:342020-11-21 12:02:34I repubblicani del Wisconsin hanno (avrebbero?) detto no

‘Certificati’ quindici Stati. E quindi?

Novembre 21, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Secondo Ballotpedia, alla data del 20 novembre, sono 15 gli Stati (più il District of Columbia) che hanno ‘certificato’ il risultato delle elezioni del trascorso 3 novembre.
Ovviamente, negli altri 35 ciò non è avvenuto.
Ripetuto fino alla noia che Joe Biden, per quanto tutti (media in testa e in festa) si sbraccino ad affermare il contrario non ha affatto vinto (non bastassero il dettato costituzionale in proposito, il disposto del XII Emendamento, quello dell’altro datato 1933 e le leggi, anche per via dei predetti dati assolutamente parziali), proprio riguardo alle certificazioni sembrano essere in atto da parte della Casa Bianca iniziative clamorose.
I Grandi Elettori dei singoli Stati che poi “il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del mese di dicembre” (nella circostanza il 14) dovranno votare riuniti nel Collegio Elettorale, se non fosse possibile, dati impedimenti e ricorsi, comunicarli secondo esiti di voto popolare certi, verrebbero invece indicati dall’esecutivo locale.
Pertanto il Michigan, il Wisconsin e la Pennsylvania – essendo le locali Amministrazioni controllate da repubblicani – potrebbero (quante ipotesi!) scegliere di ‘sostituire’ i teoricamente eletti dell’Asinello con altrettanti Elefantini.
Sarebbe con questa portata la prima volta ed avremmo sicuramente in merito interventi giudiziari di ogni livello fino con buonissima probabilità a quelli della Corte Suprema.
Più interessante di così?!?!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-21 11:52:172020-11-21 11:52:17‘Certificati’ quindici Stati. E quindi?

La Giustizia negli Stati Uniti: il caso Vance

Novembre 20, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Il Procuratore Distrettuale di Manhattan è un democratico (va specificato nella circostanza senza scordare peraltro che in casi, invero meno frequenti, accade tranquillamente il contrario) e si chiama Cyrus Vance.
Chiunque abbia memoria, ricorda che il Segretario di Stato del Presidente Jimmy Carter aveva lo stesso nome.
Era in effetti il padre.
Non ha nessuna influenza questa circostanza sulle indagini in corso e annunciate avverse a Trump?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-20 11:42:072020-11-20 11:42:07La Giustizia negli Stati Uniti: il caso Vance

La Georgia a Biden

Novembre 20, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Il conteggio manuale ha confermato che i Grandi Elettori della Georgia (16) spettano – spetterebbero – al candidato democratico Joe Biden.
Il Presidente Trump ha la possibilità di chiedere una ulteriore verifica.
La differenza è di all’incirca dodicimila voti.
Si sottolinea il fatto che è dai tempi del primo Bill Clinton (che poi colaggiù perse nel 1996) che lo Stato con capitale Atlanta si esprime a favore dell’esponente GOP in corsa.
Ribadito ancora una volta che Biden – checché affermino i media – probabilmente vincerà ma non ha vinto e che Trump è comunque il Capo dello Stato fino al 20 gennaio a mezzogiorno (valgono la Costituzione, il XII Emendamento e le leggi non i desiderata del New York Times o dell’Associated Press), sarà infine interessante verificare se nella circostanza non si sia sostanzialmente invertito il risultato del 2016 quando Trump si affermò negli Stati allora decisivi per un totale di voti popolari assai contenuto.
Questo malgrado per infiniti mesi i sondaggi drogati abbiano narrato di una elettorale “valanga blu”.

(Ancora una volta: il voto della California è quello che favorendo in modo notevolissimo il democratico di turno ha distorto i due esiti facendo credere e dire agli ignoranti, a quanti ancora a migliaia non comprendono che il sistema elettorale americano trae origine dal e difende il Federalismo, che i democratici contano milioni di suffragi in più, cosa del tutto irrilevante).

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-20 11:40:002020-11-20 11:40:00La Georgia a Biden

Il futuro basandosi sul passato

Novembre 19, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Dalla fine della Guerra Civile, nelle Mid Term Elections seguenti l’elezione di un Presidente, il suo partito ha perso alla House of Representatives terreno in 37 occasioni su 40.
Con una media di 33 scranni di sofferenza.
Non altrettanto al Senato.
Di certo, anche alla Camera Alta retrocede ma in misura minore.
24 volte su 40 in effetti ma con perdite medie del 2,5 per cento.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-19 19:29:072020-11-19 19:29:07Il futuro basandosi sul passato

4000 incarichi, 1200 devono essere ratificati dal Senato!

Novembre 19, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Sarebbero circa 4000 gli incarichi conseguenti il cambio di amministrazione che i democratici devono ricoprire a Washington.
Buona parte dei quali (pressoché 1200) solo a seguito di ratifica da parte del Senato.
Si comprende pertanto ancora una volta (lo sottolineiamo continuamente) quanto il controllo della Camera Alta sia determinante.
I repubblicani confermati in carica sono al momento 50.
I democratici (compresi due indipendenti che aderiscono al loro Caucus) 48.
Il prossimo 5 gennaio in Georgia si svolgeranno le ultime due votazioni.
Basta al Grand Old Party prevalere in uno dei due confronti per mettere in gravi difficoltà un eventuale Governo Biden che per due anni (fino alle Mid Term Elections 2022) dovrebbe contrattare ogni deliberazione anche in campo legislativo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-19 13:30:082020-11-19 13:30:084000 incarichi, 1200 devono essere ratificati dal Senato!

Dell’influsso di Antoine-Henry Jomini sulla Guerra di Secessione

Novembre 19, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Il saggista militare elvetico Jean-Jacques Langendorf, direttore di ricerca presso l’Istituto di Strategia Comparata a Parigi, nel suo “Neutrale contro tutti. La Svizzera nelle Guerre del Novecento”, pubblicato da Edizioni Settecolori, mi portò a scoprire uno specifico interesse dello studioso nei confronti di Antoine-Henry Jomini.
Conoscevo Jomini per via di non poche annotazioni che dell’influsso che aveva avuto sull’andamento nientemeno che della Guerra di Secessione narravano i libri che sull’argomento avevo ai tempi studiato.
Orbene, importantissimo insegnante a West Point per lunghi anni precedenti (per il vero anche durante e dopo) il tremendo conflitto, era Dennis Hart Mahan.
Ingegnere per formazione, teorico di Scienza Militare, fu questi nella prestigiosa Accademia docente di grande peso.
Mahan aveva condotto ampi studi sulle da lui apprezzatissime opere vergate dallo Jomini.
Ammirava in specie i lavori dello stesso sulla Strategia applicata da Alessandro il Grande, Giulio Cesare, Federico II il Grande e Napoleone, con il quale ultimo aveva lavorato prima di passare al servizio dello Zar.
Come necessario, praticamente tutti gli Ufficiali a West Point suoi allievi furono nutriti dei medesimi principi in tema, ripeto, di Strategia (le Tattiche sono adatte ai momenti e non restano valide a lungo).
Conseguenza, nelle davvero intense, e non solo prime, fasi della Guerra Civile (la solita indispensabile avvertenza: devo qui brutalmente semplificare per via dell’intento divulgativo di queste note che altrimenti sarebbero assai assai più corpose), ognuno dei Comandanti – del Nord o del Sud che fossero – conosceva perfettamente le idee e i piani dei contrapposti strateghi.
Di qui una sostanziale situazione di stallo (si combatteva eccome, ma nessuno riusciva a prendere se non per qualche periodo il sopravvento).
Venne infine – davvero sfiancati i Sudisti – in particolare alla guida delle Armate del Nord quell’ubriacone di Ulysses Grant (“Ditemi cosa diavolo beve e mandate lo stesso whisky a tutti”, impartì Abraham Lincoln) capace di dirazzare.
Venne infine a capo della resistenza di Atlanta William Tecumseh Sherman.

Mi torna oggi alla mente tutto questo risalendo per li rami, visto che ho appena ripreso in mano le potenti pagine che dobbiamo ad Alfred Thayer Mahan – figlio forse perfino di maggiore taglia di Hart – sul fondamentale tema del ‘potere marittimo’ nella Storia militare mondiale.
Ne riparleremo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-19 10:41:302020-11-19 10:41:30Dell’influsso di Antoine-Henry Jomini sulla Guerra di Secessione

La ‘certificazione’ Stato per Stato del risultato elettorale

Novembre 19, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Occorre perché i Grandi Elettori spettanti ad uno Stato vengano assegnati che si arrivi secondo le leggi locali alla ‘Certification deadline’, al momento cioè in cui i dati relativi devono essere necessariamente comunicati dall’organo a ciò delegato.
6 sono gli Stati nei quali i conteggi sono obbligatoriamente da chiudere entro una settimana dalle votazioni: il primo nell’occasione a farlo il Delaware, due giorni dopo la chiusura dei seggi.
26, più il District of Columbia, quelli che hanno l’impegno di concludere tra il 10 e il 30 del penultimo mese dell’anno (tra questi, solamente 3 quelli solleciti: Massachusetts, Idaho e Arkansas).
15 hanno la benedetta linea fissata a dicembre.
3 (Hawaii, Rhode Island e Tennessee) non indicano invece termine alcuno.
Resta il fatto che la legge quest’anno prevede che i citati risultati debbano pervenire ufficialmente entro l’8 dicembre all’Ufficio che determina e accerta la composizione del Collegio Elettorale, il cui compito poi, il 14 successivo, è di provvedere alla nomina.
Affermare pertanto come hanno fatto praticamente tutti i media che Joe Biden ha vinto è semplicemente (come ripetiamo) una bugia.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-19 10:36:042020-11-19 10:36:04La ‘certificazione’ Stato per Stato del risultato elettorale

Il voto negli Stati in cui si è votato anche per i Governatorati

Novembre 18, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Sette gli Stati nei quali il capo dell’esecutivo uscente era un repubblicano.
Quattro quelli che vedevano invece sedere su quello scranno un democratico.
Il New Hampshire e il Vermont hanno optato per il candidato GOP benché le Presidenziali colaggiù abbiano visto prevalere Joe Biden.
Nel North Carolina invece è stato confermato un Asinello per quanto lo Stato sia andato a Trump.
Nel Montana il repubblicano che aveva perso quattro anni fa ha vinto.
In generale, non si può certamente sostenere che la candidatura alla Executive Mansion del democratico abbia portato particolari favorevoli esiti.
Nessun ‘Coattail effect’, quindi.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-18 19:38:202020-11-18 19:38:20Il voto negli Stati in cui si è votato anche per i Governatorati

James Madison, messo in minoranza. Per capire i tempi!

Novembre 18, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Difficile tra i ‘Cinquanta Semidei” (parola di Thomas Jefferson) che hanno fondato gli Stati Uniti d’America (salvo le virtù militari) stabilire una graduatoria.
Quanto agli ideali?
Quanto alla preparazione culturale?
Quanto alle capacità più varie messe in opera?
Nel campo politico?
In quello sociale?
In quello giuridico istituzionale?
La Dichiarazione di Indipendenza, la Costituzione, il Bill of Rights, il XII Emendamento che ha corretto il sistema elettorale,
l’azione sostanzialmente creatrice della Corte Suprema, hanno messo in atto tra il 1776 e il 1835 (le date essendo comunque indicative) qualcosa di veramente nuovo ed unico peraltro venuto da lontano.
Non si erano difatti gli immigrati colaggiù portati avendo rifiutato un mondo europeo non più per loro per differenti ragioni accettabile?
Come ebbe a scrivere Margaret Thatcher, contrariamente all’Unione Europea dal fiato corto, una struttura quella americana “di derivazione filosofica”.

Tutto ciò detto, nutro nei confronti di James Madison (del grande pensatore capace di mettere sulla carta le fondamenta dell’America, più che del Presidente dipoi non assistito dalla buona sorte) una specifica considerazione.
Orbene, è suo il cosiddetto ‘Dilemma’ che si sostanzia nella apparentemente ovvia affermazione che in Democrazia la maggioranza deve governare tenendo conto dei desideri delle minoranze.
Orbene ancora, la profonda crisi nella quale da decenni ci troviamo altro non è che il tradimento di questa elementare verità.
Non è più difatti la maggioranza a governare.
Lo fanno le minoranze attraverso una indefessa serie di veri attentati alla Democrazia portati avanti per imporre contro i più (disprezzati in quanto retrogradi conservatori per ciò stesso volgari, perché credenti e come si permettono?) le illuminate istanze progressiste radicali per di più molto chic.
Una situazione che va incancrenendosi alla quale pare impossibile opporsi.
Una situazione che ha portato alla dissoluzione del processo stesso democratico!

Capita a volte che ci si imbatta in una scena letteraria o cinematografica nella quale brillantemente un autore illustri un ‘momento’ con pochi significanti tratti.
Nel caso, mi riferisco a un datato episodio della serie televisiva ‘Ally McBeal’.
Siamo in uno studio legale e gli avvocati stanno esaminando le possibilità di ricorso di un cliente licenziato da un grande magazzino.
Chiede uno di loro:
“È un nero?”
La risposta è “No!”
Chiede ancora:
“È un handicappato?”
La risposta è “No!”
Chiede infine:
“È un gay?
Un lgbtq?”
Ricevuto l’ultimo no, il saggio legale conclude:
“È fregato.
È una persona normale, nessuna legge lo protegge!”
Proprio così.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-18 13:50:562020-11-18 13:50:56James Madison, messo in minoranza. Per capire i tempi!
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