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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

La Corte Suprema prima di Marshall? Cosa di poco conto!

Luglio 10, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Non che sia proprio scappato.

Sarebbe esagerato sostenerlo.

Ma è certo che il Padre Fondatore, il coautore dei Federalist Papers, l’uomo politico di grande peso che risponde al nome di John Jay lasciò tranquillamente la Presidenza della Corte Suprema per diventare Governatore del New York.

Non che la carica con sede ad Albany abbia poco peso.

Ma insomma…

Tutta questa lunga storia per dire che prima dell’avvento di John Marshall alla Presidenza della Corte (la cui riunione inaugurale si era avuta il 2 febbraio 1790) e soprattutto prima che quel grandissimo giurista ne rivelasse le possibilità l’impiego era ritenuto in qualche modo di secondo ordine.

E d’altra parte per George Washington non fu semplice trovare i giudici da affiancare al Jay.

Occorrerà poi che il Presidente John Adams, Federalista e sconfitto dal Repubblicano Democratico Thomas Jefferson nel 1800, sapendo di dover lasciare il 3 marzo 1801, pressappoco un mese prima, nomini un suo compagno di partito – Marshall, appunto – e che questi resti in sella addirittura fino al 1835, impostando l’intera attività giudiziaria e la giurisprudenza USA.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-10 12:26:502019-07-10 12:26:50La Corte Suprema prima di Marshall? Cosa di poco conto!

1788/89: le prime elezioni presidenziali

Luglio 10, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Dieci gli Stati chiamati alle urne dal 15 dicembre 1788 al 10 gennaio 1789 per le elezioni del primo Capo dello Stato USA.

Dieci e non tredici perché a quel mentre il North Carolina e il Rhode Island non avevano ancora ratificato la Carta Costituzionale e il New York non aveva scelto in tempo i propri Grandi Elettori.

Dieci gli Stati e sessantanove i voti elettorali.

Poco meno di quarantaquattromila i votanti.

Eletto alla unanimità il Padre della Patria George Washington, indipendente e sostenuto da tutti i movimenti politici.

Vice uno dei leader del Partito Federalista, John Adams.

Non che fosse stato facile convincere Washington ad assumere un impegno che giustamente riteneva gravoso ma che infine proprio per questo accettò di sostenere.

È questa l’unica volta nella quale si votò anche in un anno dispari.

Il Capo dello Stato si insediò il 30 aprile 1789 a New York due mesi dopo l’inizio dei lavori da parte del Congresso.

Da notare che larga parte del Discorso Inaugurale pronunciato dal Presidente era in effetti stato scritto da James Madison così come, d’altronde, quasi tutto quello in forma di replica del Congresso.

Il Senato risultò formato da venti laticlavi (due per Stato) divisi in tre classi di all’incirca pari numero.

La prima classe scadeva dopo due anni e sarebbe stata rinnovata nel 1790.

La seconda dopo quattro.

La terza dopo sei.

Dopo ancora a seguire essendo comunque il mandato senatoriale pari a sei anni.

La Camera dei Rappresentanti – il cui impegno era biennale – risultò composta da cinquantanove membri.

Cinque Stati scelsero di votare nel dicembre 1788.

Sei (si aggiungeva il New York, escluso solo dalla scelta dei Grandi Elettori) a gennaio 1789.

Fu questo il più corto, temporalmente parlando, dei mandati presidenziali visto che terminò il 3 marzo del 1793.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-10 12:25:132019-07-10 12:25:131788/89: le prime elezioni presidenziali

7/7: General Elections Polls

Luglio 9, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

ABC News/Washington Post ha pubblicato il 7 luglio gli esiti di un sondaggio su base nazionale che propone diverse sfide tra Donald Trump e gli sfidanti democratici.

Nell’ipotesi di un confronto con Biden vede quest’ultimo prevalere di ben dieci punti: cinquantatre a quarantatre per cento.

La Senatrice Kamala Harris prevarrebbe di due punti: quarantotto a quarantasei.

L’uomo del Vermont Bernie Sanders si imporrebbe per una corta incollatura: quarantanove a quarantotto.

Alla pari finirebbe invece la sfida tra il Presidente e la Senatrice Elizabeth Warren così come quella con il Sindaco Pete Buttigieg.

L’ex Vice di Obama a parte, l’attuale inquilino di White House avrebbe le carte per opporsi almeno ad armi pari con tutti gli altri potenziali avversari.

E sappiamo che il vero problema di Biden è quello di sopravvivere nelle primarie alle sfide che gli porteranno i suoi competitori più radicali.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-09 15:02:122019-07-09 15:02:127/7: General Elections Polls

I candidati dell’ultima ora

Luglio 9, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ci si può candidare alla Casa Bianca da indipendenti anche all’ultima ora e avere qualche voce in capitolo?

Qualche voce, non certo la possibilità di vincere?

Nel 2016, Evan McMullin si propose addirittura l’8 agosto, solo dodici settimane prima del voto.

E per qualche tempo sembrò avere la possibilità di sottrarre a Trump i sei Grandi Elettori dello Utah.

Non gli riuscì anche se nello Stato dei Mormoni ottenne un buon risultato.

Ci si può chiedere a cosa potrebbe mai servire vincere in un solo Stato.

A molto se l’esito elettorale vedesse democratici e repubblicani davvero testa a testa.

Potrebbe impedire ad uno dei due candidati principali di arrivare alla maggioranza assoluta.

Ciò comporterebbe lo spostamento della elezione del Presidente dal Collegio Elettorale alla Camera con le notevoli complicazioni del caso.

E se invece dei sei delegati dello Utah un ipotetico terzo dell’ultima ora fosse particolarmente forte in uno Stato che avesse a disposizione un numero superiore di Grandi Elettori?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-09 15:01:212019-07-09 15:01:21I candidati dell’ultima ora

Duecentodue anni sette mesi e dieci giorni per ratificare il XXVII Emendamento!

Luglio 9, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Davvero produttiva in termini di leggi e di Emendamenti approvati l’attività del Primo Congresso USA.

In funzione dai primi giorni del mese di aprile del 1789 fino al 4 marzo del 1791, i due rami del parlamento operarono alacremente.

Fra l’altro, istituendo con la Legge Giudiziaria un sistema gerarchico di Corti Federali alla cui cima era ovviamente la Corte Suprema, unico tribunale esplicitamente previsto dalla Costituzione.

Dodici gli Emendamenti alla Carta sottoposti alla prevista ratifica degli Stati in data 25 settembre 1789.

Dieci tra questi, riguardanti i Diritti individuali e noti come ‘Bill of Rights’, arrivarono velocemente al termine del doveroso iter: il 15 dicembre 1791.

Dieci fra questi abbiamo scritto ma, per quanto siano numerati dall’uno appunto al dieci, non i primi proposti.

Fatto è che due Emendamenti ebbero una diversa odissea.

Il primo (proposto, ripetiamo, non il primo quale lo conosciamo) – che intendeva rapportare il numero dei Rappresentanti ad un numero predeterminato di abitanti (uno ogni trentamila all’inizio e poi uno ogni cinquantamila) – non è mai stato ratificato.

Il secondo Emendamento (ancora: proposto come tale) – che concerne i compensi degli eletti – ha incredibilmente compiuto il proprio iter il 7 maggio 1992 ed è conteggiato quale XXVII.

Duecentodue anni sette mesi e dieci giorni dopo essere stato licenziato dal Primo Congresso!

Fatto è che gli Emendamenti possono o meno contenere in sé una ‘data di scadenza’.

Quelli che la contemplano sono automaticamente eliminati se non ratificati in tempo.

Quelli che non la contengono (parecchi, compreso il primo proposto del quale abbiamo parlato) giacciono in attesa.

https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/renato-balestra.jpg 1416 2128 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-09 12:24:332019-07-09 12:24:33Duecentodue anni sette mesi e dieci giorni per ratificare il XXVII Emendamento!

In morte di Ross Perot

Luglio 9, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Straordinaria l’avventura politica di Ross Perot, il miliardario texano venuto a morte oggi all’età di ottantanove anni.

Straordinaria perché percorsa da assoluto indipendente nel 1992, allorquando, scontento della politica estera interventista – a suo modo di vedere – del Presidente George Herbert Bush si candidò a White House ottenendo quanto al voto popolare una messe eccezionale di voti: il diciannove per cento!

Purtroppo per lui, il consenso non gli permise di vincere nessuno Stato e quindi di raccogliere Grandi Elettori.

Secondo tutte le seguenti analisi, i voti del texano furono nella circostanza sottratti in specie a Bush favorendo pertanto l’affermazione di Bill Clinton.

Abilissimo nei dibattiti televisivi, Perot dovette larga parte del suo successo alle ottime prestazioni nel campo capace come era di scoprire le falle dei rivali e di parlare “pane al pane”.

Riprovò quattro anni dopo scendendo nuovamente in campo.

I risultati furono inferiori seppure significativi (oltre l’otto per cento sempre dei suffragi popolari).

Lo fece alla guida di un suo movimento, il Reform Party, con il quale, a cavallo del 2000 ebbe qualche contatto anche Donald Trump.

Un ottimo ‘sopravvissuto’, mais oui!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-09 12:22:182019-07-09 12:22:18In morte di Ross Perot

Sondaggio favorevole al 47 per cento per Donald Trump

Luglio 8, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

I sondaggi – lo sapete e lo ripeto, in specie se condotti a tale distanza dalle votazioni (fissate al 3 novembre 2020) – sono poco affidabili.

Occorre peraltro prendere nota del fatto che oggi, secondo Washington Post ABC News, Donald Trump ottiene il gradimento del quarantasette (47) per cento degli elettori registrati, cioè che intendono effettivamente votare.

Si tratta per lui del miglior risultato al quale si è arrivati in particolare per il consenso che i più esprimono per la sua politica economica.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-08 15:00:322019-07-08 15:00:32Sondaggio favorevole al 47 per cento per Donald Trump

I molti primati di Martin Van Buren

Luglio 8, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Mille le possibili origini dell’espressione universalmente usata ‘OK’.

Tra le mille, prediligo quella che fa riferimento a Martin Van Buren, ottavo Presidente USA.

Ottavo ma primo tra quanti ricoprirono la carica a quei tempi ad essere nato (il 5 dicembre 1782) dopo la Dichiarazione di Indipendenza.

Dove?

Nel New York, a Kinderhook.

Correndo Martin per la conferma nel 1840 un gruppo di suoi sostenitori lo identificò come ‘Old Kinderhook Boy’, ‘OK Boy’, da cui…

Ciò detto, fu Van Buren l’unico Presidente americano non di madrelingua inglese visto che in famiglia si parlava olandese.

Eletto nel 1836, fu il primo Vice (lo era stato di Andrew Jackson nel secondo mandato) ad arrivare a White House dopo la riforma del 1804 che aveva istituito il ticket.

Fu ancora il primo ex Capo dello Stato USA a cercare, una volta sconfitto (nel 1840), di essere nuovamente eletto (ben due volte, 1844 e 1848, invano).

Volendo, in precedenza era stato anche il Governatore del New York rimasto tale per minor tempo.

Dall’1 gennaio al 12 marzo 1829, quando lasciò l’incarico per diventare da lì a poco Segretario di Stato.

Si aggiunga che per trovare un secondo Vice in grado di vincere la Presidenza immediatamente dopo avere ricoperto il ruolo vicario occorrerà aspettare il 1988 e George Herbert Bush.

Una vita intensa, qui solo accennata.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-08 14:59:382019-07-08 14:59:38I molti primati di Martin Van Buren

1968, a novembre due Vice in lotta per White House

Luglio 8, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Aveva provato nel 1960 Richard Nixon – vicario di Dwight Eisenhower per due quadrienni – a ripercorrere il cammino vittorioso che nel 1836 permise a Martin Van Buren di arrivare alla Casa Bianca da Vice Presidente – di Andrew Jackson – in carica e uscente.

Sconfitto nella circostanza da John Kennedy, sia pure di misura e con qualche rammarico, pareva rientrato nei ranghi.

Si presentava infatti in quel 1968, naturalmente per i repubblicani, “da resuscitato” visto che nel frattempo (nel 1962) aveva altresì fallito la scalata al Governatorato della California.

Si presentava avendo ottenuto la nomination entrando da front runner nella Convention e prevalendo colà su Nelson Rockfeller (che fra i propri collaboratori annoverava Henry Kissinger), su un certo Ronald Reagan, nonché su George Wilken Romney, padre dell’a noi più noto Mitt.

Tra i democratici, ritiratosi dalla gara il Presidente in carica Lyndon Johnson, spenta precocemente la stella del radicale Eugene McCarthy, pur essendo entrato nell’agone con un qualche ritardo, a maggio e ai primi di giugno si era fatto avanti Bob Kennedy.

Vinte le importanti Primarie della California, il destino crudele che si accaniva sui Kennedy, quella sera stessa, lo fulminò.

Assassinato Bob, la campagna democratica esplose.

(Non che in precedenza le cose andassero bene in quei travagliatissimi USA dato che il 4 aprile era stato ucciso Martin Luther King e che la Guerra del Vietnam dilaniava vite e coscienze).

Alla fine, nella Convention dell’asino in quel di Chicago, i delegati scelsero il Vice Presidente in carica (fino al 20 gennaio 1969) Hubert Humphrey.

Per la prima ed unica volta, si confrontarono due Vice, uno ex e l’altro uscente.

Trentadue a tredici (più il Distretto di Columbia) gli Stati per Nixon.

Trecentouno a centonovantuno i Grandi Elettori naturalmente per il GOP.

Non pochi osservatori considerano l’elezione 1968 come uno spartiacque.

Sarebbe in quella circostanza finito l’effetto della ‘New Deal Coalition’ che aveva avuto ampia voce in capitolo negli ultimi trentasei anni, anni nei quali il dominio democratico era stato interrotto solo da Dwight Eisenhower.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-08 14:58:432019-07-08 14:58:431968, a novembre due Vice in lotta per White House

California Electoral Story quanto al numero dei Grandi Elettori

Luglio 7, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Entrata nell’Unione nel 1850 come primo Stato USA sulla costa del Pacifico .

Divisa dal resto del Paese dal quale la separavano un notevole numero di Territori che sarebbero diventati a loro volta membri dell’Unione col trascorrere dei decenni (gli ultimi, Arizona e New Mexico nel 1912), la California, elettoralmente parlando quanto alle presidenziali, esordì nel 1852.

Settantaseimilaottocentodieci i votanti.

Quattro i Grandi Elettori.

Davvero un numero esiguo ove si pensi che in totale, allora, i membri del Collegio Elettorale erano duecentonovantasei.

Una qualche (?!) differenza con la California d’oggi che nel 2016 ha portato alle urne oltre quattordici milioni di elettori e spedito al Collegio che elegge il Capo dello Stato ben cinquantacinque Grandi Elettori (su cinquecentotrentotto).

Lento invero l’incremento nella seconda metà dell’Ottocento, tanto che si dovette attendere il censimento del 1900 (è sulla base delle rilevazioni dei decennali censimenti che si distribuiscono proporzionalmente i Rappresentanti e per conseguenza si definisce il numero dei Grandi Elettori) per accreditare il Golden State di dieci delegati nazionali.

Accade poi che dal 1928 al 1932 si abbia un notevole aumento (lo Stato attrae e promette) e che i delegati arrivino ad essere ventidue.

Dieci di più, poi, nel 1952.

È a questo punto la California alla pari col New York quanto al proprio ‘peso’.

Staccherà tutti già nel 1964 arrivando a quaranta Grandi Elettori e diventando il più appetibile boccone in sede di votazioni per White House.

Col 2004 la situazione è quella ricordata parlando del 2016.

Il futuro?

L’anno prossimo sarà effettuato un nuovo censimento il cui esito influirà sulla distribuzione dei delegati al Collegio.

Vedremo in qual modo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-07 14:56:522019-07-07 14:56:52California Electoral Story quanto al numero dei Grandi Elettori
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