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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

1876: un Grande Elettore in più. Uno solo e dopo un lungo contendere

Luglio 4, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ricordate il 2000?

I ricorsi di Al Gore, il democratico Vice di Bill Clinton che non sapeva darsi pace per il risultato delle contrastatissime elezioni in Florida?

Quella Florida che, fosse andata da una parte o dall’altra, avrebbe deciso il risultato e spedito alla Casa Bianca lui stesso o il repubblicano, figlio d’arte, George Walker Bush?

E l’intervento finale della Corte Suprema a favore del GOP a tagliare la testa al toro?

Parve quel 2000 qualcosa di assolutamente inedito e non lo era.

No, perché molti anni prima, nel 1876, a Guerra di Secessione ovviamente finita ma ancora politicamente presente quanto alle conseguenze, una analoga situazione si era verificata.

Una intricata situazione risolta solo da un Compromesso (chiamato ‘del 1877’) che aveva infine portato a White House il repubblicano Rutherford Hayes con il risultato, quanto ai Grandi Elettori, più ‘stretto’ della storia: centoottantacinque i suoi, centoottantaquattro quelli assegnati al democratico Samuel Tilden.

Era successo che – avendo vinto il voto popolare, come si sa non decisivo – il rappresentante dell’asinello era fermo ai predetto (184) numero quanto a delegati essendo la maggioranza fissata a centottantacinque.

Restavano, contestati e da attribuire, i Grandi Elettori della Louisiana (otto), della South Carolina (sette) e della Florida (quattro), più quello di un delegato dell’Oregon.

Se tutti questi venti Grandi Elettori fossero stati attribuiti ad Hayes questi avrebbe vinto.

Complicata la questione.

Contestata la procedura da seguire.

Accolta obtorto collo nel febbraio del successivo 1877 (si entrava allora in carica il 4 marzo) ai democratici la soluzione favorevole al repubblicano.

Contropartita: il ritiro delle truppe nordiste ancora di stanza negli Stati secessionisti, la nomina di un sudista in un dicastero di rilievo, aiuti ancora al Sud per la costruzione delle ferrovie.

Hayes mantenne le promesse e tutto filò liscio.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-04 14:43:422019-07-04 14:43:421876: un Grande Elettore in più. Uno solo e dopo un lungo contendere

Elezioni 1860: scenario e conclusioni significanti

Luglio 3, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ok, il 6 novembre 1860 per diventare Presidente degli Stati Uniti occorre catturare almeno 152 Grandi Elettori essendo a quel momento 303 il totale.

Il candidato repubblicano Abraham Lincoln ne ottiene 180 e verrà pertanto successivamente eletto Capo dello Stato.

Certo, è questo uno dei ‘tempi’ più importanti della Storia, e non solo USA.

E sappiamo bene quali conseguenze la vittoria di Lincoln avrà.

Voglio però in queste righe prendere in esame il voto di quel lontano giorno per alcune osservazioni esemplificative in merito al particolarissimo sistema elettorale americano.

Accade difatti nella circostanza che il voto popolare veda Lincoln prevalere, Stephen Douglas (Democratico del Nord, essendosi il partito dell’asino nella circostanza diviso) classificarsi secondo, John Breckinridge (Democratico del Sud) terzo e John Bell (Unionista) quarto.

Se si guarda ai Grandi Elettori invece, secondo dopo Lincoln è Breckinridge con 72 delegati, terzo Bell con trentanove, quarto Douglas con 12.

Fatto è che quest’ultimo ottiene come detto il maggior numero di consensi popolari dopo Lincoln ma sparsi nei diversi Stati tanto da riuscire a prevalere (‘winner take all’ assoluto il metodo) soltanto in uno: nello specifico, il Missouri.

Bell, di contro, concentra i suffragi a lui favorevoli – meno della metà del predetto Douglas – in pochi Stati, vincendone tre (Virginia, Kentucky e Tennessee).

Risultato fra i due?

Quello sopra riportato che dimostra come il voto popolare abbia importanza ovviamente ma non sia decisivo.

Naturalmente, la conferma di questo assunto è definitivamente data dalla constatazione che il voto popolare di Lincoln (poco meno di 1.866.000) è addirittura inferiore al 40 per cento del totale dei consensi espressi.

Meno del 40 per cento – opportunamente collocato – basta al primo Presidente repubblicano, nelle illustrate circostanze, per vincere e per impostare del tutto correttamente dal punto di vista costituzionale l’attività governativa che avrà le dirompenti conseguenze che conosciamo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-03 14:30:122019-07-03 14:30:12Elezioni 1860: scenario e conclusioni significanti

Kamala Harris in grande spolvero

Luglio 3, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Efficace emotivamente (non solo), Kamala Harris, va oggi prendendo il volo nei sondaggi tra democratici.

Dopo i confronti di Miami, Quinnipiac University la colloca seconda alle ruote di un declinante Joe Biden.

L’ex Vice di Obama guida ancora ma sarebbe sceso al ventidue per cento e qualcuno già ipotizza possa fare la fine del Jeb Bush 2016 (non corriamo troppo però).

Ecco, la Senatrice della California già incalza al venti precedendo Elizabeth Warren, al quattordici, e un davvero calante Bernie Sanders al tredici.

Nessuno degli altri candidati raggiunge le due cifre.

Non particolarmente differenti i risultati della rilevazione fatta dalla CNN.

Se ci si riferisce all’Iowa – dove il 3 febbraio si comincerà a fare sul serio – fa ancora più impressione (sono sondaggi e manca molto tempo) il vero tracollo di Sanders specie se si ricorda che nel 2016, pur non vincendo colà, andò benissimo.

Prendiamo nota e aspettiamo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-03 14:29:152019-07-03 14:29:15Kamala Harris in grande spolvero

A proposito di Kamala (Devi) Harris

Luglio 3, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Il nome completo della Senatrice della California che tutti conoscono come Kamala Harris è Kamala Devi Harris.

Deve la donna politica nativa di Oakland il nome alla propria ascendenza indiana (non pellerossa, indiana).

Kamala è una delle divinità femminili indù e rappresenta la forza e la determinazione.

Devi è parola sanscrita, termine usato in generale per indicare appunto una dea.

Dopo di che, chi abbia buona memoria ricorderà che negli anni Sessanta (la Harris è del 1964) era molto conosciuta negli Stati Uniti un’attrice di origini indiane che si chiamava proprio Kamala Devi.

Era costei sposata con l’ex campione di basket e di baseball e all’epoca famoso interprete di western Chuck Connors.

Il Presidente Sovietico e Segretario Generale del PCUS Leonid Breznev era un vero fan di Connors e durante una visita negli USA volle assolutamente conoscerlo.

L’incontro fu cordialissimo ed esistono numerose testimonianze fotografiche dell’evento.

Connors era vicino ai due metri ed è divertente vedere i due l’uno accanto all’altro allegri e sorridenti.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-03 14:28:022019-07-03 14:28:02A proposito di Kamala (Devi) Harris

‘Esame preliminare di cultura’

Luglio 2, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ultimi decenni dell’Ottocento in specie e primi del successivo secolo.

Occorre limitare – si sostiene e si legifera invano in merito (invano perché Grover Cleveland, come più tardi William Taft e Woodrow Wilson, pongono il veto alle determinazioni più drastiche) – l’immigrazione.

Provvedimenti comunque restrittivi che sulla costa occidentale intendono avere ed avranno  effetto sugli asiatici, cinesi in primo piano.

Provvedimenti che vorrebbero consentire l’accesso ai ‘migliori’ respingendo quanti non corrispondano a determinati requisiti.

Per esempio, a coloro che non si dimostrino in grado di superare uno specifico – ipotizzato a Boston e ovviamente preliminare all’accesso – ‘esame di cultura’.

Alla fine, tramontata anche questa idea, le statistiche dicono che ad Ellis Island (che viene inaugurata nel 1892) solo il due per cento degli immigrati (non clandestini evidentemente visto che richiedono asilo) saranno respinti.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-02 14:26:442019-07-02 14:26:44‘Esame preliminare di cultura’

Si può contare nei sondaggi sull’ottantanove per cento di gradimento e perdere la Presidenza?

Luglio 2, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Marzo 1991.

Alla Casa Bianca George Herbert Bush.

Miracolato nella sfida del 1988 col democratico Michael Dukakis (dato a meno diciassette nei sondaggi aveva vinto di dieci), caduto il Muro di Berlino e portata a termine la Guerra del Golfo, il Presidente gode di una popolarità incredibile che nelle rilevazioni arriva addirittura all’ottantanove per cento.

(E v’è qualcuno che ritiene che proprio questo dato abbia convinto Mario Cuomo, Governatore del New York e primo nei sondaggi in casa democratica quanto alla nomination, a non entrare in competizione).

A ben guardare, tutto questo sfarfallio consegue ai successi riportati – non solamente quelli sopra elencati – essenzialmente in politica estera, campo nel quale, per formazione, esperienza e indole, G.H. Bush eccelleva.

È il campo economico invece e di contro a metterlo in difficoltà.

Un periodo emergente di crisi che lo porterà a disattendere la sua famosa promessa: “Leggete le mie labbra: nessuna nuova tassa!”

Inoltre, inattesa, la candidatura come ‘terzo’ di un indipendente di grandi e personali disponibilità e di notevole appeal: Ross Perot, che erode profondamente il suo elettorato.

Da aggiungere, ovviamente, che lo sfidante democratico è inaspettatamente (viene dall’Arkansas ed è sconosciuto) uomo di qualità e peso considerevoli: Bill Clinton.

Risultato?

Ai primi di novembre del 1992, Bush perde nettamente in termini percentuali e soprattutto di Grandi Elettori.

Prima di lui solo Martin Van Buren (nel 1836, addirittura), da Vice era elettoralmente subentrato a colui (Andrew Jackson) del quale aveva esercitato il vicariato.

Lo imiterà in tutto e per tutto: successore diretto di Ronald Reagan (e ne era il Vice), perderà dopo un solo mandato.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-02 14:25:412019-07-02 14:25:41Si può contare nei sondaggi sull’ottantanove per cento di gradimento e perdere la Presidenza?

Aborto

Luglio 1, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

L’aborto è negli USA uno dei temi maggiormente dividenti, ovviamente non solo dal punto di vista politico.

Viene facile – alquanto superficialmente e tagliando con l’accetta – collocare i favorevoli alla interruzione della gravidanza nell’area liberal democratica e i contrari in quella conservatrice repubblicana.

Così non è e si pensi, per fare un solo esempio, che William Weld – il GOP che contende a Donald Trump la nomination – è favorevole.

L’ultima seria indagine in merito – che segna una notevole mutazione – comunque, al riguardo, così conclude:

il 37 per cento dei cittadini sostiene che l’aborto debba essere vietato salvo situazioni specifiche e particolari (pericolo di vita della madre, incesto, stupro),

il 58 che debba essere consentito anche se non indiscriminatamente,

il 15 che debba essere assolutamente e sempre vietato,

il 25 che debba essere sempre e comunque consentito.

Importante considerazione ai fini elettorali: in un notevole numero di Stati la materia ha avuto (ed avrà?) impatto considerevole e può essere (sarà?) determinante per l’attribuzione dei Grandi Elettori.

Sono i ‘Red States’, così chiamati perché repubblicani.

Vedremo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-01 14:24:362019-07-01 14:24:36Aborto

Densità

Luglio 1, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Scopro che lo Stato USA più densamente popolato è il New Jersey.

E che i primi sette Stati in questa graduatoria votano (guardando agli ultimi decenni) abitualmente democratico.

Otto tra gli ultimi dieci, invece, e tutti gli ultimi quattro (in ordine inverso, Alaska, Wyoming, Montana e North Dakota) si esprimono sempre per il GOP.

E non è che necessariamente la densità corrisponda a un numero più alto di abitanti.

Secondo, per dire, è difatti il Rhode Island che conta su poco più di 1.000.000 di anime.

Su tali basi, fossi repubblicano, mi opporrei all’ingresso di Puerto Rico e Guam, i due Territori dei quali si parla – specie per quanto riguarda Puerto Rico – come di possibili nuovi membri dell’Unione.

Se entrassero si collocherebbero tra i più densamente popolati e quindi…

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-01 14:23:402019-07-01 14:23:40Densità

1872: i democratici non presentano un proprio ticket

Luglio 1, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Sempre sulla cresta dell’onda i Democratici e i Repubblicani?

I primi, dai tempi di Andrew Jackson?

I secondi, da quelli di Abraham Lincoln?

Insomma – certo a seconda dei momenti vincendo e perdendo gli uni contro gli altri – sempre pronti a sostenere con qualche concreta possibilità propri candidati a White House?

Per il vero, no.

Elezioni 1872.

Contro il Presidente in carica in cerca di conferma (il repubblicano Ulysses Grant), ecco schierato il candidato del Partito Liberal-democratico Horace Greeley.

E non è quella del fondatore e direttore del New York Tribune una ‘terza’ candidatura.

No, fatto è che nella circostanza drammaticamente il Partito Democratico, sicuro di non avere alcuna possibilità di scalzare il GOP, semplicemente non propone un proprio esponente ed appoggia Greeley accettandone anche il programma elettorale.

Si aggiunga che il 5 novembre di quel 1872 Grant travolse il rivale.

Fu quello il momento in assoluto peggiore dell’asinello che, del resto, resterà fuori dalla Casa Bianca fino all’arrivo sulla scena di Grover Cleveland.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-07-01 14:22:402019-07-01 14:22:401872: i democratici non presentano un proprio ticket

Governatori?

Giugno 30, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Quarantaquattro gli uomini che finora si sono succeduti sullo scranno presidenziale (Donald Trump è il quarantacinquesimo per via del fatto che Grover Cleveland, eletto due volte non consecutivamente, è conteggiato sia come ventiduesimo che come ventiquattresimo nell’ordine).

Ora, ben diciassette tra costoro erano stati in precedenza Governatori.

(Nel caso di William Taft, non sul territorio nazionale ma delle Filippine).

Appare pertanto strano oggi che guardando agli oltre venticinque pretendenti (considerando il repubblicano William Weld intenzionato a contrastare Trump) solo tre abbiano esercitato o stiano  compiendo il mandato governatoriale.

Oltre l’appena citato Weld (a suo tempo in sella nel Massachusetts), Jay Inslee (in carica nel Washington) e John Hickenlooper (ex del Colorado).

Situazione che va sottolineata perché ai Governatori gli elettori americani si rivolgono volentieri considerandoli – ovviamente se di successo – in qualche modo ‘provati’ e capaci in un ruolo amministrativo.

Scarseggiano in questi momenti personalità del genere?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-06-30 14:20:572019-06-30 14:20:57Governatori?
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