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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Michigan 2020

Aprile 24, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Meno di 11.000 voti popolari di differenza.

Pari a 0,23 per cento.

Ed era dal 1988 (lo Stato quell’anno preferì George Herbert Bush a Michael Dukakis) che non succedeva.

Nel 2016, contro ogni previsione democratica (dava il partito dell’asinello per certa la vittoria colà), il repubblicano Donald Trump strappava i determinanti (con quelli della Pennsylvania e del Wisconsin) Grandi Elettori del Michigan.

Sarà pertanto quasi certamente decisivo per il Presidente in carica ripetere il risultato il prossimo anno.

Sarà altrettanto importante – forse determinante – tornare a vincere laggiù anche per i democratici.

Un voto (un solo voto!) popolare in più convoglia sul vincitore dieci Grandi Elettori!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-24 00:00:002019-04-24 00:00:00Michigan 2020

L’agricoltura ottocentesca nelle Grandi Pianure

Aprile 24, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

‘Grandi Pianure’, così, mascherando la verità per attrarre coloni, furono chiamate le zone geograficamente collocate nel centro degli States.

Erano, il Kansas, il Nebraska, il Nord e il Sud Dakota, nella definizione che ne diedero i primi esploratori Zebulon Pike e Stephen Long invece il ‘Great American Desert’.

Occorsero sacrifici inenarrabili e sofferenze e testardaggini oltre ogni limite per trasformare quel deserto e renderlo veramente una grande e produttiva pianura.

Furono certamente le difficoltà da superare ad ispirare, ad imporre colà l’ideazione e la realizzazione nel corso dell’Ottocento di invenzioni rivoluzionarie racchiudibili sotto Il nome di meccanizzazione agricola.

Tutte le invenzioni che hanno di colpo moltiplicato la produttività rurale sono americane e ottocentesche:

la falciatrice di Manning data 1831,

la mietitrice legatrice di Cyrus McCormick 1834,

il coltivatore a dischi di Mellon 1878,

la battitrice di Matteson 1888,

il trattore a cingoli di Holt 1900, 

ultimo anno di quel secolo magico e annuncio di quello seguente.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-24 00:00:002019-04-24 00:00:00L’agricoltura ottocentesca nelle Grandi Pianure

Estes Kefauver, il vincitore annunciato e sconfitto

Aprile 23, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

1951, la oramai diffusa televisione rende famoso il Senatore Estes Kefauver, Presidente della Commissione senatoriale contro il crimine le cui sedute riprese in diretta vengono seguite da almeno trenta milioni di americani.

La fama del laticlavio del Tennessee è tale che nessuno dubita possa essere lui il prescelto dal Partito Democratico nella tornata elettorale presidenziale del 1952.

All’epoca, nell’asinello le Primarie erano organizzate in totali quindici Stati.

Estes ne vinse la bellezza di dodici.

Non gli bastò.

In sede di Convention, i delegati a lui avversi scelsero come candidato il Governatore dell’Illinois Adlai Stevenson, in seguito, a novembre, sconfitto dal repubblicano Dwight Eisenhower.

Quattro anni ancora e, ripiegate le ali, riproposto dal Partito Stevenson, Kefauver accetta la candidatura alla Vice Presidenza.

Niente da fare.

‘Uomo del destino’ Kefauver all’apparenza.

Solo all’apparenza.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-23 00:00:002019-04-23 00:00:00Estes Kefauver, il vincitore annunciato e sconfitto

Quando non c’erano le Primarie. Quando contavano poco o niente

Aprile 23, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Parte la campagna elettorale presidenziale USA e, finito l’anno precedente nel quale, come si dice, si svolgono le ‘primarie nascoste’ (nessuno esprime il proprio voto ma attraverso i sondaggi e la raccolta fondi il parterre dei candidati alla nomination si screma), a febbraio, con il Caucus dell’Iowa, parte la vera e propria maratona che permette ai pretendenti di raccogliere consensi concreti, di conquistare cioè i delegati da portare alla Convention.

Ogni partito fissa il numero di questi delegati e la ripartizione degli stessi Stato per Stato.

Ovviamente, maggiore il numero degli abitanti più alto e corrispondente quello degli eligendi alla bisogna.

Ogni partito decide altresì se effettuare caso per caso un Caucus (pochi) o una Primaria (quasi dappertutto).

Ogni partito decide se la consultazione Primaria deve essere ‘aperta’ o ‘chiusa’.

Se cioè sono ammessi al voto tutti gli iscritti alle liste elettorali (‘aperta’) o solo quanti iscrivendosi alle liste medesime hanno dichiarato la propria appartenenza (‘chiusa’).

Ogni partito decide se, Stato per Stato, i delegati sono attribuiti proporzionalmente sulla base del voto popolare.

Se invece vengono tutti assegnati a chi prevale per suffragi anche se non raggiunge il cinquanta per cento dei voti espressi (‘winner take all’ assoluto).

Se chi vince per ottenere tutti i delegati deve raggiungere almeno il cinquanta per cento (‘winner take all’ relativo).

È attraverso questa trafila democratica che il popolo degli elettori determina i candidati finali dei singoli partiti alla Casa Bianca, candidati infine ufficializzati alla Convention e cioè al Congresso Nazionale che si svolge in estate.

Convention nella quale verrà altresì deciso il programma elettorale ossia la ‘platform’ partitica.

Ma è sempre stato così?

Assolutamente no.

Per cominciare, la Convention è una ‘invenzione’ datata 1831 (in vista delle consultazioni del 1832) opera dell’allora esistente Partito Antimassonico.

Subito adottats dagli altri, vide fino alle votazioni del 1912 (solo in casa repubblicana nella circostanza) riunirsi delegati sostanzialmente scelti dagli apparati e dalle segreterie partitiche locali senza che agli elettori fosse mai data voce.

‘Inventate’ (per il vero, in precedenza se ne era discusso anche altrove senza arrivare a decidere) ad inizio Novecento nel Wisconsin governato dal fiero riformista Robert La Follette che le adottò a livello statale, le Primarie (in seguito, articolate come sopra illustrato) ebbero per qualche decennio scarso effettivo impatto anche perché scelte come metodo da pochi Stati.

Ricordato che nel precitato 1912 (si tennero in tredici territori statali) tra i GOP Teddy Roosevelt le stravinse per poi essere sconfitto in sede di Convention da William Taft…

che ancora nel 1952, tra i democratici, se ne svolsero solo quindici e che pur avendo vinto dodici di quei confronti Estes Kefauver fu battuto al Congresso da Adlai Stevenson…

va sottolineato che oggi non da oggi praticamente tutti gli Stati (qualcuno usando il vecchio sistema dei Caucus e quindi chiedendo a iscritti e attivisti di votare) scelgono i propri delegati invitando il popolo ad esprimersi.

Sono pertanto oggi espressione di scelte popolari le delegazioni che partecipano alla Convention, ‘momento’ di vera e alta democraticità.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-23 00:00:002019-04-23 00:00:00Quando non c’erano le Primarie. Quando contavano poco o niente

Washington ‘socialista’, anzi ‘sovietico’!

Aprile 22, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Lo Stato, non il Padre della Patria né la capitale federale.

Lo Stato del Washington fu definito ‘sovietico’ da Jim Farley.

Anni lontani quelli nei quali il citato vecchio e importantissimo esponente cattolico di origini irlandesi, già vicino a Franklin Delano Roosevelt, affermò: “L’America si compone di quarantasette Stati e della Repubblica Sovietica di Washington!”

Esagerazioni, dettate anche dalla elezione da parte dei cittadini di Seattle nel 1944 alla Camera dei Rappresentanti nientemeno che di Hugh De Lacy, un comunista su posizioni staliniane o pressappoco!

Esagerazioni, visto che il buon (?!) De Lacy restò in carica un solo mandato venendo sconfitto già nel 1946.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-22 00:00:002019-04-22 00:00:00Washington ‘socialista’, anzi ‘sovietico’!

Florida

Aprile 22, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Ventinove, oggi, i Grandi Elettori ai quali, sulla base dell’ultimo censimento (datato 2010) ha diritto la Florida.

Non pochi e praticamente mai attribuibili in partenza all’uno o all’altro partito, all’uno o all’altro candidato.

È difatti lo Stato sulle cui coste il 2 aprile del 1513 lo spagnolo Juan Ponce de Leon sbarcò attratto da leggende che insistentemente narravano della esistenza colà di una ‘fontana della giovinezza’ un classico ‘Swing State’.

Sapete, vero?

‘Red States’ sono quelli abitualmente portati a votare repubblicano che così vengono denominati perché sulla carta geografica vengono colorati appunto di rosso una volta attribuiti nella giornata elettorale presidenziale ‘il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre’ dell’anno bisestile.

‘Blue States’, ovviamente, per la medesima ragione (si colorano, ma di blu) quelli che usualmente si esprimono per i democratici.

‘Swing States, determinanti in molte circostanze, quegli Stati che ‘ballano’ da un campo a quello avverso.

Chiamato dal predetto conquistador Florida perché quel benedetto 2 aprile 1513 era giorno di Pasqua (in spagnolo ‘Pascua Florida’), ‘The Sunshine State’ – a conferma di quanto detto – si appalesa politicamente indecifrabile ove si guardi all’oggi, alla distribuzione tra i partiti dei ventisette Rappresentanti ai quali ha diritto: quattordici sono repubblicani e tredici democratici.

Guardando alle presidenziali, in due importanti occasioni, nel 1876 e nel 2000, la contrastata attribuzione dei suoi Grandi Elettori è stata assolutamente decisiva per fare approdare, dopo ricorsi e compromessi, alla Casa Bianca nel primo caso Rutherford Hayes e nel secondo George Walker Bush.

Sarà lo Stato che ha visto – nel tempo e particolarmente dopo la Seconda Guerra Mondiale e dipoi l’avvento del Castrismo a Cuba -fiorire Miami,  assurta da villaggio a importante per mille versi città internazionale, ancora certamente conteso e decisivo nelle votazioni del 2020.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-22 00:00:002019-04-22 00:00:00Florida

Discussioni nell’asinello a proposito di un possibile impeachment

Aprile 22, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

“Sembra facile”, diceva una vecchia pubblicità Bialetti.

Ecco, appunto…

Si stanno giustamente interrogando i democratici – i massimi responsabili del partito ed anche i candidati già in pista per la nomination 2020 – sulla convenienza politica e sulle conseguenze di una effettiva apertura nei confronti di Donald Trump della procedura di impeachment.

L’iter è per la prima parte percorribile visto che la messa in stato d’accusa del Presidente è alla fine un atto politico e che la competenza spetta alla Camera nella quale l’asinello è in maggioranza.

Appare però quasi impossibile portarlo a compimento perché il giudizio finale, determinante è compito del Senato laddove per la destituzione necessita il voto favorevole dei due terzi del Senatori presenti.

Essendo alla Camera Alta i repubblicani cinquantatre la cosa sembra assolutamente non realizzabile.

Ora, mentre, per dire, Elizabeth Warren preme per dare il via, Nancy Pelosi si è fino a poco fa dimostrata contraria.

È in programma già oggi pomeriggio una riunione per ragionare in merito.

Comunque, se si parte e va male in Senato quali le conseguenze nel 2020?

Se non si parte e Trump l’anno prossimo viene confermato chi sarà accusato di averlo in qualche modo favorito?

Dura la vita.

Vedremo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-22 00:00:002019-04-22 00:00:00Discussioni nell’asinello a proposito di un possibile impeachment

Messicani!

Aprile 22, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Difficile, per non dire difficilissimo, il rapporto Stati Uniti Messico.

Dall’inizio, praticamente dal momento nel quale nel 1821 la a quel punto ex colonia spagnola acquisì l’indipendenza.

Ok, il Texas si rese autonomo combattendo e costituendosi in Stato nel 1836.

(Salvo poi entrare con un trattato a far parte dell’Unione nel 1845).

Ma gli altri vastissimi territori – oggi non da oggi, Stati componenti gli USA – collocati verso e sulle sponde del Pacifico furono conquistati dagli americani con la forza, guerreggiando e sconfiggendo appunto i messicani.

Messicani che i politici statunitensi ritenevano ben poca cosa e basti a questo proposito ricordare quanto detto da Henry Clay quando si vide negare la nomination Whig nel 1848, sconfitto al riguardo dal Generale Zachary Taylor che aveva guidato le truppe nella guerra contro il Paese confinante a Sud:

“Avessi saputo come sarebbe andata avrei ammazzato anch’io qualche messicano!”

Da allora, mille le crisi conseguenti l’immigrazione clandestina dal Sud.

Si pensi che il Presidente Eisenhower, nei Cinquanta del Novecento, organizzò il rimpatrio forzato di almeno 1.000.000 di messicani.

Venivano caricati costoro su corriere che li riportavano in Patria molto all’interno, ben lontani dal confine per scoraggiare un loro ritorno.

Fu Bill Clinton – nei Novanta – a dare corpo alla realizzazione del muro (pensato e iniziato da George Herbert Bush) e a farne costruire una parte.

Il muro a proposito del quale da subito dopo l’insediamento Donald Trump e i democratici si scontrano ferocemente.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-22 00:00:002019-04-22 00:00:00Messicani!

Nelle pieghe del 22° Emendamento, ovvero cosa rischiano i democratici

Aprile 22, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Entrato in vigore nel 1951, il 22° Emendamento alla Costituzione Americana dice, semplificando e come tutti dovrebbero sapere, che un Presidente eletto due volte non può ripresentarsi una terza.

(Eletto due volte – si badi bene – non che abbia compiuto due mandati o che sia stato in carica otto anni, come si dice.

La differenza sta nel fatto che un Capo dello Stato USA eletto appunto due volte potrebbe, per malattia o per differente necessità, non portare totalmente a termine uno dei due quadrienni non permanendo quindi in carica per otto anni non potendo comunque ricandidarsi).

Nelle pieghe – per così dire – del disposto emendativo una disposizione alla quale oggi i democratici vogliosi di defenestrare Donald Trump con l’impeachment devono fare particolare attenzione.

Recita difatti a proposito di un Vice Presidente subentrante la norma che se il vicario entra in carica nella prima metà del mandato del predecessore può dipoi proporsi autonomamente una sola volta.

Recita invece che se subentra nella seconda metà del quadriennio del Presidente sostituito può candidarsi ed essere autonomamente eletto due volte!

Ora, siamo a questi tempi proprio nel secondo biennio del mandato del tycoon il che significa che l’eventualmente subentrato Mike Pence, portato a termine il restante periodo del mandato in origine di Trump può candidarsi da Presidente uscente nel 2020 e, cosa che The Donald non può fare, anche nel 2024!

Attenzione.

Attenzione.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-22 00:00:002019-04-22 00:00:00Nelle pieghe del 22° Emendamento, ovvero cosa rischiano i democratici

Blocco totale al petrolio iraniano

Aprile 22, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

“Rimuovere il petrolio iraniano dal mercato”, questa l’intenzione di Donald Trump che a tal fine ha tolto le esenzioni precedentemente concesse a otto Stati tra i quali l’Italia.

La mossa tesa a mettere vie più in difficoltà il regime iraniano avrà effetto dal primo maggio.

Trump garantisce nel contempo che nessuno dei Paesi consumatori avrà nocumento a seguito della sua decisione perché gli stessi USA, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita si impegnano a che ciò non accada.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-22 00:00:002019-04-22 00:00:00Blocco totale al petrolio iraniano
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