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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

California, Hawaii, Texas, Vermont: cosa hanno in comune

Aprile 28, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Venticinque giorni nel 1846.

Tanto è durata la Repubblica di California indipendente.

Dal 1836 al 1845, tanto è durata l’indipendenza della Repubblica del Texas.

Prima monarchia e poi per breve tempo Repubblica indipendente le Hawaii.

Stato indipendente e sovrano dal 1777 al 1791 Il Vermont.

I quattro Stati, come si vede, hanno in comune il fatto di essere territori che prima di entrare nell’Unione hanno avuto, più o meno lungamente, una vita indipendente e autonoma.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-28 00:00:002019-04-28 00:00:00California, Hawaii, Texas, Vermont: cosa hanno in comune

Stelle

Aprile 27, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Cinque file composte da sei stelle.

Quattro, intervallate, formate da cinque.

Totale, cinquanta.

Siamo abituati a vedere così determinato il quadrante superiore vicino all’asta della bandiera americana.

Talmente abituati da non pensare (quanto alle persone della mia età, da non ricordare) che il riquadro fosse in precedenza diverso e da non ipotizzare che possa in futuro cambiare.

Detto che le tredici strisce colorate rappresentano le appunto tredici ex colonie che diedero vita all’Unione, va – del tutto inutilmente tanto la cosa è risaputa? – ricordato che le predette stelle riferiscono ai cinquanta Stati che la compongono oggi.

Oggi, perché, naturalmente, nel passato erano (Stati e stelle) in numero inferiore.

È, per dire, solo dal 1959 – allorquando furono ammessi Alaska ed Hawaii – che da quarantotto si passò a cinquanta.

Nel tempo, ogni qual volta un nuovo Territorio ha ottenuto il riconoscimento federale e si è aggiunto è stato altresì necessario ridisegnare il drappo.

Sembra facile, ma in molti particolari casi – in specie se le stelle sono in numero dispari – non lo è affatto.

Potrà sembrare eccessivo dirlo e scriverlo, ma sono convinto che l’aggiunta di un cinquantunesimo Stato (Portorico?) sia resa difficile se non difficilissima anche perché la conseguente bandiera sarebbe asimmetrica e ‘indigesta’, tanto perfettamente oggi si collocano nel quadrante le cinquanta stelle.

 

P. S.

Ogni qual volta necessita adottare una nuova bandiera la cerimonia inaugurale ufficiale ha luogo il 4 luglio successivo a Philadelphia.

Nella circostanza,  il precedente drappo viene bruciato.

 

Nel caso qualcuno voglia vedere come erano disposte le stelle prima del 1959 consiglio di cercare e guardare il bellissimo quadro (invero, diverse essendo le versioni dell’opera, i bellissimi quadri) di Jasper Johns che ne riporta (ne riportano) quarantotto.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-27 00:00:002019-04-27 00:00:00Stelle

Le ‘prime volte’ alla Convention democratica del 1920

Aprile 27, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

1920, 28 giugno.

Ha inizio a San Francisco la Convention democratica per la scelta dei componenti il ticket del partito in vista delle elezioni novembrine.

È la prima volta che un Congresso di uno dei due movimenti politici maggiori si tiene in una città collocata sulla costa americana dell’Oceano Pacifico.

Trascorsi invano i primi ballottaggi, due donne vengono incluse tra i candidati ed ottengono un voto.

Si tratta, nell’ordine, di Laura Clay e di Cora Wilson Stewart.

Sono storicamente le prime due Signore che ottengono voti di delegati in una Convention di uno dei due maggiori partiti.

(Va qui ricordato che l’entrata in funzione del XIX Emendamento alla Costituzione USA – che concede il voto alle donne – ha luogo il 26 agosto 1920 e che alla citata data della Convention non era ancora in vigore).

Una terza ‘prima volta’ sarà scoperta successivamente, nel 1932, quando alla Presidenza verrà candidato ufficialmente Franklin Delano Roosevelt che nel 1920 era stato indicato come Vice di James Cox, prescelto e sconfitto a novembre da Warren Harding.

Resta difatti F.D.R. il primo (ed unico) candidato al vicariato – ‘running mate’ – battuto e in seguito vincente per White House.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-27 00:00:002019-04-27 00:00:00Le ‘prime volte’ alla Convention democratica del 1920

Arma potente, la politica estera. Non sempre, invero

Aprile 26, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Allorquando, come certamente accadrà nel 2020, il Presidente USA in carica cerchi di ottenere un secondo mandato grande importanza ha la conduzione della politica estera dalla sua amministrazione attuata.

Straordinario, per dire e ovviamente in senso positivo, l’impatto sulle vicine elezioni novembrine della storica visita di Richard Nixon in Cina nel febbraio 1972.

All’opposto, sempre per fare un esempio, assolutamente negativa – fu travolto nel 1980 da Ronald Reagan – per Jimmy Carter la crisi iraniana (gli ostaggi americani lungamente in mano in quel di Teheran a rivoluzionari studenti seguaci della linea khomeinista).

Naturalmente, in merito alla situazione mondiale e alle relazioni internazionali, lo sfidante può solo parlare, non certamente agire.

Ecco, quindi e conseguentemente, come e quanto l’attività messa in essere da Donald Trump in questo ambito risulti importante ai fini elettorali.

Oggi, ha il tycoon annunciato una svolta positiva nelle relazioni commerciali con la Cina.

Gli avversari?

Guardano e – per quanto certamente sia impossibile ammetterlo ed occorra dire il contrario – sperano (nel caso specifico e in genere) che qualcosa vada male.

In un passo falso.

C’est la vie!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-26 00:00:002019-04-26 00:00:00Arma potente, la politica estera. Non sempre, invero

Harold Stassen, candidato perdente ma decisivo

Aprile 26, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Molti i modi possibili per mettere decisiva mano alla elezione di un Presidente USA.

Molti i candidati che ritirandosi in sede di Convention – ovviamente, quando nessun pretendente alla investitura vanta già una precostituita maggioranza – hanno dato indicazione ai delegati a loro collegati di appoggiare un differente esponente del partito determinandone la vittoria poi ripetuta a novembre.

Tra i tanti, opportuno dedicare una certa attenzione ad Harold Stassen.

Già Governatore del natio Minnesota, Harold resta in primis nella storia spicciola dell’Unione per essere stato uno del ‘candidati perenni’ alla Presidenza più impenitenti.

Si propose infatti nove volte.

Nelle tornate elettorali 1944, 1948, 1952, 1964, 1968, 1980, 1984, 1988, 1992.

Mai riuscendo ad ottenere la nomination nelle fila repubblicane.

Occupa però un posto rilevante nella Storia con l’iniziale maiuscola ove si guardi alla campagna interna al GOP nel 1952.

Fu quella una contesa davvero aspra.

Forte del proprio prestigio, Dwight Eisenhower aveva accettato la candidatura alla nomination repubblicana convinto di avere vita relativamente facile.

Non aveva tenuto nel debito conto la presa sul partito del Senatore Robert Taft.

Figlio questi dell’ex Presidente sia degli USA che della Corte Suprema, rappresentava l’anima conservatrice dura e pura del Grand Old Party.

Duole dirlo, ma il futuro due volte Capo dello Stato riuscì a sconfiggere Taft solo attraverso qualche escamotage correntizio che provocò l’indignazione del rivale.

Dopo di che, soprattutto, ottenendo i determinanti voti dei delegati di Stassen che lo stesso ex Governatore riversò su di lui. 

Era difatti Eisenhower fermo a 595 delegati contro i 500 di Taft.

La maggioranza richiesta era fissata a 604.

Il semplice annuncio del voto degli uomini di Stassen a favore del Generale che in cotal modo arrivava a superare il cinquanta per cento richiesto provocò l’abbandono della candidatura del Senatore ad opera di molti.

Un ‘kingmaker’, quindi, nell’occasione l’uomo politico espressione del gelido Minnesota.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-26 00:00:002019-04-26 00:00:00Harold Stassen, candidato perdente ma decisivo

Alaska

Aprile 25, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

1867.

Lo zar Alessandro II è a corto di quattrini.

La sua Russia ha un possedimento del quale non sa sostanzialmente cosa fare.

Si colloca nel continente americano.

È l’Alaska.

Alessandro ha appoggiato diplomaticamente il Nord nella da poco conclusa Guerra di Secessione e può contare sulla, diciamo così, comprensione e benevolenza dei riunificati Stati Uniti.

Sa che l’acquisto della terra degli orsi (cos’altro poteva essere considerata allora la penisola alaskana?) interessa in specie al Segretario di Stato USA William Henry Seward.

Questi, era nell’intenzione – per quanto non fosse ciò esplicitato – supportato dalla necessità di dare seguito e compimento alla Dottrina Monroe (semplificando brutalmente come si usa l’idea e l’ideale di John Quincy Adams, vero artefice della Dottrina esposta dal Presidente James Monroe che serviva quale Ministro degli Esteri, “l’America agli americani”).

Concomitanti gli interessi, a fine marzo del citato 1867, Seward e il delegato dello zar barone Eduard de Stoeckl firmarono l’accordo che traferiva la proprietà dell’Alaska agli Stati Uniti.

Compenso pattuito di sette milioni e duecentomila dollari.

Il relativo Trattato fu ratificato dal Senato americano molto rapidamente anche se il pattuito venne invece corrisposto più tardi per l’opposizione della Camera dei Rappresentanti, infine superata.

Per una cifra che oggi, rivalutata, è inferiore a quella pagata dalla Juventus per acquistare Cristiano Ronaldo, Seward – contestato e preso in giro ai tempi da quanti non comprendevano perché desiderasse avere “quel deserto di ghiaccio” – aveva aumentato enormemente la superficie dell’Unione e, si scoprirà, messo a disposizione oro vero (la ‘corsa’ partirà una trentina d’anni dopo) e una sterminata quantità di petrolio: l’oro nero!!!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-25 00:00:002019-04-25 00:00:00Alaska

Biden, finalmente

Aprile 25, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

La lunga attesa è finita.

Joe Biden, da molti invocato, ha sciolto ogni riserva e ha ufficializzato la propria discesa in campo per ottenere la nomination democratica per la sfida novembrina del 2020.

Due volte Vice Presidente con Barak Obama.

Una lunga e onoratissima permanenza al Senato.

Ha, Biden, altre volte provato ad ottenere il viatico dagli elettori per l’ambita metà.

Fallendo.

Rappresenta più che mai il centro democratico.

Dovrà vedersela con oppositori interni per la gran parte radicali e in particolare con il ‘socialista’ Bernie Sanders.

Lotta dura.

Vedremo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-25 00:00:002019-04-25 00:00:00Biden, finalmente

Oltre i settant’anni

Aprile 25, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

E ti chiedi se non dipenda solo dal fatto che hai settantacinque anni suonati.

Sarà?

Ma è certo che dei mille candidati in corsa per White House, nell’uno o nell’altro campo, quelli che ritieni seri e affidabili hanno tutti pressappoco la tua età.

Donald Trump tra i repubblicani.

Joe Biden e Bernie Sanders tra i democratici.

Gli altri?

Quelli più giovani?

Chi per un verso, chi per un’altro, non ti convincono.

Radicali.

Tutti politicamente molto corretti, cosa pericolosissima.

Progressisti, qualsiasi cosa questo vocabolo voglia dire.

E capisci perfettamente Trump, il quale, oggi, venendo a conoscenza della discesa in campo di Biden (un serio rivale che i sondaggi danno difficile da battere e addirittura in vantaggio su di lui), alla fin fine, si è dichiarato contento arrivando ad augurargli di superare nelle primarie avversari che, sostiene, abbiano “idee malate e dementi”.

Insomma, trovarci tra noi della terza età è una gran bella cosa!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-25 00:00:002019-04-25 00:00:00Oltre i settant’anni

‘Straw poll’ uno e due: cambiamenti significativi

Aprile 24, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Una votazione non formale guardando all’esito della quale si cerca di capire le, di avere un’idea delle, intenzioni di voto.

Questo lo ‘Straw poll’.

Un primo risultato, oramai datato, aveva collocato Sanders nettamente alla testa del gruppone dei candidati dell’asino col 36 per cento delle preferenze.

Seguivano Biden (benché non ufficialmente in corsa) al 15, O’Rourke al 12, Warren all’8, Harris al 7.

Gli altri lontani.

Ebbene, un secondo ‘Straw poll’ appena concluso cambia non poco le carte in tavola.

Il Senatore del Vermont è al 42 per cento ed è seguito da lontano dalla Warren ora all’11.

Terzo, a sorpresa, Pete Buttigieg, il semi sconosciuto Sindaco dichiaratamente gay di South Bend, Indiana.

Spariti o quasi Biden e O’Rourke.

Esamineremo il risultato ora riportato ben sapendo che un terzo esame delle intenzioni popolari tra un mese potrà dare esiti differenti ma – Biden a parte  (incerto a proposito della candidatura e sotto attacco per comportamenti nei riguardi di qualche signora definiti scorretti ma assolutamente risibili) – preoccupa l’involuzione dell’ex Rappresentante texano che va altresì perdendo parte del suo staff.

Due le dimissioni improvvise tra i vecchi collaboratori.

Salirà ancora Buttigieg?

Biden si riprenderà?

Warren, la Senatrice, terrà?

O’Rourke darà segni di ripresa?

Verrà fuori un altro nome?

C’è un’infinità di tempo.

Vedremo.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-24 00:00:002019-04-24 00:00:00‘Straw poll’ uno e due: cambiamenti significativi

Come e in qual modo Martin Van Buren arrivò alla Vice Presidenza anticamera della sua elezione a White House nel 1836

Aprile 24, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Quando le origini degli accadimenti sono lontane.

Rachel Donelson, ricordate?

Moglie di Andrew Jackson morta il 22 dicembre 1828 nell’intervallo di tempo che intercorreva tra la elezione del marito alla Casa Bianca e il suo insediamento fissato al 4 marzo 1829.

Deceduta, ritenne il consorte, a causa delle calunnie proposte contro di lei nel corso della feroce campagna elettorale (John Quincy Adams, predecessore defenestrato nella circostanza, odiava, ricambiato, Jackson).

Calunnie che riguardavano una possibile bigamia della stessa Rachel che aveva a suo tempo sposato Andrew prima che il precedente matrimonio fosse definitivamente sciolto con il divorzio.

Occorse, quindi, nel primo biennio di governo del neo Presidente che il suo Segretario alla Guerra John Eaton sposasse la vedova Peggy O’Neill immediatamente o quasi dopo la scomparsa del di lei marito.

Peggy fu addirittura sospettata di essersi sbarazzata del coniuge per unirsi a John col quale aveva in corso un ‘affaire’, si diceva.

Voci rivelatesi false, che non impedirono alla autorevole moglie (le donne!) del Vice Presidente John Calhoun di coinvolgere le consorti degli altri componenti il Gabinetto Jackson in una aperta opera di ostracismo della coppia Eaton.

Esclusi i due da ricevimenti e feste, Jackson in persona – ben ricordando quanto occorso alla povera moglie – dovette intervenire chiedendo perentoriamente che il rifiuto cessasse.

Conseguenze politiche?

Importantissime.

Già poco convinto di Calhoun (era questi, fra l’altro, stato Vice di John Quincy Adams passando disinvoltamente al rivale e contendente Andrew), Jackson, disgustato dal comportamento della di lui consorte, deciderà nel successivo 1832 di correre per il secondo, ottenuto, mandato con un differente ‘running mate’: Martin Van Buren.

Sarà dipoi nel 1836 proprio Van Buren – forte della carica vice presidenziale – a succedergli sullo scranno.

Storie scandalistiche.

Storie di donne.

Storie con la esse minuscola che hanno certamente influito sulla Storia.

Quella con l’iniziale maiuscola.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-04-24 00:00:002019-04-24 00:00:00Come e in qual modo Martin Van Buren arrivò alla Vice Presidenza anticamera della sua elezione a White House nel 1836
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