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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Segretari di Stato?

Giugno 30, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Oltre la dozzina i Segretari di Stato che si sono proposti per la Presidenza USA.

La maggior parte dei quali (Jefferson, Madison, Monroe, Quincy Adams, Van Buren, Buchanan) capaci di usare la carica come trampolino di lancio, non ottenendola invece successivamente come – importante, per carità – contentino (per dire, William Jennings Bryan, Edmund Muskie o John Kerry).

Per inciso, particolare – un percorso unico – il caso di Hillary Rodham Clinton che nel 2008 perse la nomination contro Barack Obama, fu remunerata diventando proprio Segretario di Stato e dopo quattro ulteriori anni, nel 2016, fu sconfitta alla stretta finale da Donald Trump.

Fatto è che, mentre – come di vede guardando ai nomi indicati – nei decenni che vanno dalla fine del Settecento al periodo nel quale (anni Quaranta dell’Ottocento) la sostenne ed interpretò il futuro Capo dello Stato James Buchanan, essere stati Segretari non si è poi dimostrata strada percorribile con vera utilità per arrivare al massimo scranno di Washington.

Notevole che gli ultimi ad avere provato invano siano democratici e che da tempo immemorabile nessuno tra i repubblicani lo abbia fatto.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-30 14:20:162019-06-30 14:20:16Segretari di Stato?

1796

Giugno 30, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Invitato nel 1796 a riproporre una terza volta la propria candidatura (la qual cosa lo avrebbe portato – di nuovo certamente nominato all’unanimità – ad occupare lo scranno per altri quattro anni), il Padre della Patria George Washington rifiutò affermando che il peso della carica era talmente grave da non poter essere sostenuto per più di otto anni.

(Per inciso, è questa la ragione – non altra, visto che l’Emendamento che limita a due le possibili elezioni è datato 1951 ed è conseguente alla quadruplice affermazione di Franklin Delano Roosevelt – per la quale anche personalità di alto rilievo quali, per dire, Thomas Jefferson o James Madison o James Monroe – per parte sua, rieletto nel 1820 senza opposizione se non formale – non brigarono un terzo incarico).

Washington lasciava nutrendo comunque e a ragione non pochi timori.

Uno, il principale.

Che gli Stati, votando, si dividessero – già allora! anche se con differenti motivazioni – geograficamente Nord contro Sud.

All’epoca – e al ‘difettò’ porrà rimedio un Emendamento del 1804 – i Grandi Elettori (nella circostanza in azione a seguito delle votazioni programmate dal 4 novembre al 7 dicembre 1796) avevano a disposizione due voti a testa.

Colui al quale avessero assegnato il maggior numero di preferenze sarebbe diventato Presidente.

Suo Vice il secondo classificato.

Non era prevista una divisione certa (non esisteva il ticket) tra i pretendenti alla carica massima e a quella vicaria.

Così stando le cose, nel mentre i Federalisti – che contavano sul sostegno in particolare dei Grandi Elettori scelti dagli Stati collocati a nord della Pennsylvania – portavano sugli scudi John Adams (due volte Vice di Washington), i Repubblicani-Democratici sostenevano Thomas Jefferson (già Segretario di Stato).

Tutto bene, tranne per il fatto che Alexander Hamilton (non più al Governo ma sempre molto autorevole) manovrasse  perché Presidente diventasse Thomas Pinckney, teoricamente in corsa per i Federalisti solo quale Vice.

L’uomo di Nevis voleva che i Grandi Elettori sudisti – il cui primo voto sarebbe andato certamente a Jefferson – si esprimessero anche per un altro candidato del Sud quale Pinckney era.

Nel caso, a sorpresa, sommando i voti, il suo favorito avrebbe potuto prevalere.

L’operazione non andò a buon fine perché alcuni delegati rifiutarono l’ipotesi.

Adams ottenne settantuno preferenze.

Jefferson sessantotto.

Pinckney cinquantanove.

Per la prima ed unica volta, in cotal modo, Presidente e Vice appartennero a due diversi partiti.

John Adams Federalista (unico tra i Federalisti a vincere cosa che non riuscirà ad altri suoi amici) alla Presidenza.

Thomas Jefferson Repubblicano-Democratico alla carica vicaria.

(Teoricamente, altrettanto avrebbe potuto accadere nel 1800 – dato che l’aggiustamento introducente il predetto ticket avrà effetto nel e dal 1804 – ma così non fu arrivando – attraverso notevoli difficoltà, peraltro – nella circostanza alle due cariche uomini del medesimo movimento politico).

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-30 14:19:082019-06-30 14:19:081796

Sondaggi tra dem al 30 giugno

Giugno 30, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Dopo il confronto di Miami tra i venti candidati dell’asinello maggiormente seguiti, i sondaggi dicono:

Biden 33 per cento

Sanders 19

Warren 12

Harris 12

Buttigieg 6

Booker 3

O’Rourke 2

Yang 2

gli altri fermi all’1.

Notevole il passo in avanti di Kamala Harris.

Da sottolineare come, purtroppo per lui, il Sindaco di New York Bill De Blasio sia escluso dal sondaggio avendo numeri inferiori perfino a uno.

Abbiamo però detto e ripetuto che in molte occasioni – Clinton 1992 insegna – ha alla fine prevalso un candidato che i sondaggi neppure prendevano in considerazione a tanti mesi di distanza dal voto.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-30 14:18:022019-06-30 14:18:02Sondaggi tra dem al 30 giugno

Le ‘coperte’ di Hoover

Giugno 29, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

William Randolph Hearst, per dire.

Joseph Pulitzer, ancora.

Sarà per via di ‘Citizen Kane’ (‘Quarto potere’) di Orson Welles.

Sarà in ragione del Premio che porta il suo nome.

Ma quando un paio o tre generazioni di italiani, di europei pensavano alla Stampa USA erano questi i nomi che venivano loro subito alla memoria.

Uomini i due che della comunicazione attraverso i giornali e, quanto ad Hearst, la radio avevano fatto strumento di potere.

Impossibilitato Pulitzer, ungherese di nascita, ad aspirare alla Casa Bianca.

Attivo personalmente ma incapace se non di profondamente condizionare per lunghi decenni le scelte politiche Hearst.

‘Scandalistico’ (‘Yellow’, in gergo) il giornalismo inventato dall’ungherese d’America e utilizzato a man bassa dal californiano.

Periodo di splendore il loro – William Randolph a seguito temporalmente parlando di Joseph.

Era talmente diffuso il giornale da essere l’unico mezzo col quale dopo il Crollo di Wall Street la gente che numerosissima dormiva per strada si copriva e riparava dal freddo della notte.

‘Le coperte di Hoover’ allora i quotidiani con riferimento al Presidente al quale ogni responsabilità relativa alla crisi economica travolgente veniva comunque accollata.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-29 14:16:562019-06-29 14:16:56Le ‘coperte’ di Hoover

Cattolici

Giugno 29, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Due soltanto – d’altra parte l’essere ‘papisti’ è stato considerato per lunghissimi anni un insuperabile handicap in politica eccetto nello Stato del New York – i candidati cattolici alla Presidenza USA fino al 1960 compreso.

Entrambi democratici.

Il primo fu Alfred Smith nel 1928.

Sconfitto alla grande anche per la sua religione.

Il secondo, ovviamente, John Kennedy appunto nel 1960.

Molta acqua era passata sotto i ponti dal 1928 e d’altra parte il futuro Capo dello Stato chiese ed ottenne che la questione ‘appartenenza religiosa’ nella campagna elettorale fosse lasciata da parte.

Democratici, ripeto, i due.

Tra i repubblicani, si dovette attendere il 1964 perché un appartenente alla Chiesa di Roma entrasse a far parte di un ticket presidenziale e comunque non nel ruolo principale.

William Miller il desso, running mate di Barry Goldwater e con lui nella circostanza travolto da Lyndon Johnson.

Occorrerà aspettare il 2012 per trovare, ancora quale aspirante alla Vice Presidenza, un altro cattolico.

Sarà Paul Ryan.

Accennato al fatto che anche John Kerry, in corsa invano per gli asinelli per White House nel 2004 faceva riferimento alla Chiesa di Roma, va sottolineato che, segno di una mutazione significativa, tra i famosi diciassette contendenti la nomination repubblicana nel 2016, gli appartenenti alla religione cattolica erano parecchi.

Un avvicinamento dei repubblicani alla Chiesa e della Chiesa stessa agli elefantini in un momento storico nel quale le religioni vanno perdendo peso politico.

Affermazione questa che può essere discussa, contestata e smentita magari già nel 2020.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-29 13:13:252019-06-29 13:13:25Cattolici

Tra i dem a Miami (ma è solo l’inizio dello scontro) giovani contro vecchi

Giugno 28, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

“Quando ero un bambino ho sentito un politico dire che avrebbe lasciato spazio ai giovani.

Era Joe Biden”.

Così ieri a Miami Eric Swalwell, Rappresentante per la California e candidato democratico per la nomination 2020.

Swalwell ha trentotto.

Biden settantasei.

E chi poteva in una simile circostanza correre a difesa dell’ex Vice di Obama se non l’ancora più anziano Bernie Sanders?

Ottimo (parrebbe e comunque Biden si aspetta attacchi del genere) l’uppercut tirato dal giovane californiano al front runner nei sondaggi il quale, invero, se eletto il 3 novembre 2020, sarebbe di gran lunga il più anziano Presidente USA nella storia.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-28 13:11:312019-06-28 13:11:31Tra i dem a Miami (ma è solo l’inizio dello scontro) giovani contro vecchi

New Hampshire 1952: raggiunge la maturità il ‘sistema Primarie’

Giugno 28, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Entrato in vigore nel 1951, il Ventiduesimo Emendamento alla Costituzione americana, nel mentre poneva il famoso limite di due alle possibili elezioni presidenziali, stabiliva anche che altrettale limite dovesse esistere nei confronti di un Vice Presidente che avesse esercitato le funzioni di Capo dello Stato in luogo del predecessore per più di due anni.

In buona sostanza, a questo riguardo, da quel momento, se il Vice subentra – causa mortis o causa dimissioni o a seguito del compimento della procedura di impeachment – nel primo biennio del mandato del Presidente del quale esercita il vicariato è ai fini elettorali parificato al Presidente eletto due volte e non può riproporsi.

La parte conclusiva della disposizione diceva però che la stessa non poteva valere nei confronti dell’inquilino di White House a quel momento in carica, il quale – vuole il caso – si trovava esattamente in condizioni tali da non potersi nuovamente candidare ai sensi del precitato testo.

Fu per tale eccezione che Harry Truman, al comando dal 12 aprile 1945 allorquando era succeduto a Franklin Delano Roosevelt poco più di un mese dopo l’entrata in carica dello stesso e rieletto nel 1948, provò nel 1952 a ricandidarsi.

Come in altra occasione scritto, il ‘sistema Primarie’ – messo in pratica a livello locale per la prima volta nel Wisconsin governato da Robert La Follette agli inizi del Novecento – fu parzialmente adottato per la scelta dei delegati alla Convention dai repubblicani nel 1912 con esiti assolutamente deludenti (il vincitore delle stesse – Theodore Roosevelt – non ottenne la nomination, uscì dal partito, corse come ‘terzo’, arrivò secondo battendo l’uscente William Taft quando Presidente, proprio a causa della divisione, divenne il democratico Woodrow Wilson).

Vissuto con qualche stentatezza, il meccanismo arrivava a maturazione (furono i risultati a dimostrarlo) nel 1952.

L’11 marzo il giorno epocale (lo si giudicò dipoi tale) fissato ad aprire danze e competizione per il voto nel New Hampshire.

In casa GOP, nella circostanza, prevalse – non gli accadrà sempre nei successivi e vicini confronti ma fu politicamente assai significativo – il Generale Dwight Eisenhower (che a novembre sarà eletto) sul capo storico dell’ala conservatrice del partito Senatore Robert Taft.

In casa democratica, un riluttante (nelle memorie scriverà che in verità aveva già deciso in precedenza di uscire di scena) Harry Truman fu chiaramente battuto dal Senatore del Tennessee Estes Kefauver.

Vista la mala parata, Truman lasciò perdere e pose fine a quel momento ad una carriera davvero eccezionale che lo aveva visto nascere politicamente come manutengolo del boss missouriano Tom Pendergast, crescere nel tempo e infine esercitare magnificamente la massima carica alla quale era arrivato quasi per caso.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-28 13:10:172019-06-28 13:10:17New Hampshire 1952: raggiunge la maturità il ‘sistema Primarie’

Dove vanno i democratici?

Giugno 28, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Un primo bilancio dopo i due confronti fra i democratici a Miami.

Joe Biden non esce bene.

È apparso in difficoltà e, dobbiamo pur dirlo, anziano e conservatore.

Bernie Sanders si ripete ma quello che nel 2016 suonava nuovo non lo è più e non pochi tra i candidati più radicali se ne sono appropriati per di più spostando in alto l’asticella.

Elizabeth Warren, concreta e preparata, si fa avanti.

Non è una ragazzina (settant’anni) ma non è affatto una ‘sopravvissuta’.

Anzi!

Bene  Gillibrand e in specie Kamala Harris che gioca la carta razziale.

Ottimo Pete Buttigieg e buono Cory Booker.

Il problema però è che molti tra questi candidati hanno la possibilità di prevalere quanto alla nomination (votano nelle Primarie e nei Caucus in particolare i maggiormente motivati spesso radicali) spostando peraltro ‘a sinistra’ il partito.

Dovesse la ‘mutazione’ essere percepita come eccessiva, l’elettorato novembrino potrebbe preferire l’usato (Trump) o restare a casa.

Storicamente, repubblicani o democratici che fossero, i candidati ‘duri e puri’, radicali, hanno sempre perso.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-28 13:09:002019-06-28 13:09:00Dove vanno i democratici?

Della ‘stoltezza’ del confronto tv, democratico o repubblicano che sia

Giugno 28, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Miami.

Seconda tornata del confronto tra democratici.

La conduttrice chiede a Bernie Sanders cosa pensa di una frase (che cita) detta da qualcuno a proposito delle armi da fuoco.

Il Senatore risponde “È una cattiva interpretazione” (della norma relativa) per sentirsi dire “È una sua citazione!”, la qual cosa porta il pubblico presente a ridacchiare.

Ora – a parte il fatto che in casi del genere si deve replicare immediatamente “Capita alle persone intelligenti di non essere d’accordo con se stessi”, cosa assolutamente vera – la ‘stoltezza’ è caratteristica specifica del confronto televisivo, durante il quale ci si scontra con l’impossibilità di articolare un discorso, la necessità di parlare per proclami, di colpire gli avversari, di restare impressi nella massa anonima dei telespettatori… parlando un minuto e cercando, mano mano che procede la trasmissione, disperatamente, di dire qualcosa che i precedenti intervenuti non abbiano già detto.

Prevale infine davvero il più capace?

Mah?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-28 13:07:572019-06-28 13:07:57Della ‘stoltezza’ del confronto tv, democratico o repubblicano che sia

Primo confronto tv tra i democratici

Giugno 27, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Miami, primo scontro pubblico ripreso dalla tv tra i democratici.

Venti i candidati alla nomination ammessi divisi in due turni.

L’attesa era particolare nei confronti di Elizabeth Warren che, tra i dieci in lizza, gode dei migliori risultati nei sondaggi.

Buona ma non eccezionale la sua performance a proposito di economia e sanità.

Abbastanza deludente il texano Beto O’Rourke che ha parlato dell’immigrazione e di contro notevole la performance di Cory Booker che ha confermato le proprie doti oratorie.

Andando oltre le aspettative, a detta degli osservatori, efficace è risultato Julian Castro, ex Sindaco di San Antonio.

I temi maggiormente affrontati oltre ai citati sono stati quelli riguardanti il clima e i rapporti con Cina e Russia.

E adesso, sotto gli altri dieci tra i quali Biden e Sanders, non trascurando Buttigieg.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-27 13:06:512019-06-27 13:06:51Primo confronto tv tra i democratici
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