Fondazione Italia Usa
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a LinkedIn
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a TikTok
  • Staff
  • Eventi e news
  • Premio America
  • Elezioni USA
  • Amici della Fondazione
  • Come sostenerci
  • Master
  • Newsletter
  • Stati Uniti d’America
    • L’inno USA
    • Dichiarazione d’indipendenza
    • La costituzione USA
    • I presidenti USA
    • La geografia
    • La mappa degli USA
    • La storia
    • La cultura
    • Le istituzioni
    • L’economia
    • Bandiere
    • Dicono degli USA
  • Italiano
  • Menu Menu

La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Monroe, James

Settembre 9, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ultimo dei ‘Founding Fathers’ arrivati alla Presidenza.

Ultimo Capo dello Stato partecipante alla Rivoluzione.

Già Senatore, Governatore, Ambasciatore, Segretario di Stato e della Guerra.

Legislatore.

Aveva James Monroe – è di lui che si parla – solo un ultimo scalino da superare: arrivare alla Presidenza.

Cosa che fece vincendo le elezioni del 1816.

Iniziate l’1 novembre, le votazioni per la nomina dei Grandi Elettori finirono il 4 dicembre.

Avversario Rufus King (l’ultimo candidato proposto dal Partito Federalista prima della dissoluzione), Senatore per il New York, sconfitto per sedici Stati a tre e per centoottantatre futuri membri del Collegio Elettorale a trentaquattro.

In carica dal 4 marzo 1817, Monroe lascerà solo il 4 marzo 1825 essendo stato protagonista nella tornata del 1820 di una vittoria teoricamente al cento per cento avendo conquistato – tra l’1 novembre e il 6 dicembre – senza opposizione tutti i Grandi Elettori in palio.

Fu – si disse – per evitare che fosse eletto all’unanimità come il Generale George Washington – non poteva essere – che un delegato nazionale espresse in sede di Collegio preferenza per John Quincy Adams, Segretario di Stato e futuro Presidente.

Da notare che nella circostanza solo quindici dei ventiquattro Stati chiamarono al voto il popolo.

Gli altri scelsero i Grandi Elettori attraverso i loro organi legislativi.

Tornando al suffragio per J. Q. Adams, fu espresso da un Grande Elettore del New Hampshire di nome William Plumer, già Senatore e Governatore del suo Stato.

Al di là della ricostruzione da leggenda (evitare l’unanimità) pare si sia così espresso in quanto considerava Monroe invero un mediocre.

L’unico a pensarla così.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-09 20:01:342019-09-09 20:01:34Monroe, James

Mark Sanford contro Trump

Settembre 9, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

E tre!

Mark Sanford, più volte Rappresentante, già Governatore del South Carolina, è il terzo sfidante di Donald Trump per la nomination repubblicana 2020.

Si aggiunge a Bill Weld e a Joe Welsh.

Intende chiedere un confronto con il Presidente per interrogarlo sul suo essere repubblicano.

Comincia ad apparire sempre più discutibile la decisione presa da alcuni GOP locali di non tenere Caucus e Primarie il prossimo anno e di attribuire i propri Grandi Elettori attraverso voti interni che non coinvolgano gli elettori.

Vedremo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-09 20:00:242019-09-09 20:00:24Mark Sanford contro Trump

I Federalisti e i Democratico Repubblicani

Settembre 9, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Nasce il Partito Federalista.

Corre il 1790 e fondatore è il Padre della Patria Alexander Hamilton.

L’idea cardine è quella di concentrare a livello governativo federale poteri che di contro il subito (nel 1791, co fondatori Thomas Jefferson e James Madison, a loro volta Founding Fathers, contrapposto Partito Democratico Repubblicano crede debbano appartenere ai singoli Stati.

Altre, ovviamente, le istanze ma minoritarie.

Lo scontro ideologico si trasforma necessariamente in politico e tra il 1796 e il 1816 in una lotta per la conquista della Presidenza.

È il Federalista a raggiungere per primo la meta visto che proprio nel 1796 John Adams, già Vice Presidente con George Washington per i precedenti due mandati, prevale su Jefferson.

Quattro anni e il risultato è ribaltato e terzo Capo dello Stato USA diventa l’ultimo citato (non senza, ma è un’altra e già narrata storia, un duro faccia a faccia con Aaron Burr, peraltro a sua volta Democratico Repubblicano).

Si avvia abbastanza rapidamente verso il declino il partito di Hamilton e Adams.

Non poco influisce su tale destino il fatto che proprio Hamilton muoia per le conseguenze di un duello nel 1804.

Rivale e suo uccisore nella circostanza il predetto Burr.

Presenterà il Federalist Party nel 1804 e nel 1808 Charles Cotesworth Pinckney perdendo dapprima con lo stesso Jefferson e dipoi con Madison.

Non avendo un proprio esponente in gioco, nel 1812 cercherà di sconfiggere il di nuovo in corsa quarto Presidente appoggiando invano DeWitt Clinton.

Presenterà infine nel 1816 contro James Monroe Rufus King che resta l’ultimo del partito a cercare di sedersi sullo scranno che era stato di George Washington, indipendente e fuori da questi giochi.

Detiene invece il record di vittorie consecutive e di consecutiva permanenza dimora presidenziale il Democratico Repubblicano che mette in fila, uno dopo l’altro, Jefferson, Madison, Monroe per due mandati ciascuno e John Quincy Adams per uno.

Dall’entrata in carica del primo citato il 4 marzo 1801 al 4 marzo 1829, giorno dell’uscita dalla nel frattempo diventata Casa Bianca di John Quincy Adams.

Un federalista continuerà però a pesare moltissimo fino al 1835, anno della morte.

Si tratta di John Marshall, Presidente della Corte Suprema dal 1801, grande ed autorevolissimo cardine della Giustizia e della Giurisprudenza americana.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-09 19:58:542019-09-09 19:58:54I Federalisti e i Democratico Repubblicani

Clinton, DeWitt

Settembre 9, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Allora, lo sapete, non è che essere stati Sindaco di New York porti bene quanto a successive candidature alla Presidenza.

Perfino quanto all’ottenimento della nomination.

L’abbiamo verificato di recente con Rudolph Giuliani.

Lo vediamo oggi seguendo la certamente poco brillante avventura di Bill de Blasio.

Un repubblicano il primo, un democratico il secondo.

A dimostrazione del fatto che non si tratti di una questione partitica.

Unica (e lontana nel tempo) difformità, l’ottimo DeWitt Clinton.

Fra i massimi esponenti Democratico Repubblicani, il Nostro era indubbiamente affezionato alla carica di Major della futura Grande Mela.

Carica che ricoprì tre volte dopo essere stato Senatore e prima di arrivare al Governatorato ad Albany.

Ebbene, nel 1812, opposto al Presidente in carica e in cerca di un secondo mandato, il Padre della Patria e Fondatore James Madison, anch’egli Democratico Repubblicano, sfiorò la vittoria.

Gli sarebbe bastato, infatti, conquistare nella circostanza la Pennsylvania e i suoi venticinque Grandi Elettori per vincere.

Niente da fare, invece.

Da segnalare e sottolineare il fatto, davvero particolare, che nella circostanza fu appoggiato dal Partito Federalista che non aveva proposto un proprio candidato e che per conseguenza viene a volte ricordato erroneamente appunto come federalista.

Fu quel Clinton – nipote di George, a sua volta Vice sia con Jefferson che con Madison e assolutamente non apparentato con Bill – quanto ai destini politici nazionali dei Sindaci nuovaiorchesi, quindi, l’eccezione che conferma la regola.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-09 19:56:552019-09-09 19:56:55Clinton, DeWitt

Madison, James

Settembre 9, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Il più basso (un metro e sessantatre centimetri) tra i Presidenti americani e il più grande tra gli uomini arrivati a governare il Paese.
Tra gli uomini (inimitabile e inarrivabile nel contribuire con idee, scritti – buona parte dei ‘Federalist Papers’ – e atti alla nascita delle Istituzioni – dalla Costituzione al Bill of Rights – che formano le basi sulle quali si regge il sistema USA) e, per le difficoltà incontrate nell’esercizio dei suoi due mandati, non del tutto tra i Capi dello Stato.
Quanto alla sua avventura elettorale presidenziale, affrontò la prima campagna nel 1808, da Segretario di Stato in carica del predecessore e amico (a fianco del quale, come lui virginiano, aveva sempre operato ai tempi scontrandosi da Democratico Repubblicano con Alexander Hamilton) Thomas Jefferson.
Le votazioni, nella circostanza, durarono dal 4 novembre al 7 dicembre e, contrapposto al federalista Charles C. Pinckney, Madison conquistò centoventidue Grandi Elettori e dodici Stati prevalendo nettamente.
Quattro anni dopo, il Paese essendo in conflitto con la Gran Bretagna in quella che fu chiamata Guerra del 1812 (e che in effetti si prolungò fino agli inizi del 1815) sconfisse molto più difficilmente – decisiva la Pennsylvania – un differente rivale federalista, DeWitt Clinton, ottenendo tra il 30 ottobre e il 2 dicembre centoventotto Grandi Elettori contro ottantanove.
È questa la prima volta che una campagna presidenziale ha luogo e svolgimento durante un conflitto bellico.
Da ricordare che, per quanto alla fine il Trattato di Gand abbia confermato lo status quo ante, nei giorni 24 e 25 agosto del 1814, gli inglesi avevano occupato la capitale Washington, costretto il Presidente alla fuga e dato fuoco a diversi edifici tra i quali la stessa dimora ufficiale (che sarà chiamata Casa Bianca definitivamente dopo la conseguente ricostruzione) e il Campidoglio.
Apprezzato dai predecessori John Adams e Thomas Jefferson e vivendo gli USA un momento post guerra positivo, Madison lasciò lo scranno presidenziale nel marzo 1817 dopo due mandati avendo appoggiato nella campagna 1816 James Monroe, suo Segretario di Stato e successore.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-09 19:48:472019-09-09 19:48:47Madison, James

Un necessario ripasso

Settembre 9, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Il mandato presidenziale USA ha la durata di quattro anni.

 

La votazione per la nomina dei Grandi Elettori (dalla tornata 1964 cinquecentotrentotto, divisi Stato per Stato proporzionalmente al numero degli abitanti quali risultino dai Censimenti decennali e comunque pari alla consistenza delle delegazioni congressuali – Senatori più Rappresentanti – degli stessi) che poi eleggeranno nel loro Collegio il Presidente si svolge dal 1848 in un solo giorno, ‘il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre’ dell’anno coincidente con il bisestile (questo perché la seconda ebbe luogo nel 1792, anno appunto bisesto, ed avendo l’incarico la durata indicata…) .

 

L’effettiva elezione – si tratta non di un voto ‘diretto’ da parte dei cittadini ma di uno ‘di secondo grado’, mediato – ha svolgimento ‘il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del successivo mese di dicembre’ a meno che, nessuno avendo raccolto la maggioranza assoluta (duecentosettanta, dal famoso 1964) dei Grandi Elettori, la competenza passi alla Camera dei Rappresentanti, laddove il voto di ogni Stato vale a quel momento uno prescindendo dai ‘criteria’ in precedenza prescritti e, sostanzialmente, dal ‘peso’, in termini di numero, degli abitanti.

 

E’ capitato con particolari conseguenze nel 1824.

 

Lo stesso, ma l’incombenza passa al Senato, dove la preferenza è personale, nell’ipotesi (è occorso nel 1836) che a non raggiungere la prescritta maggioranza sia il candidato Vice.

 

Siamo abituati alla Cerimonia Inaugurale, al Giuramento nelle mani del Presidente della Corte Suprema del neo (o del confermato) Capo dello Stato e all’Insediamento del medesimo in quel di Washington a mezzogiorno del 20 gennaio dell’anno successivo a quello elettorale.

 

In verità fino al 1933 compreso, e con una sola eccezione che subito vedremo, i quadrienni avevano inizio e terminavano il 4 marzo del predetto anno seguente l’elezione.

 

E’ quindi il primo quadriennio di Franklin Delano Roosevelt a risultare più corto del normale (dal citato 4 marzo 1933 al 20 gennaio 1937).

 

Per connessione, va qui ricordato (l’eccezione di cui sopra) che ancora più breve fu il primo mandato – quello che dette il via alla serie – del Padre della Patria George Washington.

 

Insediato il 30 aprile 1789, decadde (per succedere a se stesso) il 4 marzo 1793.

 

Ovvio, che nel caso di subentro, ‘mortis causa’ o a seguito di dimissioni, del Vice Presidente tutto cambi quanto al Giuramento con annessi e connessi che ha luogo quando necessario e spesso lontano dalla Capitale.

 

 

 

Guardando ai record in materia di durata, William Harrison, insediato il 4 marzo 1841, venne a morte (per malattia) esattamente un mese dopo, il 4 marzo 1841.

 

(Per conseguenza, il periodo trascorso alla Casa Bianca – dal 4 aprile 1841 al 4 marzo 1845 – dal suo Vice John Tyler è il più lungo sul ponte di comando di un vicario subentrato).

 

Quello di William Harrison pertanto il mandato più breve, teoricamente (si facciano gli scongiuri) battibile.

 

Decisamente insuperabile invece – visto che un Emendamento costituzionale approvato nel 1951 vieta di essere eletti più di due volte –

 

il primato opposto di Franklin Delano Roosevelt, vittorioso in quattro circostanze (1932, 1936, 1940 e 1944) e restato a White House dal 4 marzo 1933 al 15 aprile 1945, giorno della morte per cause naturali.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-09 09:55:342019-09-09 09:55:34Un necessario ripasso

‘Four term President’

Settembre 9, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Franklin Delano Roosevelt

È il cosiddetto Presidente del New Deal l’unico nella storia che sia stato eletto più di due volte.

Esattamente quattro: nel 1932, nel 1936, nel 1940 e nel 1944 morendo in carica poco dopo il quarto Insediamento.

Ciò non è più possibile a seguito dell’Emendamento costituzionale approvato nel 1951 che consente solo due elezioni.

In poche parole, chi sia stato eletto appunto due volte non può ricandidarsi.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-09 09:54:402019-09-09 09:54:40‘Four term President’

Il particolare ticket repubblicano del 1916

Settembre 9, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ok, lo ricordate.

Nel 1912 – quasi volessero restituire ai democratici un antico favore (dividendosi, nel 1860, avevano gli Asinelli favorito la vittoria di Abraham Lincoln) – i repubblicani si spaccarono e, per quanto i voti popolari raccolti da Teddy Roosevelt e William Taft messi insieme fossero parecchi di più, proprio il democratico Woodrow Wilson aveva conquistato White House.

Forti della presunta consistenza del loro elettorato e dei precedenti, i GOP nel successivo 1916 erano molto ottimisti.

Si spiega così anche il notevole numero di pretendenti alla nomination.

Tra gli altri, l’autorevole Senatore del New York Elihu Root, il suo collega del Massachusetts John Weeks e il Giudice della Corte Suprema Charles Evans Hughes.

Alla fine, nella Convention tenuta in quel di Chicago dal 7 al 10 giugno, fu Hughes il prescelto.

Oltre al prestigio derivante dalla carica, lo fece emergere l’essere uomo moderato e, in quanto fuori dai giochi partitici, non attaccabile per posizioni politiche prese.

Con lui a completare il ticket che tutti ipotizzavano vincente Charles Fairbanks.

Ora, il capocordata Hughes resta il solo Giudice della Corte Suprema che si sia mai candidato per la Casa Bianca per uno dei partiti maggiori mentre il suo Running Mate Fairbanks è l’ultimo ex Vice Presidente (lo era stato con Theodore Roosevelt dal 4 marzo 1905 al 4 marzo 1909) ad essersi riproposto per il medesimo incarico.

Un’accoppiata negli intenti imbattibile e, verrebbe da dire per questo, sconfitta!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-09 09:44:122019-09-09 09:44:12Il particolare ticket repubblicano del 1916

Jefferson, Thomas

Settembre 8, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Difficile anche per un vero e proprio Numero Uno quale era Thomas Jefferson arrivare alla Presidenza.

Un’impresa.

Per cominciare, leader dei Democratici Repubblicani, colui il quale aveva per primo ricoperto l’incarico di Segretario di Stato con George Washington, nelle elezioni del 1796 fu sconfitto davvero di misura – settantuno Grandi Elettori a sessantotto con la maggioranza assoluta fissata a settanta – dal contrapposto leader dei Federalisti (e, nei due mandati ricoperti dallo stesso Washington, Vice) John Adams.

A sua volta Vice Presidente (prima dell’adozione dell’Emendamento del 1804, non essendo previsto il ticket, chi otteneva la vittoria era Capo dello Stato mentre chi arrivava secondo, anche se – come nel caso – apparteneva ad un differente partito, esercitava la funzione vicaria), tornava alla carica nel 1800.

Incredibilmente, per quanto riuscisse a defenestrate Adams, si trovò ad affrontare un inaspettato rivale.

Teoricamente in corsa solo per la Vice Presidenza, Aaron Burr difatti otteneva nella circostanza il suo stesso numero di Grandi Elettori: settantatre.

Conseguente il trasferimento della nomina dal Collegio Elettorale alla Camera dei Rappresentanti.

Conseguente un ballottaggio che si protrarrà fino alla trentaseiesima votazione.

Prevarrà a questo punto il virginiano per il decisivo

appoggio di Alexander Hamilton.

In carica dal 4 marzo 1801, cercherà ed otterrà assai più facilmente un secondo mandato nelle elezioni del 1804.

Centosessantadue a quattordici i Grandi Elettori nell’occasione conquistati.

Arrivato al 1808, seguendo le orali disposizioni washingtoniane in merito al numero massimo (due) dei quadrienni da amministrare, non cercò una terza candidatura.

Talmente forte la sua presa sul partito Democratico Repubblicano e talmente grande la considerazione degli elettori nei suoi confronti che il candidato da lui proposto  – il Segretario di Stato James Madison – ottenne facilmente nomination e Presidenza.

Per la prima volta, un partito politico occupava lo scranno con due differenti suoi esponenti.

Due tra i Padri della Patria, certamente.

 

Da notare il fatto che Jefferson morirà esattamente nel giorno nel quale si celebrava il cinquantesimo anniversario della Dichiarazione di Indipendenza.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-08 09:37:462019-09-08 09:37:46Jefferson, Thomas

I primati negativi di Samuel Tilden

Settembre 8, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Governatore del New York, il democratico Samuel Tilden andò nel 1876 assai vicino all’impresa.

Quale?

Quella di interrompere la serie di vittorie repubblicane.

Serie che aveva avuto inizio nel 1860 con Abraham Lincoln (vincitore anche quattro anni dopo) ed era proseguita con la duplice affermazione (1868 e 1872) di Ulysses Grant.

Perse.

Perse vincendo il voto popolare e non quello dei Grandi Elettori (primo a subire tale bruciante sconfitta in quanto gli accadimenti del 1824 sono diversi).

Perse altresì per l’attribuzione al rivale repubblicano Rutherford Hayes, da parte di una specificamente creata Commissione congressuale, dei voti dei Grandi Elettori di tre Stati (fra i quali la Florida come accadrà nel 2000) in bilico e non assegnati sulla base degli scrutini.

Perse da questo punto di vista per un solo suffragio: cento ottantacinque a cento ottantaquattro.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-09-08 09:30:052019-09-08 09:30:05I primati negativi di Samuel Tilden
Pagina 185 di 254«‹183184185186187›»
Search Search

CHI SIAMO

La Fondazione Italia USA è un’istituzione indipendente, non-profit e non-partisan, nata per testimoniare l’amicizia tra gli italiani e il popolo americano.

CONTATTI

Via V. Veneto 108
00187 Roma, Italia

C.F. 97495210581

info @ italiausa.org

LINK UTILI

Contattaci

© Copyright -Fondazione Italia USA 2026, tutti i diritti riservati.Fondazione Italia USA è un marchio registrato. - powered by Enfold WordPress Theme
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a LinkedIn
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a TikTok
  • Privacy Policy
  • Cookie Policy
  • Art. 1 legge 3/2019
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto