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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

‘Affluent Society’ (e supermarket) nel secondo Dopoguerra americano

Gennaio 19, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Terminata la Seconda Guerra Mondiale, l’amministrazione Truman si trovò a fronteggiare una situazione economica decisamente difficile.
Lo smantellamento dell’economia bellica, trainante tra il 1942 e il 1945, comportava rischi notevoli di recessione.
Con un’azione mirata di grande intelligenza, il Presidente subentrato a Franklin Delano Roosevelt ideò e fece approvare le azioni che avrebbero consentito al Paese non solo di resistere ma anche di prosperare.
La fase di boom conseguente portò l’occupazione a livelli superiori rispetto al periodo pre guerra.
I salari, per non poco tempo inferiori al dovuto (la qual cosa provocò un numero incredibile di scioperi indetti dai sindacati, scioperi ai quali il Congresso – Truman riluttante e malgrado il suo veto – cercò di porre rimedio con la Legge Taft/Hartley che, fra l’altro, dava al Presidente facoltà di ‘raffreddare’ gli animi imponendo un periodo di tregua di ottanta giorni alle diatribe in atto), verso il 1949 si adeguarono al punto che solo un anno dopo il professor John Kenneth Galbraith, guardando all’immediato futuro quale si prospettava, poteva parlare di una ‘Affluent Society’, ovvero di una società, in una assai prossima prospettiva, ricca, opulenta.
Segno preciso dei tempi, indice indiscutibile della ricchezza, la nascita in ogni città degli Stati Uniti dei supermarket, laddove, pareva ed era, ogni ben di dio fosse proposto e acquistabile.
I progressi nel campo commerciale, in quello produttivo nell’agricoltura come nell’industria portarono miglioramenti in tutti i campi.
Rinasceva negli anni Cinquanta americani – quel felice decennio nella percezione dei più ma non dei maggiormente avvertiti – il ‘Sogno Americano’, questa volta, però, decisamente meno idealizzato, legato come era (e sarà) al concreto, agli affari, all’agiatezza, tutte cose, per carità, apprezzabili dalla gente comune ma legate al contingente.
Nel decennio che potremmo definire ‘di Eisenhower’, in carica dal 20 gennaio 1953 al 20 gennaio 1961, il business trionfava ma le nuvole, da pochissimi percepite, andavano addensandosi all’orizzonte.
(Che tutto non andasse bene in quei due lustri era intuibile guardando come sempre agli intellettuali e a Hollywood come a Broadway.
John Steinbeck, che aveva magistralmente dipinto in ‘Furore’ e in altri romanzi la Depressione, ambientava in California la terribile vicenda di Caino e Abele in ‘La valle dell’Eden’.
James Dean e Marlon Brando rappresentavano la ribellione giovanile apparentemente senza un vero motivo (del resto, ‘Gioventù bruciata’ di Nicholas Ray, che vedeva Dean nel ruolo del protagonista, nell’originale si intitolava proprio ‘Ribelle senza causa’) e in qualche modo dettata da una sotterranea, non dichiarata insoddisfazione.
Jack Kerouac e Allen Ginsberg, William Burroughs e Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti e Lucien Carr lanciavano definitivamente la ‘Beat Generation’ col suo rifiuto e le sue denunce nei confronti di una società non amata.
Arthur Miller con ‘Il crogiolo’ denunciava la nuova ‘Caccia alle streghe’ e il Maccartismo il cui imperversare sui media – radio dominante e televisione emergente – allontanava la gente dagli intellettuali percepiti, durante i seguitissimi interrogatori condotti da Joseph McCarthy e soci, come sovvertitori e complottisti di stampo comunista).
Verranno i Sessanta, verrà la contestazione, verrà il Vietnam.
Verranno i Sessanta con l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy.
Verranno i Sessanta con il Sud sempre e duramente segregazionista.
Verranno i Sessanta con la rivoluzione geopolitica e sociale del grande Lyndon Johnson, rivoluzione anni dopo compresa e correttamente valutata e che da allora consente ai democratici di vincere frequentemente la Casa Bianca come il Congresso.
Verranno i Sessanta con la Convention democratica di Chicago sotto assedio ad opera dei contestatori e con la durissima repressione poliziesca.
Verranno i Sessanta con la candidatura a White House del segregazionista di provenienza democratica George Wallace.
Verranno i Sessanta con lo sbarco sulla Luna.
Verranno i davvero turbolenti ma, come detto, annunciati Sessanta…

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-19 19:01:332020-01-19 19:01:33‘Affluent Society’ (e supermarket) nel secondo Dopoguerra americano

Le elezioni americane intese anche (oltre il resto) come palestra politica

Gennaio 19, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Sempre più
– per la dilatazione dei tempi (Elizabeth Warren ha cominciato a parlare di una possibile sua candidatura per il novembre 2020 e ad organizzarsi in relazione addirittura negli ultimi giorni del 2018!)
– per l’aumento esponenziale delle risorse economiche messe in campo (non più solamente – per quanto anche in passato, in qualche circostanza – attraverso la raccolta fondi, ma impegnando davvero cospicue capacità personali)
– per il numero impressionante di persone coinvolte, direttamente e indirettamente, la qual cosa le rende un ‘datore di lavoro’ tra i più importanti (e, per non pochi, anche a tempo pieno)
le elezioni USA contano, ‘pesano’, e non solo, ovviamente, negli Stati Uniti.
Contano anche (e, da un certo punto di vista, in modo decisamente importante) come ‘palestra’, luogo di istruzione ed esercizio politico.
Basta scorrere le biografie – non solo quelle dei Presidenti – degli uomini che hanno nel tempo operato politicamente ad un qualche livello per vedere come, quanto e con quale dedizione, da giovani se non giovanissimi, abbiano dedicato stagioni ed impegno ad uno o più candidati, apprendendo, secondo estro e capacità, arte e mestiere.
Naturalmente, nella maggior parte dei casi, le frequentazioni ideali e partitiche (nelle fila democratiche o repubblicane ma a volte non solo) giovanili hanno dipoi trovato seguito nell’impegno personale (1).

(1) Non sempre, peraltro, e si pensi in merito al percorso di Ronald Reagan, partito quale sostenitore di Franklin Delano Roosevelt e approdato su sponde ideologiche e comportamentali assolutamente opposte.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-19 16:34:272020-01-19 16:34:27Le elezioni americane intese anche (oltre il resto) come palestra politica

2012/2016

Gennaio 19, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

2012, Barack Obama conquista quasi sessantasei milioni di suffragi popolari pari al cinquantuno e uno per cento dei votanti.
Vince in ventisei Stati e nel Distretto di Columbia ed ottiene trecentotrentadue Grandi Elettori.
È pertanto conseguentemente eletto.

2016, Hillary Rodham Clinton conquista quasi lo stesso numero di elettori (all’incirca sessantamila in meno) pari però al quarantotto e due per cento dei votanti.
Prevale in venti Stati e nel District e cattura duecentoventisette Grandi Elettori.
È pertanto sconfitta.
E questo malgrado raccolga la bellezza di quasi tre milioni di voti popolari in più del rivale e lo superi anche quanto alla percentuale (Trump si ferma al quarantasei e uno).

Quel che conta nel sistema elettorale americano è dove si prendono i voti.
Negli Stati più pesanti in termini di Grandi Elettori.

Non a livello nazionale.
Non percentualmente.
Dove!!!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-19 11:54:432020-01-19 11:54:432012/2016

La difesa di Trump come impostata da Alan Dershowitz

Gennaio 18, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Chiamato a far parte del collegio di difesa che opererà in Senato dal Presidente, Alan Dershowitz ha in modo magistrale costituzionalmente impostato le proprie argomentazioni.
Assolutamente condivisibili le sue parole (evidente la derivazione dal magistero ‘originalista’ del grande Antonin Scalia) laddove – dopo avere sostenuto nel merito che i due capi d’accusa proposti dalla Camera contro Trump non hanno base nella Legge fondamentale del Paese – in punto di diritto, conclude affermando che se il Capo dello Stato fosse rimosso per ragioni consimili gli USA si trasformerebbero in una democrazia parlamentare venendo l’Impeachment a valere come un voto di sfiducia da parte di Rappresentanti e Senatori.
Cosa assolutamente contraria al dettato costituzionale come voluto dai Founding Fathers.
Chapeau!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-18 12:30:142020-01-18 12:30:14La difesa di Trump come impostata da Alan Dershowitz

Tra un anno l’insediamento del nuovo o confermato Presidente USA

Gennaio 18, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

La prima cerimonia di Insediamento del Capo dello Stato USA (George Washington) ebbe luogo il 30 aprile 1789.
Dalla successiva conseguente le elezioni del 1792 (nelle quali il Padre della Patria era stato confermato), il 4 marzo dell’anno seguente quello elettorale.
Così fino alle votazioni del 1932 comprese.
È dalla seconda nomina di Franklin Delano Roosevelt (1936 e pertanto dal 1937) che i tempi sono stati anticipati.
L’insediamento nella circostanza e da allora (salvo casi straordinari: ventiquattr’ore prima o dopo) ha luogo alle ore 12 del 20 gennaio a venire.
Due nel corrente 2020 le determinanti date precedenti:
– il 3 novembre prossimo venturo (il primo martedì dopo il primo lunedì del penultimo mese dell’anno) la nomina dei Grandi Elettori
– il 14 dicembre successivo (il primo lunedì dopo il secondo mercoledì dell’ultimo mese dell’anno) l’elezione del Presidente ad opera del Collegio formato dai medesimi Grandi Elettori.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-18 11:54:292020-01-18 11:54:29Tra un anno l’insediamento del nuovo o confermato Presidente USA

‘Non white’ out

Gennaio 17, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Comprensibili (forse) solo da un pubblico molto politicamente corretto le recenti lamentazioni a proposito del fatto che al settimo dibattito ufficiale tra i candidati democratici alla nomination non partecipassero esponenti politici di colore.
In verità incomprensibili ove si ricordi che i ‘criteria’ determinati dal Democratic National Committee erano assolutamente asectici, certamente non faziosi, non escludenti sulla base di considerazioni o valutazione razziali.
Semplicemente, i molti candidati ‘non white’ comunque in corsa non sono riusciti, a causa dello scarso seguito avuto in termini di sondaggi e donazioni, a qualificarsi.
Va, fra l’altro, qui notato che Andrew Yang – di origini taiwanesi e per conseguenza di certo ‘non white’ – era presente al precedente dibattito ed è comunque e sempre in partita.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-17 15:23:232020-01-17 15:23:23‘Non white’ out

217 nella storia i Governatori dimissionari

Gennaio 17, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

A partire dal 1776, duecento diciassette i Governatori che per le più diverse ragioni hanno lasciato la loro carica.
Il solo ed unico che si sia dimesso dall’incarico (lo Stato che amministrava era il Tennessee) due volte è Andrew Johnson – che sarà altresì il primo Presidente sottomesso ad Impeachment.
Lascia nel 1857 perché eletto al Senato e nel 1865 in quanto diventato Vice di Abraham Lincoln.
Delle citate duecento diciotto rinunce al Governatorato, centosessantasei (il sessantasei per cento) in conseguenza di elezioni o nomine ad altro incarico.
Trentacinque per ragioni personali o disaccordi politici.
Quindici a seguito di accuse e misfatti commessi.
Gli Stati con il maggior numero di Governatori out sono
New Jersey con dodici
Maine e South Carolina con dieci
Virginia con nove.
Al contrario, in
Florida
Hawaii e
Washington
non si è mai dimesso nessuno.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-17 11:28:542020-01-17 11:28:54217 nella storia i Governatori dimissionari

Età medie e possibili ticket

Gennaio 17, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

L’età media dei sei candidati democratici ammessi all’ultimo dibattito è di sessantaquattro anni.
L’età media degli altri ancora in gara ma non ammessi, cinquantasei.
L’età media di quanti di sono nel tempo ritirati, cinquantatre.
Se in Iowa arrivassero tra i primi Biden, Sanders e Warren l’età media sarebbe settantacinque!
Ora, come porre rimedio se non pensando a ticket nei quali dei giovani affianchino i vecchi?
Le proposte in gioco (esaminate dagli esperti e dagli analisti le possibilità guardando alle rispettive fasce di consenso) sono parecchie.
Citiamo solo quelle con maggiore ipotetico seguito:
Joe Biden/Andrew Yang,
Bernie Sanders/Tulsi Gabbard, Elizabeth Warren/Julian Castro.
Chi vivrà vedrà.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-17 11:27:142020-01-17 11:27:14Età medie e possibili ticket

Cattolici e White House

Gennaio 17, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

I Cattolici americani in politica?
A livello locale – in particolare nel New York dove gli italoamericani erano numerosi – con un qualche successo, già dai primi anni del Novecento.
Tra loro, decisamente attivo e capace, Alfred Emanuel Smith, Governatore dello Stato della Grande Mela una prima volta dopo le elezioni del 1918 e poi, con un breve intervallo, lungamente nel successivo decennio.
Candidato invano alla nomination democratica (i Cattolici erano solo e soltanto dell’Asinello allora e lo saranno per lunghi anni) nel 1924, la conquistò quattro anni dopo per andare incontro ad una sconfitta memorabile.
Proprio a causa della sua appartenenza religiosa (“Papista”, era la definizione che ne davano i suoi avversari e non certamente con simpatia), non pochi Stati del Sud conservatore e segregazionista, nell’occasione, votarono per la prima volta repubblicano (salvo dipoi tornare ai democratici già nel 1932).

Come tutti perfettamente sanno, occorrerà aspettare il 1960 perché un secondo Cattolico venga investito della nomination da parte del partito democratico: John Kennedy.
Di certo protagonista in una ben differente epoca anche da questo punto di vista fondamentale e peraltro personalmente capace di ottenere che il tema della appartenenza religiosa non fosse dirimente, sarà il Senatore del Massachusetts non semplicemente candidato nella circostanza visto che, di misura, prevarrà.

L’elezione, malgrado la religione, di Kennedy in qualche modo favorisce una prima (timidissima perché sarà necessario aspettare il 2012 e Paul Ryan, Vice in pectore di Mitt Romney, per trovarne un altro) apertura in merito del Grand Old Party.
Nel ticket del 1964, opposto al davvero travolgente Lyndon Johnson, i repubblicani, accanto al Senatore dell’Arizona Barry Goldwater, quale Running Mate, difatti, proposero a loro volta (in secondo piano, ma insomma…) William Edward Miller, importante ed attivo Rappresentante, fedele della Chiesa romana.

Che dire se non che dopo queste due ‘aperture’ ci si sarebbero aspettate – non si dice a tamburo battente, ma insomma – ulteriori candidature?
Occorrerà invece attendere fino al 2004 perché i democratici arrivino a scegliere (non assolutamente per tale appartenenza, peraltro) di bel nuovo un cattolico: John Kerry.

Invero – segno certo dei mutamenti in atto, se non ai vertici assoluti alla base e tra gli esponenti del GOP – non pochi nel novero dei diciassette candidati alla nomination appunto repubblicana nel 2016 gli appartenenti alla Chiesa romana.
E, d’altra parte, in specie con assoluto riferimento alle questioni etiche (che vedono tra i repubblicani gli un tempo vituperati ‘papisti’ assai vicini agli Evangelici), negli anni recenti, altissimi membri del clero statunitense hanno dato al GOP la loro benedizione.

Il futuro, al riguardo?
Chissà? l’unica cosa apparentemente (va in controtendenza qui ricordato che la gran parte degli Ispanici che hanno recentemente ottenuto cittadinanza e diritto di voto sono cattolici) sicura essendo, in particolare tra gli elettori ‘progressisti’, la perdita di significanza della religione anche in questo campo!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-17 11:24:522020-01-17 11:24:52Cattolici e White House

Identificare gli ‘Swing States’ (abitano colà gli ‘Swing Voters’)

Gennaio 17, 2020/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Esistono i ‘Perennial Candidates’ (quei simpatici Signori che si candidano costantemente).
Esistono – così qualificati guardando agli esiti elettorali quanto alle Presidenziali – i ‘Swing States’, cioè gli Stati sulla cui appartenenza partitica non si può contare (abitati da persone – ‘Swing Voters’ – che cambiano frequentemente idea e sponda).
Eccone l’elenco in ordine alfabetico così come proposto dal sito ‘FiveThirtyEight’:
Colorado
Florida
Iowa
Michigan
Minnesota
Ohio
Nevada
New Hampshire
North Carolina
Pennsylvania
Virginia
Wisconsin.
(A ben guardare, nutro qualche dubbio.
Come si può definire ‘ballerino’ il Minnesota che vota democratico dalla notte dei tempi, per dire?)

È nelle elezioni del 2012 che si coglie bene il fenomeno.
Se Barack Obama nella circostanza avesse perso in Florida, Ohio e Pennsylvania (in totale, sessantasette Grandi Elettori) sarebbe stato battuto da Mitt Romney!

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2020-01-17 08:23:552020-01-17 08:23:55Identificare gli ‘Swing States’ (abitano colà gli ‘Swing Voters’)
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