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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Se Trump non partecipa all’Insediamento di Biden

Novembre 27, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Per quanto i media si stiano estremamente agitando all’ipotesi, la mancata partecipazione di Donald Trump alla cerimonia dell’Insediamento del suo successore in programma il 20 gennaio 2021 non si tradurrebbe in un fatto mai accaduto.
Quattro i precedenti:
– il 4 marzo 1801, John Adams non era presente allorquando Thomas Jefferson (che lo aveva sconfitto) giurò
– il 4 marzo 1829, John Quincy Adams non fu partecipe del ‘momento’ di gloria di Andrew Jackson (colui che lo aveva defenestrato)
– Andrew Johnson, il 4 marzo 1869, non presenziò al Giuramento di Ulysses Grant
– Richard Nixon se ne andò dalla Capitale federale prima che le dimissioni da lui presentate avessero effetto e pertanto non fu tra i partecipi il 9 agosto 1974 alla cerimonia che insediava Gerald Ford.
Ovviamente (ma si!), a questi signori, vanno aggiunti gli 8 Capi dello Stato morti in carica.
Già successo, comunque?
Sì.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-27 13:08:242020-11-27 13:08:24Se Trump non partecipa all’Insediamento di Biden

80 milioni di voti a Biden e quasi 74 a Trump

Novembre 27, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

I dati ufficiali relativi ai votanti nelle cosiddette Presidenziali del 1788/89 – le prime – concludono per la partecipazione di meno di 44 mila cittadini, l’11,6 per cento degli aventi diritto.
Gli Elettori con l’iniziale maiuscola nella circostanza scelti Stato per Stato furono 69 e tutti in sede di Collegio si espressero per George Washington che fu conseguentemente, come del resto nel successivo 1792, investito all’unanimità.
È solo nel 1804 che le persone che si recano alle urne superano abbondantemente le centomila unità mentre il dato percentuale non brilla comunque fermandosi a poco meno del 24.
Da allora – con le eccezioni conseguenti alle guerre combattute nel Paese (quella del 1812 e la Civile) e, nel caso della seconda, a successive sanzioni – ovviamente in continuo aumento il numero degli aventi diritto non corrispondendo sempre la qual cosa a quello dei votanti.
I quali ultimi, con difficoltà, nel corso del Novecento, superarono il 62 per cento.
Oggi, voto popolare più postale e anticipato considerato, si sottolinea il fatto che Joe Biden avrebbe totalizzato oltre 80 milioni di suffragi e Trump – il migliore ‘battuto’ della storia – poco meno di 74.
Mai tanti così gli elettori attivi (molte le ragioni che ben conosciamo) si sottolinea,
Ma non è infine ovvio che a fronte di un elettorato oramai di ben oltre 200 milioni così sia?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-27 13:05:182020-11-27 13:05:1880 milioni di voti a Biden e quasi 74 a Trump

Obama critica gli Ispanici che hanno votato Trump

Novembre 27, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Certificando – è certificare il verbo di moda – la sua superiorità (è un democratico, perbacco, non un volgare repubblicano), Barack Obama ha duramente attaccato quanti tra gli elettori Ispanici “si sono permessi di votare Donald Trump”.
Lo hanno fatto – dice con orrore! – dando più importanza alle posizioni del Grand Old Party in tema di aborto e nozze gay piuttosto che alle idee “razziste” che il Presidente avrebbe portato avanti amministrando.
Siamo sempre allo stesso punto: il disprezzo nei confronti di chi non la pensa “come si deve” è la vera caratteristica degli Asini americani.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-27 11:48:372020-11-27 11:48:37Obama critica gli Ispanici che hanno votato Trump

28 gli Stati che hanno certificato i risultati elettorali

Novembre 27, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Alla data del 25 novembre, 28 gli Stati che, avendo concluso le previste procedure, hanno certificato l’esito delle votazioni del 3 precedente.
(Oltre 20 giorni dopo!)
Gli altri – 22, non pochi – non ancora.
Riconteggi, accertamenti dovuti secondo le leggi locali o reclamati dai trumpiani, ricorsi giudiziari.
Quant’altro.
Ovviamente, le infinite complicazioni derivanti dalla pandemia, dal numero altissimo dei voti postali, dalle differenti caratterizzazioni in merito specifico Stato per Stato.
Non una situazione, diciamo così, commendevole.
Sarebbe tempo di intervenire, ma, nella condizione data, non succederà!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-27 11:17:172020-11-27 11:17:1728 gli Stati che hanno certificato i risultati elettorali

‘Georgia on my mind’: il 5 gennaio due ‘Runoff’ per il Senato

Novembre 26, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Usualmente, non è possibile mettere contemporaneamente in gioco entrambe le poltrone senatoriali alle quali uno Stato ha diritto.
Differenti le scadenze dei mandati, difatti.
Capita però in Georgia che ciò accada, in questo del tutto anomalo 2020, in quanto, mentre il Senatore uscente repubblicano David Perdue – eletto nel 2014 – è secondo regola impegnato dallo sfidante democratico Jon Ossoff, si contendono l’altro seggio – lasciato per ragioni di salute da Johnny Isakson, anch’egli GOP – la ‘temporanea’ Senatrice (per decisione del Governatore Brian Kemp) Kelly Loeffler e l’Asinello Raphael Warnock.
Il voto del 3 novembre scorso non ha definito i vincitori.
Nello Stato con capitale Atlanta, i Laticlavi si eleggono con il ‘Runoff’.
Questo vuol dire che nella prima chiamata alle urne i candidati sono normalmente oltre i due in alternativa altrove, contrapponendosi anche più di uno per partito.
Non essendo nessuno arrivato il predetto 3 novembre al richiesto 50 per cento più uno, il ballottaggio tra i meglio classificati (i nomi sono quelli sopra riportati) è programmato per il 5 gennaio 2021.
Vogliono le circostanze che al momento i Senatori (due per Stato e per conseguenza 100) del Grand Old Party sicuramente in sella a partire dall’inizio della prossima Legislatura (la 117ª) siano 50.
Vuole il caso che se i democratici prevalgono e due scranni georgiani vanno a loro, pareggiando, arrivano in realtà alla maggioranza perché la Costituzione prevede che, appunto in tale caso, possa votare il Presidente del consesso, che, essendo Biden alla Casa Bianca, è Kamala Harris.
Nel caso in cui invece almeno uno dei due Senatori resti repubblicano, l’Amministrazione democratica si troverebbe in evidenti difficoltà quanto a non poche nomine (perfino, in caso di assoluto disaccordo, per la ratifica dei Ministri, oltre che dei Giudici, degli Ambasciatori, eccetera).
Si comprende quindi perché i due partiti siano al riguardo estremamente impegnati.
Si comprendono pertanto le accuse che i GOP lanciano ai rivali che vengono rappresentati come pericolosi ‘socialisti’, intesi se vincenti, a scardinare il sistema.
Si capiscono di contro le articolazioni democratiche che indicano in una affermazione dei contendenti un blocco, un intralcio nel campo delle volute riforme, per loro definizione ‘liberal e progressiste’.
Per quel che valgono, i sondaggi dicono che David Perdue è in lieve vantaggio su Ossoff e che Warnock dovrebbe sconfiggere Loeffler.
Manca però davvero molto tempo al voto e non poco potranno contribuire ad orientarlo gli accadimenti a livello federale.
Il fatto, per dire, che, guardando ai nomi dei suoi futuri Ministri e funzionari dello staff proposti da Biden, nessuno tra i giovani radicali ‘sinistri’ sia in prima fila avrà importanza?
Lotta dura, probabilmente all’ultimo voto, in uno Stato che – ultima annotazione – è passato al democratico dopo che dal 1996 si era costantemente espresso per i repubblicani e che con grande difficoltà elegge Senatori che non appartengano all’Elefante.
“Things Change” come diceva David Mamet, o no?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-26 14:29:312020-11-26 14:29:31‘Georgia on my mind’: il 5 gennaio due ‘Runoff’ per il Senato

Storicamente, una novità la sconfitta di Donald Trump

Novembre 26, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

La mancata conferma alla Casa Bianca di Donald Trump è da un particolare punto di vista storico ‘nuova’.
Guardando difatti alle occasioni che dal dopoguerra hanno portato a un consimile risultato, ogni volta – e non quanto al tycoon – il Presidente dipoi defenestrato si era trovato ad affrontare un contendente alla nomination interno al partito (di ‘peso’ personale o di una consistenza dovuta alle circostanze).
Harry Truman – chissà se effettivamente motivato a provarci ancora (era ‘sopravvissuto’ alla sfida del Grand Old Party contro tutte le aspettative nel 1948) – nel 1952, lasciò subito dopo avere constatato l’esito iniziale favorevole (Primarie del New Hampshire) della candidatura a lui alternativa di Estes Kefauver.
È nel 1968 la successiva rinuncia da parte di un Capo dello Stato in grado di affrontare una seconda elezione (nel 1951 era entrato in vigore l’Emendamento che ne impediva altre).
Fu Lyndon Johnson il desso.
Sotto schiaffo in politica estera (il drammatico Vietnam era un impegno che certamente non poteva trascurare e lo travolgeva), inopinatamente sfidato da subito da Eugene McCarthy, il successore di John Kennedy lasciava la competizione il 31 marzo.
È nel 1976 che la questione si traferisce in casa repubblicana.
Incumbent è Gerald Ford (peraltro, inquilino mai eletto colà paracadutato da uniche circostanze e da due dimissioni: dapprima di un Vice e poi del Presidente!).
Forte e finita negativamente per pochissimo solo in sede di Convention la sfida che gli porta Ronald Reagan.
Certo è che – come nei due casi poco fa rammentati – Ford a novembre perde.
Nel seguente 1980, determinata e soprattutto nelle prime fasi di notevole successo la chiamata alle armi dei democratici critici quanto a Jimmy Carter operata da Ted Kennedy.
Si arenerà sul più bello il ‘terzo’ esponente della potente famiglia politica democratica del Massachusetts.
E come va a finire se non male nelle urne l’ex Governatore della Georgia.
L’ultimo uomo in questa panoramica insediato alla Executive Mansion al quale – prima di Donald Trump – non riesce il bis, è, nel 1992, George Herbert Bush.
Alla fine, vinse, tra Caucus e Primarie, tutti i confronti ma il fatto che l’esponente conservatore Pat Buchanan avesse avuto un buon successo (ancora nel New Hampshire) ebbe ad incidere.
(Le votazioni 1992 devono essere però sempre considerate particolari dato che un terzo indipendente, Ross Perot, scese in lotta ottenendo dal punto di vista del voto popolare un risultato eccezionale, in larga misura a danno del primo Bush).
Si constata alla luce di questi accadimenti la nelle primissime righe indicata novità trumpiana.
Nessuno lo ha affrontato – non è di certo stata una cosa seria l’opzione Bill Weld, non sia mai – ed ha perso ugualmente.
Ma c’è qualcuno che seriamente ritenga che il Covid, la pandemia, non abbiano operato contro Trump infinitamente più fortemente di un in realtà inesistente avversario interno per la nomination?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-26 11:16:362020-11-26 11:16:36Storicamente, una novità la sconfitta di Donald Trump

Ricordate quanti erano i candidati democratici alla nomination?

Novembre 26, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

È nel 2015, in vista del voto novembrino dell’anno successivo, che in campo repubblicano i candidati alla investitura sono diciassette e tra loro prevale Donald Trump.
Un record che viene ritenuto difficile da battere e che invece è ‘stracciato’ dall’Asinello subito, in questo 2020.
All’incirca una dozzina in più, difatti, nel complesso i pretendenti sui quali Joe Biden ha avuto la meglio.
(11, altresì, i dibattiti televisivi interni, il primo in data 26 giugno 2019 e l’ultimo il 15 marzo 2020).
Conviene qui farne memoria perché un sia pure in non pochi casi piccolissimo contributo è stato dato da tutti costoro.
Per cominciare, ecco quanti si sono ritirati nel corso della campagna Caucus/Primarie, aperta il 3 febbraio in Iowa con il primo voto.
Michael Bennett
Michael Bloomberg
Pete Buttigieg
Tulsi Gabbard
Amy Klobuchar
Deval Patrick
Bernie Sanders
Tom Steyer
Elizabeth Warren
Andrew Yang.
Poi, quanti hanno deciso di uscire dalla competizione prima addirittura che prendesse con le citate consultazioni Stato per Stato il via:
Cory Booker
Steve Bullock
Julian Castro
Bill de Blasio
John Delaney
Kirsten Gillibrand
Mike Gravel
Kamala Harris
John Hickenlooper
Jay Inslee
Wayne Messam
Seth Moulton
Richard Ojeda
Beto O’Rourke
Tim Ryan
Joe Sestak
Erwin Swalwell
Marianne Williamson.
Per quanto ufficialmente Biden abbia ricevuto la nomination al Congresso (virtuale, online, per la pandemia in atto) il 19 agosto, è con l’abbandono della maratona da parte di Bernie Sanders (8 aprile) che ha assunto la posizione non controvertibile di ‘candidato in pectore’.
Al fine di fissare quanto a lungo, sia pure non ufficialmente, è durata la campagna elettorale fra democratici va qui da ultimo rammentato che il primo tra gli esponenti del partito infine vincitore a dichiararsi in corsa è stato John Delaney, a fine luglio del 2017.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-26 11:14:462020-11-26 11:14:46Ricordate quanti erano i candidati democratici alla nomination?

Melania (Knavss? Knauss?) Trump e Frances Folsom Cleveland

Novembre 25, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Chissà cosa davvero pensa dei suoi anni alla Casa Bianca Melania Trump?
Per quanto il gossip si sia sbizzarrito quanto al futuro (arrivando ad offenderla quando l’ha ritenuta vicina al divorzio e desiderosa di fare cassa) della First Lady, invero, nulla trapela.
Ritengo però certo che non senta di poter imitare una delle Signore che l’hanno preceduta.
Mi riferisco a Frances Folsom Cleveland, alla quale si avvicina per la differenza d’età con il coniuge.
24 anni Melania contro i 27 (record) di Frances.
Ebbene, sconfitto il marito Grover Cleveland nel 1888 – come Trump adesso – lasciando quella donna di forte personalità la dimora il successivo 4 marzo 1889, disse al maggiordomo
“Non sposti nulla.
Torneremo!”
E in effetti, nelle votazioni del 1892, Grover – il solo Capo dello Stato USA in grado di farlo dopo 4 anni di ‘esilio’ – fu rieletto.
Non accadrà alla consorte del tycoon e probabilmente non lo vorrebbe.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-25 16:26:562020-11-25 16:26:56Melania (Knavss? Knauss?) Trump e Frances Folsom Cleveland

Quando ha preso il via il processo di transizione

Novembre 25, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Il testo originale (seguito dalla traduzione) del messaggio inviato a Joe Biden da Emily Murphy, Amministratrice del General Services Administration (GSA) in conseguenza del quale ha preso il via il Processo di Transizione:

“As the administrator of the U.S. General Services Administration, I have the ability under the Presidential Transition Act of 1963 as amended, to make certain post-election resources and services available to assist in the event of a presidential transition. See 3 U.S.C. § 102 note (the “Act”).
I take this role seriously and, because of recent developments involving legal challenges and certifications of election results, am transmitting this letter to make those resources and services available to you.
I have dedicated much of my adult life to public service, and I have always strived to do what is right.
Please know that I came to my decision independently, based on the law and available facts.
I was never directly or indirectly pressured by any Executive Branch official—including those who work at the White House or GSA—with regard to the substance or timing of my decision.
To be clear, I did not receive any direction to delay my determination.
I did, however, receive threats online, by phone, and by mail directed at my safety, my family, my staff, and even my pets in an effort to coerce me into making this determination prematurely.
Even in the face of thousands of threats, I always remained committed to upholding the law.
Contrary to media reports and insinuations, my decision was not made out of fear or favoritism. Instead, I strongly believe that the statute requires that the GSA Administrator ascertain, not impose, the apparent president-elect.
Unfortunately, the statute provides no procedures or standards for this process, so I looked to precedent from prior elections involving legal challenges and incomplete counts.
GSA does not dictate the outcome of legal disputes and recounts, nor does it determine whether such proceedings are reasonable or justified.
These are issues that the Constitution, federal laws, and state laws leave to the election certification process and decisions by courts of competent jurisdiction.
I do not think that an agency charged with improving federal procurement and property management should place itself above the constitutionally based election process.
I strongly urge Congress to consider amendments to the act.
As you know, the GSA administrator does not pick or certify the winner of a presidential election. Instead, the GSA Administrator’s role under the Act is extremely narrow; to make resources and services available in connection with a presidential transition.
As stated, because of recent developments involving legal challenges and certifications of election results, I have determined that you may access the post-election resources and services described in Section 3 of the Act upon request.
The actual winner of the presidential election will be determined by the electoral process, detailed in the Constitution.
Section 7 of the Act and Public Law, 116-159, dated October, 1 2020, which provides continuing appropriations until December 11, 2020 makes $6,300,000 available to you to carry out the provisions of Section 3 of the Act.
In addition, $1,000,000 is authorized, pursuant to Public Law 116-159, to provide appointee orientation sessions and a transition directory.
I remind you that Section 6 of the Act imposes reporting requirements on you as a condition for receiving services and funds from the GSA.
If there is anything we can do to assist you, please contact, Ms. Mary D. Gilbert, the Federal transition coordinator.
Sincerely,
Emily W. Murphy”

Traduzione:
“”In qualità di amministratore della U.S. General Services Administration, ho la possibilità, ai sensi del Presidential Transition Act del 1963 e successive modifiche, di rendere disponibili alcune risorse e servizi post-elettorali per assistere in caso di transizione presidenziale. Vedi 3 U.S.C. § 102 nota (la “Legge”).
Prendo sul serio questo ruolo e, a causa dei recenti sviluppi che riguardano le contestazioni legali e le certificazioni dei risultati elettorali, vi trasmetto questa lettera per mettervi a disposizione tali risorse e servizi.
Ho dedicato gran parte della mia vita al servizio pubblico e mi sono sempre sforzata di fare ciò che è giusto.
Sappiate che ho preso la mia decisione in modo indipendente, sulla base della legge e dei fatti disponibili.
Non sono mai stata messa sotto pressione direttamente o indirettamente da nessun funzionario dell’Executive Branch – compresi quelli che lavorano alla Casa Bianca o alla GSA – per quanto riguarda la sostanza o la tempistica della mia decisione.
Per essere chiari, non ho ricevuto alcuna indicazione per ritardarla.
Tuttavia, ho ricevuto minacce online, per telefono e per posta, dirette alla mia sicurezza, alla mia famiglia, al mio staff e persino ai miei animali domestici, nel tentativo di costringermi a prendere questa decisione prematuramente.
Anche di fronte a migliaia di minacce, sono sempre rimasta impegnata a sostenere la legge.
Contrariamente a quanto riportato dai media e alle insinuazioni, la mia decisione non è stata presa per paura o per favoritismo.
Credo invece fermamente che lo statuto richieda che l’amministratore della GSA accerti, e non imponga, l’apparente Presidente eletto.
Sfortunatamente, lo statuto non prevede procedure o standard per questo processo, quindi ho guardato ai precedenti che prevedevano contestazioni legali e conteggi incompleti.
La GSA non detta l’esito delle controversie legali e dei conteggi, né determina se tali procedimenti siano ragionevoli o giustificati.
Si tratta di questioni che la Costituzione, le leggi federali e le leggi statali lasciano al processo di certificazione elettorale e alle decisioni dei tribunali di giurisdizione competente.
Non credo che un’agenzia incaricata di migliorare gli acquisti federali e la gestione della proprietà debba porsi al di sopra del processo elettorale basato sulla Costituzione.
Esorto vivamente il Congresso a prendere in considerazione emendamenti alla legge.
Come sapete, l’amministratore della GSA non sceglie o certifica il vincitore di un’elezione presidenziale.
Al contrario, il ruolo dell’amministratore della GSA ai sensi della legge è estremamente limitato; rendere disponibili risorse e servizi in relazione a una transizione presidenziale.
Come già detto, a causa dei recenti sviluppi che riguardano le contestazioni legali e le certificazioni dei risultati delle elezioni, ho stabilito che potete accedere alle risorse e ai servizi post-elettorali descritti nella Sezione 3 della legge su richiesta.
Il vincitore effettivo delle elezioni presidenziali sarà determinato dal processo elettorale, specificato nella Costituzione.
L’articolo 7 della legge e della legge pubblica 116-159 del 1° ottobre 2020, che prevede stanziamenti continui fino all’11 dicembre 2020, mette a vostra disposizione 6.300.000 dollari per l’attuazione delle disposizioni dell’articolo 3 della legge.
Inoltre, è autorizzato l’importo di 1.000.000 dollari, ai sensi del Public Law 116-159, per fornire sessioni di orientamento per gli incaricati e un elenco di transizione.
Le ricordo che la Sezione 6 della legge le impone obblighi di rendicontazione come condizione per ricevere servizi e fondi dalla GSA.
Se c’è qualcosa che possiamo fare per assisterla, la prego di contattare la signora Mary D. Gilbert, il coordinatore federale per la transizione.
Cordiali saluti,
Emily W. Murphy”

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-25 14:45:582020-11-25 14:45:58Quando ha preso il via il processo di transizione

“Non è un terzo mandato Obama!” C’è da augurarsi che così sia!

Novembre 25, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

E c’era necessità di dirlo.
Ha difatti Joe Biden (è ovviamente il democratico che ha pronunciato le suddette parole) finora praticamente proceduto, quanto alla nomina dei futuri collaboratori – Ministri Segretari in primo luogo – quasi esclusivamente indicando persone già ampiamente coinvolte nei due mandati obamiani.
Ovviamente, perché con loro ha lavorato da Vice.
Naturalmente, perché può fidarsi.
Ancora, per amicizia.
Tutto molto comprensibile, ma non è forse che a questo punto si debba guardare alla prossima Amministrazione come a una minestra riscaldata?
Una minestra per di più sostanzialmente fallita come dimostrano gli esiti (che negano assolutamente la narrazione) conseguenti la fine del secondo mandato del Presidente ‘Kenyan American’.
Esiti che ne attestano il fallimento politico.
Eccoli:
– la sconfitta di Hillary Clinton
– la débâcle democratica nelle elezioni per il Congresso
– le molte affermazioni repubblicane negli Stati sia per quanto concerne gli Esecutivi che i Legislativi.
Per non parlare della crisi economica non risolta, anzi.
E della situazione internazionale peggiorata.
Meglio davvero evitarle certe minestre!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-11-25 12:29:392020-11-25 12:29:39“Non è un terzo mandato Obama!” C’è da augurarsi che così sia!
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