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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Niente Primarie repubblicane?

Settembre 6, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Notevoli proteste da parte dei due sfidanti di Donald Trump per la nomination repubblicana Bill Weld e Joe Walsh.

Non accettano le decisioni prese a livello locale dai responsabili GOP di South Carolina, Nevada, Arizona e Kansas che non intendono organizzare le Primarie considerando certa la vittoria nel caso di Trump e inutile pertanto la loro effettuazione.

Weld ha dichiarato:

“Non eleggiamo il Presidente per acclamazione negli USA!”

Walsh ha invece sostenuto che il supposto ampio margine di Trump sui rivali non sarebbe affatto tale.

Vedremo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-06 10:15:442019-09-06 10:15:44Niente Primarie repubblicane?

Minnesota

Settembre 6, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Debutta nelle elezioni presidenziali il Minnesota nel 1860 votando Abraham Lincoln.

Nelle successive sedici circostanze – fino al 1928 compreso – continuerà ininterrottamente ad esprimersi a favore del candidato repubblicano!

(In verità, nel 1912, per il Teddy Roosevelt vanamente impegnato nella riconquista di White House).

Dopo i quattro seguenti voti per Franklin Delano Roosevelt e un quinto a seguire per Harry Truman, un periodo per così dire altalenante.

Infine, dal 1976, undici tornate (compresa quella del 1984 nella quale, in unione solo col Distretto di Columbia, sostenne l’enfant du pays Walter Mondale demolito da Ronald Reagan) tutte favorevoli ai democratici.

L’ultimissima nel 2016 per pochissimo avendo Hillary Clinton sconfitto Donald Trump per poco più di quarantamila suffragi popolari su all’incirca due milioni settecentomila votanti.

Il 3 novembre 2020 – dovendo fare una previsione – con buona probabilità ma non con assoluta certezza, attribuirà lo Stato con capitale Saint Paul i suoi dieci Grandi Elettori al contendente appartenente all’Asinello.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-06 10:14:352019-09-06 10:14:35Minnesota

Adams, John: come candidato

Settembre 6, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

John Adams – unico tra i membri del Partito Federalista ad avere conquistato lo scranno di Capo dello Stato USA – fu candidato nelle elezioni presidenziali in ben quattro occasioni.

Nella tornata che chiamò al voto i cittadini tra fine 1788 e inizio 1789 e nella successiva datata 1792 correndo in effetti per la Vice Presidenza, tutti ben sapendo che la poltrona in palio era riservata al Padre della Patria George Washington.

(Va qui ricordato che fino all’approvazione del XII Emendamento nel 1804 non esisteva il ticket elettorale la qual cosa comportava che il candidato che conquistava il maggior numero di Grandi Elettori diventasse Presidente ed il secondo suo Vice anche se appartenente ad un diverso partito).

Ritiratosi Washington, nel 1796, Adams prevalse su Thomas Jefferson (lui, come detto, Federalista e Jefferson Democratico/Repubblicano) che poi, nel 1800 – dopo un suo unico mandato – lo defenestrerà.

Da segnalare che proprio Adams sarà verso la fine del suo quadriennio il primo inquilino della dimora presidenziale (Executive Mansion, come veniva indicata), in futuro chiamata Casa Bianca.

A parte gli esponenti di movimenti politici minori e quindi mai davvero in grado di vincere la Presidenza, nessuno tante volte in corsa quante John Adams ove si escluda Franklin Delano Roosevelt che riuscirà – lui sì – a vincere in quattro circostanze (parecchi anni dopo: 1932, 1936, 1940, 1944).

Ma questa è un’altra storia.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-06 10:13:322019-09-06 10:13:32Adams, John: come candidato

‘Winner takes all assoluto’, ‘Winner takes all relativo’

Settembre 6, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

1) Winner takes all assoluto

 

Allora, quarantotto Stati USA (Maine e Nebraska esclusi) più il Distretto di Columbia – dal 1848 allorquando si cominciò a votare per la bisogna “il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno bisestile” – scelgono i loro Grandi Elettori con il ‘winner takes all assoluto’.

(Va ripetuto – non solo qui ma all’infinito – che l’elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America non è di primo grado – il popolo non lo vota direttamente – ma di secondo, spettando la nomina, nel Collegio che costituiscono, ai predetti Grandi Elettori “il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del successivo mese di dicembre”, salvo il caso straordinario – avvenne nel 1824 – che nessun candidato raggiunga la maggioranza assoluta nel citato Collegio e l’incombenza passi alla Camera dei Rappresentanti).

Ebbene, il ‘winner takes all assoluto’ prevede che il candidato che in uno Stato ottenga anche un solo voto popolare in più del rivale conquisti tutti (tutti) i Grandi Elettori (come notificati in un apposito elenco) ai quali il medesimo Stato ha diritto.

Ora, dalla votazione del 1964, i pluricitati membri del Collegio sono cinquecentotrentotto (pari alla totalità dei Congressisti – Senatori e Rappresentanti – con l’aggiunta dei tre che spettano al Distretto di Columbia) e pertanto la maggioranza assoluta è fissata a duecentosettanta.

La distribuzione degli stessi è proporzionalmente corrispondente al numero degli abitanti degli Stati (stando ai risultati dei Censimenti che hanno luogo ogni dieci anni quando la finale è zero, il 2020 il prossimo) e ogni delegazione statale è pari al totale dei Congressisti ai quali ha diritto.

La California – di gran lunga il più abitato – ha cinquantacinque Grandi Elettori (avendo due Senatori e cinquantatre Rappresentanti).

All’estremo opposto, tra gli altri, l’Akaska con tre (due Senatori e un solo Rappresentante).

È l’applicazione del ‘winner takes all assoluto’ Stato per Stato che porta a volte (cinque finora) alla vittoria per Grandi Elettori – l’unica che conti – di un candidato invece soccombente per voti popolari a livello nazionale.

Parlando, per meglio capirci, delle elezioni 2016, Hillary Rodham Clinton ha vinto su Donald Trump in California per quasi cinque milioni di voti popolari, conquistando pertanto i cinquantacinque Grandi Elettori che avrebbe ottenuto anche se avesse raccolto solo, per dire, cinquecento suffragi in più.

Donald Trump ha strappato ai democratici il Michigan, il Wisconsin e la Pennsylvania – quarantasei Grandi Elettori complessivamente – per poche migliaia di voti ciascuno.

Accade ultimamente che i votanti per il Partito Democratico aumentino ma negli Stati ‘sbagliati’ – quali   il predetto Golden State – dove elettoralmente non servono.

Ricorrentemente, si parla di mutare il sistema per far prevalere il voto popolare a livello nazionale.

Occorrerebbe un Emendamento costituzionale che per entrare in vigore deve essere approvato dalla maggioranza qualificata dei due rami del Congresso e poi ratificato dai tre quarti degli Stati (praticamente da trentotto su cinquanta).

Impossibile.

 

Nota bene:

il Maine e il Nebraska hanno deciso di usare un diverso sistema dividendo il loro territorio in circoscrizioni.

La competenza in merito è difatti degli Stati e non federale.

 

 

2) ‘Winner takes all relativo’

 

Il ‘Winner takes all relativo’, – non in uso nelle votazioni presidenziali delle quali si è parlato ora – si distingue dall’assoluto perché, ove sia utilizzato, i delegati (serve spesso, anche in alternativa all’altro, in campo repubblicano per l’attribuzione appunto dei delegati alle Convention) sono tutti assegnati al vincitore solo se supera il cinquanta per cento dei suffragi (nell’assoluto basta una maggioranza anche inferiore).

Nel caso in cui il primo classificato non arrivi a tanto i delegati vengono attribuiti in proporzione ai voti ricevuti.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-06 09:56:482019-09-06 09:56:48‘Winner takes all assoluto’, ‘Winner takes all relativo’

Bill de Blasio sull’orlo del ritiro

Settembre 6, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Mai veramente in corsa (tutti i sondaggi lo hanno sempre collocato sul fondo tra i candidati democratici alla nomination 2020), il Sindaco di New York Bill de Blasio ha dichiarato che se non gli dovesse riuscire (difficilissimo) di rispettare i ‘criteria’ per essere ammesso al quarto dibattito televisivo tra i predetti candidati, il giorno 1 ottobre, si ritirerà.

D’altra parte, non è che l’amministrazione della Grande Mela sia una garanzia quanto alla candidatura a White House.

Storicamente, l’unico arrivato in fondo (ma infine sconfitto) fu in tempi lontanissimi DeWitt Clinton.

Perfino Rudolph Giuliani fallì clamorosamente nell’impegno.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-06 08:12:302019-09-06 08:12:30Bill de Blasio sull’orlo del ritiro

Washington, George: non il Generale, il candidato

Settembre 5, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Riluttante.

Cercò davvero di resistere agli inviti sempre più pressanti che arrivavano da ogni parte.

Inviti che non avevano – né avrebbero potuto avere – coloritura partitica alcuna.

Infine, candidato e naturalmente eletto due volte all’unanimità (ci mancherebbe).

Unanimità nel senso che tutti i Grandi Elettori, al momento della votazione in sede di Collegio, si espressero per lui.

La prima volta (non lo ripeteremo mai abbastanza: quella del Presidente USA è una elezione di secondo grado, non diretta), la nomina dei predetti Grandi Elettori avvenne tra la fine del 1788 e l’inizio del 1789.

La seconda tra il 2 novembre e il 5 dicembre 1792.

(Si comincerà a votare per la bisogna in un solo giorno solo dal 1848).

Entrato in carica il 30 aprile 1789, occupò lo scranno presidenziale fino al termine naturale (all’epoca) del quadriennio 1793/1797 e quindi il 4 marzo di quest’ultimo anno.

In una sola circostanza, un altro Presidente ‘rischiò’ di ottenere la medesima unanimità: nel 1820, James Monroe.

Per evitare che ciò accadesse, uno dei Grandi Elettori, in sede collegiale, si espresse per John Quincy Adams.

Si chiamava ovviamente George Washington, il Nostro.

Rifiutando un terzo e assolutamente certo esercizio del potere esecutivo, disse che nessun individuo poteva sostenere per più di otto anni il peso conseguente al mandato.

Bastarono queste parole perché uomini di particolare valore a lui succeduti (Thomas Jefferson, James Madison, il citato Monroe, Andrew Jackson, per dire), adeguandosi, si ritirassero dopo otto anni.

Sarà Franklin Delano Roosevelt a ‘dirazzare’ ottenendo un terzo incarico e vincendo poi in una quarta occasione.

Mal gliene incoglierà, dato che morirà d’infarto poco dopo.

Le parole del Padre della Patria…

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-05 10:22:122019-09-05 10:22:12Washington, George: non il Generale, il candidato

Straw Poll in Minnesota

Settembre 5, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ricordate il Corn Poll condotto pochi giorni fa nell’Iowa?

Primo anche se di poco Joe Biden?

Bene, nel Minnesota hanno organizzato uno ‘Straw poll’, un pubblico sondaggio, che ha dato esiti del tutto diversi.

Ha visto prevalere Elizabeth Warren con addirittura il trentotto per cento delle indicazioni di voto.

La Senatrice del Massachusetts ha sconfitto la collega Amy Klobuchar che giocava in casa e ha perso nettamente (solo il sedici per cento).

Benino Buttigieg.

Malino Sanders.

Male Harris e soprattutto Biden fermo al cinque per cento.

Warren si muove bene un po’ dovunque.

Seguiamola attentamente.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-05 10:20:582019-09-05 10:20:58Straw Poll in Minnesota

Sanders spende di più

Settembre 5, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Settimana dal 26 agosto all’1 settembre.

Chi ha speso ufficialmente di più tra i candidati democratici è Bernie Sanders.

In totale 368.614 dollari.

Staccato il precedente primatista Tom Steyer con appena (per lui, abituato a grosse cifre) 173.456, dollari ovviamente.

Terzo Pete Buttigieg e quarta Kamala Harris.

Per parte sua, Trump ha speso nello stesso periodo poco più di 260.000 dollaroni.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-05 10:19:562019-09-05 10:19:56Sanders spende di più

Come sapeva perdere Henry Clay, nessuno!

Settembre 5, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Uno dei tre potenti (con lui, Daniel Webster e John Calhoun) componenti il ‘Grande Triumvirato’ che dettò per decenni l’agenda delle attività politiche americane nella prima metà dell’Ottocento.

Un Senatore per il Kentucky eletto mille volte (e fra l’altro considerato da una apposita Commissione presieduta da John Kennedy tra i migliori cinque laticlavi della storia).

Un autorevole Speaker della Camera dei Rappresentanti.

Un forte Segretario di Stato.

Un importantissimo Legislatore.

Nel 1814, componente della Delegazione USA a Gand per articolare e concludere il Trattato che poneva fine alla cosiddetta Guerra del 1812.

Tutto questo e ancora di più è stato Henry Clay, infinite volte in corsa per la candidatura alla Casa Bianca e in tre circostanze capace di ottenerla l’investitura.

Salvo poi sempre essere sconfitto al momento decisivo dal rivale di turno.

Nel 1824 con altri pretendenti del Partito Democratico Repubblicano, arrivando quarto.

Nel 1832, contrapposto per i Repubblicani Nazionali a Andrew Jackson e sonoramente battuto.

Nel 1844, da Whig, fu sconfitto dal dark horse democratico James Polk.

Con ogni probabilità, se un quadriennio dopo fosse stato nuovamente proposto, ce l’avrebbe finalmente fatta.

I Whig invece gli preferirono il Generale Zachary Taylor (poi eletto) comandante le truppe americane nella recentissima Guerra col Messico.

Fu allora che Clay sbottò dicendo:

“L’avessi saputo, avrei sparato anch’io a qualche messicano!”

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/renato-balestra.jpg 1416 2128 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-05 10:18:322019-09-05 10:18:32Come sapeva perdere Henry Clay, nessuno!

Il terzo dibattito tra i democratici deve avere ancora luogo e già si parla del quarto

Settembre 4, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Tra le (segnalate) polemiche e le affermazioni di quanti dicono che, ammessi o non ammessi ai dibattiti, andranno comunque avanti, mentre ancora siamo relativamente lontani dal terzo confronto ufficiale in programma il 12 e io 13 prossimi a Houston, il Democratic Electoral Committee informa che il quarto dibattito sarà messo in scena in Ohio il 15 e il 16 ottobre.

Dieci i candidati in regola:

Joe Biden

Cory Booker

Pete Buttigieg

Julian Castro

Kamala Harris

Amy Klobuchar

Beto O’Rourke

Bernie Sanders

Elizabeth Warren

Andrew Yang.

Primo degli esclusi (per un pelo) Tom Steyer, appunto uno dei candidati che ha detto che intende comunque andare fino in fondo, d’accordo o non d’accordo il citato Democratic Electoral Committee.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-04 10:28:522019-09-04 10:28:52Il terzo dibattito tra i democratici deve avere ancora luogo e già si parla del quarto
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