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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Un Presidente vincente in un solo Stato

Settembre 17, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Non è che davvero Millard Fillmore – di lui si parla – sia stato eletto Presidente vincendo in un solo Stato.
In realtà, membro del ticket Whig del 1848, da Vice, era subentrato a White House al defunto Zachary Taylor e, giunto a fine mandato, si era messo in disparte.
Arrivati però al 1856, non pochi si ricordarono di lui e il movimento Know Nothing lo scelse come candidato.
Andò decisamente male al Nostro il 4 novembre di quell’anno visto che (eccoci al dunque) prevalse solo nel Maryland e addio sogni di gloria.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-17 16:15:552019-09-17 16:15:55Un Presidente vincente in un solo Stato

I democratici ancora in gara

Settembre 17, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Tre i dibattiti ufficialmente organizzati dal Democratic Electoral Committee in archivio: Miami, Detroit, Houston.

Un quarto già programmato in ottobre.

Numerosissimi ancora i candidati in corsa per la nomination democratica: venti!

Troppi?

E, altra domanda, si trova davvero fra loro colui che l’assemblea dei delegati ufficializzerà?

Se si arrivasse – nessuno avendo conquistato nel corso di Caucus e Primarie la maggioranza – ad una ‘Brokered Convention’ i giochi potrebbero ripartire da zero.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-17 10:44:592019-09-17 10:44:59I democratici ancora in gara

864

Settembre 16, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ad oggi 864 i candidati alla Casa Bianca ufficialmente iscritti al Federal Elections Committee.

A dimostrazione del fatto (per carità, è il sistema elettorale a selezionare) che i partiti USA sono solo due.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-16 18:39:522019-09-16 18:39:52864

Maine e Nebraska non identificabili

Settembre 16, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Lo sapete.

Per l’elezione dei Grandi Elettori si vota con il sistema ‘winner takes all assoluto’.

Il candidato che riceve in uno Stato il maggior numero di voti popolari (anche se in quantità inferiore al cinquanta per cento) guadagna tutti i Delegati Nazionali ai quali lo Stato in questione ha diritto.

Valeva (valeva: le disposizioni in merito derivano da Leggi locali) l’ora vergato assunto fino al 1968 compreso riguardo al Maine e fino al 1992 incluso quanto al Nebraska.

Da allora, divisi in circoscrizioni (due) e in voti comunque statali (ad oggi, in attesa dei risultati del Censimento fissato all’1 aprile 2020 che potrebbe aumentare o diminuire il numero degli erigendi, uno nel Maine e tre nel Nebraska) può capitare – nel Maine proprio nel 2016 – che i Grandi Elettori vengano ‘sparpagliati’ tra i candidati mentre in tutti gli altri Stati non è possibile.

Così stando le cose – per quanto tendenzialmente il Maine propenda per i democratici e il Nebraska per i repubblicani – non è lecito (sarebbe una forzatura) definire il primo ‘Blue’ e il secondo ‘Red’.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-16 17:11:452019-09-16 17:11:45Maine e Nebraska non identificabili

Agli albori di Democratici e Repubblicani

Settembre 16, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Due persone, due personalità diversissime.

Origini e percorsi assolutamente opposti.

 

Aristocratico per nascita (in Massachusetts), nel senso americano del termine, il primo.

Destinato naturalmente alla guida della Nazione e in tale prospettiva educato.

(Non era forse il genitore uno dei Padri della Patria nonché il secondo Capo di Stato dell’Unione?)

Necessariamente quindi laureato ad Harvard, docente universitario, diplomatico di vero successo a livello internazionale, politico di altissimo profilo, Segretario di Stato e in tale ambito autore della cosiddetta ‘Dottrina Monroe’, infine Presidente come suo padre.

John Quincy Adams, questi.

 

Umili le origini (nato in un’area geografica tra North e South Carolina) e travagliato il percorso formativo (ovviamente al confronto decisamente più debole tanto che l’aristocratico arriverà a sostenere un suo celato analfabetismo!) del futuro e in tale veste capacissimo soldato e Generale le cui celebrate vittorie sul campo contro gli inglesi e sui pellerossa furono alla base della decisione di entrare, per quella certamente opposta ma praticabile porta, in politica.

Andrew Jackson, questi.

 

1924, le elezioni presidenziali sono in programma dal 26 ottobre al 2 dicembre.

Duecentosessantuno i Grandi Elettori e per conseguenza centotrentuno la maggioranza assoluta da raggiungere o superare.

Quattro i candidati alla successione di James Monroe che, seguendo la prassi inaugurata da George Washington, ha autonomamente determinato di lasciare l’Executive Mansion il 4 marzo del prossimo 1825.

Tutti appartenenti al dominante (il Federalista, lungamente avverso, è inesorabilmente avviato alla dissoluzione) Partito Democratico Repubblicano voluto in primis da Thomas Jefferson.

Sono

il Segretario di Stato in carica John Quincy Adams,

il Segretario al Tesoro William Crawford,

lo Speaker della Camera dei Rappresentanti Henry Clay,

il Generale Andrew Jackson.

Un vero ‘Parterre de Rois’.

 

Per la prima ed unica volta (per quanto i Whig nel 1836  abbiano dipoi vagheggiato di arrivare allo stesso esito), nessuno dei pretendenti allo scranno ottiene sufficiente consenso e il Collegio dei Grandi Elettori così formato non può determinare l’elezione.

Risultato:

Jackson, primo per voti popolari (oltre il quarantuno per cento) e per Delegati (novantanove),

Adams, secondo (trenta e nove per cento e ottantaquattro Delegati),

Crawford, terzo (undici e due per cento e quarantuno Delegati),

Clay, quarto (tredici per cento e trentasette Delegati).

 

La situazione è prevista è regolata dal XII Emendamento alla Carta Costituzionale.

La competenza quanto alla nomina del Presidente in questo caso passa dal Collegio dei Grandi Elettori alla Camera dei Rappresentanti.

(Nell’ipotesi in cui a non raggiungere la maggioranza assoluta è il candidato alla Vice Presidenza – accadrà nel 1836 – la scelta spetta invece al Senato).

La quale Camera deve votare per Delegazione valendo uno sia il deliberato, per dire, del più popoloso tra gli Stati che quello del più disabitato.

E deve scegliere tra i primi tre in graduatoria.

 

Escluso quindi dal certame Henry Clay, Andrew Jackson ritiene di essere necessariamente e comunque il designato.

Le cose però non vanno affatto così.

Il 9 febbraio del 1825 (si entrava in carica il 4 marzo dell’anno successivo a quello elettorale) il consesso camerale elegge al primo ballottaggio John Quincy Adams.

Tredici Stati lo votano, contro i sette per Jackson e i quattro per Crawford.

Decisivo assolutamente nella temperie lo Speaker Clay che non sopporta il Generale e che manovra per arrivare in porto secondo le proprie preferenze.

Sarà poi lo stesso Clay Segretario di Stato al fianco di J. Q. Adams la qual cosa darà luogo a dissensi e ad accuse varie, in primo luogo da parte dello scioccato Generale convinto di essere stato defraudato.

(Fra l’altro, va ricordato, ai tempi, l’incarico agli Esteri preludeva quasi necessariamente ad una successione presidenziale).

 

È a seguito di tali evenienze, nel bailamme, che il movimento Democratico Repubblicano perde rapidissimamente aderenza.

Nasce ad opera di molti delusi sostenitori dello stesso Jackson il Partito Democratico ancora e del tutto felicemente in essere.

Sarà proprio il Generale a prendersi nella tornata elettorale del 1828 una clamorosa rivincita.

Straordinariamente importante la vittoria in esame perché consente ad una nascente e non ancora convenientemente articolata borghesia di prendere le redini del Governo.

È John Quincy Adams infatti l’ultimo fra gli ‘aristocratici’ a detenere, sia pure tra grandi difficoltà negli anni a White House, le leve del comando.

 

Primo fra gli ex Presidenti a muoversi in tale direzione (lo imiterà per un solo momento venendo subito a morte Andrew Johnson), J. Q. Adams non lascia affatto la politica attiva e siede da eletto alla Camera dei Rappresentanti dal 1831 alla dipartita (1848).

Importante oltre modo l’azione portata nobilmente avanti a favore dell’abolizione dello schiavismo.

Entrato tra i Whig nel 1834 ne influenzò la linea politica specie a questo proposito.

Ancora nel 1839 intervenne davanti alla Corte Suprema sul ‘Caso Amistad’.

Assolutamente certa l’incidenza del suo pensiero e dell’opera svolta sul Partito Repubblicano che sei anni dopo, nel 1854, nascerà e nel 1860, con Abraham Lincoln, conquisterà la Casa Bianca.

 

Da dove parte il confronto ancora oggi in atto tra Democratici e Repubblicani.

Ecco.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-16 10:35:082019-09-16 10:35:08Agli albori di Democratici e Repubblicani

Quanti Giudici Supremi ha nominato Washington

Settembre 15, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Divertente (insomma…): il solo Presidente degli Stati Uniti d’America che durante il proprio mandato non abbia nominato neppure un Giudice della Corte Suprema è William Harrison.
E si capisce: entrato in carica il 4 marzo 1841, cadde malato e morì esattamente un mese dopo.
Non ha avuto tempo e modo!
Ovviamente, visto che la Corte cominciò ad operare lui Presidente, il Capo dello Stato che è maggiormente intervenuto in merito è George Washington: quattordici le scelte, dodici delle quali ratificate (dal Senato, come dispone la Costituzione).
Non distante dal Padre della Patria – si pensi che è restato in carica per più di dodici anni – Franklin Delano Roosevelt: nove, tutti confermati.
Un record negativo da questo punto di vista (la ratifica) appartiene a John Tyler con nove indicazioni fatte e una sola approvata.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-15 20:57:212019-09-15 20:57:21Quanti Giudici Supremi ha nominato Washington

Travolgere

Settembre 15, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Difficile stravincere la prima volta.
Più semplice la seconda.
Vale in generale questo discorso e, restando alle Presidenziali del dopoguerra, troviamo ampie conferme nel Richard Nixon 1972 e soprattutto nel Ronald Reagan 1984.
Esiste comunque un vincitore capace di creare una ‘valanga’ (si dice così gergalmente) alla prima occasione non avendo poi la possibilità di ripetersi.
Si tratta naturalmente di Lyndon Johnson.
La carta geografica elettorale del 1964 dopo la nomina dei Grandi Elettori è oltremodo impressionante: il blu democratico domina ovunque tranne che in una parte circoscritta del ‘profondo Sud’.
È quella del successore di Kennedy la vittoria più limpida e netta dal mitico 1820 di James Monroe.
Epocale!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-15 16:31:532019-09-15 16:31:53Travolgere

Hamlin, Hannibal

Settembre 15, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Sapete, quelle figure politiche alle quali si dà un peso relativo e che meritano decisamente di più?
Una tra queste, certamente, Hannibal Hamlin.
Originalmente, un democratico sui generis per le posizioni decisamente anti schiaviste pubblicamente assunte, passò al Partito Repubblicano nel 1856.
Governatore, Senatore e qualsiasi altra cosa del suo Maine (è tuttora considerato tra i massimi politici prodotti da quello Stato), fu candidato alla Vice Presidenza con Abraham Lincoln nel 1860.
Per il prestigio ovviamente.
Anche però con l’intenzione di convincere altri democratici su posizioni vicine a compiere il medesimo percorso.
Eletto, non ebbe con Lincoln il migliore dei rapporti.
Nel 1864 – messo in atto dal GOP il marchingegno per il quale Lincoln si presentava come Unionista e con lui doveva correre un Democratico doc – fu sostituito nel ticket da Andrew Johnson.
Primo Vice Presidente repubblicano della storia, pensò dopo quella parentesi ad altro.
Rientrato al Senato nel 1869, vi resterà per due interi mandati.
Se fosse restato accanto a Lincoln gli sarebbe subentrato e…
Con i se e con i ma, dove vogliamo andare?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-15 09:47:132019-09-15 09:47:13Hamlin, Hannibal

Possibili ricorsi legali dei tre sfidanti di Trump

Settembre 14, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Sono tre e non intendono accettare senza ricorrere anche a vie legali la decisione presa da alcuni organi statali GOP a proposito dell’idea di non effettuare l’anno prossimo Caucus o Primarie.
Si tratta di Bill Weld, Joe Walsh e Mark Sanford, che sono scesi in campo per contendere a Trump la nomination repubblicana 2020.
I dati dei principali sondaggi dicono che il Presidente è gradito all’ottantotto per cento degli elettori orientati a votare per la sua parte politica.
È questa la ragione – affermano in South Carolina, Nevada e Kansas (con l’Arizona che sta per decidere altrettanto) – per la quale i delegati alla Convention possono essere scelti dagli organi locali e non dal popolo.
Certo, una serie di battaglie legali condotte a forza di ricorsi non è una bella prospettiva.
Tocca stare a guardare.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-14 11:57:432019-09-14 11:57:43Possibili ricorsi legali dei tre sfidanti di Trump

I ‘momenti’ più significativi nelle Presidenziali USA

Settembre 14, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

A volo d’uccello e dopo avere ricordato che le Presidenziali americane non sono ‘elezioni dirette’ – non si esprimono cioè gli aventi diritto nelle urne per i candidati – ma ‘di secondo grado’, essendo compito dei votanti scegliere i delegati alla bisogna, definiti Grandi Elettori, e riuniti poi in uno specifico Collegio.

 

(Nel testo, i democratici vengono anche chiamati Asinelli e i repubblicani Elefantini con riferimento ai due animali che li rappresentano.

Il Partito Repubblicano è altresì denominato Grand Old Party e l’acronimo GOP ne definisce anche esponenti ed elettori).

 

– Ovviamente, la prima elezione dei Grandi Elettori datata 1788/89 con la successiva nomina all’unanimità da parte del Collegio da loro formato dei primo Presidente degli Stati Uniti d’America George Washington.

– Naturalmente, dato che si trattò di una conferma in carica (dello stesso Washington, ci mancherebbe) e quindi in qualche modo di una indicazione per il futuro, la seconda, del 1792.

Altresì perché ebbe svolgimento in un anno bisestile ragione per la quale (i mandati sono quadriennali) altrettanto accadde e accade per le successive.

– La quarta del 1800, con la seguente entrata in carica di Thomas Jefferson del 4 marzo 1801, in quanto consente al Partito Democratico Repubblicano di arrivare alla dimora presidenziale che occuperà fino al 4 marzo del 1829, record assoluto storico negli States di mantenimento consecutivo della Presidenza da parte di un movimento politico.

– Di specifico interesse la votazione dei Grandi Elettori nel 1824 perché per la prima ed unica volta nessuno dei candidati ottiene la maggioranza degli stessi e la competenza passa alla Camera dei Rappresentanti che provvede votando secondo il disposto costituzionale per Stati.

– Oltremodo importante l’elezione ‘rivoluzionaria’ del 1828 che porta alla Casa Bianca una borghesia in fermento ma ancora in formazione rappresentata da Andrew Jackson allontanando dal potere, in John Quincy Adams, l’ultimo esponente della ‘aristocrazia’ che aveva ideato, voluto e realizzato gli USA.

Nasce di questi tempi e in tale temperie il tuttora operante Partito Democratico.

– È nel 1840 che i Whig (sorti per contrastare le politiche di Jackson) conquistano la Presidenza.

La specifica cospicuità della circostanza si evince considerando che il 4 aprile 1841, dopo un solo mese di teorico governo vista la malattia, il Capo dello Stato William Harrison muore e gli subentra il Vice John Tyler.

Non senza opposizioni e polemiche ma dettando la via da seguire in futuro in altrettali situazioni.

– 1848: per la prima volta si vota per i Grandi Elettori nell’arco di un solo giorno, ‘il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno bisestile’.

In precedenza, i seggi restavano aperti nel Paese per un mese e più.

– È nel 1860 che il da poco (nel 1854) costituito Partito Repubblicano conquista con Abraham Lincoln White House.

Approfitta della spaccatura interna ai democratici che propongono due diversi candidati e perdono.

Conosciamo tutti le conseguenze a proposito della abolizione dello schiavismo e della Secessione della vittoria del primo GOP.

– Sorvolate le ‘strane’ (Lincoln include come Vice nel ticket un democratico per evidenziare che la lotta in atto non è solo repubblicana) votazioni del 1864, eccoci al 1876.

Epocale davvero il fatto che per la prima volta in assoluto il ticket vincente (guidato dal democratico Samuel Tilden)

a livello nazionale per voti popolari perde – si arriverà a decidere così dopo lunghi contrasti – perché il rivale (il GOP Rutherford Hayes) ottiene ciò malgrado un maggior numero di Grandi Elettori.

La situazione si ripeterà nel 1888, nel 2000 e nel 2016 sempre ‘a danno’ degli Asinelli e a favore degli Elefantini.

– 1904: Theodore Roosevelt è arrivato alla Casa Bianca nel settembre 1901 a seguito della morte, conseguente ad un attentato, di William McKinley.

È nel predetto 1904 che decide di candidarsi per ottenere, dopo avere concluso il mandato del predecessore, un proprio quadriennio.

È la prima volta (si verificherà dipoi con Calvin Coolidge, Harry Truman e Lyndon Johnson) che accade che un Vice succeduto mortis causa vinca le elezioni personalmente.

– 1912: i democratici avevano favorito nel 1860 la vittoria repubblicana dividendosi?

Altrettanto fanno nel 1912 i GOP restituendo il favore.

Della dura contrapposizione William Taft/Teddy Roosevelt approfitta Woodrow Wilson.

– 1928: il Partito Democratico presenta per la prima volta quale proprio candidato un cattolico, Alfred Smith.

Un vero bagno di sangue.

1932: in piena Grande Depressione, l’incumbent e ricandidato repubblicano Herbert Hoover viene defenestrato da Franklin Delano Roosevelt che dà il via a un governo personale assolutamente unico (vincerà altre tre volte) restando in carica dal 4 marzo 1933 al 12 aprile 1945, giorno del trapasso.

Record questi due (quattro campagne vincenti e oltre dodici anni di ‘regno’) imbattibili visto che un Emendamento del 1951 pone il limite invalicabile di due elezioni.

– 1960: la prima volta di un cattolico alla Casa Bianca: naturalmente, John Kennedy, tanto i tempi sono cambiati dall’in precedenza ricordato 1928.

– 1968: la ‘New Deal Coalition’ formata nel ‘32 da F. D. R.    ‘tiene’ (malgrado la parentesi Eisenhower) fino al 1968 e trova un vero ‘magic moment’ allorquando Lyndon Johnson, quattro anni prima, stravolge la geopolitica americana conquistando il Nord da sempre ‘pasto’ degli Elefantini.

È nel citato 1968 che, un depresso (la Guerra del Vietnam e l’assassinio di Bob Kennedy) Partito Democratico cede all’incredibilmente redivivo (aveva perso nel 1960) Richard Nixon.

– 1972: è in conseguenza degli accadimenti poi noti come Watergate che Nixon, sotto accusa, si vede costretto (altra eccezionalità) a dare le dimissioni l’8 agosto 1974.

Conseguente, il subentro del Vice Gerald Ford, il solo Presidente arrivato allo scranno senza essere stato eletto neanche come vicario perché in precedenza subentrato al vero Vice Spiro Agnew, anch’egli allontanatosi volontariamente in quanto coinvolto in diversi scandali.

1992: occorre invero attendere le Presidenziali del 1992 perché si  interrompa il lungo ‘momento’ del GOP protrattosi, salvo il quadriennio Carter, dal 20 gennaio 1969 (primo insediamento Nixon) al 20 gennaio 1993 (Giuramento di Bill Clinton).

– Ed eccoci a un’altra eccezionalità.

Tre Presidenti l’uno dopo l’altro eletti una volta e in seguito confermati.

Era accaduto solo nella sequenza Jefferson/Madison/Monroe ma allora si trattava di appartenenti allo stesso partito.

Bill Clinton (1992 e 1996), George Walker Bush (il secondo figlio dopo Quincy Adams di un predecessore – George Herbert Bush – a vincere 2000 e 2004) e Barack Obama (il primo nero e, dopo Kennedy che in quanto cattolico non lo era, il primo non WASP, 2008 e 2012) sono invece alternati da questo punto di vista: democratico, repubblicano, democratico.

2016: memorabile perché per la prima volta (infinite le ‘prime volte’ qui elencate) una donna è candidata a White House con forti possibilità di prevalere: Hillary Rodham Clinton.

Perderà inaspettatamente nei confronti di un vero ‘maverick’ (un vitello non marchiato, senza padrone) quale in verità è quel particolarissimo repubblicano che risponde al nome di Donald Trump.

Sta in effetti il tycoon cambiando la politica americana non solo il partito che rappresenta.

Lo aspettano le urne il 3 novembre 2020.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-14 09:39:222019-09-14 09:39:22I ‘momenti’ più significativi nelle Presidenziali USA
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