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La Fondazione Italia USA ha seguito tutta la campagna elettorale americana per le elezioni presidenziali del 2020 con i commenti esclusivi di Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente” (2002), “I signori della Casa Bianca” (2005), “Americana” (2011), “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016” (2015), “Le Cinquantuno Americhe” (2019), “USA 2020, tracce storiche, politiche, istituzionali” (2020).

Le date elettorali del 2020

Dicembre 30, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

– Elezione dei cinquecentotrentotto Grandi Elettori: 3 novembre
– Nomina del Presidente da parte del Collegio dei Grandi Elettori: 14 dicembre
– Elezione dei quattrocentotrentacinque membri della Camera dei Rappresentanti: 3 novembre
– Elezione di un terzo dei componenti il Senato: 3 novembre

In precedenza
– Caucus dell’Iowa: 3 febbraio
– Primaria del New Hampshire: 11 febbraio
– Primaria in Nevada: 22 febbraio
– Primaria in South Carolina: 29 febbraio
– Super Tuesday: 3 marzo
A seguire le altre consultazioni locali.

– Convention democratica: 13/16 luglio, Milwaukee, Wisconsin
– Convention repubblicana: 24/27 agosto, Charlotte, North Carolina

Volendo
– Convention del Libertarian Party: 21/25 maggio, Austin, Texas
– Convention Green Party: 9/12 luglio, Detroit, Michigan.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-30 15:05:102019-12-30 15:05:10Le date elettorali del 2020

Trump cerca un secondo mandato: i precedenti

Dicembre 30, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

I repubblicani sconfitti dai democratici nel tentativo di ottenere un secondo mandato non sono pochi.
Candidati in contrapposizione agli Asinelli dal 1856, gli Elefantini hanno visto perdere il loro incumbent
– nel 1892, quando Benjamin Harrison fu defenestrato da Grover Cleveland
– nel 1912, e nella circostanza fu William Taft ad essere sconfitto da Woodrow Wilson (terzo e determinante incomodo il redivivo Theodore Roosevelt)
– nel 1932, quando Herbert Hoover, azzoppato dalla tremenda crisi economica deflagrata nel ‘29, fu demolito da Franklin Delano Roosevelt e
– nel 1992, nel momento in cui Bill Clinton ebbe la meglio su George Herbert Bush (terzo e decisivo concorrente Ross Perot)

(La sconfitta alla quale è andato incontro Gerald Ford nel 1976 è da considerare a parte, riguardando un Vice Presidente non eletto – caso unico nella storia – ma nominato in sostituzione di un vicario dimissionario e dipoi subentrato a White House ancora a seguito di dimissioni, questa volta del titolare.
Il tutto Scandalo Watergate ancora imperante).

Tra i democratici (Martin Van Buren fu il primo tra loro ad essere costretto a traslocare ma si era nel 1840 e i repubblicani nacquero quattordici anni dopo) medesima sorte è toccata solamente a
– Grover Cleveland nel 1888 (comunque capace di rivincere quattro anni dopo) e
– Jimmy Carter nel 1980.

Credesse Donald Trump alla cabala, potrebbe essere confortato dal fatto che tutte le ‘vere’ sconfitte GOP sono addebitate a tornate elettorali con finale 2 (1892, 1912, 1932, 1992) e che l’anno che va ad iniziare ha di contro la finale 0.

(Esiste – meglio, esisteva, non avendo più avuto effetto dal 1980 – la ‘maledizione dell’anno zero’, ma questa è tutta un’altra storia).

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-30 15:03:532019-12-30 15:03:53Trump cerca un secondo mandato: i precedenti

Donald Trump internamente va sul velluto

Dicembre 30, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Cosa può significare il fatto che Donald Trump (benché sottoposto all’Impeachment) non abbia seri sfidanti quanto alla nomination, che addirittura il Republican National Committee abbia deciso di non organizzare nessun dibattito ufficiale ritenendolo inutile e che alcuni organismi statali GOP abbiano cancellato le previste Primarie attribuendo al Presidente uscente i rispettivi delegati?
Significa in primo ed assoluto luogo che Trump è in una botte di ferro quanto alla nomination.
Cosa niente affatto scontata quando un inquilino di White House cerca una conferma.
Cosa peraltro importantissima perché nelle circostanze precedenti di contro più travagliate (Gerald Ford nel 1976, sfidato d Ronald Reagan; Jimmy Carter nel 1980, affrontato da Ted Kennedy; George Herbert Bush nel 1992 avversato da Pat Buchanan) essere stato messo in discussione nel proprio partito aveva portato sì l’incumbent alla nomination ma anche alla sconfitta novembrina ad opera del candidato del partito avverso.
Contassero solo i precedenti, la conferma di Trump sarebbe del tutto scontata e sostanzialmente facile.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-30 15:03:042019-12-30 15:03:04Donald Trump internamente va sul velluto

Il giuramento

Dicembre 29, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Il Presidente della Corte Suprema USA (1) che durante la cerimonia di Insediamento ha fatto giurare sulla Bibbia (non è obbligatorio perché l’interessato può dare la propria parola senza usare il Testo Sacro in questione ma così è occorso quasi sempre) il maggior numero di Capi dello Stato in quel di Washington (2) è John Marshall.
Non per nulla, in carica per un periodo temporale record: dal 1801 alla dipartita nel 1835.
Cinque i Presidenti assistiti nella bisogna dal Nostro.
Tutti il 4 marzo (3) dell’anno successivo a quello elettorale tranne che nel 1821: essendo difatti quell’anno il 4 domenica, la cerimonia si svolse il giorno dopo (4)
Nell’ordine:
Thomas Jefferson
James Madison
James Monroe
John Quincy Adams
Andrew Jackson.
Nove in totale le cerimonie:
due a testa per Jefferson (1801 e 1805), Madison 1809 e 1813), Monroe (1817 e 1821) e Jackson (1829 e 1833);
una per Quincy Adams (1825).
Va qui ricordato che nel 1829 l’uscente John Quincy Adams non partecipò alla cerimonia di Insediamento del successore Andrew Jackson (5)

(1) È solo dal terzo giuramento che l’incombenza è affidata al Presidente della Corte.
Nel caso (4 marzo 1797) nelle mani di Oliver Ellsworth, terzo Chief in carica.

(2) Ovviamente, in alcuni dei subentri del Vice causa morte del titolare, il Giuramento è avvenuto altrove (Lyndon Johnson, per dire, posò la mano sulla Bibbia in aereo tornando a Washington da Dallas).
Va inoltre qui ricordato che George Washington pronunciò le fatidiche parole la prima volta il 30 aprile 1789 a New York nella Federal Hall e la seguente il 4 marzo 1793 a Philadelphia alla Congress Hall.
In questa seconda sede, giurò altresì John Adams nel 1797.

(3) È dal 1937, a seguito del disposto del XX Emendamento, che la cerimonia ha luogo il 20 gennaio dell’anno successivo a quello elettorale.

(4) Come si evince dal testo, nel caso in cui prima il 4 marzo e poi il 20 gennaio sono caduti (o cadranno) di domenica il tutto è stato (sarà) spostato al giorno seguente.
A volte, peraltro, facendo giurare privatamente il Presidente entrante il sabato precedente e ripetendo poi la cerimonia in pubblico.

(5) Naturalmente, nel caso di subentro del Vice Presidente per il decesso del titolare non si può pretendere che il morto sia presente (!?).
Comunque, in altre due circostanze l’uscente non ha partecipato per volontà propria al momento:
– nel 1801, John Adams quando giurò Thomas Jefferson
– nel 1869, Andrew Johnson quando gli subentrò Ulysses Grant.
Un caso particolare di assenza del predecessore riguarda il dimissionario Richard Nixon e pertanto la cerimonia storicamente unica – datata 9 agosto 1974 – che vide il subentro ufficiale di Gerald Ford.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-29 13:58:012019-12-29 13:58:01Il giuramento

Davvero Biden non testimonierà?

Dicembre 29, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Fosse chiamato dal Senato a testimoniare contro Donald Trump in una o più sedute nel prossimo giudizio sulla richiesta di destituzione avanzata dalla Camera Joe Biden non si presenterebbe.
Questa la dichiarazione in merito rilasciata dall’ex Vice Presidente di Obama.
Confuse le motivazioni addotte.
Probabile il vantaggio che da un simile comportamento avrebbe la difesa del tycoon che certamente sottolineerebbe come proprio il soggetto in ipotesi danneggiato non supporterebbe le accuse.
Non sembra che i dirigenti del partito democratico abbiano appreso con gioia la decisione di quello che, Iowa e New Hampshire esclusi, resta il loro front runner.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-29 13:56:432019-12-29 13:56:43Davvero Biden non testimonierà?

Se il Presidente dovesse essere nei prossimi tempi sostituito?

Dicembre 29, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Dovesse Donald Trump per una qualsiasi ragione (a seguito di un voto negativo del Senato che lo destituisse è quasi impossibile ma altri – faccia il tycoon gli scongiuri – possono essere i motivi: decesso, dimissioni, malattia, incapacità…) lasciare White House
– Prima del 3 novembre giorno nel quale verranno eletti i Grandi Elettori
– Avanti la riunione del Collegio degli stessi Grandi Elettori fissato per il 14 dicembre successivo
– Una volta rieletto in tale sede, prima del nuovo insediamento fissato al 20 gennaio 2021
cosa accadrebbe?
Andando per ordine:
– Se antecedentemente di molto alla Convention repubblicana, subentrato Mike Pence, si potrebbe aprire un confronto per la conquista dei delegati statali tra lo stesso Pence ed altri che si dimostrassero interessati (Nikki Haley?)
– Se antecedentemente di poco, praticamente non essendoci altri in grado di conquistare delegati nelle Primarie, Trump dovrebbe essere sostituito da un candidato scelto in sede congressuale. Difficile davvero pensare che la scelta possa cadere su persona diversa del nel frattempo succeduto Pence.
– Dovesse lasciare dopo la nomina il 3 novembre dei Grandi Elettori ma prima della riunione il 14 dicembre del Collegio formato dagli stessi, non potendo questi deliberare se non riconoscendo un mancato raggiungimento da parte di qualcuno di una maggioranza, la nomina spetterebbe alla Camera dei Rappresentanti e sarebbe votata per Delegazione dal 6 gennaio seguente.
– Dovesse essere out dopo il 14 dicembre, secondo il disposto del XII Emendamento, gli subentrerebbe il Vice Mike Pence.
– In questo ultimo caso, il Congresso in due distinte votazioni camerali dovrebbe essere chiamato a ratificare la nomina da parte del nuovo Presidente di un Vice da lui scelto.
Complicato?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-29 13:55:392019-12-29 13:55:39Se il Presidente dovesse essere nei prossimi tempi sostituito?

50 Stati, 99 Legislativi

Dicembre 28, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Cinquanta Stati nell’Unione.
Novantanove i Legislativi.
Questo perché il Nebraska dagli anni Quaranta del Novecento ha deciso di passare al monocameralismo.
Nel prossimo 2020, il 3 novembre in coincidenza con le elezioni dei Grandi Elettori, molti Stati hanno in programma le votazioni locali per la Camera e buonissima parte tra questi anche del Senato.
Non sono tra i chiamati alle urne perché già votanti in precedenza:
Alabama
Louisiana
Maryland
Mississippi
New Jersey e
Virginia.
Nel Michigan invece si voterà solo per la Camera.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-28 19:49:222019-12-28 19:49:2250 Stati, 99 Legislativi

Democratic and Republican National Committees

Dicembre 28, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Per molti e molti decenni, si è detto e sostenuto che i due partiti maggiori ed egemoni della politica americana non avessero una vera e propria struttura organizzativa nazionale.
Le cose sono andate necessariamente mutando con l’aumentare degli impegni conseguente in specie alla diffusione (è occorso del tempo) del sistema Primarie e Caucus in praticamente tutti gli Stati e per l’avvento del confronto, in particolare televisivo, tra candidati alla nomination sempre più numerosi.
Sono pertanto oggi (non da oggi soltanto ma vie più) decisamente importanti i due National Committees.
Entrambi formati dai responsabili statali e dai loro vicari con l’aggiunta di membri rappresentanti il Distretto di Columbia e i Territori non incorporati, hanno un ‘Top official’ e una struttura.
Ovviamente, i loro interventi sono particolarmente determinanti in vista delle tornate elettorali (le Presidenziali, perbacco, ma anche le Mid Term).
Guardando al momento che stiamo vivendo – meno complicato essendo il percorso repubblicano quanto alla individuazione del candidato (Donald Trump è l’incumbent e la concorrenza è davvero relativa) – è il Democratic Committee che vediamo soprattutto agire dettando le ferree regole (i ‘criteria’) dei dibattiti ufficiali (essere ammessi ai quali, per quanto non sia determinante, è assai significativo) tra i candidati.
È poi competenza oramai riconosciuta ai Committees ragionare in merito alla Platform (il programma) del partito (sul tema, peraltro, grande influenza avrà con le sue idee e argomentazioni il nominato), organizzare alla fine del processo primario la Convention, cercare i fondi per l’attività politica, supportare le delegazioni congressuali…
È questa un’altra delle mutazioni in atto non incidenti sul sistema elettorale presidenziale vero e proprio (per quanto da qualcuno sia messo in discussione), ma, sia pure apparentemente solo ai margini, del procedimento che porta i due partiti a scegliere i candidati.
Un quadro in continue e accelerata evoluzione
E, infine, come potrebbe essere altrimenti in un mondo, gli Stati Uniti d’America, tanto articolato e mutante?

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-28 12:27:502019-12-28 12:27:50Democratic and Republican National Committees

La previsione di Michael Moore

Dicembre 28, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

Fra i pochissimi che in vista del novembre 2016 previde la vittoria di un da lui decisamente poco amato (per usare un eufemismo) Donald Trump, il regista radicale Michael Moore.
Richiesto oggi – vivendo in Michigan, uno degli Stati allora decisivi ben conosce la situazione – di una nuova previsione, Moore, ritenendo che “il contesto non sia cambiato di un millimetro”, vede (e paventa) una nuova affermazione del tycoon.
Al riguardo espone una posizione originale.
Trump sarebbe battibile non, come da più parti sostenuto, da un candidato democratico di centro in grado di conquistare gli swing voters ma da una personalità alla Bernie Sanders che cambi decisamente le carte in tavola sparigliando.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-28 12:26:362019-12-28 12:26:36La previsione di Michael Moore

Prescindere dalla California (e dal New York)

Dicembre 27, 2019/in Elezioni 2020/da CMDadmin

53 Rappresentanti e 2 Senatori.
Quindi, la bellezza di 55 Grandi Elettori.
Nettamente il più ‘pesante’ (in conseguenza ovviamente del numero dei suoi abitanti) tra gli Stati in sede di elezioni presidenziali.
Considerando che il Collegio dei Grandi Elettori è formato da 538 persone, un bel 10 per cento.
Tutto ciò detto e messo nel dovuto conto, quando si tratterà di condurre la campagna elettorale per la Casa Bianca, Donald Trump dedicherà certamente poco del suo tempo, delle proprie energie e delle disponibilità economiche allo Stato con capitale Sacramento.
(Così, d’altra parte, anche un differente qualsivoglia candidato repubblicano a White House).
Questo perché dal 1992 il Golden State vota sempre più cospicuamente democratico.
Milioni e milioni in più essendo i californiani nelle urne convinti Asinelli, stante il winner takes all assoluto e, come ben sappiamo, non avendo udienza il proporzionale, inutile colà ogni impegno più che formale.
Un discorso analogo vale per il New York i cui 29 Grandi Elettori sono decisamente persi per il Grand Old Party.
In totale, 84 quindi i ‘voti elettorali’ nei due Stati contrari ai repubblicani.
Un handicap per pareggiare il quale occorre che sulla carta geografica il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno bisestile molti meno dotati Stati si colorino di rosso essendo il blu invece riserva del partito dell’Asino.

0 0 CMDadmin https://italiausa.org/wp-content/uploads/2023/03/logoFondazioneItaliaUsa-1-1.png CMDadmin2019-12-27 13:29:592019-12-27 13:29:59Prescindere dalla California (e dal New York)
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