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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Intenzioni di voto tra i democratici

Settembre 20, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Sondaggio condotto in California:

Bernie Sanders è il preferito tra gli elettori democratici di età inferiore ai cinquant’anni e tra gli Ispanici.

Joe Biden lo è tra i bianchi ultra cinquantenni e tra i neri.

Elizabeth Warren sembra non avere molto seguito se non tra i bianchi.

Una differente rilevazione a livello nazionale invece sostiene che la Warren è ‘il secondo miglior candidato’ per il ventuno per cento dei democratici.

Sanders per il sedici.

Buttigieg per il dodici.

Biden per l’undici.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-20 08:58:532019-09-20 08:58:53Intenzioni di voto tra i democratici

Buttigieg spende più di tutti

Settembre 19, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Settimana dal 9 al 15 settembre.

Il riepilogo delle spese sostenute dai diversi candidati alla nomination democratica vede per la prima volta in testa Pete Buttigieg e con una ragguardevole cifra: 433.804 dollari!

Secondo Tom Steyer, 204.016.

Terzo Bernie Sanders, 160.269.

Quarta Elizabeth Warren, 96.480.

Per parte sua, Donald Trump ha investito 219.687 dollari.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-19 21:06:272019-09-19 21:06:27Buttigieg spende più di tutti

Riepilogo quanto alla elezione del Presidente

Settembre 19, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

L’elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America – non lo si ripeterà mai abbastanza – non è ‘diretta’.

Non è cioè conseguente al voto popolare – al quale i Padri Fondatori della Nazione ‘democratica’ per definizione credevano davvero relativamente – se non attraverso la mediazione di opportunamente determinati Delegati Nazionali che vengono chiamati Grandi Elettori.

Si tratta, pertanto, di una elezione appunto ‘mediata’, ‘di secondo grado’.

La nomina degli appena citati Signori, dalle votazioni del 1848, ha luogo ‘il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno corrispondente al bisestile’ (giorno nel quale, scorrettamente ma usualmente, si dice venga eletto il Capo dello Stato).

In seguito, ‘il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del mese di dicembre successivo’, i medesimi Grandi Elettori, formalmente riuniti (in verità, per Delegazione, Stato per Stato, nella capitale dello stesso) nel Collegio che li racchiude, provvedono effettivamente alla nomina salvo il caso che nessuno tra i candidati abbia raggiunto nel consesso la maggioranza assoluta.

Passa, nella espressa ipotesi estrema (si è verificata solo nel 1824), la competenza alla Camera dei Rappresentanti che, dal successivo gennaio, provvederà alla bisogna con uno o più ballottaggi nei quali il voto degli Stati (il Distretto di Columbia non è ammesso) è per Delegazione e vale uno a prescindere dal numero degli abitanti e quindi del voto popolare locale.

Risulta eletto il candidato che ottenga il consenso della maggioranza assoluta degli Stati votanti.

Per la necessaria completezza dell’informazione, anche il candidato Vice Presidente può non arrivare (è accaduto nel 1836) alla – più volte necessariamente citata – maggioranza assoluta dei Delegati Nazionali predetti.

Nell’ipotesi, alla nomina, dal successivo gennaio, provvede il Senato e nella circostanza il voto dei suoi membri è individuale.

I ballottaggi per i quali si è detto vadano conclusi “entro (o dal) successivo gennaio”, ovviamente, devono determinare gli eletti in anticipo rispetto  al 20 dello stesso mese perché appunto a quella data, a mezzogiorno, è fissato l’Insediamento del nuovo, o confermato Presidente.

Fino al 1933 compreso, l’or ora citata incombenza era tenuta il 4 di marzo.

Comunque sia, la definizione della nomina è conseguenza di una deliberazione del Congresso a tal fine convocato,

 

Oggi – a seguito dell’entrata nell’Unione nel 1959 di Alaska ed Hawaii nonché della approvazione dell’Emendamento del 1961 che ha concesso anche al Distretto di Columbia di poter votare per  suoi Delegati al Collegio – i Grandi Elettori sono cinquecentotrentotto.

Pari alla somma di tutte le cinquanta Delegazioni Congressuali (Senatori – al momento cento, essendo due per Stato e cinquanta gli Stati – e Rappresentanti – quattrocentotrentacinque per Legge – con l’aggiunta degli appena ricordati Delegati del Distretto: tre).

Per conseguenza, la maggioranza assoluta è pari a duecentosettanta.

 

Quarantotto dei cinquanta Stati USA piu il Distretto di Columbia nominano i Grandi Elettori di spettanza (pari alla propria Delegazione Congressuale: ancora, ma localmente, Senatori più Rappresentanti) con il ‘Winner takes all method’.

Il candidato cioè che prevale nel singolo Stato in termini di voti popolari (fosse anche di uno soltanto) li aggiunge tutti al proprio carniere.

Il Maine (dal 1972) e il Nebraska (dal 1996), essendo la Legge che regola tale adempimento di competenza statale, hanno adottato un differente e articolato metodo dividendo il loro territorio in circoscrizioni, contando peraltro anche il risultato complessivo.

Per inciso ma fondamentalmente, i Grandi Elettori di spettanza dei singoli Stati sono determinati proporzionalmente al numero degli abitanti quali risultano nel dati raccolti con il decennale (il primo si svolse nel 1790 e il prossimo si avrà nel 2020 essendo sempre in programma negli anni con finale zero) Censimento.

Più numerosi gli abitanti, maggiore o minore proporzionalmente la consistenza dei Rappresentanti.

Per conseguenza, delle citate Delegazioni Nazionali.

Per ulteriore conseguenza, del numero dei Grandi Elettori.

 

Alla scelta del ‘Winner takes all method’ (‘assoluto’ in quanto applicabile anche se il più votato non dovesse raggiungere il cinquanta per cento dei voti popolari espressi, mentre il ‘Winner takes all method’ ‘relativo’, usato in altri ambiti, prevede che l’attribuzione totale avvenga solo quando il vincente superi il citato limite del cinquanta per cento) gli Stati sono arrivati per gradi.

Nelle prime votazioni, difatti, differenti erano i metodi adottati.

Soprattutto, in molte realtà – ad ulteriore prova del fatto che i Padri Fondatori ritenevano che il popolo degli elettori dovesse essere ‘sorvegliato’ – provvedevano alla nomina dei Grandi Elettori i Legislativi locali.

(E d’altra parte non erano in questo modo scelti anche i Senatori fino alla riforma costituzionale in merito del 1913?)

Non possono essere compresi nelle liste degli eligendi Grandi Elettori, che in ogni Stato i partiti presentano, i Congressisti, nazionali o statali che siano, né personalità che, al momento (non in precedenza), ricoprano (o abbiano ricoperto) incarichi pubblici.

 

Sono gli Stati Uniti – incredibilmente non lo si vuole ricordare (si ignora?) – uno Stato federale nel quale (la ragione che ha portato ad attribuire a ciascuno dei componenti due Senatori a prescindere dal numero degli abitanti che invece importa nella dazione dei Rappresentanti) tutti hanno pari dignità.

È per questo che il voto popolare vale solo nella circoscrizione che per i Grandi Elettori coincide con lo Stato (si definisce ‘at large’).

È per questo che non conta (tanto che in cinque circostanze il perdente in suffragi popolari a livello nazionale ha invece vinto) l’elettorato nel Paese intero ma localmente.

Ogniqualvolta – a parte il 1824 con precedenti movimenti politici in scena, è sempre stato il Partito Democratico a prevalere quanto al popolo e a iperdere nel Collegio – accada (nel 2000 e, sanguinosamente, nel 2016), si parla di possibili modifiche del sistema.

(Il riferimento, come visto trattando in precedenza del Maine e del Nebraska, non è al metodo di elezione locale dei Grandi Elettori ma a fare in modo che il candidato più suffragato nel Paese prevalga).

Ora, perché entri comunque in vigore, qualsiasi sia il contenuto, un Emendamento costituzionale (e, ovviamente, necessiterebbe se si volesse intervenire) deve essere approvato a maggioranza qualificata dei due terzi dei presenti dalle Camere e successivamente ratificato dai tre quarti (trentotto!) degli Stati.

(Esiste una differente e mai applicata procedura che prevede l’iniziativa di una parte degli Stati e poi votazioni e ratifica).

Sul tema, semplicemente impossibile questo avvenga.

Perché mai, difatti, un gran numero di Stati ‘minori’ che nella procedura attuale hanno notevole voce dovrebbero rinunciare ad averla?

Devono ‘abdicare’ sostanzialmente consegnando la competenza a California, Texas e New York – i tre più popolosi – e magari alla Florida (il quarto)?

E si tenga inoltre conto dell’ulteriore fatto che i predetti ‘minori’ (quanto alla consistenza della Delegazione dei Grandi Elettori, ripetiamo) sono praticamente tutti repubblicani.

 

Come noto, guardando all’esito delle votazioni relativamente recenti (la ‘colorazione degli Stati non è poi molto datata), i componenti l’Unione che si esprimono frequentemente per i repubblicani sono definiti ‘Red States’, mentre quelli che votano altrettanto di frequente democratico ‘Blue States’.

Quelli non attribuibili perché disposti a cambiare voto secondo occasioni e candidati si chiamano ‘Swing States’ (i cittadini con le stesse caratteristiche ‘Swing Voters’).

La carta geografica USA al termine delle votazioni di novembre si colora pertanto, secondo attribuzione, di rosso, blu o viola (quest’ultimo essendo il tono destinato mano mano a sparire salvo che uno Stato non venga considerato al momento ‘to close to call’).

 

È davvero interessante seguire l’andamento della Storia USA attraverso questo particolare microscopio.

Quando, in quali circostanze, perché gli Stati hanno avuto, aumentato o perso importanza politica?

Lo si vede proprio trattando e approfondendo il tema Grandi Elettori.

 

Alcuni dati di fatto.

A parte George Washington eletto due volte (1788/89 e 1792) all’unanimità e quindi da tutti i Grandi Elettori dell’epoca, solo il James Monroe del 1820 ha ‘rischiato’ un altrettale esito (però, in sede di Collegio, uno degli aventi diritto al voto glielo negò).

In anni a noi più prossimi, due repubblicani hanno vinto ‘a valanga’ in tutti gli Stati meno uno (e tranne il Distretto di Columbia).

Richard Nixon nel 1972 (perse il Massachusetts) e Ronald Reagan (non vinse nel Minnesota).

Dopo di che – la situazione è ‘cristallizzata’ – nelle ultime cinque elezioni (dal 2000 al 2016), trentotto Stati su cinquanta più uno (il benedetto Distretto) quanto ai Delegati Nazionali hanno votato sempre allo stesso modo: ‘rosso’ o ‘blu’ che fosse.

Guardando poi ai record in materia – a parte ancora il Distretto che si esprime dal 1964 (la sua prima partecipazione) per i democratici – il Minnesota è per il partito dell’Asino (simbolo degli stessi dem dai tempi di Andrew Jackson) da undici tornate mentre ben nove altri membri dell’Unione votano per l’Elefante (simbolo repubblicano dal declino dell’Ottocento) addirittura da quattordici Presidenziali.

Sono Alaska, Idaho, North Carolina, North Dakota, Oklahoma, South Carolina, South Dakota, Utah e Wyoming.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-19 10:20:202019-09-19 10:20:20Riepilogo quanto alla elezione del Presidente

Il declino del New York State

Settembre 18, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Sapete, il ‘peso politico’ degli Stati USA si misura in Grandi Elettori.

Più popolato lo Stato (stando ai dati dell’ultimo Censimento) maggiore in proporzione il numero dei Rappresentanti e per conseguenza dei predetti Delagati Nazionali ai quali è riservata la nomina effettiva del Presidente.

È guardando storicamente alla consistenza numerica degli stessi paragonandola agli altri che si comprende e apprezza il suddetto ‘peso’.

Si pensi al New York (non la Grande Mela, lo Stato).

Nel 1932, anno della prima vittoria alle Presidenziali di Franklin Delano Roosevelt, era senza dubbio il più importante e contava addirittura su quarantasette Grandi Elettori.

Era – e rimase fino al 1948 compreso il più popolato.

Poi, quarantacinque dal 1952 al 1960.

Quarantatre nel 1964 e 1968.

Quarantuno dal 1972 al 1980.

Trentasei nel 1984 e nel 1988.

Trentatre nel 1992, nel 1996 e nel 2000.

Trentuno nel 2004 e nel 2008.

Ventinove nel 2012 e nel 2016.

Non più ‘pesante’ come una volta perché sorpassato quanto ad abitanti e conseguenti Rappresentanti (quindi, in tema di Grandi Elettori) dalla California (cinquantacinque) e dal Texas (trentadue).

E la Florida incalza.

Difficile accettare la realtà quando per lunghi, lunghi decenni si è stati il numero Uno.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-18 18:44:302019-09-18 18:44:30Il declino del New York State

Perdere il New York

Settembre 18, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

1888: Grover Cleveland, primo democratico eletto (quattro anni prima) dai tempi di James Buchanan, corre per un secondo mandato.

Il Partito Repubblicano gli oppone un ex Senatore nipote di un più antico Presidente.

Si chiama Benjamin Harrison (William il nonno).

Due le specifiche caratteristiche di questa tornata (definita da Maldwyn Jones “la più corrotta della storia”):

1) Il GOP prevale per Grandi Elettori pur ricevendo a livello nazionale un minor numero di voti popolari.

2) Se Cleveland, già Sindaco di Buffalo e Governatore del New York, non avesse perso il ‘suo’ Stato (trentasei i Grandi Elettori di competenza) per poco più dell’uno per cento dei voti popolari avrebbe vinto.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-18 10:51:112019-09-18 10:51:11Perdere il New York

Il ‘Working Families Party’ appoggia Warren

Settembre 18, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Quattro anni orsono, il ‘Working Families Party’ – una formazione politica minore di sinistra nata a New York a fine Ventesimo Secolo e peraltro abbastanza diffusa – aveva appoggiato nella campagna per la nomination democratica il Senatore Bernie Sanders.

Oggi, ha espresso invece il proprio endorsement a favore di Elizabeth Warren.

Il dichiarato fine è di eliminare dalla corsa l’ex Vice Presidente Joe Biden, le cui posizioni vengono avversate in quanto “troppo moderate”.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-18 09:37:452019-09-18 09:37:45Il ‘Working Families Party’ appoggia Warren

‘Unwinnable States’

Settembre 18, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Vincere tutti gli Stati ed essere quindi eletti Presidenti all’unanimità è possibile?

Ai bei tempi, l’impresa è riuscita in pieno due volte a George Washington (1788/89 e 1792, le prime elezioni) e non appieno (si impose dappertutto ma uno dei Grandi Elettori nel Collegio non lo votò) a James Monroe (nel 1820).

In ‘momenti’ a noi più vicini, Richard Nixon, a caccia del secondo mandato nel 1972, perse esclusivamente il Massachusetts (con l’aggiunta del Distretto di Columbia, che è solo e sempre democratico).

Il medesimo livello fu raggiunto, perdendo il Minnesota (col Distretto), dal Reagan datato 1984.

Entrambi repubblicani, i due.

Nessuno, da allora ad oggi, altrettanto travolgente e impetuoso.

Fatto è che la situazione partitica si è andata assolutamente cristallizzando di recente, tanto che nelle ultime cinque tornate elettorali (2000, 2004, 2008, 2012 e 2016) trentotto Stati hanno votato sempre o democratico o repubblicano.

Così stando le cose, esistendo ‘appartenenze’ intangibili (salvo stravolgimenti non alle viste), i partiti sanno che non tutte le realtà locali, con i relativi Grandi Elettori, sono conquistabili.

Che si deve prendere atto della esistenza di un certo numero di, per l’uno e per l’altro, ‘unwinnable States’.

 

Un esempio concreto:

la California, il più popolato tra gli Stati e per conseguenza il maggiormente dotato quanto a Grandi Elettori (cinquantacinque) vota nelle Presidenziali democratico con maggioranze oceaniche.

È per i repubblicani certamente ‘unwinnable’.

Al punto da rinunciare a fare campagna colà o quasi.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-18 09:36:372019-09-18 09:36:37‘Unwinnable States’

Aprile ‘crudele’ con le Convention

Settembre 17, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

“Aprile è il più crudele dei mesi…”, scrive Thomas Stearns Eliot in ‘Terra desolata’…

È guardando alla Convention democratica del 1860 convocata per decidere il candidato alla Casa Bianca per il successivo 6 novembre che quel mitico verso mi torna alla mente.

I delegati furono difatti riuniti (la Convention di uno dei due partiti egemoni più ‘anticipata’ di sempre, nell’anno guardando al calendario) a Charleston, South Carolina, il 23 di quel benedetto mese.

Al termine di lunghi e segnati giorni di contrapposizioni, il partito dell’Asino prese atto che i fronti Southern e Northern non riuscivano ad arrivare ad un compromesso in materia soprattutto di schiavismo.

Fu così che la Convention d’aprile fallì.

Le parti, staccatesi, tennero poi differenti Congressi a giugno.

I Northern scelsero Stephen Douglas.

I Southern John Breckinridge.

Gli uni e gli altri – avendo in qualche modo spianato la strada al candidato repubblicano -soccombettero dipoi a novembre sconfitti da Abraham Lincoln.

E quel che ne seguì?!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-17 17:24:412019-09-17 17:24:41Aprile ‘crudele’ con le Convention

Troppa grazia…

Settembre 17, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Una scorpacciata di mandati, quelli collezionati da Franklin Delano Roosevelt.

Quattro consecutivi.

L’ultimo iniziato il 20 gennaio 1945.

Ebbene, non sappiamo se per l’eccesso di successo del Presidente del New Deal, il Partito Democratico del quale era espressione riuscirà a vincere di nuovo due (impossibile di più dal 1951) incarichi presidenziali consecutivi solo cinquantadue anni dopo, nel 1996, quando Bill Clinton sarà rieletto.

È per la troppa grazia precedente che Kennedy, Johnson e Carter (diverse le ragioni dato che il primo fu assassinato) non possono nel loro ‘momento’ riproporsi?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-17 16:22:242019-09-17 16:22:24Troppa grazia…

Trentotto su cinquanta

Settembre 17, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Tra il 2000 e il 2016, nel corso quindi delle cinque più recenti elezioni presidenziali, trentotto dei cinquanta Stati USA hanno votato sempre democratico (‘Blue States’) o repubblicano (‘Red States’).

Ove si consideri che il Maine (dal 1972) e il Nebraska (dal 1996), avendo cambiato il sistema quanto alla nomina dei loro Grandi Elettori (non usano più il ‘winner takes all assoluto’ che in qualche modo porta inevitabilmente alla ‘coloritura’ dello Stato stesso) non possono essere davvero considerati in questa rilevazione e che il Distretto di Columbia va invece ricompreso, statisticamente l’appartenenza suindicata riguarda oltre il settantacinque per cento (tre quarti) degli Stati!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-17 16:20:202019-09-17 16:20:20Trentotto su cinquanta
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