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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

È il momento di parlare di gossip per i media. Che alto livello!

Novembre 18, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Quali le notizie alle quali concedono in queste ore attenzione e spazio i media americani imitati con grande piacere da quelli nostrani?
Il colore dei capelli di Donald Trump.
L’ipotesi non assolutamente suffragata di un divorzio dalla First Lady (fra l’altro certamente mettendola in pessima luce).
Invenzioni varie a proposito di ogni possibile ulteriore sciocchezza.
Il tutto mentre un ignorante oltre ogni dire afferma testualmente in una trasmissione della RAI che “Trump non è più Presidente”!
Fa piacere sapere che la Costituzione e l’Emendamento del 1933 sono stati cancellati da questi poveracci!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-18 09:40:002020-11-18 09:40:00È il momento di parlare di gossip per i media. Che alto livello!

I 73 milioni di Americani per Trump non contano nulla?

Novembre 17, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Dopo quattro anni di campagna condotta contro Donald Trump (è compito della stampa in cotal modo operare? Non dovrebbe innanzi tutto informare?), i media liberal hanno probabilmente ottenuto l’agognata cacciata da White House del tycoon.
V’è da dubitare fortissimamente che a un tale esito – per quanto tutti abbiano teso ad ottenerlo – sarebbe arrivato in una elezione non tanto piagata e piegata dal Covid il partito democratico a febbraio spaccato, diviso, con un Biden trattato come un povero residuato e poi trasformato in un davvero anziano Principe Azzurro.
Ora – il Presidente a parte – non sono da considerare gli oltre 73 milioni di persone che lo hanno votato?
No!
I democratici media non hanno il minimo interesse a capire chi siano e perfino ad accettare che esistano.
Da decenni, ogni vittoria repubblicana è rappresentata come una offesa inaccettabile.
Un vulnus.
Come si permettono di quando in quando di prevalere, volgari brutti sporchi e cattivi quali sono?
Già…

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-17 18:48:022020-11-17 18:48:02I 73 milioni di Americani per Trump non contano nulla?

La situazione USA storicamente confrontando

Novembre 17, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ad oggi e secondo i media (nessun dato finora noto è ufficiale e si parla sostanzialmente di ipotesi), il partito democratico avrebbe prevalso in 24 Stati più il District of Columbia oltre che nella seconda Circoscrizione del Nebraska.
Il repubblicano in 25 oltre che nella seconda Circoscrizione del Maine.
Resterebbe da attribuire la Georgia dove l’esito è “too close to call”.
Joe Biden/Kamala Harris avrebbero pertanto conquistato un totale di 290 Electoral Votes.
Donald Trump/Mike Pence di 232.
Ove a Trump fossero assegnati i 16 Grandi Elettori dello Stato con capitale Atlanta e fosse annullata dalla Corte Suprema l’assegnazione giuridicamente discutibile della Pennsylvania (altri 20 Electoral Votes), potrebbe arrivare ad un totale di 268 membri del Collegio.
Solo nel 1876 il margine (dopo la conclusione di un Compromesso tra le parti) fu più stretta: 185 a 184 (369 allora gli Elettori con l’iniziale maiuscola) per il repubblicano Rutherford Hayes.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-17 13:40:572020-11-17 13:40:57La situazione USA storicamente confrontando

Il voto senatoriale in Georgia. Situazione e prospettive

Novembre 17, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Come sappiamo, al Senato, a partire dal prossimo 3 gennaio, siederanno certamente 50 repubblicani.
48 i democratici, 2 dei quali in verità indipendenti ma facenti capo al Caucus dell’Asinello.
Non sono stati finora nominati i due Laticlavi della Georgia (particolare il caso che siano in concorso entrambi) che vengono ad elezione il 5 gennaio.
Gli elettori dello Stato con capitale Atlanta possono chiedere di essere registrati come tali entro il 7 dicembre.
Possono votare sia per posta, che personalmente in modo anticipato, che nell’urna.
Difficile ad oggi capire – per quel che valgono, i sondaggi non danno indicazioni univoche – chi prevarrà.
Ovviamente, una Amministrazione democratica (se davvero Biden governasse il Chief del consesso sarebbe Kamala Harris e potrebbe votare in caso di parità) sarebbe a cavallo vincendo entrambe le votazioni.
Ai repubblicani basterebbe invece prevalere almeno in una per impedire al partito avverso una sostanziale ‘trifecta’.
Situazione decisamente interessante e comunque decisiva per il primo eventuale biennio di Governo visto che poi, nelle Mid Term Elections fissate al primo martedì dopo il primo lunedì del novembre 2022, saranno in palio ulteriori scranni, ed essendo più numerosi (22 su 34) quelli GOP sarà ulteriormente in difficoltà il partito che fu di Abraham Lincoln!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-17 12:37:342020-11-17 12:37:34Il voto senatoriale in Georgia. Situazione e prospettive

Le richieste dell’ala radicale dem per il Governo Biden

Novembre 17, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Non solo Bernie Sanders.
Come già detto, il Senatore del Vermont ha preso contatto con lo staff del candidato democratico Biden al fine di valutare una sua entrata in un futuro Governo quale Segretario al Lavoro.
Per iniziativa peraltro di una parte non indifferente in specie dei giovani più radicali del partito, altre in aggiunta le richieste:
– Elizabeth Warren Segretario al Tesoro
– Rashida Tlaib alla Casa e allo Sviluppo Urbano
– Barbara Lee Segretario di Stato
– Keith Ellison Attorney General.
Vedremo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-17 12:36:082020-11-17 12:36:08Le richieste dell’ala radicale dem per il Governo Biden

L’inefficienza e l’incapacità dei repubblicani nel controllo dei media

Novembre 17, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

È da lunghissimi anni che il Grand Old Party si dimostra incapace ed inefficiente nella gestione dei rapporti con la stampa e in realtà con media di ogni genere.
(Invero, non così male per quanto riguarda le radio e le trasmittenti locali negli Stati di quella larga porzione del Paese che solo al momento delle votazioni acquista importanza, venendole negata per tutti i quattro anni intermedi ogni valenza politica, sociale e, non sia mai, ideologica, ovviamente spettante invece al New York come alla California laddove la ‘narrazione’ che deve prevalere viene creata ).
Fu già Franklin Delano Roosevelt a intraprendere con intelligenza e specifiche attitudini (sapeva manovrare il mezzo radiofonico magistralmente) prima la ‘conquista’ dei ‘luoghi’ di formazione delle classi culturali adatte e poi dell’informazione stessa
Qualche miglioramento per i repubblicani ai tempi – i Cinquanta – del Generale Dwight Eisenhower per quanto occorra dire che il contendente democratico Adlai Stevenson fosse un significativo intellettuale che trovava sostegno in specie nelle Università e nei circoli culturalmente importanti (cosa che a fronte dell’ex Comandante delle Truppe Alleate non poteva bastare).
Assai capace si era subito dopo Ike dimostrato il giovane cattolico John Kennedy in grado di convincere (si faccia attenzione al periodo storico) una maggioranza di Protestanti a trascurare questa ‘offesa’ che nel 1928 , non poi molti anni prima, era costata a Alfred Smith una amara sconfitta.
Per quanto (dopo il travolgente 1964 di Lyndon Johnson) le maggiori ‘landslides’ siano state repubblicane (1972 con Richard Nixon e 1980/1984 con Ronald Reagan), il clima concernente il difficile rapporto in questione non fece che peggiorare in specie per lo scoppio dello ‘Scandalo Watergate’ che costrinse un Nixon – giustamente fino in fondo indagato dai media – largamente improponibile e legalmente assai poco difendibile, alle dimissioni!
Consolidata la ‘cordata’ liberal – i repubblicani, individualisti quali sono, hanno altresì non poche difficoltà ad unirsi per operare cosa che ai democratici riesce benissimo, arrivando, coprendosi l’un l’altro, a dettare le regole – negli anni di Bill Clinton e vie più nei due contrastatissimi mandati di George Walker Bush (la cui seconda elezione del 2004 è l’unica che abbia visto i repubblicani prendere più suffragi popolari a livello nazionale addirittura dal 1988 – lo stesso G. W. e nel 2016 Donald Trump hanno vinto ‘solo’ nel Collegio dei Grandi Elettori), è praticamente senza rivali (perfino i pochissimi network che dovrebbero appoggiarli spesso si dileguano).
Naturalmente, non sarebbe affatto compito della stampa (deve informare o no?) condurre campagne elettorali a favore di una qualsivoglia parte ma oramai a questo nessuno assolutamente trova da eccepire.
Il limite è stato toccato ovviamente nei quattro anni di mandato di Trump che ha ‘osato’ sconfiggere la predestinata dagli Dei alla Executive Mansion Hillary Clinton.
Come si è permesso questo “volgare individuo” di intromettersi?
Cosa gli è stato risparmiato?
Assolutamente nulla, compresa una serie di inventate accuse concernenti collusioni straniere al fine di vincere, un Impeachment sostenuto a spada tratta che non aveva nessuna possibilità di portare alla perdita dell’incarico ma serviva eccome, una serie di critiche a prescindere…
Il ‘mostro’ pare – malgrado tutto e per quanto così si narri, non sono i giornalisti a decidere – sia sconfitto (ma cosa sarebbe accaduto senza il Covid e nell’ipotesi in cui il voto postale, già criticatissimo dalla Commissione Carter/Baker del 2005 per la mancanza di ogni segretezza e i possibili ‘aggiustamenti’ truffaldini fosse risultato normale?)
Non basta: gli deve essere negata ogni possibilità di ricorso per quanto legalmente possibile.
Perché non scappa subito con la coda tra le gambe?
Tutto ciò detto, è chiaro che il partito repubblicano è non solo da questo punto di vista in vera difficoltà.
D’altra parte, quando dopo la sconfitta del 2008 ad opera di Barack Obama una apposita Commissione GOP fu istituita per guardare al futuro le conclusioni alle quali arrivò furono proposte sotto il titolo “Autopsia”!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-17 11:15:042020-11-17 11:15:04L’inefficienza e l’incapacità dei repubblicani nel controllo dei media

Bernie Sanders Segretario al Lavoro?

Novembre 16, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Il Senatore del Vermont e già due volte candidato ‘socialista’ per la nomination democratica Bernie Sanders ha reso noto di avere avuto contatti con lo staff di Joe Biden al fine di valutare la sua possibile nomina quale Segretario al Lavoro in una futura Amministrazione democratica.
Sanders è nato – occorre pur dirlo – praticamente tre mesi meno un giorno prima dell’attacco da parte giapponese di Pearl Harbor del 7 dicembre 1941.
Con tutto il rispetto, non sarebbe leggermente anziano?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-16 15:31:082020-11-16 15:31:08Bernie Sanders Segretario al Lavoro?

Mitch McConnell, ancora ‘Majority Leader’?

Novembre 16, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Senatore del Kentucky, in carica a seguito delle elezioni del 1984 e pertanto dal 3 gennaio 1985, Mitch McConnell è dal 3 gennaio (i mandati hanno inizio sempre a questa data dell’anno seguente le votazioni) 2015 ‘Majority Leader’ alla Camera Alta.
Considerato – per quanto evidentemente bene accetto alla destra conservatrice – un moderato nell’ambito del Grand Old Party e nella attività parlamentare, è certamente un capacissimo conoscitore e manovratore come dimostrano i veramente numerosi successi conseguiti in Senato, praticamente la gran parte delle volte nelle quali abbia mediato o si sia opposto a proposte di legge o a nomine di particolare significato dell’amministrazione democratica quando in carica.
Particolarmente importante nel 2016 l’opposizione, Costituzione alla mano, alla richiesta di ratifica da parte del Consesso della nomina ad opera di Barack Obama a Giudice della Corte Suprema di Merrick Garland in sostituzione del defunto Antonin Scalia.
È soprattutto con Donald Trump alla Executive Mansion che McConnell è protagonista (in ciascuna occasione vincente) di una stagione di nomine di grande futuro impatto nel Paese.
Ovviamente non dimenticando la vincente strategia messa in atto al momento del giudizio senatoriale nell’Impeachment, tre – lo sanno tutti perché concernenti ancora la Corte – le scelte trumpiane di ‘Justices’ di cultura giuridica conservatrice (l’ultima tra loro, Amy Coney Barrett, ‘originalista’ a tutto tondo nella lettura della Carta e delle Leggi) a portare – ma nulla impedisce fortunatamente e a prescindere da ogni valutazione politica a un Giudice di rappresentarsi operativamente in modo difforme da quanto prevedibile – a sei (su nove, anche se non costantemente il Chief John Roberts è su posizioni definibili repubblicane tout court) la maggioranza.
A ben vedere, però, la grande importanza della vasta impresa GOP in corso e condotta a termine nel quadriennio che ha visto il tycoon a White House e McConnell nel citato ruolo è nell’avere nominato il primo e fatto ratificare il secondo oltre 200 (record assoluto in un solo mandato) Giudici Federali di estrazione conservatrice relativamente giovani che restano il lascito dell’Amministrazione certamente più incidente nella vita non solo giuridica ma sociale della Nazione!
Tutto ciò detto, al fine di valutare cosa succederebbe al per ora ipotetico Governo Biden – a quali compromessi e sconfitte dovrebbe piegarsi – nel caso in cui i repubblicani mantenessero (sono al momento 50 contro 48 e si vota il 5 gennaio in Georgia per i due scranni ancora non assegnati) la maggioranza e McConnell fosse confermato nel ruolo.
Vedremo e constateremo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-16 11:49:152020-11-16 11:49:15Mitch McConnell, ancora ‘Majority Leader’?

2016: dopo Obama i democratici perdono tutte le elezioni!

Novembre 16, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Otto anni “assolutamente eccezionali” di Barack Obama Presidente e – va qui ripetuto guardando ai fatti, ai numeri che non mentono – il partito democratico si è presentato alle elezioni del 2016 ottenendo i seguenti risultati:
– Casa Bianca ai repubblicani
– Maggioranza assoluta alla Camera ai repubblicani
– Maggioranza assoluta al Senato ai repubblicani.
A questi esaltanti esiti vanno aggiunti un numero sostenuto di Governatorati e di maggioranze nelle Assemblee Legislative locali andati al Grand Old Party.
Le domande – al di là della narrazione che dipinge il primo Presidente nero come una vera inattaccabile meraviglia – sono:
“Come è possibile che sia successo?
Come è possibile che non venga detto e scritto?”
Se Obama fosse stato almeno capace di affrontare la crisi della Rust Belt probabilmente Hillary Clinton avrebbe vinto.
Non è lontano dalla verità chi, in nettissima minoranza nei media, sostiene che la clamorosa vittoria di Trump non avrebbe mai potuto esserci senza il ‘grande’ Presidente rappresentato quale “Afroamericano” per ottenere il sostegno dei razzisti (cos’altro sarebbe chi vota per un candidato per il colore della pelle e non per le sue capacità?) e che tale non era né è!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-16 08:48:312020-11-16 08:48:312016: dopo Obama i democratici perdono tutte le elezioni!

Le elezioni postali, strumento da tempo sotto giusta critica

Novembre 16, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Sono sotto critica le elezioni postali negli Stati Uniti da molto prima che delle possibili truffe elettorali parlasse Donald Trump.
Ovviamente, infinitamente più usate causa Covid in questo 2020, erano state oggetto già nel 2005 di esame ad opera di una Commissione bipartitica guidata dall’ex Presidente Jimmy Carter per i democratici e dall’ex Segretario di Stato James Baker III per i repubblicani.
Le conclusioni alle quali era pervenuta la citata Commissione erano negative.
Nessuno poteva (e può) garantire – per cominciare – la correttezza del voto postale come invece possibile ai seggi.
Chi in verità il votante essendo impossibile ogni verifica?
Quanti indotti dai familiari ad esprimersi non secondo le proprie idee e preferenze?
Gli anziani?
Gli handicappati?
I malati gravi?
Uno strumento assolutamente imperfetto da utilizzare con ogni precauzione e in casi particolarissimi invece adottato a cascata.
Chiunque non intenda approfittare di queste evidenti possibilità fraudolente dovrebbe concordare con Carter e Baker a prescindere dalle posizioni partitiche.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-16 08:46:472020-11-16 08:46:47Le elezioni postali, strumento da tempo sotto giusta critica
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