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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Quando erano i coloni USA ad emigrare in Messico, meglio, in terre all’epoca messicane

Giugno 27, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Certo che il trascorrere del tempo cambia a volte radicalmente le cose.

Una ovvietà, questa?

Può darsi, ma guardiamo ai rapporti Messico/Stati Uniti nei decenni Venti, Trenta, fino ai Quaranta dell’Ottocento e confrontiamoli con l’oggi.

La migrazione allora non era verso i non poi da molto tempo nati USA ma in senso inverso.

Non che coloni provenienti dai tredici Stati resisi indipendenti scendessero davvero a Sud nelle terre che, oggi non da oggi, formano il Messico che conosciamo.

No, andavano i detti, arrivavano in Texas, Colorado, Nevada, New Mexico, Utah, Arizona, California, meglio, nei territori che identifichiamo così e che allora altro non erano che larga parte dello Stato Federale Latino, come, in precedenza, della colonia spagnola dalle cui ceneri era nato.

È a seguito di questi spostamenti, della creazione di fattorie e allevamenti, della successiva istanza affrancante che nasce il Texas indipendente nel 1836 attraverso Alamo e San Jscinto.

Il Texas che dipoi, nel 1845, entrerà con un Trattato da pari a pari nell’Unione.

Non altrettale il percorso degli altri territori che verranno dagli States conquistati ed annessi con una vittoriosa guerra il cui compimento sta nella Pace di Guadalupe Hidalgo che nel 1848 segna la resa del Messico e l’acquisto, compiendo la ‘Dottrina del Destino Manifesto’ che voleva si arrivasse al Pacifico, dei futuri Stati sopra elencati.

Gli statunitensi protesi verso le terre messicane, allora.

E ci si può chiedere come mai nessuno tra gli yankee abbia a quei tempi e in seguito sentito la necessità di spingersi ancora più a Sud.

E quanto – si guardi alle due storie e alle evoluzioni sociali ed economiche seguenti – quel Confine tracciato abbia significato.

Sarà proprio la sostanziale e profondissima diversità seguente e conseguente, nel trascorrere di decenni e secoli infine, a modificare il corso della migrazione.

Non più coloni intenzionati a creare, a coltivare, ad allevare comunque diretti ad Ovest in un Messico che non c’è più e che, infine, tale non era.

Un fiume, di contro, di poveri, di diseredati, di volta in volta accetti (quando la manodopera a basso costo necessita) o rifiutati e respinti, tutti provenienti dal Sud, ‘messicani’, anche quando non tali, per definizione.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-27 13:05:392019-06-27 13:05:39Quando erano i coloni USA ad emigrare in Messico, meglio, in terre all’epoca messicane

Perché Schwarzenegger non può diventare Presidente degli Stati Uniti?

Giugno 26, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Domanda alla quale è facile dare una risposta, la prima nel titolo.

E la risposta è: perché non è cittadino americano dalla nascita.

Possiede gli altri due requisiti richiesti dalla Carta Costituzionale in quanto ha compiuto i trentacinque anni e ha risieduto nel Paese almeno per quattordici (anni, ancora).

Ora, se per Arnold – nato in Stiria e arrivato negli USA a ventuno anni suonati – la questione ‘cittadinanza dalla nascita’ non si pone, per altri – seconda domanda – si è invece proposta e per altri ancora si è superata.

Mille anni fa, il citato John McEnroe si inalberò (è nella sua natura) sentendosi dire che essendo nato a Wiesbaden, dove il padre militare serviva il proprio Paese, non poteva aspirare appunto a White House.

Mille altri anni fa, qualcuno ebbe ad eccepire in questione a proposito di Barry Goldwater, candidato repubblicano nel 1964 e in effetti nato in Arizona appena prima che da ‘territorio’ quella zona fosse promossa a Stato (?!?!).

Della davvero annosa faccenda si è discusso dal momento nel quale, passati a miglior vita gli uomini politici che avevano ‘fatto’ gli USA governando i primi decenni e che non potevano possedere il requisito per il semplice fatto che l’Unione non esisteva al momento della loro nascita, cominciarono a candidarsi i ‘veri’ statunitensi.

E di più dalla campagna elettorale che vide trionfare Richard Nixon la prima volta.

È difatti in questa indicata circostanza che tra i repubblicani si propone per la nomination George Wilken Romney (ricordate certamente il figlio Mitt).

Era Wilken nato nella Colonia mormone (i Romney sono mormoni) di Dublan, nel Chihuahua, ovviamente in Messico.

Le evidenti difficoltà furono comunque superate facendo riferimento alla nazionalità di entrambi i genitori, indubbiamente americani.

Dopo di che, per dire di alcuni, John McCain nato a Panama (peraltro, nella zona USA) e Ted Cruz (ulteriore ‘apertura’ perché è nato a Calgary in Canada e solo la madre era statunitense), per quanto qualcuno abbia eccepito, hanno potuto provarci.

Mi accorgo ora che tutti i signori citati per queste particolarità hanno fallito l’avventura presidenziale.

‘Porta buono’ a tal fine solo l’essere a tutti gli effetti, essendo nato negli States, ‘cittadino dalla nascita’?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-26 13:04:242019-06-26 13:04:24Perché Schwarzenegger non può diventare Presidente degli Stati Uniti?

Wall Street? E tutte le altre situazioni critiche allora?

Giugno 26, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Lo sapete.

L’ho detto.

Per quanto non fosse così (Michael Parrish arriva a scrivere che gli Americani degli anni precedenti Wall Street se fosse stato loro chiesto chi avrebbero voluto alla guida del Paese in un momento di gravissima difficoltà avrebbero pronunciato il suo nome!) essendo molti i responsabili e infinite le cause, Herbert Hoover fu subito e a lungo considerato (in parte minore,  ancora oggi) il vero responsabile del patatrac economico datato 1929.

Ma, a ben guardare, non al livello della conseguente Grande Depressione, in numerose altre occasioni gli Stati Uniti hanno dovuto affrontare (anche di recente, qualcuno ricorderà!) difficoltà di quella fatta.

E, d’altra parte, basterebbe andare a leggere i vari Discorsi di Insediamento per scoprire leggendo le parole dei Presidenti che forse – come qualche storico ha vergato – la crisi, da molti tra loro descritta come presente e da combattere, lungi dall’essere una anomalia, è la sostanza stessa della vita sociale ed economica di un Paese come gli USA, avanzato e moderno quant’altri mai.

Della contemporaneità, quindi.

Ciò detto, diamo una rapida occhiata alle situazioni difficili (per usare un eufemismo) precedenti.

Panico finanziario e depressione economica nel decennio dopo il 1830 all’epoca di Martin Van Buren.

Nel 1873, a White House Ulysses Grant.

Nei primi anni dopo il 1890, Grover Cleveland imperante.

Nel 1907 con Theodore Roosevelt in sella.

Nel 1921, sotto Warren Harding.

Ma nessuno tratta male i citati Presidenti quanto venne e viene bistrattato l’ingegner Herbert Hoover!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-26 13:02:382019-06-26 13:02:38Wall Street? E tutte le altre situazioni critiche allora?

Meno diciassette. Più dieci

Giugno 26, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

In tema di sondaggi.

Siamo lontani una vita dal 3 novembre 2020 e tutte le rilevazioni statistiche, tutte le notizie relative alle intenzioni di voto degli elettori americani vanno prese ed intese nel modo corretto: sono relative all’oggi e non possono assolutamente essere prese come davvero indicative quanto alla elezione.

Infiniti i dati storici che confermano tale asserzione.

Cambiamenti nelle espressioni degli elettori praticamente fino all’ultimo.

Uno dei casi dal punto di vista dei numeri maggiormente significativi al riguardo è datato 1988.

A luglio, i sondaggi davano vincitore il democratico Michael Dukakis con un vantaggio veramente importante: diciassette punti.

Il 13 ottobre – mancava meno di un mese alla chiamata alle urne, si svolse il terzo dibattito televisivo prima del quale Dukakis era dato ancora avanti.

Martedì 8 novembre, vinse nettamente il repubblicano George Herbert Bush con un margine di dieci punti percentuali.

Addirittura quaranta Stati a dieci (con l’aggiunta del Washington D.C.).

Quattrocentoventisei Grandi Elettori a centododici.

E, d’altra parte, non era forse data in vantaggio Hillary Clinton su Donald Trump fino in fondo tanto che fu durante il giorno delle votazioni che i dati previsionali cambiarono?

Aspettare pertanto e molto prima di sbilanciarsi.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-26 13:01:282019-06-26 13:01:28Meno diciassette. Più dieci

Storicamente importantissimi il Caucus dell’Iowa e la Primaria del New Hampshire datati 2008

Giugno 25, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Lo sapete.

Il Caucus dell’Iowa e subito dopo la Primaria del New Hampshire aprono la ‘vera’ campagna elettorale interna ai due partiti dominanti la scena politica americana.

‘Vera’, perché finalmente il popolo è chiamato a votare e giunge al termine il lungo (sempre di più) momento delle cosiddette ‘Primarie nascoste’, durante il quale, volendo semplificare, contano i sondaggi e la più o meno dimostrata capacità di raccogliere appoggi e fondi.

Ebbene, da molti punti di vista, è senza tema di smentita l’esito delle due citate consultazioni nel 2008 a certificare ‘mutazioni’ elettorali veramente storiche.

Il 3 gennaio 2008, difatti, per la prima volta in assoluto, un nero (!!!) – ovviamente, Barack Obama – vincendo, si posiziona al primo posto nella conta dei delegati nominati in vista di una Convention, nel caso quella democratica.

Il successivo 8 gennaio, nel New Hampshire, ancora tra gli asinelli, in termini di voti popolari, si impone una donna (!!!) – naturalmente, Hillary Rodham Clinton.

Un nero e una donna in primissimo piano!

Il primo, come ben sappiamo, porterà a termine l’opera il successivo primo martedì dopo il primo lunedì di novembre arrivando a White House.

La seconda otterrà nel 2016 la sospirata nomination ma non prevarrà quanto al confronto finale per la Casa Bianca.

Alla fin fine, ragionando in merito, come scrisse Gore Vidal nei Sessanta del Novecento, “le donne sono (restano) la maggioranza meno elettoralmente considerata degli USA”.

E non è forse vero – aggiungo – che il diritto di voto è stato concesso ai neri, purché uomini!, sessant’anni prima che alle donne?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-25 12:59:592019-06-25 12:59:59Storicamente importantissimi il Caucus dell’Iowa e la Primaria del New Hampshire datati 2008

La dichiarazione di guerra e non solo

Giugno 25, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Battibeccano Donald Trump e Nancy Pelosi a proposito del possibile raid USA contro l’Iran.

Ritiene la Speaker della Camera che non rientri tra i poteri presidenziali.

Crede l’opposto il Capo dello Stato.

Ora, la materia è regolata dalla War Powers Resolution of 1973.

Una normativa particolarmente travagliata e controversa.

Approvata da Camera e Senato, incappò nel veto presidenziale ad opera di Richard Nixon e fu nuovamente accolta dai due rami del Congresso con la richiesta (per superare l’opposizione presidenziale) maggioranza dei due terzi dei votanti.

Un caso significativo: il Parlamento riaffermava la propria necessità ed importanza.

In buona sostanza, in definitiva, la Resolution in questione dice che il Presidente può mettere in azione le Forze Armate solo dopo la Dichiarazione di Guerra da parte del Congresso o “in caso di emergenza conseguente ad un attacco ‘upon the United States, its territories or possessions or its Armed Forces’”.

Chiara ma non troppo la Risoluzione.

È peraltro difficile sostenere che l’abbattimento di un drone possa rientrare nella casistica.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-25 12:57:592019-06-25 12:57:59La dichiarazione di guerra e non solo

Trascorsi oltre 50 anni da quando un Terzo Candidato ha vinto almeno in uno Stato

Giugno 25, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ricordate?

Nel 2016, per poco più di un minuto, si è pensato che un Terzo candidato – non un democratico né un repubblicano, quindi – potesse vincere per voti popolari in uno Stato e conquistare pertanto i Grandi Elettori ad esso destinati.

Era il desso Evan McMullin e, anche per via dell’appartenenza religiosa (è un Mormone), non pochi sondaggi lo davano vincente nello Utah.

Così non andò a finire (ottenne comunque un certamente non disprezzabile ventuno per cento e passa).

Resta in tal modo datato oltre mezzo secolo – correva il 1968 – il predetto accadimento.

Fu nella circostanza George Wallace, segregazionista, per quattro volte Governatore dell’Alabama, fuoriuscito dalle fila democratiche il capopopolo capace di prevalere non in solo Stato ma in cinque (tutti rigorosamente a Sud).

Prima di lui, restando al secondo dopoguerra, in grado di catturare qualche Grande Elettore e più, un altro sudista (Strom Thurmond nel 1948).

È possibile pertanto sostenere che il tramonto del segregazionismo sudista abbia avuto voce in capitolo e reso impossibile portare serie sfide ai candidati ufficiali dei due partiti egemoni.

(È vero, nel 1992 e quattro anni dipoi, Ross Perot prese voti a man bassa ma non vinse neanche in uno Stato).

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-25 12:57:042019-06-25 12:57:04Trascorsi oltre 50 anni da quando un Terzo Candidato ha vinto almeno in uno Stato

Perché proporsi come terzo candidato non avendo nessuna possibilità di vincere

Giugno 25, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Oggi non da oggi (occorre tornare alla prima metà dell’Ottocento per trovare terzi partiti in grado di conquistare White House e in seguito l’unico candidato alternativo capace di arrivare secondo – comunque perdendo -sconfiggendo il repubblicano uscente è stato l’ex Presidente Theodore Roosevelt nel 1912), impossibile pensare di conquistare lo scranno che fu di George Washington correndo fuori, in alternativa, contro repubblicani e democratici.

Si partecipa nella stragrande maggioranza dei casi (i candidati delle più diverse formazioni e istanze sono parecchie centinaia) per rappresentare un’idea (i Verdi e i Libertariani), per testardaggine (i ‘perennial candidates’ alla Eugene McCarthy), per farsi conoscere (i candidati legati a uno Stato con ambizioni future al suo interno)…

Ci si può però proporre avendo specifiche finalità politiche da rappresentare.

Ora, sapete che se il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno bisestile nessuno tra i candidati raggiunge la maggioranza assoluta del Grandi Elettori questi, il successivo dicembre, esattamente il primo lunedì dopo il secondo mercoledì, riunendosi nel Collegio Elettorale, non potranno eleggere il Presidente.

Sapete altresì che nel caso alla nomina provvederà nel seguente mese di gennaio la rinnovata Camera dei Rappresentanti.

Sapete ancora che nell’occasione i voti degli Stati valgono tutti uno non avendo qui rilevanza la consistenza numerica degli abitanti.

Ecco, se un terzo candidato arriva a questo punto e sul serio rappresenta (come occorreva ai tempi del segregazionismo, per dire) un’istanza può contrattare l’appoggio degli Stati a lui vicini in cambio di un programma di governo da parte del vincente alle proprie idee e necessità vicino.

Per chiarire con un esempio: se nel 1968 Richard Nixon, prevalendo su Hubert Humphrey, non avesse comunque raggiunto la predetta maggioranza assoluta dei Grandi Elettori la nomina del vincitore sarebbe toccata a una Camera nella quale George Wallace, vincitore in cinque Stati del Sud e certamente sostenuto dai Rappresentanti colà eletti, avrebbe potuto far valere un suo consistente e forse determinante peso.

Chiaro?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-25 12:53:032019-06-25 12:53:03Perché proporsi come terzo candidato non avendo nessuna possibilità di vincere

2 novembre 2032

Giugno 25, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Martedì 2 novembre 2032 avranno luogo le sessantaduesime elezioni per la Presidenza degli Stati Uniti d’America.

Indubbiamente.

La seconda storica tornata elettorale ebbe luogo nel 1792, dal 2 novembre al 5 dicembre.

Da allora, essendo il mandato quadriennale, le votazioni coincisero e coincidono con l’anno bisestile.

È dal 1848 che si decise di concentrare in un solo giorno le operazioni elettorali optando per il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre.

È per questa ragione che possiamo sapere quando precisamente si voterà nel 2024, quattro anni dopo, nel predetto 2032 (il 2 novembre come visto).

Volendo, nel 2132.

È quello USA un meccanismo perfetto e (dobbiamo ritenerlo) inalterabile.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-25 12:52:102019-06-25 12:52:102 novembre 2032

I diversi metodi di attribuzione dei delegati in vista delle Convention

Giugno 24, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ricordate?

Per dire, nel 2008, in corso Primarie e Caucus, i democratici portarono avanti fino all’ultimo il confronto Hillary Clinton/Barack Obama.

Ancora, nel 2016, sempre l’asinello decise solo alla fine o pressapoco tra la stessa Clinton e Bernie Sanders.

Di contro, nel 2008, i repubblicani scelsero prima, temporalmente, John McCain.

E perfino nel 2016, pur dovendo arrabattarsi tra diciassette contendenti, conclusero più velocemente a favore di Donald Trump.

Questione di scelte quanto al sistema appunto adottato in fatto di elezioni dei delegati congressuali.

Il Partito Democratico li assegna a ciascun candidato Stato per Stato proporzionalmente al numero dei voti dallo stesso riportati la quale procedura può logorare gli elettori.

Il Partito Repubblicano li conferisce usando nella maggior parte dei casi il metodo ‘winner take all’ – ‘assoluto’ quando i delegati vengono tutti assegnati al contendente primo classificato qualsiasi sia la percentuale da lui raggiunta, ‘relativo’ quando il primo li ottiene solo se ha superato il cinquanta per cento (altrimenti, si passa al proporzionale).

Conclusione riguardo al sistema repubblicano?

Consente di velocizzare la scelta che però vede in molti casi buona parte del partito del singolo Stato invero contrario al vincitore.

Difatti, se tutti delegati del territorio X vengono conferiti con il predetto ‘assoluto’ a colui che ha preso, che so?, il quarantacinque per cento vuol dire che il cinquantacinque gli era invece contrario.

E può voler significare che poi, nelle votazioni novembrine, i battuti decidano in parte di astenersi dal voto.

Problemi in tutti e due i casi.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-24 12:51:262019-06-24 12:51:26I diversi metodi di attribuzione dei delegati in vista delle Convention
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