Fondazione Italia Usa
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a LinkedIn
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a TikTok
  • Staff
  • Eventi e news
  • Premio America
  • Elezioni USA
  • Amici della Fondazione
  • Come sostenerci
  • Master
  • Newsletter
  • Stati Uniti d’America
    • L’inno USA
    • Dichiarazione d’indipendenza
    • La costituzione USA
    • I presidenti USA
    • La geografia
    • La mappa degli USA
    • La storia
    • La cultura
    • Le istituzioni
    • L’economia
    • Bandiere
    • Dicono degli USA
  • Italiano
  • Menu Menu

La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

La dimora presidenziale brucia!!!

Luglio 7, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

1814, Washington.

È il 24 agosto e il Presidente USA James Madison si appresta a fare colazione.

È costretto a lasciare la dimora presidenziale in fretta e furia.

Le truppe inglesi sono entrate in città e la stanno mettendo a ferro e fuoco.

Di lì a poco, sarà un Generale britannico a consumare il pasto mattutino destinato al quarto Presidente.

Di lì a poco ancora, l’edificio, così come il Campidoglio, brucerà.

È in corso, da giugno 1812 la dimenticatissima Guerra Anglo Americana meglio conosciuta proprio come Guerra del 1812.

Sarà conclusa ufficialmente il 24 dicembre 1814 con la firma del Trattato di Gand.

In Belgio, a Gent se preferite il fiammingo, una delegazione USA che comprende personaggi davvero eccezionali (da John Quincy Adams ad Albert Gallatin ad Henry Clay, per dire) firmerà una pace che negli Stati Uniti resterà per parecchio tempo ignota (i mezzi di comunicazione erano quelli che erano) tanto che nei primi giorni del gennaio 1815 a New Orleans ci si scontrerà ferocemente in una battaglia che gli americani, guidati da Andrew Jackson, vinceranno.

La dimora presidenziale (Executive Mansion) verrà ricostruita e dipinta di bianco.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-07 14:54:362019-07-07 14:54:36La dimora presidenziale brucia!!!

Quando si parlò della fine del Partito Democratico USA

Luglio 7, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

A partire dal 1860 (vittoria del repubblicano Abraham Lincoln) e fino al 1928 (anno nel quale per White House si confrontavano l’elefantino Herbert Hoover e l’asinello Alfred Smith), il Partito Democratico aveva governato per soli quattro mandati.

Sedici anni su sessantotto!

Poco davvero.

Per di più, nel 1912 aveva sì vinto con Woodrow Wilson ma per la divisione del fronte avverso.

Sommando nell’occasione i voti popolari di Theodore Roosevelt e di William Taft, i repubblicani erano stati comunque assai più numerosi e solo il particolare sistema elettorale aveva permesso all’ex rettore di Princeton di prevalere.

Arrivati che si fu al 6 novembre sera del predetto 1928, vista la disfatta del candidato democratico (quattrocentoquarantaquattro i Grandi Elettori conquistati da Hoover contro gli ottantasette – quasi tutti ‘regionali’ in quando sudisti – del povero nuovaiorchese) e dell’intero partito a livello di Camera e Senato, non pochi osservatori suonarono le campane a morto per i democratici parlando di un loro definitivo declino e prospettando una veloce dissoluzione.

Come per Mark Twain (i giornali ne avevano a suo tempo annunciato la morte e lo scrittore aveva reagito con un telegramma nel quale definiva “prematura” la notizia), ci si sbagliava.

Quattro anni ancora e nel 1932 vincerà il democratico Franklin Delano Roosevelt e saranno i repubblicani a dovere aspettare vent’anni prima di tornare in sella.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-07 14:53:012019-07-07 14:53:01Quando si parlò della fine del Partito Democratico USA

Quando il Vice defenestrò il Presidente

Luglio 7, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Improponibile (se non uscendo dal partito o sfidandolo per la nomination – e sarebbe in entrambi i casi davvero clamoroso) oggi non da oggi che il Vice cerchi di fare le scarpe al titolare, al Presidente.

Possibile invece ed in effetti accaduto nel 1800.

Il quadro:

Capo dello Stato John Adams, che si ripresenta, Vice Thomas Jefferson che gli si oppone.

Per il vero, uno scontro (non un duello essendoci altri contendenti) che avevamo già visto nel 1796 e che si era risolto a favore di Adams come non succederà questa volta.

I nostri – oggi non da oggi è impossibile – appartenevano a due differenti e opposti partiti.

Era l’uscente un federalista.

Era il subentrante un repubblicano/democratico.

Fatto è che fino all’entrata in vigore del XII Emendamento datato 1804,  non esisteva il ticket (l’accoppiata candidato Presidente candidato Vice entrambi dello stesso movimento politico) ragione per la quale il pretendente che otteneva il maggior numero di Grandi Elettori sedeva sullo scranno presidenziale mentre chi si classificava secondo, pur appartenendo eventualmente ad un diverso partito, esercitava la funzione vicaria.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-07 14:52:082019-07-07 14:52:08Quando il Vice defenestrò il Presidente

Tentativi (non riusciti) di ripetere quanto accaduto nel 1824

Luglio 6, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

1824.

Quattro i candidati alla Presidenza.

Esponenti tutti dello stesso partito.

Il Repubblicano/Democratico che dai tempi di Thomas Jefferson occupa l’ambito scranno.

Si vota dal 26 ottobre al 2 dicembre.

Andrew Jackson è il più gettonato a livello popolare e conquista novantanove Grandi Elettori.

John Quincy Adams è secondo e conta su ottantaquattro delegati nazionali.

William Crawford (terzo) ha quarantuno Grandi Elettori ed Henry Clay (quarto) trentasette.

Essendo la maggioranza assoluta fissata a centotrentuno il Collegio Elettorale non può nominare  il Capo dello Stato.

La patata bollente passa così alla Camera dei Rappresentanti.

Contrasti, polemiche, discussioni, accordi e disaccordi e l’8 febbraio 1825 il consesso si pronuncia a favore di Adams.

Origina da questa tormentata vicenda il Partito Democratico che si raccoglie intorno a Jackson

– convinto di essere stato defraudato – e che nel 1828 vincerà le elezioni.

Come altra volta detto, la votazione della Camera in tali circostanze prevede che ogni Stato conti uno.

Non importa più quindi la consistenza della popolazione (che determina il numero dei Grandi Elettori spettanti a ciascun territorio) ragione per la quale l’Alaska (che allora non apparteneva all’Unione e viene presa ad esempio in quanto pochissimo popolata) e la California (altro esempio: all’epoca, ancora messicana e oggi lo Stato più abitato e pertanto con il maggior numero di Grandi Elettori) hanno lo stesso ‘peso’.

Pochi anni trascorrono e nel 1836 il Partito Whig propone a propria volta quattro candidati.

L’intento dichiarato è quello di spezzettare i Grandi Elettori e di impedire al democratico Martin Van Buren di raggiungere la maggioranza assoluta degli stessi spostando l’elezione al consesso dei Rappresentanti dove conta il movimento di prevalere.

L’operazione non va a buon fine.

Van Buren è eletto dai centosettanta delegati nazionali conquistati.

Per inciso, nel successivo 1840, i Whig, cambieranno strategia e presenteranno solo William Harrison vincendo.

Da allora, molte le occasioni nelle quali terzi partiti o candidati indipendenti si sono presentati non ipotizzando di essere eletti ma al fine appunto di spostare la determinazione finale alla Camera.

In circostanze cotali, difatti, potendo contare sull’appoggio di uno o più Stati, è possibile influire sul programma dell’eligendo o sulla composizione del suo Governo.

Questo certamente l’intento per dire dei Populisti di Weaver nel 1892,  di Robert La Follette nel 1924, dei Dixiecrats di Strom Thurmond nel 1948, di George Wallace nel 1968.

Perfino, di Evan McMullin nel 2016.

Come sappiamo, nessuno di questi tentativi è andato a buon fine.

Trovo difficile definire con certezza allo stesso modo l’avventura elettorale nel 1992 (nel 1996 con minore impeto) di Ross Perot.

Arrivò al diciannove per cento del voto popolare e per qualche momento può aver pensato di vincere.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-06 14:51:142019-07-06 14:51:14Tentativi (non riusciti) di ripetere quanto accaduto nel 1824

Dall’Atlantico al Pacifico

Luglio 6, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

1912, martedì 3 novembre.

Per la prima volta votano i quarantotto Stati che formano gli USA continentali.

Guardando cioè la carta geografica non esiste più alcuna interruzione come ancora quattro anni prima quando Arizona e New Mexico restavano semplici Territori senza diritto di voto.

Occorrerà attendere le votazioni del 1960 perché anche Alaska ed Hawaii si aggiungano.

E sarà necessario arrivare al 1964 perché anche il Distretto di Columbia possa eleggere i propri Grandi Elettori.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-06 14:50:112019-07-06 14:50:11Dall’Atlantico al Pacifico

1856/2016: il confronto Repubblicani Democratici

Luglio 5, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Quarantuno i confronti diretti Partito Democratico/Partito Repubblicano USA.

Diciassette – quindi e pertanto, essendo quelle che hanno avuto luogo nel 2016 le cinquantottesime – le votazioni precedenti alla fondazione nel 1854 del Grand Old Party (GOP, il repubblicano) che si propose per White House per la prima volta nel 1856.

In tutte queste occasioni tranne una (nel 1912), per quanto altri movimenti politici abbiano provato a sconfiggerli, i due partiti non solo hanno conquistato la Presidenza ma hanno visto i propri candidati posizionarsi ai primi due posti.

Nel predetto 1912 – caso unico, ripetiamo – si impose il democratico ma secondo non fu il repubblicano visto il successo personale dell’ex Presidente Theodore Roosevelt che, uscito dal GOP, praticamente da indipendente raggiunse la piazza d’onore.

Volendo cavillare, sono anche da ricordare come particolari le tornate 1860 e 1864, vinte dall’elefantino (l’emblema dei repubblicani è un elefante mentre quello dei democratici è un asino) Abraham Lincoln.

Nella prima, al secondo posto in termini di Grandi Elettori si collocò John Breckinridge che faceva riferimento al Southern Democrat Party essendosi i democratici divisi.

Nella seconda, il repubblicano Capo dello Stato uscente – restando naturalmente un GOP – si pose alla guida di un movimento creato per la bisogna (la Guerra di Secessione non era finita) chiamato National Union Party, cambiando il compagno di cordata (vedremo con quali conseguenze).

Diciassette su quarantuno le vittorie dell’asino.

Ventiquattro quindi quelle dell’elefante.

I democratici hanno vinto nel

1856 con James Buchanan

1884 con Grover Cleveland

1892 con Grover Cleveland

1912 con Woodrow Wilson

1916 con Woodrow Wilson

1932 con Franklin Delano Roosevelt

1936 con F. D. Roosevelt

1940 con F. D. Roosevelt

1944 con F. D. Roosevelt

1948 con Harry Truman

1960 con John Kennedy

1964 con Lyndon Johnson

1976 con Jimmy Carter

1992 con Bill Clinton

1996 con Bill Clinton

2008 con Barack Obama

2012 con Barack Obama.

I repubblicani nel

1860 con Abraham Lincoln

1864 con Abraham Lincoln

1868 con Ulysses Grant

1872 con Ulysses Grant

1876 con Rutherford Hayes

1880 con James Garfield

1888 con Benjamin Harrison

1896 con William McKinley

1900 con William McKinley

1904 con Theodore Roosevelt

1908 con William Taft

1920 con Warren Harding

1924 con Calvin Coolidge

1928 con Herbert Hoover

1952 con Dwight Eisenhower

1956 con D. Eisenhower

1968 con Richard Nixon

1972 con Richard Nixon

1980 con Ronald Reagan

1984 con Ronald Reagan

1988 con George Herbert Bush

2000 con George Walker Bush

2004 con G. W. Bush

2016 con Donald Trump.

Va qui ricordato che ai Presidenti repubblicani sopra elencati vanno aggiunti

Chester Arthur (subentrato all’assassinato Garfield e non riproposto) e

Gerald Ford, Vice di Nixon, in carica a seguito delle dimissioni di questi dall’agosto 1974 al gennaio 1977 essendo stato sconfitto da Jimmy Carter nel novembre 1976.

È Ford l’unico Capo dello Stato USA ad avere governato senza essere stato eletto né Presidente né Vice.

Era difatti succeduto a Spiro Agnew – Vice in carica dello stesso Nixon e a sua volta costretto a dimissionare – seguendo la particolare procedura prevista nel caso dal XXV Emendamento, da poco allora in vigore e usato la prima e, ad oggi, unica volta.

Caso straordinario anche quello (sopra indicato) che concerne il Vice di Lincoln nel secondo mandato e suo successore mortis causa, Andrew Johnson.

Era costui in verità democratico ma eletto in ticket con un repubblicano (Lincoln, ripetiamo) nelle particolari circostanze datate 1864 a Guerra di Secessione, come già detto, in corso.

Due – ne parleremo – i Vice Whig succeduti ai defunti Presidenti:

John Tyler e Millard Fillmore.

Anche Theodore Roosevelt, Calvin Coolidge, Harry Truman e Lyndon Johnson erano Vice subentrati ma sono elencati quali Presidenti perché si sono dipoi candidati in proprio (‘Teddy’ fu l’apripista nel 1904, apripista perché in precedenza i Vice arrivati a White House causa morte del titolare non si erano riproposti – del caso Fillmore parleremo fra poco) e sono risultati eletti.

Considerando il mandato in corso – che avrà termine il 20 gennaio 2021 – i democratici hanno governato per totali sessantotto anni e i repubblicani per novantadue.

Restano i quattro di potere esecutivo di Andrew Jackson, come riportato eletto come Vice di un repubblicano ma personalmente democratico.

A quale schieramento attribuirli?

Quanto alle sequenze, il primato spetta al Partito Repubblicano che ha governato consecutivamente per sei mandati e quindi ventiquattro anni (dall’insediamento di Lincoln il 4 marzo 1861 alla cessazione del mandato di Chester Arthur, successore di James Garfield, il 3 marzo 1885).

Il record democratico è di cinque quadrienni di fila e quindi vent’anni (dal 4 marzo 1933, primo insediamento di F. D. Roosevelt, al 20 gennaio – le date relative sono mutate dal Giuramento del 1937 – 1953, ultimo giorno di mandato di Harry Truman).

Il molte volte citato Franklin Delano Roosevelt detiene l’imbattibile primato di quattro vittorie elettorali (consecutive, è meno importante) e di permanenza in carica: dal ricordato insediamento del 4 marzo 1933 al 12 aprile 1945, giorno del decesso.

Oltre dodici anni.

A seguito della adozione nel 1951 di uno specifico Emendamento, i record citati sono inavvicinabili dato che nessuno – recita ora la regola – può essere eletto più di due volte.

È comunque opportuno qui ricordare che l’asinello ha governato anche prima (ovviamente, essendo nato ed entrato in gioco antecedentemente ai rivali elefantini) del 1856, vincendo con

Andrew Jackson nel 1828 e nel 1832

Martin Van Buren nel 1836

James Polk nel 1844 e infine con

Franklin Pierce nel 1852.

A concludere – dopo avere ricordato che i due quadrienni ricoperti dal Padre della Patria

George Washington non fanno riferimento a movimento politico alcuno essendo il primo Capo dello Stato USA indipendente – il Partito Federalista conta su un solo eletto, John Adams nel 1796 e sul suo unico mandato.

Il Repubblicano/Democratico su quattro Presidenti

Thomas Jefferson, James Madison, James Monroe e

John Quincy Adams l’uno dopo l’altro, dal Giuramento di Jefferson, datato 4 marzo 1801, all’ultimo giorno in sella di J. Q. Adams, il 3 marzo 1829.

Il Partito Wigh – che ha interrotto il primo predominio democratico sostanzialmente conseguente a Jackson (per contrastare i cui metodi di governo fu fondato)- su due, William Harrison

vincente nel 1840 e Zachary Taylor

trionfante nel 1848.

Entrambi ex Generali – non che la cosa abbia rilievo da questo punto di vista – i due Whig morirono in carica per cause naturali.

I subentrati John Tyler nel 1841 e Millard Fillmore

nel 1850 furono i primi due Vice a succedere al titolare nella carica.

Può essere opportuno ricordare ancora che non pochi sono stati i Presidenti sconfitti nel tentativo di essere rieletti.

Prima del confronto diretto Repubblicani/Democratici, John Adams battuto nel 1800,

John Quincy Adams (il figlio!) che perse nel 1828,

Martin Van Buren defenestrato nel 1840.

In questo ambito, un discorso a parte merita Millard Fillmore

che, uscito da White House nel 1853, si ricandidò perdendo nel 1856.

Quanto agli incumbent dem o GOP sconfitti tra il 1856 e il 2016, nell’ordine, sono:

Grover Cleveland nel 1888 (unica e probabilmente irripetibile la sua avventura: sconfitto nella circostanza, si ripropone nel 1892 e vince venendo pertanto conteggiato sia come ventiduesimo che come ventiquattresimo Presidente), Benjamin Harrison nel 1892 allorquando perde da Cleveland che aveva battuto quattro anni prima,

William Taft nel 1912 a causa della defezione di Teddy Roosevelt già narrata, Gerald Ford nel 1976, Jimmy Carter nel 1980, George Herbert Bush

nel 1992.

Un discorso diverso a proposito di Harry Truman e

Lyndon Johnson che cominciano l’anno elettorale (1952 per il primo e 1968 per il secondo) intenzionati a correre per il rinnovo salvo poi ritirarsi a Primarie e Caucus appena iniziati.

Otto i Presidenti morti in carica: nell’ordine

William Harrison nel 1841

Zachary Taylor nel 1850

Abraham Lincoln nel 1865

James Garfield nel 1881

William McKinley nel 1901

Warren Harding nel 1923

Franklin Delano Roosevelt nel 1945

John Kennedy nel 1963.

Uno il dimissionario:

Richard Nixon nel 1974.

Nove pertanto i Vice subentrati: nell’ordine

John Tyler nel 1841

Millard Fillmore nel 1850

Andrew Johnson nel 1865

Chester Arthur nel 1881

Theodore Roosevelt nel 1901

Calvin Coolidge nel 1923

Harry Truman nel 1945

Lyndon Johnson nel 1963

Gerald Ford nel 1974.

Quanti i Vice (non fra quelli subentrati) che hanno tentato la nomina e quali i loro risultati?

Partendo dalle prime votazioni:

John Adams nel 1796, eletto

Thomas Jefferson nel 1800, vittorioso

George Clinton nel 1808, sconfitto

Martin Van Buren nel 1836, vincente

John Breckinridge nel 1860, sconfitto

John Garner nel 1940, dovette abbandonare l’idea

Henry Wallace nel 1948, battuto

Richard Nixon nel 1960, sconfitto

Richard Nixon nel 1968 (al secondo tentativo), eletto

Hubert Humphrey nel 1968, sconfitto

Walter Mondale nel 1984, battuto

George Herbert Bush nel 1988, vittorioso

Al Gore nel 2000, sconfitto.

È oggi in corsa per la nomination democratica Joe Biden ex Vice di Barack Obama: vedremo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-05 14:48:552019-07-05 14:48:551856/2016: il confronto Repubblicani Democratici

Indiana

Luglio 5, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Nelle elezioni presidenziali, con una sola eccezione, ogniqualvolta il candidato repubblicano ha vinto l’Indiana ha votato per lui.

Dal 1860, prima vittoria di Abraham Lincoln, al 2016 di Donald Trump.

L’eccezione nel 1876, allorquando la contesa fu particolarmente aspra e il GOP Rutherford Hayes ebbe la meglio solo dopo una lunga serie di ricorsi, contestazioni e discussioni.

È pertanto molto importante in sede di previsioni conoscere attraverso i sondaggi le intenzioni di voto degli abitanti dello Stato con capitale Indianapolis.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-05 14:47:352019-07-05 14:47:35Indiana

Elenco dei partiti USA che presenteranno loro candidati a White House

Luglio 5, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Democratici?

Certo!

Repubblicani?

Sicuramente!

Libertariani e Verdi?

Come nel 2016!

Ma sono molti, molti altri i partiti che corrono senza nessuna speranza verso il 3 novembre 2020.

Eccone alcuni:

American Free Soil Party

Constitution Party

Party of Socialism and Liberation

Prohibition Party

Reform Party

Socialist Party USA

Socialist Action

Socialist Equality Party

Socialist Workers Party

Unity Party of America

Veterans Party of America

Workers World Party.

E sono molte centinaia gli Indipendenti.

Alcuni partiti tra quelli sopra elencati hanno già designato il proprio candidato.

I nomi?

Adam Seaman per i Free Soil.

  1. L. Gammon per i Prohibition.

Jeff Mackler per i Socialist Action.

Quanti voti prenderanno tutti questi candidati ‘minori’?

Briciole, di certo.

Ma si corre per il principio è per l’idea, non per vincere.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-05 14:46:382019-07-05 14:46:38Elenco dei partiti USA che presenteranno loro candidati a White House

4 luglio: la Dichiarazione di Indipendenza ovviamente, ma non solo

Luglio 4, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Certo, il 4 luglio 1776.

La Dichiarazione di Indipendenza.

Le nobili parole che la compongono e ne fanno un testo incomparabile in campo politico.

Unico e incomparabile.

Ma il 4 luglio vuol dire anche altro.

È per esempio il giorno nel quale, quando nell’Unione entra un nuovo Stato, a Philadelphia si brucia il vecchio vessillo e si inaugura la nuova bandiera.

L’ultima volta, il 4 luglio 1960, a seguito dell’ingresso delle Hawaii, la cinquantesima stella.

È altresì un giorno purtroppo da ricordare per i decessi di tre Padri della Patria.

Dopo essersi confrontati per anni a fine Settecento, John Adams e Thomas Jefferson, incredibilmente, passarono a miglior vita entrambi il 4 luglio 1826, esattamente cinquant’anni dopo la pronuncia della Dichiarazione alla cui stesura in specie Jefferson avevano grandemente contribuito.

Di più, cinque anni dopo, nel 1831, è ancora il 4 di luglio che muore James Monroe.

Giusto per completare il discorso, Calvin Coolidge nascerà il 4 luglio 1872 e l’Accademia di West Point – in verità datata 16 marzo – aprirà ufficialmente i battenti in quel fatidico giorno nel 1802!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-04 14:45:432019-07-04 14:45:434 luglio: la Dichiarazione di Indipendenza ovviamente, ma non solo

Davvero storico il 7 novembre 1848

Luglio 4, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Cos’ha di particolare il 7 novembre 1848?

Perché vengono scelte proprio quelle ventiquattr’ore per programmare e svolgere le prime elezioni per la Casa Bianca che abbiano luogo in tutto il Paese in un solo giorno?

Fino, difatti, al 1844, le votazioni presidenziali (e non solo) erano diluite all’incirca sull’arco di un mese.

Tranne nella prima circostanza – quando si erano svolte tra fine dicembre 1788 e primi di gennaio 1789 – sempre comprendendo comunque una larga parte di novembre dell’anno bisestile.

Peraltro, nel 1845, per legge, per mettere fine alla confusione derivante dal fatto che i singoli Stati votavano sì durante quel periodo ma ognuno in giorni diversi, si era stabilito che, visti altresì i miglioramenti nei trasporti, fosse opportuno cambiare.

Essendo la domenica il giorno dedicato al Signore e riservando il lunedì ai trasferimenti (i seggi non erano ovunque e dovevano spesso essere raggiunti), si determinò di votare, sempre di novembre, il martedì.

Non però semplicemente il primo martedì del mese in questione perché avrebbe potuto coincidere (nel 2016, per esempio, era così) con la festività di Ognissanti.

Pertanto, “il primo martedì dopo il primo lunedì”.

Era il citato 7 novembre 1848 appunto il primo martedì dopo il primo lunedì di quel mese e quello storico giorno – ripetiamo, inaugurando una regola da allora e per sempre in vigore – gli americani votarono in tutti gli Stati insieme per la prima volta.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-04 14:44:502019-07-04 14:44:50Davvero storico il 7 novembre 1848
Pagina 212 di 254«‹210211212213214›»
Search Search

CHI SIAMO

La Fondazione Italia USA è un’istituzione indipendente, non-profit e non-partisan, nata per testimoniare l’amicizia tra gli italiani e il popolo americano.

CONTATTI

Via V. Veneto 108
00187 Roma, Italia

C.F. 97495210581

info @ italiausa.org

LINK UTILI

Contattaci

© Copyright -Fondazione Italia USA 2026, tutti i diritti riservati.Fondazione Italia USA è un marchio registrato. - powered by Enfold WordPress Theme
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a LinkedIn
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a TikTok
  • Privacy Policy
  • Cookie Policy
  • Art. 1 legge 3/2019
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto